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La variante di Luneburg Maurensig Paolo

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La variante di Luneburg

Maurensig Paolo


L'autore del libro Paolo Maurensig è nato nel 1943 a Gorizia. Vive ad Udine e nella sua vita ha svolto molti lavori tra cui anche l'agente di commercio.Maurensig è anche conosciuto per la sua grande passione per gli scacchi, a cui ha dedicato un libro, ed infatti è primo nella categoria nazionale.

Il successo gli ha sorriso quando la casa editrice Adelphi ha pubblicato il suo primo libro : "La variante di Luneburg" che ha riscosso molti premi.

Tre anni dopo scrive un'altra opera anche questa destinata al successo : "Canone inverso" edito da Mondadori. Di questo libro Ricky Tognazzi ha prodotto un film dall'omonimo nome con accomnamento sonoro curato da Ennio Morricone.



In seguito scrive anche: "Venere lesa" un romanzo d'amore molto acclamato.



La variante di Luneburg è un libro che gira fondamentalmente su una partita di scacchi o per meglio dire sui due giocatori di questa.

Il racconto incomincia con una cronaca di un fatto in cui a causa di un colpo d'arma da fuoco Dieter Frisch, un famoso uomo d'affari, è morto. Si racconta che la morte di Frisch non era ancora chiara alla polizia e che l'unica prova trovata vicino al cadavere dell'uomo era una scacchiera di pezze e come pedine dei bottoni con sopra rafurati i simboli del gioco.

Frisch era un uomo metodico che faceva sempre le stesse cose ogni settimana, ma pochi giorni prima la sua morte nella sua villa di camna Dieter Fisch sembrava più agitato e insolito, infatti non mangiava e dormiva con ancora i vestiti addosso.

Per scoprire allora cosa è accaduto all'uomo l'autore torna indietro all'ultima settimana e la svolta decisiva accade sull'abituale treno di ritorno a casa.

Infatti Frisch ogni venerdì tornava alla sua villa di camna sempre con lo stesso treno e sempre con lo stesso accomnatore e cioè il signor Baum.

I due ogni volta cercavano uno stimento vuoto e dopo essersi sistemati incominciavano una partita a scacchi, infatti Frisch amava molto il gioco degli scacchi tanto da essere il direttore di una famosa rivista scacchistica.

Ma ad interrompere la metodicità della vicenda nello stimento entrò un ragazzo che si mise a fissare il gioco. Frisch però in quella partita volle provare una variante che lui in passato ha molto criticato nella sua rivista e proprio con quella quel giorno perse e questa veniva chiamata la variante di Luneburg. Subito diede la colpa allo schema che aveva utilizzato ma fu obbiettato dal ragazzo che li fissava e questo gli disse gli errori che aveva compiuto mentre utilizzava quella speciale variante.

Incominciò così un discorso fra i due, poiché Baum non ascoltava e anche perché sarebbe sceso poche fermate dopo, nel quale il ragazzo raccontava la sua vita, la sua passione per gli scacchi e del perché lui non potesse più giocare a faccia a faccia con un avversario.

Così il giovane Mayer, il suo nome, raccontò la sua giovinezza con la nonna poiché i genitori gli erano morti, del suo approccio agli scacchi e di quando frequentando la scuola d'arte volle imparare da un vero maestro. Un giorno lui cercava un posto dove ci fossero dei giocatori di scacchi e dopo varie ricerche lo trovò, ma all'inizio era costretto a giocare con un barbone mentre nel bar girava un vero maestro di nome Tabori. Un giorno lui chiese a Tabori di essere suo allievo per così diventare un grande giocatore di scacchi. Dopo molte lezioni con una speciale scacchiera che ad ogni mossa sbagliata dava una scossa più o meno forte in confronto allo sbaglio il giovane imparò presto a essere un campione.

Tabori però non insegnava solo a giocare agli scacchi ma gli dava anche grandi lezioni di vita.

Così cominciò a partecipare alle più importanti gare di scacchi con un miglioramento di volta in volta fino a diventare quasi imbattibile. Un giorno però Tabori, che lo aveva seguito in ogni torneo, sse e così lui cadde in depressione, diventando un barbone che campava alla giornata fino a quando l'inserviente di Tabori non lo prese e lo portò dal suo maestro.

Questo si trovava in una casa di cura ed era per quello che dovette abbandonarlo. Sentendo vicina la morte il maestro rivelò la storie della sua vita, sconosciuta a tutti, all'allievo per terminare la missione da lui incominciata.

Scopre così che il suo maestro discendeva da una grande famiglia di scacchisti e suo padre conosceva tutti i più grandi giocatori del momento. Lui stesso dovette studiare sulla scacchiera che aveva insegnato all'allievo.

Era un grande giocatore e fin da piccolo dimostrò doti eccezionali aumentando sempre di più il suo prestigio. Tutto trascorse tranquillo finché non incontrò il suo opposto, il suo nemico per tutta la vita. Questo si faceva sempre più presente nella sua carriera e nella sua vita ma la prima andò sempre più abbassandosi dopo l'avvento del nazismo essendo lui ebreo.   

Così distrutta la sua carriera fu rinchiuso in un lager dove vide tutte gli orrori che la mente umana poteva partorire. Qui ritrovò anche il suo mortale nemico che però non era detenuto ma bensì era un generale. Così fino la fine della guerra il nazista Frisch costrinse il suo nemico a giocare a scacchi e come posta le vite di tutte le persone presenti nel lager. Per riuscire a salvare delle vite allora inventò una variante a cui diede il noem Luneburg in ricordo di quei posti.

Uscito indenne fisicamente da quell'esperienza lasciò alle spalle tutto tranne che una scacchiera di pezza e bottoni regalatagli all'interno del campo di concentramento e si mise a cercare il suo nemico per vendicarsi finalmente ma dopo averlo trovato diede il compito a Mayer.

La fine rimane ambigua e lo scrittore non rivela se Frisch si sia suicidato o che sia stato ucciso quel che conta ad arrivare a questa soluzione è la partita di scacchi giocata sulla pezza in cui si utilizzava la famosa variante.

Questo libro mi è piaciuto molto per il modo in cui è scritto e anche per gli argomenti trattati come la vita nei lager e la guerra psicologica. Questo giallo mi ha fatto infine constatare che gli scacchi non sono affatto un gioco tranquillo ma sono una vera e propria battaglia.


















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