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La fortuna di Virgilio

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La fortuna di Virgilio

Il poeta Virgilio era già apprezzato prima che fosse noto il poema dell’Eneide.

Questo poema venne reso pubblico dopo la morte del poeta e fu grande oggetto di studi e di commenti di grammatici, filologi ed eruditi. L’opera fu imitata diverse volte, ma ebbe moltissima fortuna nel medioevo cristiano. Infatti il poema fu letto come fonte di dottrina e la ura di Virgilio assunse dal XII sec. un alone di magia poiché aveva inserito in un impianto mitologico gli avvenimenti storici sotto forma di profezie: aveva infatti anticipato le profonde esigenze di rinnovamento della nuova religione e addirittura, nell’Egloga IV, aveva profetizzato l’avvento di Cristo. Fu per questo considerato autore precristiano. Dante, erede di questa cultura, fece di Virgilio la sua guida nel viaggio attraverso l’Inferno e il Purgatorio.




Studiato e ammirato dagli umanisti del Quattrocento, il poeta ispirò direttamente l’epica rinascimentale, e nei secoli successivi venne ritenuto il più grande e il più raffinato poeta epico e in confronto al primitivo e inelegante Omero siva.

Venne invece indicato poeta “di corte” con il Romanticismo, in cui si preferì la spontaneità e l’originalità di Omero.

Da oltre mezzo secolo la lettura dell’Eneide è entrata a far parte del curriculum degli studi umanistici della scuola italiana.








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