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Joseph Conrad - Cuore di tenebra

Joseph Conrad - Cuore di tenebra


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AUTORE: Joseph Conrad

TITOLO : Cuore di tenebra

EDITORE : Einaudi

LUOGO : Milano

ANNO:

N° PAGINE :



Una voce. Charlie Marlow, protagonista del racconto “ cuore di tenebra ”, ricordava così Kurtz. Lo identificava nella sua voce, capace di trascinare le folle ai propri piedi. Egli riusciva a convincere e farsi adorare anche dagli uditori più restii a ciò grazie alle sue parole, che uscivano dalla bocca e colpivano dritto al cuore. Il suo tono era profondo, vibrante, imponente. Talvolta incuteva quasi soggezione. Dal punto di vista fisico, Marlow  ( che non era il narratore, bensì un marinaio che raccontava ai suoi comni di viaggio la una storia accadutagli anni prima; in realtà chi esponeva i fatti era uno di quelli che stavano a sentire, parte dell’equigio di una barca in rotta sulle acque del Tamigi ) lo descriveva come una ura imponente, alta quasi due metri ma esile di corporatura. Era quasi interamente calvo, con un grande osso frontale. Il resto delle caratteristiche le tralasciò. Infatti, il Kurtz semi-dio era un uomo che viveva nelle oscurità. Il suo era un cuore di tenebra.




Ma non solo il suo. Anche quello di Marlow. Tutto, lungo il fiume, era avvolto dalla tenebra. Lì non esistevano ancora le istituzioni, la civiltà. Si era solo degli uomini, e basta. Il potere che si esercitava nel mondo civilizzato non aveva nessun effetto contro la tenebra più profonda. Era come spiccare un salto indietro nel tempo e ritornare agli albori dell’umanità. Non c’erano regole che tutelavano la vita; si era soli con se stessi.

C’era uno speciale rapporto d'amore-odio che legava però gli uomini “ modernizzati ” a quella foresta. Marlow e Kurtz erano appunto molto simili da questo punto di vista: il sapore del mistero, il trovarsi dinanzi al proprio passato, da dove tutto quello che si ha oggi ha avuto origine. Ciò affascinava i due. Essi riconobbero un indissolubile legame tra loro e quella terra, come tra il presente e il passato. Sentivano che le loro origini, come del resto quelle dell’intera umanità, si trovavano lì, “ tra la foresta che inghiottisce ogni cosa ”. Nonostante i suoi suoni, i suoi tamburi, le sue sensazioni parevano sconosciute, erano consapevoli di averne una parte conservata in sé, nel corso dei secoli. L’autore la descrive come “ una remota parentela coi selvaggi ”.

Non è usato questo termine per caso. Infatti, Conrad, durante tutto il corso della narrazione, varia molte volte il registro usato per descriverli: si passa da momenti in cui sottolinea la loro ingenuità e selvatichezza, ad altri in cui elogia il loro forte spirito. Tutto ciò appunto per rendere meglio l’ambiguo rapporto che c’era tra Marlow e Kurtz e loro. Nel testo, esprime chiaramente ciò, affermando che “ Kurtz odiava questa vita, pure in qualche modo non riusciva a staccarsene ”. Non poteva, infatti, fare a meno del suo impero, dove era adorato e venerato come un dio. Poiché un bianco, secondo la sua opinione, talmente era evoluto poteva apparire sotto parvenza di un essere soprannaturale.

Il suo regno consisteva in una piccola stazione commerciale coloniale francese, 1300 miglia all’interno della foresta equatoriale. Era posizionata su un fiume, non si dice espressamente quale, ma è possibile intuire che si trattasse del Congo, che attraversa l’omonimo stato. Il suo compito consisteva nel raccogliere l’avorio per conto di una comnia mercantile della Francia. Nel suo campo era il migliore. Riusciva ad accumularne più di tutto quello messo assieme dagli altri. Tuttavia, i suoi superiori cominciarono ad averne timore, proprio per la sua abilità. Avevano paura quindi della sua sete di potere. Inoltre, iniziarono a circolare voci su una sua probabile pazzia, e del fatto che era adorato come una divinità dagli indigeni.

In quel periodo, un marinaio che aveva fatto esperienza nei mari orientali, Charlie Marlow, grazie ad una zia molto influente si fece nominare comandante di un vaporetto di proprietà della comnia, e decise di imbarcarsi per quelle terre; ma non per denaro, gloria o fama. Sentiva infatti il richiamo delle tenebre, dell’ignoto, dell’avventura. Il vuoto inesplorato sulla cartina geografica invece di spaventarlo, lo chiamava a sé.

Ci volle circa un mese prima di arrivare alla sede della società, 30 miglia all’interno del fiume. Lì conobbe il capo contabile della comnia, che gli parlò per la prima volta di Kurtz e della sua sorprendente abilità nell’accumulare avorio. Il giorno dopo partì per la stazione interna, 200 miglia nell’entroterra. Arrivato a destinazione fu informato che il suo battello era affondato. Ci vollero diverse settimane per aggiustarlo, prima di ripartire verso la base di Mister Kurtz. Durante il viaggio fu attaccato da un gruppo d’indigeni con lance e frecce, ma riuscì lo stesso a giungere alla meta sano e salvo. Egli, infatti, per niente al mondo avrebbe perso l’occasione di conoscere questo famoso uomo, di cui tanto si parlava. L’occasione arrivò, ma il comandante era malato. Tuttavia, la sua voce era imponente, generando uno strano contrasto col resto del corpo. Marlow non sapeva bene da dove la tirasse fuori, sembrava addirittura che non fosse la sua.

Venne trasportato sulla barca il giorno dopo per essere portato via da lì. Durante il viaggio di ritorno però, le sue condizioni peggiorarono. Consegnò delle sectiune e una foto della fidanzata al protagonista, e prima di morire ebbe il coraggio di gridare “ quale orrore, quale orrore! ”, frutto dell’analisi della propria condotta di vita. Il giorno dopo fu trovato morto.



Tornato in Francia, Marlow si recò dalla ex-fidanzata del defunto e le disse che le ultime sue parole furono rivolte a lei. Era impossibile dirle la verità. Non poteva mostrarle il vero Kurtz, colui che si faceva idolatrare dai selvaggi per farsi consegnare l’avorio, avido, disposto a tutto per saziare la sua ambizione. Era talmente pervaso dalla tenebra da esserne diventato parte egli stesso. Si parla di “ ombra ”, di “ anima ”. E’ possibile che alla fine l’avorio fosse soltanto un alibi per restare lì, e che in realtà avesse bisogno della tenebra. Sentiva che essa lo richiamava a sé.

Nonostante ciò, una parte del suo io manifestava un odio immane per quei posti e per i suoi abitanti. Infatti, un marinaio devoto a lui che incontra il protagonista alla stazione interna descrive l’ambiguità del suo carattere. C’erano giorni in cui avrebbe ucciso chiunque per ottenere l’avorio, altri in cui voleva andarsene di lì mollando tutto. Tuttavia non lo fece mai prima che arrivasse la nave, anche se ne aveva la possibilità. Difatti, ogni volta che manifestava quest’idea, sentiva che non avrebbe potuto fare a meno di quella foresta, del fiume, degli indigeni che lo adoravano come un dio.

“ Una larva gigante e torturata ” ; così viene descritto il suo dissidio interiore. Capì, come anche il protagonista avrebbe fatto, di non essere più parte del mondo civilizzato. Si rese conto, anche se solo in punto di morte, della brutalità del colonialismo e delle conseguenze che avrebbe provocato. Un orrore. E in ciò fu, secondo Marlow, la grandezza di Kurtz, e cioè nella capacità di potere riassumere, nel momento conclusivo della sua esistenza, tutta la sua vita e di darne un giudizio, di giudicare obiettivamente. Anche se solo all’ultimo, si era pentito. Dove altri non sarebbero riusciti a proferire parola lui ce la fece. Questo fece grande il suo animo.

Fu proprio questo che non lo consegnò all’oblio. Sebbene egli fosse morto, la sua voce si sarebbe sentita ancora attraverso i ricordi, unico mezzo per sfuggire all’azione distruttrice del tempo.

Con il pentimento di Kurtz, si muove anche un’accusa contro il colonialismo, reo di distruggere un insieme di culture da cui è partito tutto ciò che esiste ora. Con la diffusione di questo fenomeno si perderebbero le nostre fondamenta, le nostre origini. Inoltre, viene sottolineata la brutalità nel far lavorare come bestie i neri, definiti paradossalmente come nemici o selvaggi, e cioè come qualcuno da temere, anche se gli unici che dovrebbero avere paura sono loro stessi.

Il periodo storico in cui si svolgono i fatti è dunque l’era pre-coloniale africana, anche se l’anno preciso non viene indicato.

Dal punto di vista dello stile, l’autore è stato molto abile nel far trasparire le sensazioni dei personaggi grazie soprattutto ad un’abbondante aggettivazione; in particolare attingendo dalla sfera del macabro, dell’oscurità ( frequentissime le parole della “ famiglia ” tenebra ), per sottolineare il dissidio interno di Kurtz, in special modo, ma anche per rilevare la tensione e la paura che caratterizzava alcuni personaggi, come Marlow ( a cui appartiene la focalizzazione ).

Infine, è possibile paragonare il percorso sul fiume ad una sorta di viaggio nella mente dell’uomo, dove vengono presentate le sue componenti principali, come la selvatichezza, la brutalità, la paura, il raziocinio, il delirio . E dove è possibile riconoscere il legame indissolubile che lo lega a quella foresta tenebrosa.


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