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“Ragazzi di vita”, Pier Paolo Pasolini - SCHEDA DI LETTURA

“Ragazzi di vita”, Pier Paolo Pasolini - SCHEDA DI LETTURA


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“Ragazzi di vita”


SCHEDA DI LETTURA:


Autore: Pier Paolo Pasolini

Titolo: Ragazzi di vita

Prima pubblicazione

Casa editrice: Garzanti, Milano

Data dell’edizione



Significato del titolo:

Il titolo indica che i protagonisti sono dei giovani che vivono di espedienti e furti per sopravvivere. La miseria e le dure condizioni di vita li hanno costretti a crescere prima del tempo, ma non gli hanno perdere il loro vitalismo.





Intreccio:

Nel Romanzo, Pasolini narra le vicende quotidiane, gli atti talvolta crudeli e violenti di ragazzi appartenenti al sottoproletariato della Roma del secondo dopoguerra.

Il protagonista è Riccetto, che, insieme con alcuni comni, si trova a fronteggiare i bisogni più elementari come fame, sesso e quindi bisogno di soldi.

I ragazzi vivono di espedienti, di truffe, con le sectiune, di furti, alternando momenti in cui sono 'ingranati' (ossia hanno denaro, che però dissipano ben presto) a momenti in cui soffrono veramente la fame. I protagonisti cercano in continuazione di realizzare un 'colpo' che gli
consenta di recuperare “la grana, che è la fonte di ogni piacere e ogni soddisfazione in questo zozzo mondo” , ma ogni tentativo fallisce; spesso a causa di comni ancor più furbi e disonesti che si impossessano del maltolto.

Gli eventi degni di nota si perdono nella trama dei fatti, che si susseguono simili tra loro fino a delineare uno spaccato di vita più che una storia articolata. Certamente la morte di Marcello e della madre del Riccetto in seguito al crollo della scuola in cui abitavano, il suicidio di Amerigo, condotto in carcere dalla polizia che lo sorprende in una bisca, la condanna del Riccetto alla reclusione, le ustioni provocate in un gioco crudele al Piattoletta, la morte finale di Genesio che fuggito dalla famiglia tenta di attraversare il fiume, costituiscono gli episodi salienti del romanzo.


2) Spazio narrativo:

Lo spazio entro cui si muovono i “ragazzi di vita” è quello della Roma delle strade “slabbrate”,   polverose e infangate. Dalla periferia, i ragazzi nella loro ricerca di vita percorrono tutti i quartieri di Roma che si succedono in molti racconti del romanzo. Il paesaggio è reale e viene descritto minuziosamente e realisticamente con precisione nell’indicazione dei nomi dei vari luoghi.


3) Tempo:

EPOCA STORICA

La vicenda è ambientata nel periodo del secondo dopoguerra, dall’epoca immediatamente successiva all’ultimo conflitto, fino ai primi anni ‘50

DURATA COMPLESSIVA

La vicenda non ha una durata precisa, ma si arguisce che copre all’incirca l’arco di cinque anni, dall’adolescenza del Riccetto, fino alla sua gioventù.

RIFLESSIONE SUI RAPPORTI TRA TEMPO REALE E TEMPO NARRATIVO

Il tempo narrativo si restringe ad alcuni episodi ritenuti significativi ed esemplari di un certo modo di vivere. Si riscontrano quindi ellissi temporali e talvolta flashback. Il tempo non ha un’indicazione precisa e resta per lo più indeterminato. Alcuni momenti di vita vengono dilatati, rispetto alla realtà, altri vengono soppressi.


4) Personaggi:

IL RICCETTO.

La vita, sempre trascorsa per strada ha indurito il ragazzo, facendolo crescere prima del tempo       nei modi e nei comportamenti, rendendolo furbo e deciso come un uomo esperto e vissuto, senza però fargli perdere un’adesione istintiva alla vita. Il bisogno di tenerezza degli anni più giovanili sembra perdersi nell’episodio finale dove il Riccetto assiste preoccupato alla morte di Genesio, ma ben presto decide di fuggire per evitare guai e pericoli.


Il primo comno Marcello si distingue dagli altri forse perché meno scaltro e più rassegnato alla propria sorte. Quando è in ospedale e sa di dover morire capisce la gravità del proprio male dal pianto dei presenti, non si ribella, ma saluta i suoi comni per l’ultima volta.

Più scaltri ed esperti appaiono Agnolo e il Caciotta, mentre disperato e infine suicida Amerigo.

Alduccio e Begalone appaiono altrettanto furbi quanto sprovveduti e indifesi di fronte alla crudeltà e alle beffe della vita.  


Narratore

Il narratore è esterno alla vicenda narrata e per lo più si astiene dall’esprimere un giudizio, attenendosi ad una rappresentazione visiva e realistica dei fatti.


Principali temi trattati:

Il libro più che come un romanzo si presenta come un’analisi sociale della condizione in cui vivono i ragazzi delle borgate di Roma. Certamente dietro il racconto si nasconde una denuncia della situazione di miseria in cui è lasciata vivere una parte della popolazione.

Ciò che accomuna questi ragazzi sempre protesi alla ricerca del denaro, che consenta una giornata di piacere e di soddisfazione, è il fatto di essere dei vinti: ogni volta che riescono ad ottenere la grana vengono regolarmente, derubati di tutto. Il meccanismo del racconto è basato sul rapporto tra rubare- essere derubato, da cui scatta il desiderio di un recupero per pareggiare la perdita.



Fra i ragazzi esiste una solidarietà e un aiuto reciproco, talvolta è il loro bisogno di una comunicazione e di un incontro umano che determina la loro sconfitta. Nel corso del romanzo, però Riccetto nonostante continui ad arrotondare lo stipendio con le truffe, avverte l’esigenza di un lavoro più regolare: è così che, dopo essersi fidanzato diventa aiutante di un pescivendolo.

E’ sempre presente nei ragazzi l’ambizione di uscire dal loro mondo e la determinazione a lottare nella vita con tutti i mezzi contro la miseria, la fame e la malattia.

Un istinto vitale li induce ad affrontare con allegria i problemi e a reagire ad ogni sconfitta subita.

L’asprezza della vita, però, indurisce i loro caratteri e, se inizialmente si può rinvenire un bisogno di dolcezza, nel finale si trova una reazione egoistica, segno di una chiusura del senso umano. 


7) Struttura sintattica:

La sintassi è piuttosto semplice, generalmente paratattica, a imitazione del linguaggio parlato. Spesso vengono riportati dei dialoghi costituiti per lo più da brevi frasi o da battute.

“Se ne stettero lì fin tardi, distesi con la testa sui calzoncini, intostati dalla polvere, e dal sudore: tanto chi glielo faceva fare lo sforzo d’andarsene.”


8) Lessico:

Il lessico è costituito dal gergo in uso tra i giovani del sottoproletariato romano.

“Che se famo n’altra làllera?” “ Che te va l’acqua pell’orto?” “ AAA . coso, se ne volemo    annà”.

Solo nelle parti narrative il lessico è più complesso e costituito dall’italiano corrente

“S’arrampicò scivolando e aggrappandosi ai monconi dei cespugli su per lo scoscendimento coperto di povere e di sterpi bruciati, fu in cima, e senza guardarsi indietro, imboccò il ponte.”


9) Stile:

Lo stile è incisivo, vuole accentuare gli aspetti più crudi, amari e talvolta anche repellenti della vita. A tratti è comico, solo raramente patetico, per lo più drammatico.      


10) Osservazioni personali:

Il libro non mi è piaciuto perché mi sembra troppo uniforme e ripetitivo nel racconto; di conseguenza dove non vi sono episodi salienti, la lettura risulta noiosa.

Vi è inoltre in Pasolini la tendenza quasi morbosa ad accentuare gli aspetti più crudi, talvolta disgustosi della vita. I personaggi non riescono ad avere una vera e propria fisionomia umana, ma rappresentano dei tipi generici e si assomigliano un po’ tutti l’uno all’altro.

L’assenza di una trama precisa inoltre, a mio parere, fa sì che il libro non riesca ad avvincere il             lettore. Solo alcune parti come ad esempio la conclusione appaiono significative e catturano l’attenzione.


CITAZIONE:

Ce n’erano tante di rondinelle, che volavano rasente i muraglioni, sotto gli archi del ponte, sul fiume aperto, sfiorando l’acqua con il petto. La corrente aveva ritrascinato un poco la barca indietro, e si vide infatti ch’era proprio una rondinella che stava affogando. Sbatteva le ali, zompava. Il Riccetto era ginocchioni sull’orlo della barca, tutto proteso in avanti. <<A stronzo, nun vedi che ce fai rovescià?>> gli disse Agnolo. <<An vedi,>> gridava il Riccetto, <<affoga!>> [ . ] Poi senza dire niente si buttò in acqua e cominciò a nuotare verso di lei. Gli altri si misero a gridargli dietro e a ridere: ma quello dei remi continuava a remare contro corrente, dalla parte opposta. Il Riccetto s’allontanava, trascinato forte dall’acqua: lo videro che rimpiccioliva, che arrivava a bracciate fino alla rondine, sullo specchio d’acqua stagnante, e che tentava d’acchiapparla. << A Riccettooo, >> gridava Marcello con quanto fiato aveva in gola, << Perché nun la piji? >> Il Riccetto dovette sentirlo perché si udì appena la sua voce che gridava: << Me pùncica!>> << Li mortacci tua,>> gridò ridendo Marcello. Il Riccetto cercava di acchiappare la rondine che gli scappava sbattendo le ali e tutti e due ormai erano trascinati verso il pilone dalla corrente che lì sotto si faceva forte e piena di mulinelli << A Riccetto, >> gridarono i comni dalla barca, << E lassala perde!>> Ma in quel momento il Riccetto s’era deciso ad acchiapparla e nuotava con una mano verso la riva. << Tornamo indietro daje,>> disse Marcello a quello che remava. Girarono. Il Riccetto li aspettava seduto sull’erba sporca della riva con la rondine tra le mani [ . ] Ci volle poco perché s’asciugasse : dopo cinque minuti era là che rivolava tra le comne sopra i Tevere e il Riccetto ormai non la distingueva più dalle altre.



Ho citato questo brano perché credo che sia uno dei più significativi, per capire come il protagonista non ancora indurito dalla vita mostri il suo lato più generoso.


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