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Salvatore Quasimodo

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Salvatore Quasimodo


Trascorse la giovinezza in Sicilia, seguendo gli spostamenti del padre ferroviere. Non ultimò gli studi di ingegneria per difficoltà economiche della famiglia e si impegnò al Genio Civile. Intanto coltivava la passione per la poesia e nel 1930 pubblicò la sua prima raccolta, Acque e terre, a cui seguirono molte altre. Accanto all' opera poetica appare assai rilevante la sua attività di traduttore, soprattutto dei lirici greci, ma anche di Omero,

Virgilio e Cattullo, da molti considerata il momento più alto della sua produzione. Nel 1959 Quasimodo fu insignito del premio Nobel per la letteratura.


Come già abbiamo osservato nelle Pagine di letteratura, in Italia, negli anni compresi tra le due guerre mondiali, si affermò un movimento letterario, l'ermetismo, caratterizzato dalla difficile comprensione dei suoi testi, a causa delle innovazioni apportate al linguaggio tradizionale (<<ermetico>> significa appunto <<oscuro>>, <<incomprensibile>> e questo aggettivo, coniato dai critici del movimento stesso, ne diviene la definizione ufficiale).



Salvatore Quasimodo è da considerarsi tra i maggiori rappresentanti dell' ermetismo, per aver voluto restituire alla parola la sua carica espressiva, una parola pura in cui l'attenzione è rivolta al singolo termine e al suo valore ritmico: ne scaturisce una poesia essenziale, libera più che mai da regole metriche e dai collegamenti sintattici, espressione delle vibrazioni e delle intenzioni dell' animo del poeta, spesso sgomento di fronte alla complessa realtà contemporanea.

La geografia della lirica di Quasimodo è l'isola nativa, la Sicilia non tuttavia la Sicilia reale, ma quella mitica (o forse soltanto quella del ricordo dell'infanzia?), una Sicilia di alberi e di acque, in cui appaiono visioni meno aspre  di quelle del presente.

Dall'idealizzazione dell'isola natale come luogo di un'esistenza felice e incontaminata, il poeta viene aprendo il suo orizzonte a tutti i problemi umani, diventando consapevole della pochezza dell' uomo rispetto al cosmo infinito e allo scorrere della vita. Nei versi del secondo dopoguerra, si avverte un mutamento significativo: Quasimodo aderisce ai temi politici della Resistenza con generoso impegno di poeta civile, cercando un dialogo con il mondo e con gli uomini sulla scia delle nuove problematiche sociali.

<<La posizione del poeta>> afferma lo stesso Quasimodo <<non può essere passiva nella società, perché con la poesia si può attivare al cuore degli uomini e indurli alla riflessione per cambiare il mondo>>



Ride la gazza nera sugli aranci

Forse è un segno vero della vita:

intorno a me fanciulli con leggeri

moti del capo danzano in un gioco

di cadenze e di voci lungo il prato

della chiesa. Pietà della sera, ombre

riaccese sopra l'erba così verde

bellissime nel fuoco della luna !

memoria vi concedete breve sonno

ora destarvi. Ecco, scroscia il pozzo

per la prima marea. Questa è l'ora;

non più mia, arsi, remoti simulacri.

E tu vento del sud forte di zàgare,

spingi la luna dove nudi dormono

fanciulli, forza il puledro sui campi

umidi d'orme di cavalle, apri

il mare, alza le nuvole dagli alberi:

già l'airone s'avanza verso l'acqua

e fiuta lento il fango tra le spine

ride la gazza, nera sugli aranci.


Il paesaggio è quello del Sud: il vento che profuma di zagare, la gazza nera sugli aranci, il mare.

La memoria va ai ricordi dell' infanzia, e il poeta sente come realtà presente i giochi dei fanciulli sul sagrato della chiesa, le voci. Ma è solo un attimo: e la coscienza che tutto ciò non è ripetibile, perché persone ed eventi non sono ormai che arsi remoti simulacri>>, rende ancora più struggente la nostalgia.


Il poeta rivive le immagini con tanta intensità che non sembrano un ricordo ma reali e presenti. La sera è pietosa generosa perché ridona al poeta i ricordi del passato , riaccende le ombre (dei comni) sul verde tenero dell' erba bellissime nella luce rossastra del plenilunio.

A quei ricordi non è concesso sparire, il poeta chiede che essi si sveglino, diventino vivi. Un'illusione, il poeta sente il rumore familiare del mare e invade i pozzi vicino al litorale. Al ricordo sentito prima come realtà, si accomna ora la consapevolezza che quell' ora non può essere posseduta, i luoghi e i comni solo immagini lontane dal tempo.


Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuore della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.


Una poesia fra le più espressive della lirica moderna.

Un'immagine breve nella quale è tutto il destino dell'uomo, la solitudine, il disperato bisogno di comunicare con gli altri uomini.




Questa poesia esprime, con estrema efficacia, nella sua brevità ed essenzialità, la condizione dell'uomo: egli è solo nel mondo, con tutti i suoi desideri, le speranze e le gioie, ma poi, subito, lo aspettava la morte. Quasimodo ricerca la parola essenziale e suggestiva, caratteristica degli ermetici, che gli permetta di elevare le sue considerazioni personali a riflessioni universali.


Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull'erba dura di ghiaccio, al lamento

d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero

della madre che andava incontro al lio

crocifisso sul palo del telegrafo ?

Alle fronde del salici, per voto,

anche le nostre cetre appese,

oscillavano lievi al triste vento.


A partire dal settembre del 1943, i Tedeschi instaurarono un duro regime di occupazione nell'Italia settentrionale e centrale.

Del senso di disperazione e di smarrimento provocato dallo scempio della guerra e dalla barbarie nazista si è fatto interprete .

Quasimodo che attraverso poche tragiche immagini esprime l'impossibilità dei poeti si comporre ancora versi, di fronte a tanta ferocia.

Con grande sensibilità, Quasimodo fa uso di un'immagine molto suggestiva, presente nel Salmo 137 della Bibbia: i poeti del popolo ebraico, schiavo a Babilonia, si rifiutarono di cantare per i loro oppressori e appendono i rami dei salici le crete con cui erano soliti accomnare i loro versi


Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga

con le ali maligne, le meridiane di morte,

- t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche

alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,

Con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all'altro fratello:

<<Andiamo ai campi>>. E quell'eco fredda, tenace,

è giunta fino te dentro la tua giornata.

Dimenticate, o li le nuvole di sangue

salite dalla terra, dimenticate i padri

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore


L'uomo del nostro secolo è pervenuto in ogni campo a progressi che hanno migliorato la qualità della sua vita. Non sono mutate però la crudeltà e la barbarie che ancora lo spingono all'aggressione dei suoi simili.

L'eco delle parole del Caino, uccisore del proprio fratello, si prolunga nel fragore di morte sempre più perfetti. Salvatore Quasimodo esorta i li a dimenticare i padri, lasciano che le loro tombe affondino nella cenere

L'immagine conclusiva delle tombe affondate nella cenere degli uccelli neri del vento è estremamente cupa.








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