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RELAZIONE: IL FU MATTIA PASCAL di LUIGI PIRANDELLO

RELAZIONE: IL FU MATTIA PASCAL di LUIGI PIRANDELLO


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RELAZIONE:

IL FU MATTIA PASCAL di LUIGI PIRANDELLO


PUNTO I°:

TRAMA DEL ROMANZO

INCIPIT




PRIMA MACROSEQUENZA (CAP. I-VII).


Il protagonista del romanzo è Mattia Pascal, giovane medio borghese alle prese con una vi­cenda familiare piuttosto singolare e problematica.

La sua situazione si complica a causa del matrimonio non troppo desiderato con Romilda, fi­glia della vedova Pescatore, suocera ed antagonista di Mattia.

Esasperato da tale situazione, Mattia decide di andarsene dal suo paese solo per pochi giorni, ma una grossa vincita al casinò di Montecarlo e il ritrovamento a Miragno di un cadavere identificato come Mattia Pascal, lo spingono a ricrearsi una nuova vita.

Prende il nome di Adriano Meis e, dopo aver viaggiato a lungo, si stabilisce a Roma presso la famiglia Papiano-Paleari dove incontra Adriana della quale si innamora.

Non essendo riconosciuto dallo Stato, Adriano né può sposarsi, né può denunciare il furto di parte del suo denaro, cadendo in una grande crisi di identità.

Decide così di riacquistare la sua identità e di tornare al suo paese ove ormai è stato di menti­cato da tutti, compresa la moglie che si era risposata.

Egli riprende la sua professione di bibliotecario e vive quello che resta della sua vita presso sua zia scolastica.

“Una delle poche cose, anzi forse l’unica ch’io sapessi di certo era questa: che mi chia mavo Mattia Pascal”. Il romanzo “Il Fu Mattia Pascal” inizia con un incipit piuttosto parti colare, poiché rappresenta anche la fine dell’opera.

Quest’aspetto evidenzia oltremodo l’importanza che il nome del protagonista ha per la com­prensione del testo.

Il tema della personalità è quello principale dell’intero romanzo, che fa vedere la vita di un giovane divisa nettamente in tre differenti parti determinate dai suoi cambiamenti di identità.

Analizziamo ora la prima di queste, trattata dal I° al VII° modulo.

Ci troviamo nella provincia agricola della quale il padre di Mattia è proprietario.

La famiglia di origine è vissuta da Mattia come un nido protettivo e deresponsabilizzante, che garantisce una condizione idilliaca alla sua giovinezza scapestrata.

Rimasto orfano di padre, Mattia cresce sotto la completa e quasi morbosa protezione della ma dre, donna priva di ogni esperienza di vita e molto insicura delle sue azioni, vivendo un’adolescenza senza alcuna responsabilità e preoccupazione.

Questo comportamento senza giudizio suo e di suo fratello, sommato all’inettitudine della madre nella ammi­nistrazione dei loro beni, costringe la vedova Pascal ad affidare tutto a Batta Mala gna, nono­stante Mattia e suo fratello siano contrari a non ricevere l’eredità.

Mattia non è certo d’aiuto per questa situazione a causa delle sue più evidenti caratteri stiche caratteriali: la sua inettitudine e il suo modo d’agire senza riflettere.

Egli si rivela inadatto per qualsiasi questione della sua vita.

In amore compie l’errore di avere una relazione carnale sia con Oliva, moglie legittima di Malagna a cui ha regalato un lio tanto desiderato con la convinzione di fargli un torto (Malagna si era arricchito alle spalle della famiglia Pascal lasciandola nei debiti , sia con Romilda con la quale in seguito ha dovuto unirsi in matrimonio, nonostante l’intento iniziale fosse quello di farla conoscere al timido amico Pomino, subendo l’oppressione osses siva e gli isterismi della vedova Pescatore.

Nel rapporto coniugale si dimostra incapace di risolvere i problemi familiari.

Infine, nel campo dell’amministrazione economica continua a disinteressarsi a tutto finché, ormai troppo tardi, si accorge che la famiglia è in rovina e decide di cercarsi un la voro presso la bi­blioteca.

Proprio per la sua incapacità di amministrare la sua vita, gli si attribuisce il ruolo di “eroe de­gradato”: la sua incapacità di reagire gli suggerisce la fuga dalla realtà come unica utopica via d’uscita.




PUNTO II°:

ITINERARIO DELL’EDIFCAZIONE POSSIBILE DELLA SUA PERSONALITA’:

IPOTESI IRREALIZZABILE: RICOSTRUZIONE UNA NUOVA VITA, COME POSSIAMO PREVEDERE DALLA VISIONE NEGATIVA IN RETROSPETTIVA E DALLA DISAGIATA SITUAZIONE INTERIORE DI MATTIA-ADRIANO;

EGLI NON SA RESISTERE ALLA SOLITUDINE, E’ IL PICCOLO BORGHESE CHE NON HA LA FORZA DI RIFONDARE LA SUA ESISTENZA;



SI RICONFERMA LA SUA INETTITUDINE E LA SUA ACCIDIA

II° MACROSEQUENZA (CAP. VIII-XVI)


All’inizio della II^ macrosequenza del romanzo di Pirandello “Il Fu Mattia Pascal”, il perso nag­gio principale, Mattia, si trova in uno stato d’animo complessivamente tranquillo poiché è pre­sente in lui la ferma intenzione di tornare alla propria dimora, anche se lì la sua vita è oppressa dal rapporto con la moglie e con la suocera di cui siamo già a cono scenza.

Mattia vive fino a quel momento in uno stato di sopportazione per la sua famiglia che, essen­dosi ormai rassegnato, non gli pesa più come una volta.

Egli è consapevole che al suo ritorno l’accoglienza della famiglia non sarebbe stata delle mi­gliori, ma è in ogni caso deciso a farvi ritorno, essendo in possesso di una gran somma di de­naro vinta al casinò che avrebbe alleviato gli attriti con le due donne.

L’elemento che fa scaturire improvvisamente dentro di lui una vera e propria repulsione per la famiglia è la notizia del ritrovamento del cadavere alla Stia, riconosciuto come “Mattia Pascal” proprio dai suoi familiari.

Decide quindi di ritrattare la sua decisione e di non tornare mai più al suo paese, e anzi di proclamare la sua libertà data dalla nuova vita, ricostruita lontano dall’odiato passato.

Mattia, però non è in grado di sostenere questa particolare situazione in cui si è gettato a ca­pofitto senza riflettere.

Il progetto di anarchia totale che si è proposto di intraprendere è obiettivamente realiz zabile, considerata la sua situazione sociale e i mezzi economici che gli permetterebbero di vivere di rendita.

Questo richiede però una grande forza di volontà del personaggio per affrontarne i vari aspetti negativi, caratteristica assente in Mattia Pascal, o meglio nel nuovo Adriano Meis.

Egli non riesce a superare la situazione di contrasto tra la libertà concessa dall’anarchia e il bi­sogno di vivere dentro le regole.

Non essere «nessuno» significa non potere crearsi una famiglia poiché deve rinunciare a qual­siasi stato civile e quindi al matrimonio; oltre a questo Adriano è già sposato con Ro milda e la vita da bigamo non sarebbe per lui accettabile.

Adriano non ha nessuna passione a cui dedicare il suo tempo e l’impossibilità di avere un’occupazione, quindi un lavoro, gli crea un vuoto notevole.

Egli non può avvalersi di alcun diritto ed è sempre la vittima indifesa di ogni sopruso. In più non può contare su nessun amico non potendo stringere rapporti umani perché costretto a men­tire su tutto ciò che lo riguarda.

Adriano non ha la forza interiore per affrontare la situazione in cui si è cacciato senza riflet­tere, come del resto non l’ha avuta nell’episodio con Romilda e Oliva e, invece di dominare i fatti si fa ancora dominare da essi.

Dentro di sé avverte distintamente questo disagio e cade in uno stato d’animo d’inquietudine e di insicurezza, che lo porta a vedere come unica e sicura soluzione pos sibile la morte reale.

Adriano non trova il coraggio di fare neanche questo e decide, ancora una volta senza riflet­tere, di “reincarnarsi” in Mattia Pascal per ritornare al suo paese.

Il progetto di crearsi una nuova vita è quindi diventato un’utopia.




pUNTO III°

Umoristica estraneazione del Fu Mattia Pascal dalla vita

Perdita riata dalla sublimazione della scrittura

III° MACROSEQUENZA (CAP. XVII-XVIII).


Resosi conto della precaria situazione in cui si è trovato, Adriano Meis decide di rinun ciare alla falsa identità per tornare Mattia Pascal. Questo avrebbe significato per lui il riacquisto di tutti i suoi diritti e dei rapporti con le altre persone, elemento di cui sentiva particolarmente la mancanza.

Tornato però al suo paese, Mattia si trova davanti ad una situazione che non aveva previsto di dover affrontare.

La moglie Romilda si è risposata da tempo con Pomino e da questo rapporto è già nata una bambina.

Mattia, per la sua condizione, avrebbe potuto reclamare il diritto di marito, oltre che di cittadino, ma ancora una volta si tira indietro e rinuncia per sempre alla propria iden­tità.

Quest’azione non è determinata dall’odio per la famiglia poiché è bene evidente che l’interesse per la moglie è ancora vivo, considerando l’impressione che ha riveden dola; Mattia, infatti, torna a vedere Romilda come la bellissima donna che aveva conosciuto diversi anni addietro e, nonostante tutto, si nota anche che quest’interesse è contrac­cambiato dalla donna che dimostra d’essere ancora at tratta da lui.



Mattia non vuole distruggere la famiglia di Pomino poiché, oltre a tutto, c’è di mezzo una bambina piccola la quale si sarebbe trovata senza padre.

Mattia affronta tutto ciò con una buona dose di umorismo, o meglio, di sarcasmo: con il suo atteggiamento rende tutta la storia ancora più incredibile e irritante per i suoi fa­miliari e, allo stesso tempo, trova un metodo per accettare la sua condizione dovuta alla scelta che ha fatto.

Alla sua prima apparizione a casa di Pomino, si presenta dicendo: “Mattia Pascal, dall’altro mondo” e parlando continua a tirare brusche frecciate come “Permetti, Po­mino? Non c’è niente di male: son marito anch’io, anzi prima e più di te” oppure “Ti prometto e giuro che non verrò mai ad importunarti, neanche per una miserrima tazza di caffè, neanche per godere del dolce esilarante spettacolo del vostro amore, della vostra concordia, della vostra felicità fondata sulla mia morte . In grati!”. Il nuovo ma­rito di Romilda, che conserva ancora la sua caratteristica di uomo timido e pauroso, è evidentemente irritato da quest’atteggiamento e, come lui, lo è la vedova Pescatore sentendosi chiamare con l’appellativo di “doppia suocera”.

Mattia usa quest’ironia anche per presentarsi alla gente che gli si avvicina incurio sita dalla sua storia, alla quale si presenta come “Fu Mattia Pascal”.

La più grossa perdita per Mattia è senza ombra di dubbio quella dell’identità a cui ha completamente rinunciato.

Egli cerca in qualche modo di riscattarsi e ci riesce tramite la sublimazione della scrit­tura”. Mattia, sotto la guida di don Eligio, scrive la sua storia, assicurando al suo perso­naggio di vivere molto più a lungo di qualsiasi altra persona. E’ evidente il concetto che i poeti chiamano “Poesia eternatrice”. Anche se in questo caso non si tratta di poesia, Mattia Pascal affida il suo ricordo e la sua storia alle parole scritte restando con un solo dubbio: quello di non sapere se qualcuno mai leggerà la sua opera.




PUNTO IV°:

CONTESTO STORICO-CULTURALE DELL’OPERA “IL FU MATTIA PASCAL” DI PIRANDELLO

PROBLEMATICHE SPECIFICHE.


Il romanzo di Pirandello “Il fu Mattia Pascal” è un’opera da collocarsi nel periodo del Deca­dentismo.

Questo è un movimento culturale a cavallo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del nove cento causato da una grossa crisi che ha investito sia la classe borghese sia quella intellettuale.

Le innovazioni tecnologiche hanno portato, nella seconda metà dell’ottocento, ad una nuova rivoluzione industriale e il nuovo stato Italiano, appena creatosi, è molto favorevole a partecipare a questo sviluppo di cui è venuto a conoscenza attraverso le altre nazioni euro­pee.

Purtroppo, questo rapido sviluppo ha messo in gioco nell’economia un altro potentissimo concorrente, gli Stati Uniti, i quali esercitano un’accanitissima concorrenza sull’intero mer cato europeo.

Questa è la causa per cui le borghesie europee, che fino ad ora avevano collaborato in nome del Liberismo e del mercato privo di ogni ostacolo, iniziano a divenire ostili fra di loro per accaparrarsi il singolo acquirente e per ottenere dogane, nuove fonti di materie prime e nuovi mercati di sbocco.

Insieme a tutto ciò, cadono anche gli ideali illuministi di libertà e cosmopolitismo che la bor­ghesia aveva portato avanti fin dalla Rivoluzione Francese e perciò gli intellettuali ita liani ed europei cadono in una profonda crisi.

Essi perdono il loro ruolo-guida per i giovani ed il loro peso culturale non essendo più ri chiesta una conoscenza letteraria ed umanistica, bensì tecnologica e scientifica.

La classe che però risente più delle altre della crisi è senza dubbio la piccola borghesia. Fino ad ora, questa è stata una classe sociale benestante e non molto distante dalle grandi bor­ghesie.

Adesso si trova in una condizione molto più precaria, dovuta all’aumento di importanza del proletariato causato alla nascita dei sindacati (i primi furono le “Trade Unions” in Inghil terra) e al distacco dalla grande borghesia che si va sempre più allargando.

In Europa ne deriva la crisi del romanzo, opera nata proprio per la classe borghese grazie alla sua facilità di comprensione e all’attualità dei temi trattati.

Lo stile di scrittura subisce numerosi cambiamenti a partire dal narratore che, da onni sciente, diventa anch’esso stesso un personaggio che parla in prima persona. Tuttavia il cambiamento più significativo si riscontra nella scelta dei personaggi.

Fino ad ora l’eroe del romanzo è sempre stato un “eroe positivo”, spesso appartenente alla piccola borghesia, il quale riesce, grazie alla sua intelligenza e alla sua intrapren denza, ad acquistare ricchezza ed elevazione sociale. Un esempio lampante di ciò è il personaggio di Renzo nel romanzo “I Promessi Sposi” di Manzoni, che, dopo molteplici sventure, riesce final­mente a divenire proprietario di una filanda e ad essere conosciuto come una persona in gamba ed affidabile.

Con la crisi del romanzo e della piccola borghesia entra in crisi anche l’eroe positivo, dive­nendo un “anti-eroe” inetto, incapace di dominare gli eventi e di avere una sua colloca zione nella società.

L’anti-eroe decadente affronta una crisi d’identità molto forte e questo diventa uno dei temi più ricorrenti del romanzo.

Pirandello, nel romanzo “Il Fu Mattia Pascal”, affronta la crisi dell’identità del personaggio do­vuta al contrasto tra realtà oggettiva e individuo.

Mattia Pascal ha deciso di cambiare identità ma, resosi conto di non avere la forza di vi vere senza alcun diritto e di non riuscire a stare nella società, è entrato in crisi per una serie di avve­nimenti (il furto del denaro che non può denunciare, la giovane Adriana che non può spo­sare, . ); si accorge così di essere soltanto un nuovo uomo inesistente, Adriano Meis, seguito dalla sua ombra, la quale rispecchia la sua vera identità.

Nella sua riflessione Mattia dice “ . lo spettro della mia vita era quell’ombra: ero io, là per terra, esposto alla mercé dei piedi altrui. Ecco quel che restava di Mattia Pascal, morto alla stia: la sua ombra per le vie di Roma . ”.

La metafora dell’ombra indica proprio la perdita dell’identità e la sua incapacità di non riuscire a trovare una soluzione a ciò.

Il personaggio pirandelliano rientra a pieno titolo nella definizione di anti-eroe decadenti sta e, come tale, giunge alla “conclusione irrisolta”, cioè vede come unica soluzione quella di mol­lare tutto (vera e falsa identità, famiglia, possedimenti, . ) e lasciare che la vita trascorra senza più preoccupazioni.




PUNTO V°:

FORMA DEL RACCONTO E STRUTTURA DE “IL FU MATTIA PASCAL”




Fino a questo punto dell’analisi del romanzo di Pirandello ci siamo mossi seguendo la sud divi­sione “classica” del testo, cioè la sua frammentazione in tre macrosequenze costituite dalle tre diverse personalità del personaggio.

Secondo analisi più recenti del “Fu Mattia Pascal”, alcuni critici ci hanno fornito nuove chiavi possibili di lettura.

Una di queste ce la dà Toscani, critico letterario, che propone una suddivisione del ro manzo in tre macrosequenze formate dalle due premesse, il corpo del romanzo e l’appendice.

Egli fa questo genere di suddivisione per mettere in evidenza la volontà di Pirandello di dare un taglio filosofico al testo: nelle premesse prevalgono infatti sequenze e macrose quenze ri­flessive nelle quali lo scrittore evidenzia con abilità il ruolo fondamentale che il concetto d’identità ha nel romanzo.

L’avere una sicurezza su chi si è, su come si è e su quanto si vale in rapporto agli altri conferisce all’individuo una fiducia e una sicurezza che, nella crisi d’identità, fa sentire molto la sua mancanza.

Questa libertà nella suddivisione del romanzo pirandelliano è dovuta alla struttura del te sto, aspetto molto curato dallo scrittore.

La struttura del “Fu Mattia Pascal” è molto particolare e costituisce una grossa differenzia zione dallo stile classico, in cui si punta prevalentemente all’aspetto linguistico.

Essa è caratterizzata da un intreccio molto complesso sotto l’aspetto temporale e da un uso innovativo della sin­tassi. L’interesse per la lingua non è per niente presente in Piran dello, il quale, nelle sue opere, mira soprattutto ai contenuti.

Questa caratteristica può essere notata analizzando la forma del romanzo in relazione alla prevalenza di alcuni tipi di sequenze, al lessico e alla struttura della frase.

Un aspetto che senza dubbio può essere subito individuato è la quasi totale assenza di se­quenze descrittive.

Mentre Manzoni, nel suo celebre romanzo, ricorre con frequenza a tali elementi ritenen doli parte integrante del testo (per esempio, l’incipit de “I Promessi Sposi” è costituito da una lunga e dettagliata descrizione del paesaggio), Pirandello, per coinvolgere il lettore a porre una maggiore attenzione sul contenuto, non si divaga in descrizioni molto ampie, ma, solo se stret­tamente necessario, fornisce soltanto brevi scorci di paesaggio; probabil mente, se il romanzo fosse stato scritto da Manzoni, saremmo a conoscenza dell’aspetto della Stia o della casa di Papiano nei minimi particolari.

Nel romanzo di Pirandello è da notare l’uso del lessico che lo scrittore fa, senza preoc cuparsi minimamente della tradizione letteraria.

Nel testo ci sono spesso vocaboli o espressioni linguistiche non del tutto corretti grammati cal­mente, espressioni dialettali e termini cacofonici, cioè parole di suono sgradevole o comun­que non inerenti al contesto della sequenza.

L’originalità del romanzo, oltre a tutto ciò, è dovuta alla struttura sintattica, caratterizzata da un susseguirsi di periodi brevi, confusi e talvolta inconclusi.

Questo fenomeno viene descritto con il nome di “dinamismo associativo della parola”: le pa­role sono viste nel loro affluire dinamico con associazioni continue, spesso per mezzo di poli­sindeto.

Ciò è voluto dallo scrittore per far risaltare ulteriormente il tema della perdita della perso nalità: l’individuo ha perduto la logica del ragionamento e la sua sicurezza, quindi non rie sce ad arrivare a dare un senso logico e un ordine alle sue idee.

Anche la punteggiatura svolge il proprio ruolo, infatti la forte presenza dei puntini di sospensione sta a significare che il discorso è irrisolto e che la verità non è ancora stata tro vata. [“Ecco, forse qualcuno, in quel momento, passando di là, li scorgeva . o forse già qualche guardia notturna era corsa in questura a dar l’avviso . E io ero ancora a Roma! Che s’aspettava? Non tiravo più fiato . ”].

Per questo motivo, Pirandello ha successo prima all’estero (per esempio in Germania) che in Italia, dove la letteratura è ancora fortemente attaccata alla tradizione classica.

Qui ci si rende conto più tardi che il suo modo di scrivere è funzionale ai temi trattati.

La tardività della comprensione della letteratura moderna e, in particolare di Pirandello, in Italia è strettamente legata alla più tarda comprensione delle opere urative del cubi smo le quali possono essere poste parallelamente al romanzo in analisi e che pregono una visione “a blocchi” della realtà.

Per quanto riguarda il narratore, ne “Il Fu Mattia Pascal” è presente un ”io narrante” che non si esprime né tramite monologo, né tramite flusso si coscienza.

In questo caso si parla di soliloquio recitato poiché il narratore parla a sé riguardo a sé, ma il suo discorso ha un destinatario preciso, cioè i lettori della storia della sua vita che lo renderanno immortale.

La categoria “spazio”, come già accennato, non e quasi per niente presente, al contrario della categoria “tempo”. Per Pirandello questa assume un ruolo molto significativo e, come tale, viene analizzato molto bene.

Il romanzo è caratterizzato da un fitto intreccio temporale il quale fa sì che il tempo pas sato sia quello maggiormente usato.

La storia inizia con le due premesse scritte al presente, in cui l’io narrante esprime la sua volontà di narrare al lettore, tramite il romanzo, la situazione del personaggio; il resto della narrazione, quindi è impostata al passato.

Il tempo passato rappresenta per il Fu Mattia Pascal l’unica certezza e la sola sicurezza in suo possesso, poiché il presente ed il futuro sono a lui ignoti.



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