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RELAZIONE SUL CONCETTO DI CULTURA



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RELAZIONE SUL CONCETTO DI CULTURA


Con il termine cultura s’intendono le tradizioni, gli usi, i costumi, la filosofia, le arti di un popolo. La cultura è un qualcosa che viene acquisito e per questo motivo è contrapposta alla natura che è qualcosa di innato. Ci sono dei problemi per quanto riguarda il dover emettere dei giudizi di valore sulle culture perché in ogni cultura ci sono dei valori diversi. I rischi che ne derivano sono la xenofobia, in altre parole, avendo paura delle culture straniere, cercare di rendere simile una cultura all’altra cancellando le proprie tradizioni; e l’etnocentrismo, in pratica il considerare la propria cultura come superiore. In opposizione all’etnocentrismo troviamo il relativismo culturale, questo significa che ogni cultura va compresa a partire dai propri valori. Il concetto scientifico di cultura, vale a dire lo studio approfondito di questa “materia”, si ha con l’antropologia che riconosce il valore delle forme d’organizzazione sociale e dei costumi di tutti i popoli, compresi i primitivi. Gli studiosi dell’antropologia hanno come loro oggetto di studio l’uomo. L’iniziatore dell’antropologia è Tylor il quale individua il passaggio dallo stato primitivo allo stato barbarico fino ad arrivare alla civiltà. Tutti i popoli hanno percorso questa fase di sviluppo storico-culturale, prima di giungere allo stadio di civilizzazione. Col passare del tempo, per l’evoluzione umana, era necessario allargare le conoscenze: vicino al sapere scientifico, alle credenze religiose, al diritto, alla morale, si aggiungono gli usi e i costumi di una data società. Questo per l’appunto è il concetto tyloriano di cultura. Il pensiero di Boas si basa sul particolarismo storicistico e cioè che ogni cultura va studiata nella sua particolarità e nel suo contesto storico, introduce così il metodo della ricerca sul campo che consiste nell’indagare i caratteri specifici d’ogni cultura, trasferendosi all’interno della cultura stessa cercando di comprenderla e analizzarla dal punto di vista degli individui che vi appartengono. Secondo Boas se è possibile trovare dei caratteri comuni tra le varie culture, questi hanno poi significato diversi per ogni cultura. Kardiner, appartenente alla scuola di personalità-cultura secondo la quale la cultura influenza in qualche modo lo sviluppo di un individuo, espone la teoria sulla personalità di base e più precisamente: gli individui appartenenti ad una stessa cultura sviluppano alcuni tratti comuni della personalità. Anche Malinowski, come Boas, identifica la cultura con l’eredità sociale, rifiuta un’interpretazione diacronica dei fenomeni sociali ma approva quella sincronica che si focalizza sulla struttura e sulle relazioni costanti dove bisogna capire la funzione che le istituzioni svolgono. La cultura è un vasto apparato in parte materiale, in parte umano e in parte spirituale con cui l’uomo può venire a capo dei problemi specifici e concreti che gli stanno di fronte. E’ una risposta ai bisogni dell’uomo che lui classifica in:




Primari (mangiare, riposare, coprirsi, riprodursi);

Secondari (regole, leggi, educazione, organizzazione politica, istituzioni);

Integrativi o simbolici (arte, religione).

La risposta è la creazione di arnesi e la cooperazione. Tutto ciò è possibile grazie al linguaggio, attraverso il quale si passa dagli imperativi fisiologici a quelli morali. Levi-Strauss riprende la distinzione tra lo stato della natura e lo stato di società nella sua teoria della proibizione dell’incesto come regola universale. Mentre inizialmente è stato sostenuto che la natura e la cultura erano in contrapposizione, quindi non potevano coesistere, ora con questa teoria, Levi-Strauss ci dimostra che non è necessariamente vero anche se fondamentalmente è consapevole di questa opposizione. Per lui la natura è qualcosa d’universale e spontaneo mentre la cultura è assoggettata a norme ed è sia relativa sia particolare. Ma nella proibizione dell’incesto come regola universale è presente sia la norma sia il carattere d’universalità (quindi di conseguenza la cultura e la natura).Intorno agli anni 30 un’altra dimensione della cultura viene in primo piano: quella normativa. L’attenzione è centrata sulle regole che stabiliscono le risposte dei membri di un gruppo sociale e sui comportamenti. La cultura è interpretata come un insieme di modelli normativi condivisi dai membri del gruppo, i quali servono a regolare la condotta e sono accomnati da certe sanzioni nel caso che questa non vi si conformi.  Affinchè la cultura possa svolgere tale funzione è necessario che i modelli di comportamento devono avere a proprio fondamento un sistema di valori. Un sistema di valori però non possiede una realtà empiricamente osservabile, ciò significa che un sistema di valori è sempre un’astrazione, o, più precisamente, un costrutto concettuale. Ogni cultura ha dei suoi valori. Ad esempio i Gururumba mettono al primo posto sulla scala dei valori, l’interesse per la crescita e la forza; infatti, molti rituali Gururumba sono intesi a promuovere la crescita e a garantirsi la robustezza delle piante, dei maiali e delle persone. La discussione sul concetto di cultura giunge in pratica al termine intorno al 1950. Oggi il concetto di cultura ha superato i limiti disciplinari dell’antropologia e delle stesse scienze sociali per assumere una portata filosofica forse ancora più che scientifica.










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