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Pablo Neruda - Nulla era mio

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Pablo Neruda


Pseudonimo di Ricardo Neftalí Reyes Basoalto (Parral 1904 - Santiago 1973), è un poeta cileno, ritenuto tra le voci più significative del XX secolo. lio di un ferroviere, cominciò a comporre versi fin dall'adolescenza. Alla sua prima raccolta pubblicata in volume, Crepuscolario (1923), ancora legata alle forme estetizzanti del decadentismo, seguirono nel 1924 le Venti poesie d'amore e una canzone disperata, grazie alle quali Neruda si affermò come il più famoso giovane poeta dell'America latina. Nelle composizioni di Residenza sulla terra (1933), scritte dopo alcuni anni di servizio diplomatico in Estremo Oriente, il poeta diede vita a immagini cupe e disperate di un mondo distrutto dalla civiltà moderna. Se con quest'opera la sua poesia si orientò verso l'espressionismo e il surrealismo, in seguito la sua produzione sarebbe approdata a uno stile realista, sobrio ed essenziale.



Nulla era mio


Nessuno meglio di Neruda, a mio parere, riesce a descrivere così profondamente una delle esperienze più preziose nella vita dell’uomo. Leggendo la poesia si può comprendere come amando un altro si esce un po’ da se stessi e così ci si conosce meglio: ci si accorge di quanto si sa dare e di quanto si riceve, di quanto l’altro può essere importante per noi.

Pablo Neruda si accorge che prima di amare nulla era veramente suo, mancava qualcosa di troppo importante e tutto rimaneva sospeso, in attesa di un senso che tardava a manifestarsi. Attraverso una serie di immagini molto efficaci, esprime in questa poesia il senso di vuoto e di solitudine che dominano nel cuore del poeta prima di incontrare la persona amata, poi l’esplodere della gioia per una vita che grazie all’amore trovato diventa il suo regalo.

E’ una poesia semplice nel linguaggio e profonda nel significato, dedicata a tutti coloro che si sentono tristi e soli, quando tutti i gesti e le cose sembrano pesanti, non li interessano più, provano un senso di estraneità. Per tutti coloro che in un certo senso vivono “meno” e non ne possono più: coloro che aspettano solo che gli accada qualcosa di bello e li liberi dalla malinconia.









Nulla era mio


Prima di amarti, amore, nulla era mio:

vacillai per le strade e per le cose:

nulla contava ne aveva nome:

il mondo era dell’aria che attendeva.


Io conobbi cinerei saloni,

gallerie abitate dalla luna,

hangar crudeli che s’accomiatavano,

domande che insistevan sull’arena.


Tutto era vuoto, morto e muto,

caduto, abbandonato e decaduto,

tutto era inalienabilmente estraneo,


tutto era degli altri e di nessuno,

finché la tua bellezza e povertà

empirono l’autunno di regali.






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