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La ragazza di Bube - Carlo Cassola



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Titolo: La ragazza di Bube

Autore: Carlo Cassola



“La ragazza di Bube” è ambientato in Toscana, tra il 1944 e il 1948.Narra di Mara, lia di un comunista e sorella di Sante, un partigiano morto durante la guerra. Narra di Bube, anch’esso partigiano, ex-comno di Sante.

I due fecero conoscenza quando Bube, passò a casa di Mara per salutare la famiglia del suo caro comno.

Così si videro alcune volte, si scrissero (poiché Bube viveva a Volterra, un po’ lontano da Monteguidi, dove abitava Mara) e poi nacque l’amore.

Successivamente Bube si trasferì a San Donato, perché a Volterra non si trovava più bene.

Più tardi accadde un fatto grave: un prete non aveva voluto far entrare Bube e i suoi amici partigiani in chiesa, così poi era arrivato un maresciallo fascista a dare man forte al prete, il maresciallo aveva iniziato a sparare all’impazzata e così Umberto, un partigiano ci aveva rimesso la vita. I ragazzi per vendetta allora uccisero prima il maresciallo e poi Bube ammazzò anche il lio dello stesso.

Bube non poteva rimanere a San Donato, doveva tornare a Volterra, così Mara andò con lui, per conoscere la sua famiglia, e perché Bube le aveva promesso un paio di scarpe nuove.

Durante il viaggio sull’autobus verso Volterra, Bube fu incitato da molte donne a picchiare il prete Ciolfi, un fascista, e per non perdere il soprannome di “Vendicatore”, lo picchiò.

Una volta arrivata a casa di Bube, Mara rimase disorientata e sconvolta, perché sia la madre sia la sorella erano un po’ grossolane.

Durante il suo soggiorno in casa di Bube arrivò Lidori, un’ amico di Bube che disse che i carabinieri stavano cercando Bube per il fatto di San Donato e quindi doveva nascondersi, per ordine del partito. I tre così andarono in un capanno in camna.



Ma poi vennero a sapere che Bube sarebbe dovuto scappare all’estero, perché in Italia non era più al sicuro.

Mara tornò a Monteguidi disperata, e passo lì un po’ di tempo, poi nell’autunno 1945 decise di traferirsi a Poggibonsi, da una famiglia per fare la ragazza di servizio.

A Poggibonsi conobbe Stefano, un ragazzo molto dolce, simpatico e rispettoso, e s’innamorarono. Ma Mara tenette duro e non si lasciò andare, perché lei si era promessa di rimaner fedele a Bube e di aspettarlo fino a quando fosse tornato in Italia.

Nel 1947 Bube, che era stato mandato in Francia, venne espulso, quindi fu arrestato alla frontiera. Mara ebbe un commuovente colloquio con Bube, poi tornò a Poggibonsi diede l’addio a Stefano e alla famiglia da cui stava e partì con il primo treno del mattino.

Mara seguì tutte le fasi del processo a Bube, e nell’episodio finale si intende che Bube è stato condannato a quattordici anni, sette sono già passati, gliene rimangono altri sette. Mara è rassegnata e cambiata, però è ancora ottimista, e fa dei progetti su quando il suo amato Bube uscirà dalla prigione.


Questo libro, nonostante sia un po’ complicato per quanto riguarda la percezione dei tempi, mi è piaciuto. E’ una storia drammatica in cui le vicende d’amore e quelle politiche si intrecciano in modo strettamente connesso.

E’ molto triste la storia di Bube, che è orfano, e da giovane era talmente ingenuo da fare dei reati senza pensarci, montandosi la testa. E così la sua violenza la a, la a cara. Ma la a anche Mara, che è una ragazza innocente, che matura con l’amore legato al dolore.

Mara è un bel personaggio, che è sempre stata vicino a Bube, e che non l’ha abbandonato al suo destino.

Questo libro mi ha fatto capir bene che al di sopra dell’utile e della convenienza c’è la legge della fedeltà, che Mara ha rispettato seriamente.






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