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PARAFRASI



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PARAFRASI


A ZACINTO

Non toccherò mai più le tue rive sacre

Dove si adagiò il mio corpo di bambino,

o mia Zacinto, che ti specchi nelle onde

Del mare greco da cui nacque la vergine


Venere, e ella rese feconde queste isole

Con il suo primo sorriso così che descrisse

Le tue limpide nuvole e i tuoi alberi

Il verso illustre di colui che cantò


Le navigazioni di Ulisse volute dal destino

E il vario esilio per cui infine Ulisse reso bello

Dalla fame e dalla sventura baciò la sua Itaca petrosa


O mia terra materna,

tu non avrai altro che la poesia del lio

A me il fato impose una sepoltura senza lacrime 


Metrica: Sonetto, rime: ABAB, ABAB, CDE, CED.


ESERCIZI


Foscolo intende enfatizzare il tema della patria lontana come qualcosa di mistico, nonché tende a valorizzare il mito che si ricollega all’origine della sua terra.





L’ultimo verso spiega e giustifica l’affermazione del primo: il poeta non toccherà più le sponde di Zacinto perché verrà sepolto lontano dalla terra natale, in poche parole morirà senza averla rivista

Il verso numero undici, si ricollega al primo, in quanto il poeta fa riferimento ad Ulisse che dopo un lungo esilio ritorna a casa, cosa che non accadrà nel suo caso


L’ eroe Ulisse, dopo aver sfidato le avversità del destino riesce a tornare in patria, mentre il        

Foscolo che sicuramente è stato più perseguitato dal destino infame, si propone solamente

di scrivere ciò che pensa e di trasmettere i suoi stati d’animo.


7) Il poeta anche il poeta moderno dovrà limitarsi a cantare la sua terra. Perseguitato dal fato

come Ulisse, Foscolo rappresenta se stesso quale nuovo possibile Omero del mito moderno,

la propria origine nelle sacre terre greche con l’infelice destino esule.











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