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TEORICI DEL ROMANTICISMO - L’origine del termine, I fratelli Schlegel e il “gruppo di Jena”

TEORICI DEL ROMANTICISMO - L’origine del termine, I fratelli Schlegel e il “gruppo di Jena”
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TEORICI DEL ROMANTICISMO


L’origine del termine

Sul finire del Seicento in Inghilterra, l’aggettivo “romantic” indica negativamente il carattere fantastico e inverosimile dei “romances”, ovvero della narrativa che ha per argomento temi meravigliosi e fantastici, come nei romanzi cavallereschi medievali.

Con il Settecento, il termine “romantic”, passa a designare con accezione positiva, non solo le fantasie dei romanzi, ma anche gli aspetti malinconici e selvaggi del mondo naturale che danno sfondo a queste fantasie.

Con l’intervento dello scrittore Joseph Herder, il termine cambia nuovamente significato: egli definisce “romantica” la poesia medievale; questa concezione sarà una delle maggiori eredità che lo scrittore lascerà del Romanticismo, soprattutto nelle interpretazioni nazionalistiche e risorgimentali. L’antica lirica medievali è infatti per lui romantica, poiché è un prodotto spontaneo dello spirito popolare. I fratelli Schlegel alla fine del Settecento, recupereranno in parte, nella loro definizione di romantico, la teoria di Herder. Nell’800 il termine “romantico” verrà infatti utilizzato per designare il rapporto intimo e coerente che la letteratura del nuovo secolo vuole instaurare con le radici medievali della cultura europea, rinnegango provvisoriamente la relazione con la classicità (in particolare quella latina)




I fratelli Schlegel e il “gruppo di Jena

Il gruppo di giovani letterati tedeschi che tra la fine del 700 e l’inizio dell’800 dà consistenza teorica e formale al nuovo movimento romantico, è animato da due ure di intellettuali: i fratelli August Wilhelm (1767-l845) e Friedrich Schlegel (1772-l829), nati ad Hannover. Studiano entrambi filologia classica per poi trasferirsi con le famiglie a Jena, frequentata anche da Goethe, Fichte e Novalis.

Nel 1798 i due fratelli danno vita alla rivista “Athenaum (1798-l800), destinata a diventare l’organo fondamentale del primo Romanticismo. La rivista non voleva avere inizialmente un carattere romantico, ma voleva riunire in questa tutto ciò che mirasse a formare una cultura. Il primo numero della rivista esce nel maggio del 1798 ed era quasi completamente dedicato agli scritti filologici di August Willhelm; chiudeva poi il fascicolo una raccolta di aforismi di Novalis. Dal secondo numero, la rivista assunse un carattere più spiccatamente innovativo e teorico: nei suoi soli due anni di vita, essa ospitò gli interventi critici e gli scritti letterari e poetici di tutto il movimento (non solo i testi di Friedrich, ma anche gli Inni alla Notte di Novalis).

Nell’estate del 1798, tutti i giovani intellettuali preromantici si ritrovano insieme per studiare le opere della famosa Galleria d’arte di Dresda: la prima riunione del “gruppo di Jena” è composta dai due fratelli Schlegel, da Novalis, Fichte, Schelling e Von Tieck.

I due fratelli tra il 1801 e il 1804 pubblicano la “Lezioni sulla letteratura e le belle arti”, in cui sviluppano le tamatiche del nascente Romanticismo.



“I frammenti critici”, pubblicati sull’ “Athenaum” contengono sottoforma di aforisma o paradosso tutti i nodi fondamentali della poesia romantica. I frammenti non intendono presentare i criteri di una poesia e di un’arte slegata dalla razionalità illuminista, ma anche dare espressione allo “spirito del popolo” di cui per primo aveva parlato Herder. Il Romanticismo procede a liquidare l’esperienza del classicismo letterario, considerandolo come un ostacolo alla libera espressione spirituale e lontano dalla sensibilità del nuovo tempo. Il fine dell’arte romantica non è infatti il “bello” e la nuova poesia non avrà nessuno scopo pratico, ne si porrà obiettivi pedagogici (diverso classicismo ed illuminismo). L’arte romantica è infatti fine a se stessa. I romantici non cancellavano tuttavia la poesia classica: ne prendevano invece spunto, in quanto credevano di poter ritrovare nella poesia di culture lontane quei valori di immediatezza, ingenuità e verità che le civiltà successive avrebbero in parte perso di vista.

Per i romantici la distinzione tra poesia e prosa non può essere troppo netta: le opere narrative devono infatti sapersi assumere la carica lirica tipica della poesia e viceversa. (la mistione di prosa e versi è sperimentata da Novalis negli “Inni alla notte”). L’opera romantica per eccellenza secondo Friedrich Schlegel è il romanzo, in quanto unico genere letterario in grado di contenere in se la globalità e l’esperienza umana.

Per i teorici del Romanticismo l’ironia è uno strumento fondamentale: non va intesa come una semplice ura retorica tramite la quale si sostiene il contrario di quello che si pensa, ma come un atteggiamento che rende capace il poeta di leggere al di là delle apparenze e pronto a comunicare al lettore questa sua consapevolezza.






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