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MACHIAVELLI - IL PRINCIPE



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MACHIAVELLI


Saggistica e Trattato Politico:

Con Il Principe di Machiavelli il genere del trattato adotta le forme del saggio, in cui  l'autore sostiene e dimostra una sua verità individuale, assumendone consapevolmente la responsabilità.

I precedenti trattati politici si erano sempre in un qualche modo affidati alle virtù religiose o morali del principe. Mentre Machiavelli descrive la morale del suo principe in  dipendenza dal successo della sua azione politica, che coincide, quindi, con la sorte stessa dello Stato. Perciò si discosta e si autonomizza rispetto alla religione e alla morale.

Anche se questo atteggiamento del principe machiavelliano è stato letto in modo piuttosto negativo, in realtà l'autore arriva ad una riconsiderazione globale della politica dopo aver assistito alla decadenza italiana (infatti esercitò la carriera politica).



Nella saggistica, così come in Machiavelli, c'è una straordinaria fusione tra due elementi contraddittori: l'utopia e il realismo.

La Vita:
La vita di Machiavelli può essere separata in due fasi che si vedono divise dalla data del 1512, quando i Medici tornarono a Firenze e lui fu costretto ad abbandonare la sua attività politica.

Nacque a Firenze nel 1469 da una famiglia borghese. Studiò da umanista i classici latini e sembra collegarsi di più alla corrente aristotelica e averroista, che però riscontrava meno favori nell'ambiente fiorentino.

Riprese anche l'umanesimo civile, che sollecitava gli intellettuali ad un impegno politico.

Infatti fino al 1512 esercita varie cariche della Repubblica; poi in quell'anno il governo fiorentino cadde e ritornarono i Medici, così che lui fu costretto a ritirarsi all' Albergaccio, un suo podere, e dedicarsi esclusivamente all' attività letteraria, anche s e con la speranza di essere richiamato a Firenze dalla corte medicea.

In seguito, dopo vari viaggi in giro per l'Italia, ottiene finalmente la revoca all'interdizione a ricoprire cariche pubbliche e si rappacifica con la casata fiorentina.

Successivamente però questi saranno cacciati di nuovo e con loro Machiavelli, che poi muore, nel 1527 

Le Lettere:

Le lettere di Machiavelli si discostano molto da quelle umanistiche, sia per la lingua che non è più latino, ma il volgare, sia soprattutto perchè in esse si alternano momenti di riflessione a momenti comici e confessioni autobiografiche.

I Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio:

E' un'opera varia e composita, scritta a più riprese, senza una struttura unitaria; non si tratta di un commento vero e proprio, ma è una raccolta di appunti e riflessioni sull' opera di Livio.

E' divisa in tre libri: il primo tratta la politica interna dello Stato e soprattutto della religione come vincolo unitario e strumento politico (Machiavelli rimpiange il culto ano dei Romani e rimprovera il cristianesimo che distoglie la gente dalla politica);

il secondo libro tratta la politica estera, la guerra, le milizie; il terzo libro è di argomento più vario: c'è anche una contrapposizione tra la corruzione fiorentina e l'antica Roma.

Tra i due modelli di Stato descritti da Machiavelli ne Il Principe e nei Discorsi, cioè tra la monarchia limitata o principato e la repubblica mista romana, sicuramente predilige il secondo.

Riprende la teoria dell' anaciclosi di Polibio, che diceva che ogni forma di governo tende a trasformarsi nel suo lato peggiore.

Da Polibio riprende anche la teoria secondo cui lo Stato abbia un ciclo di vita e che quindi sia destinato alla fine.

Quindi la decadenza dello Stato è inevitabile, però ci sono due modi per contrastarla: 1) prendendo a modello gli ordini repubblicani dell'antica Roma; 2) riconoscendo i momenti di crisi dello Stato e riportandolo, allora, alle sue origini.

Ma alla fine, comunque sia, lo Stato dovrà concludere il suo ciclo.

Alla base della riflessione machiavelliana ci sono tre criteri fondamentali: quello umanistico-rinascimentale dell'imitazione, quello umanistico della superiorità degli antichi e dell'esemplarità della storia romana, quello naturalistico del carattere immutabile della natura umana.

Questi tre criteri sono strettamente legati tra loro; infatti il principio rinascimentale dell'imitazione permette di prendere a modello l'antica Roma repubblicana; ma a sua volta questo presuppone il concetto umanistico dell'esaltazione del mondo antico e in particolare l'esaltazione della Roma repubblicana su quella imperiale, carattere tipico dell'Umanesimo civile fiorentino.Infine questi due criteri sono in correlazione con una concezione naturalistica e antistoricista: la natura umana è sempre la stessa e non muta con il tempo ed è a causa di questa sostanziale astoricità della nostra natura che possiamo prendere a modello una realtà lontana nel tempo.  

L'Arte della Guerra e scritti politici:

Questa opera è dedicata a Lorenzo di Filippo Strozzi, un personaggio molto in vista nella vita cittadina di Firenze, ed è composta da 7 libri in cui un condottiero snolo, Fabrizio Colonna, dialoga con vari interlocutori.



L' Arte della guerra si ricollega strettamente ai Discorsi; da essi si riprende il modello dell'antica Roma anche per l'arte militare. Infatti Machiavelli sostiene che uno Stato può dirsi forte militarmente solo se riesce a coinvolgere i cittadini sia sul piano politico che militare; secondo lui, la Roma repubblicana ha mostrato come la questione militare non sia tecnica, ma politica. Le truppe mercenarie non sono affidabili nè militarmente nè politicamente, poichè agiscono per egoismo. Secondo Machiavelli la crisi italiana dipende proprio da ciò e quindi afferma che lo Stato perfetto deve fondarsi su un esercito formato da cittadini che combattono per degli ideali che sentono propri, non per soldi.

Quest' opera inoltre vuole avere anche una funzione politica immediata.

Le Istorie Fiorentine:

Machiavelli negli ultimi anni della sua vita si dedicò all'attività storiografica. Scrisse le Istorie Fiorentine, commissionategli da Giulio de' Medici, e la Vita di Castruccio Castracani.

Entrambe le opere prendono a modello la Ciropedia di Senofonte e le storie di Livio.

Ma, soprattutto nella prima, si nota l'influenza della storiografia umanistica.

Le Istorie fiorentine, scritte in 8 libri, dal 1520 al 1525, narrano i fatti storici avvenuti fino alla morte di Lorenzo il Magnifico. Nel proemio l'autore confessa che avrebbe voluto cominciare a narrare i fatti dal 1434, anno in cui coloro che avevano scritto storie prima di lui si erano fermati, ma aveva dovuto cominciare prima poichè avevano tralasciato le discordie civili fiorentine, che secondo Machiavelli erano importanti ai fini di trarne insegnamento. Qui si vede lo scopo che ha l'autore, cioè che la storia sia maestra di vita. Non gli interessa la documentazione, quanto l'interpretazione; quindi è ancora una volta saggista.

Machiavelli non fa ricerche, si affida alle fonti che ha  e non si preoccupa nemmeno di confrontarle: man mano che va avanti sceglie l'interpretazione che più si concorda con le sue idee politiche.

I temi di fondo sono quelli dei Discorsi.

Inoltre si serve del discorso dei protagonisti per esporre il proprio punto di vista.

Le Opere Letterarie:

Per Machiavelli la letteratura e le arti non sono superiori alla politica, poichè solo quest'ultima è in grado di giovare al benessere collettivo. Ma questo non implica un disprezzo da parte sua per queste attività, anzi, se ne occupa durante tutto l'arco della sua vita.

Inoltre interviene anche nel dibattito sulla lingua prendendo una posizione a sè: ci si deve   rifare al fiorentino moderno.

Tra le sue opere letterarie più belle c'è Belfagor arcidiavolo, in cui riprende il tema misogino e della beffa.

IL PRINCIPE

Il Principe fu verosimilmente scritto tra il Marzo ed il Dicembre del 1513, a circa un anno dal suo 'esilio' all'Albergaccio.

Inizialmente ebbe diversi titoli; quello attuale apparve durante la prima stampa dell'opera, avvenuta postuma.

Doveva essere dedicata a Giuliano de' Medici, ma la sua improvvisa morte costrinse l'autore a dedicarla a Lorenzo di Piero de' Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico.

Il genere dell'opera è il trattato sul sovrano ideale, genere piuttosto diffuso nel Medioeveo e ripreso già da altri scrittori; però il Principe di Machiavelli è molto diverso da queste opere, sia per le tematiche sviluppate, che per il modo in cui vengono trattate.

L'opera è suddivisa in 26 moduli, ognuno dei quali ha un titolo in latino, e può essere distinta in quattro sezioni tematiche: la prima (cap.I-XI) riguarda i diversi tipi di principato in generale e il principato di nuova acquisizione in particolare; la seconda (cap.XII- XIV) riguarda il problema delle milizie mercenarie e delle milizie proprie; la terza (cap.XV-XXIII) tratta  dei comportamenti e delle virtù che devono caratterizzare un principe; della quarta (cap.XXIV-XXVI) va soprattutto ricordato l'ultimo modulo che è l'esortazione finale al casato dei Medici.

Alcuni moduli rivestono un ruolo fondamentale e vanno ricordati singolarmente:

-la Dedica  si distingue perchè si rivolge direttamente all'interlocutore e anche perchè definisce la situazione dello scrittore in rapporto al potere. Inoltre contiene il giudizio complessivo dell'autore sul proprio testo.



-I moduli VI e XV che trattano i due temi principali dell'opera, lo Stato perfetto e le qualità del principe, in modo totalmente diverso dal passato e da come gli altri dicono di dover fare.

-Il modulo XXVI racchiude l'esortazione direttamente rivolta al casato dei Medici.


Il linguaggio usato da Machiavelli differisce da quello retorico modellato sugli esempi classici e su Boccaccio, nè tantomeno assomiglia a quello che di lì a poco sarebbe diventato l'italiano letterario proposto da Bembo.

Machiavelli ci spiega lo stile che usa nella Dedica, spiegando che non lo orna di retorismo; e infatti il suo linguaggio spesso riprende espressioni popolaresche in uso a quel tempo o espressioni colte; oppure ancora usa termini tecnici propri del campo cancelleresco, militare e diplomatico.

Sul piano sintattico, Machiavelli fa largo uso di subordinate disgiuntive e avversative.

Ciò rispecchia anche l'atteggiamento ideologico che non conosce sfumature; l'autore presenta le variee situazioni estreme, così come sul piano linguistico fa uso di antitesi.

Ne risulta uno schema di classificazione 'ad albero', cioè su contrapposizioni binarie.

Aspetti linguistici più rilevanti

Componente aulica e colta:sono presenti anche vari latinismi che però non costituiscono un dato stilistico.

2) Componente popolaresca: il fiorentino del Principe è aperto alla morfologia spontanea e non codificata del parlato di tutti gli strati sociali.

3) Terminologia tecnica: alcune parole-chiave del trattato assumono i caratteri di termini specialistici, in connessione con la rivoluzionaria laicizzazione del pensiero politico. Alcune parole assumono un significato diverso da quello che aveva avuto fino ad allora.

4) ure: nel trattato si ritrovano spesso ure retoriche, sia nella disposizione sintattica, sia nello spostamento di senso. In esse si riflette la concezione naturalistica di Machiavelli che spesso ricorre a metafore riprese dal campo naturale e biologico.


Quest'opera ebbe non pochi problemi per quel che riguarda la ricezione da parte del pubblico. Bisogna però premettere due importanti questioni: in primo luogo il trattato interessa direttamente il pensiero politico e le sue applicazioni pratiche. Perciò dopo la morte di Machiavelli si ebbero diversi conflitti di interpretazione molto più virulenti rispetto ai normali scontri per le opere di letteratura.

In secondo luogo l'opere ebbe una diffusione in scala europea e questo portò diverse travisazioni e distorsioni dei contenuti.

Ma la vicenda della ricezione può essere divisa in quattro distinti momenti:

a) L'antimachiavellismo confessionale, dove l'opera veniva confutata e 'combattuta' da alcuni ordini ecclesiastici.

b) La trattatistica politica della Controriforma, in cui si dibatteva sulla 'ragion di Stato' e prevaleva la distorta interpretazione dell'antimachiavellismo clericale.

c) L'interpretazione 'obliqua' dell'Illuminismo settecentesco, quando si rivaluta il pensiero di Machiavelli, dando una nuova interpretazione al trattato, cioè di essere rivolto direttamente ai tiranni, ma segretamente ai popoli per una presa di coscienza repubblicana e libertaria.

d) L'età del Romanticismo e del nazionalismo, dove prosegue la rivalutazione dell'opera e Machiavelli viene considerato il fondatore del pensiero politico integralmente laico. Inoltre le ultime ine del Principe vengono interpretate come un appello profetico all'unità d'Italia.

In conclusione, si nota che i primi due momenti sono dominati da un mito polemico negativo, mentre gli ultimi due da un mito polemico positivo. 


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