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Sara Giovannoni - Scheda di lettura del libro: “Antichrista” di Amélie Nothomb



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Sara Giovannoni

Scheda di lettura del libro: “Antichrista” di Amélie Nothomb




Blanche, la protagonista e voce narrante del romanzo, è una ragazza belga di sedici anni che frequenta l’università. E’ un’adolescente insicura, solitaria e introversa: trascorre le sue giornate in camera sua, studiando, fantasticando e divorando libri. Vive chiusa nel proprio mondo interiore, e tutto ciò che è esterno la spaventa: non ha mai avuto né un’amica, né un ragazzo, non ha assolutamente autostima e crede che gli altri la considerino invisibile.

Cerca di convincersi di poter bastare a se stessa, ma i rapporti con gli altri le mancano. Dice: “Ero sempre stata sola, e non mi sarebbe dispiaciuto se fosse stata una mia scelta. Ma non lo era mai stata. Sognavo l’integrazione, anche solo per poi concedermi il lusso della disintegrazione. [ . ] Se solo avessi potuto vivere una qualsiasi forma d’amore! Qualcuno mi aveva amata? Avevo mai incontrato sulla mia strada un bambino o un adulto che mi avesse fatto provare l’incredibile elezione dell’amore? Per quanto le avessi desiderate, non avevo mai vissuto le amicizie grandiose delle ragazzine di dieci anni; al liceo, non avevo mai attirato l’attenzione appassionata di un professore. Non avevo mai visto accendersi per me, negli occhi di un altro, l’unica fiamma che ci consola di vivere”.




Il fatto di essere così distante dai rapporti umani, di farne così poco parte, l’ha portata, quasi, a mitizzarli: la sua concezione di amicizia e di amore è qualcosa di assoluto, di claustrofobicamente intenso. A un approccio diretto alla vita preferisce le storie “filtrate”che le vengono offerte dai suoi libri: teme di scoprirsi, ma in fin dei conti, ciò che trova nella solitudine non le basta.

Così, è come se vivesse su un piano astratto ed incorporeo: ha un pessimo rapporto col proprio fisico perché si sente brutta, troppo magra e insignificante. “Somigliava a un urlo di fame. A quel corpo mai mostrato alla luce del sole, almeno si addiceva il mio nome, Blanche: bianca era quella cosa gracile, bianca come l’arma dallo stesso nome, ma mal affilata e con la parte tagliente rivolta verso l’interno”.

Inoltre, è estremamente pudica: quando Christa, per umiliarla, la fa spogliare, Blanche percepisce questo gesto come una vera e propria violenza, un’intrusione che per lei assume l’aspetto di una tortura.

Con i genitori, come del resto con tutte le altre persone, non ha un rapporto particolarmente intenso; ed essi, da parte loro, non vanno pazzi per questa lia introversa e incapace di intrattenere relazioni. In ogni caso, Blanche è affezionata a loro, e, pur essendo molto gelosa, li ammira per l’affetto sincero che sanno esprimere nei confronti di Christa.

La concezione che la protagonista ha della parola “arcata” descrive molto bene il personaggio: “Non esisteva un’altra parola che avesse lo stesso potere di farmi sognare: conteneva l’arco teso fino a spezzarsi, la freccia, e soprattutto il momento sublime della distensione, lo scagliarsi del tiro attraverso l’aria, la tensione verso l’infinito, e già la sconfitta cavalleresca poiché, malgrado il desiderio dell’arco, la sua portata sarà limitata, misurabile, impulso vitale interrotto in pieno volo. L’arcata ero lo slancio per eccellenza, dalla nascita alla morte, pura energia bruciata nella combustione di un istante.” Ecco, questo rispecchia Blanche perfettamente: il suo potenziale di energia e la sua forza vengono consumate dal disperato fantasticare, e, così come una freccia, dopo aver preso il volo, ricade a terra e comprende la sconfitta subita, Blanche si risveglia dai propri sogni sentendo, d’improvviso, che le manca qualcosa. La sublimazione di un affetto immaginario non può mai essere sufficiente a scaldare un cuore umano, e di questo se ne rende conto.

Anche il suo nome, Blanche, è significativo: esprime la purezza, la timidezza, l’innocenza e la verginità della ragazza.

Christa, invece, è esattamente il suo opposto: la studentessa più carina e brillante della scuola, spigliata e, soprattutto, amata da tutti. Eppure, dietro a quest’apparenza di perfezione, si cela un vampiro assetato dell’energia degli altri, che assorbe facendosi adulare e umiliando le altre persone. Ecco dunque la seconda faccia di Christa, il rovescio della medaglia che Blanche, grottescamente, chiama “Antichrista”: una ura estremamente egoista e narcisista, che approfitta delle debolezze altrui per trarle a proprio vantaggio e spiccare nel confronto. La descrive così: “Avevo diritto a un segreto che Christa, senza saperlo, mi rivelava ogni giorno: il volto di Antichrista, il volto di colei che, ben lontana dal cercare di piacere, mi considerava meno di una nullità. [ . ] Quando entrava una terza persona, la metamorfosi era istantanea e spettacolare. Subito gli occhi si illuminavano, gli angoli della bocca risalivano, i lineamenti prendevano luce e si alleggerivano, subito siva il grugno di Antichrista per lasciar emergere, raffinata, fresca, disponibile, idilliaca, la fanciulla, l’archetipo della pulzella appena sbocciata, al tempo stesso spigliata e fragile, questo ideale inventato dalla civiltà per consolarsi della bruttezza umana. Christa era bella quanto Antichrista era orrenda. Quest’ultimo aggettivo non era affatto un’esagerazione; orrenda era quella maschera di disprezzo che mi riservava, e orrendo il suo significato: tu non sei niente, non mi meriti, considerati fortunata se in società puoi farmi da spalla e da zerbino”.



Tra i personaggi del libro è solamente con Blanche che Christa si comporta apertamente in questo modo, e trasforma la vita della ragazza in un vero e proprio inferno. Ciò che è riuscita a trovare è il terreno ideale per i suoi scopi: una persona solitaria ed emotivamente fragile, che non ha la forza di reagire e le è completamente succube.

Eppure, mi sembra che in questo suo modo di comportarsi ci sia anche dell’ingenuità: non so se Christa si renda pienamente conto delle conseguenze delle sue azioni, e forse questo suo bisogno di apparire nasce da un’insicurezza di fondo, dalla paura di non essere all’altezza delle proprie aspettative; per questo cerca continuamente delle conferme.

Ed ecco che i due personaggi si incontrano: Blanche e Christa sono diametralmente opposte, quasi l’una il completamento dell’altra. E, come è noto, gli opposti si attraggono. Se da un lato Blanche ha disperatamente bisogno di qualcuno che la faccia uscire dal proprio guscio e che la “inizi” alla vita sociale, Christa vuole qualcuno su cui esercitare la propria autorità.

Inizia così un rapporto distruttivo per entrambe, ed in particolare per Blanche: Christa si appropria sempre di più del suo mondo, a cominciare dai genitori, che la invitano a trasferirsi da loro, ignorando le proteste della lia. Impossessandosi dunque della sua camera, sottrae a Blanche anche i rari momenti in cui trovava la pace: il mondo fantastico in cui entrava quando si immergeva nella lettura. E tutto continua in un crescendo di umiliazioni e frustrazione: Christa non perde occasione per umiliarla, la mette in ombra agli occhi dei genitori, cerca di rovinare ogni suo momento di effimera felicità.

Blanche vive la situazione come insostenibile, ma, nonostante tutto, l’illusione di poter avere un’amica è più forte delle sue paure. Così, per diversi mesi sopporta in silenzio, combattuta tra la volontà di ribellarsi alla “carnefice” e quella di colpevolizzarsi per la propria inettitudine. Da un lato, infatti, ammira Christa: ne invidia l’allegria, la facilità di parola, l’intelligenza e il fatto che sia sempre apprezzata da tutti.

Ma, dopo l’ennesima angheria, Blanche decide di reagire e dimostra ai genitori che tutto quello che la ragazza aveva raccontato sul proprio conto era falso. Essi rimangono fortemente delusi e si sentono traditi per l’affetto che avevano riposto in Christa, la quale, sentendo le loro accuse, decide di andarsene da casa di Blanche. Tuttavia inizia così una lunga spirale distruttiva in cui lei, nel tentativo di nuocere il più possibile alla famiglia da cui si sente umiliata, trascina persino se stessa nella rovina. Comincia a far girare voci terribili sul loro conto, tanto che spesso all’università Blanche viene insultata dai ragazzi. La protagonista riesce però a prendersi una rivincita: arrivata in ritardo ad una lezione, trova Christa occupata a intrattenere gli altri studenti facendo insinuazioni su di lei, ma, con sorpresa di tutti, si avvicina e bacia la sua aguzzina. Nel compiere questo gesto è come se Blanche si prendesse gioco della reputazione di poco di buono che Christa le ha affibbiato e gliela rinfacciasse, mostrandole che per lei non ha importanza quello che gli altri possono pensare, e gliela ritorcesse contro: Christa infatti non oppone alcuna resistenza. L’umiliazione subita quando i genitori di Blanche si rendono conto che lei non era quello che avrebbe voluto far credere, forse, era talmente bruciante da farle cercare l’autodistruzione. E coinvolgere nella rovina anche i fautori della sua sconfitta.



La giovane non ha più il coraggio di presentarsi all’università, e finalmente Blanche riesce estrometterla dal proprio mondo. Eppure, quando tutto sembra essersi ormai concluso, ecco che si ritrova, davanti allo specchio, a fare gli esercizi che le aveva prescritto Christa: Blanche non è ancora riuscita ad eliminarla da sé, e, inconsciamente, sente ancora il bisogno di imitarla per sentirsi importante. Dunque, nonostante Blanche cercasse di convincersi che tutto quello che era successo non l’avesse realmente cambiata, è evidente come invece la vicenda l’avesse segnata profondamente, e chi aveva vinto, di fatto, non era stata Blanche ma Christa, che, come un parassita, era riuscita a piantare il proprio seme.


La vicenda, spesso, viene deformata dalla prospettiva della protagonista: potrebbe essere attribuibile anche alla brevità del romanzo, ma credo che la scarsa verosimiglianza della narrazione sia causata da questo. In certi punti, infatti, emerge una visione della realtà del tutto soggettiva: Blanche si sente sgraziata, ma, se fosse davvero così inguardabile, di certo alle feste tutti i ragazzi l’avrebbero ignorata; i genitori probabilmente non sono così stregati da Christa come Blanche crede, e, essendone gelosa, li vede completamente in balìa di quella ragazza che vede come la sua torturatrice; si sente invisibile, ma è chiaramente lei a temere gli altri, preferendo mantenere un ruolo da vittima piuttosto che affrontare la situazione.


Il tema centrale del racconto è la perversità morbosa di alcuni rapporti umani, ed in particolare di ciò che si definisce amicizia: spesso infatti, anche se in forma meno vistosa, si creano dei legami di dipendenza in cui, contrapposti, ci sono due ruoli ben distinti: chi predomina e chi subisce. Sono indubbiamente dei meccanismi inconsci, ma molto presenti in quasi tutte le relazioni.


Nel romanzo ci sono diversi toni narrativi: comico, tragico, lirico. C’è una comicità affine al grottesco in molte descrizioni di Christa: nel ritrarne l’ingenuo narcisismo, l’arroganza, nei dialoghi con i genitori di Blanche. Non saprei definire, però, se si tratti di una comicità voluta o di un effetto provocato dalla surrealità delle situazioni.

Nel raccontare la condizione di Blanche e la sua solitudine, invece, il tono è tragico: con dolorose e claustrofobiche pennellate vengono dipinte le scene delle notti insonni, dei maltrattamenti da parte di Christa, dell’angoscia. A mio parere, questo aspetto è il meglio riuscito del libro: trasmette realmente l’inquietudine della protagonista.

Si trova uno stile lirico, invece, nelle riflessioni di Blanche, quando lei annota i propri pensieri: “Sono di quelli che amano e non di quelli che odiano, dichiara l'Antigone di Sofocle. Niente di più bello è mai stato detto'.







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