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Neoclassicismo e preromanticismo - Foscolo

Neoclassicismo e preromanticismo - Foscolo


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Neoclassicismo e preromanticismo


Troviamo, come ovvio, elementi di continuità fra l’età illuministica e quella romantica, così come accade sempre e costantemente fra ogni periodo culturale.

L’intellettuale illuminista, confidando nella ragione, è in grado di risolvere qualsivoglia settore della propria vita.

Nel ‘700 la vera divinità, insomma, è la “ragione”.

Già nel ‘700 (con Russeau, ad esempio) abbiamo un’anticipazione del sentimento romantico.

L’intellettuale infatti, fra fine ‘700 ed inizio ‘800, comincia a chiedersi se la ragione possa essere l’unico mezzo tramite cui esaminare il reale.

Dunque, in ogni dimensione culturale, comincia a diffondersi il nuovo ideale.




Tali periodi sono denominati neoclassicismo e preromanticismo: il primo si concentra sul “bello ideale”, vale a dire l’Ellade antica, ed il secondo sul sentimento, sulla passionalità.

Gli intellettuali neoclassici e preromantici ,seppur, come sembrerebbe, in contrasto fra loro, partono dalla comune considerazione negativa della loro epoca.


Foscolo


Foscolo vive un tempo reo, sofferente, tempo che lo spinge a soffermarsi nella contemplazione dell’Ellade antica ma si rifugia anche nel sentimento; risulta quindi contemporaneamente neoclassico e preromantico.

Tale periodo impediva ,come sappiamo, di professare liberamente le proprie credenze, soprattutto quelle politiche:è un elemento da non tralasciare.

Foscolo, così come Leopardi ed i poeti inglesi del medesimo periodo vengono comunemente chiamati classico romantici.

La vera divinità romantica risulta essere l’”infinito”, in qualsiasi campo

( sentimentale, naturalistico ecc.).

Torna inoltre la riscoperta di quei valori morali classici universalmente validi.

Le traduzioni di poesia sepolcrale ad opera di Melchiorre Cesarotti introdussero tale filone in Italia.

Tutti quesi elementi, focalizzati nel Foscolo, divengono qualcosa di eccezionale:

egli è ,nel contempo, illuminista-classico-rinascimentale.

Attraverso il valore civile della poesia “eternizza” l’uomo e ,seppure accettando la negatività del ciclo meccanicistico ( nascita-trasformazione-morte,ed è per questo che risluta essere anche illuminista), individua lo strumento di trasmissione del proprio pensiero, il cui punto focale è la tolleranza dell’individualità culturale altrui.

Tale teoria porta il Foscolo ad “adorare” la poesia, l’amore, l’Ellade, la libertà, la sua “religione laica delle illusioni”.

Non riuscirà a realizzare però tutti questi sogni se non uno: la poesia, e quell’equilibrio che gli sfugge in vita lo ritroverà e riattuerà nella poesia.


Ne “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” l’ideale amoroso e politico si fondono; quest’ultimo è probabilmente ancor più presente del primo.

Contrariamente alle opere future, l’aspetto autobiografico, personale, non risulta ben equilibrato.

De Santis lo ha definito il “testamento di fine ‘700”.

All’interno del romanzo epistolare la visione dell’azione dell’uomo nella storia è negativa; in seguito, nei “Sepolcri” ad esempio, supererà questo “pessimismo storico”,arrivando alla cosiddetta “poesia profetica” che apre al futuro rivolgendosi fondamentalmente al giovane.

Pur avendo avuto un’educazione arcadica, classica, il Foscolo viene definito “egotico”, vale a dire che interpreta l’esistenza ed il rapporto sociale basandosi solo ed unicamente su se stesso.

Il Ferroni considera le opere del Foscolo “opere aperte”, poiché l’autore, pur seguendo la lezione della perfezione (cui i natali furono dati dal neoterismo) resta sempre e comunque aperto ad un largo spazio tematico.

Ritroviamo comunque in tutte le sue opere quelle “illusioni” che ,secondo il Foscolo, sono rese “eterne” dalla poesia.



La morte risulta il tema fondamentale del Romanticismo (Foscolo tramite Jacopo Ortis esorcizza la morte e la allontana da se stesso).

L’”Ortis” è infatti personaggio plutarchiano ed alfierano (ricordiamoci lo studio effettuato dal Foscolo sull’Alfieri): Jacopo è però un’eroe “quotidiano” ,che lotta contro la mediocrità borghese che lo circonda.

Il Romanticismo s’oppone alla classe borghese ed a tutte le sue caratteristiche (il danaro, l’interesse) che la rendono bruta, squallida, affatto aggraziata.

La poesia inoltre, è definita classica quando concorda ceti differenti, al contrario della poesia romantica che si concentra esclusivamente nella contemplazione e nello studio dell’”infinito”.

La “fantasia” (o, indifferentemente, per Foscolo,immaginazione) è il mezzo tramite cui decodificare ed interpretare il reale.


I “Sepolcri” è l’unica opera completa del poeta,definita alla prima pubblicazione; scaturì a seguito di una situazione creatasi anche grazie all’editto di Saint-Cloud, che vietava di seppellire i defunti entro le mura cittadine.

Dopo un primo impatto “materialistico” (durante le sue discussione nei salotti Veneziani, soprattutto con il suo amico Ippolito Pindemonte, il quale gli diede lo spunto per incominciare l’opera) tornerà sui suoi passi (non soddisfatto delle teorie illuministe) componendo, per l’appunto, questo poemetto, i “Sepolcri”.

Egli affermerà che all’interno della sua opera, da alcuni criticata per la troppa difficoltà che vi si trovava al suo interno, ci sono dei passi denominati “transizioni”: tratti forse complessi ma lasciati alla libera sensibilità di ogni singolo individuo.

Nella prima parte del “carme” (così lo definisce proprio il Foscolo) troviamo: l’esposizione della sua teoria materialistica e l’insoddisfazione delle linee illuministe.

Nella seconda, invece: l’esposizione del valore civile della religione ed il contrasto fra la superstizione medievale e la religione classica (solare, in cui v’è rapporto armonico fra vita e morte) oltre all’esaltazione della terra inglese.

Nella Quarta sezione (praticamente la conclusione) troviamo invece un ricordo della guerra fra Greci e Troiani e conseguentemente la celebrazione del mondo classico e l’esaltazione della poesia.


Nella “Grazie” appare invece la maschera di Didimo Chierico, assimilazione di un Foscolo “maturo”, che guarda la vita con disincanto, scopre che la stessa vita ci inganna costantemente, e spinge a prendere le distanze dalla vita ma non dalla realtà storica. Scriveranno riguardo le Grazie anche il Monti ed il Manzoni.

Egli vuole comporre una celebrazione dell’arte e della poesia riprendendo il mito delle Grazie, per l’appunto, come divinità minori dalla funzione educativa.

Nelle Grazie il Foscolo si rivolge al lettore del suo tempo (contrariamente a quanto era avvenuto nei Sepolcri, dove si rivolgeva al giovane del futuro) spronandolo, nell’impossibilità politica generale, a trovare equilibrio ed armonia nel proprio privato.

Nonostante l’incompiutezza dell’opera il messaggio che egli ci vuole trasmettere è totale, compiuto.

Si trova anche una forte vena erotica.


Insomma, è presente una forte “Eticità Poetica”,nettamente marcata.





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