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UMANESIMO



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UMANESIMO


Nel Trecento la crisi interna delle istituzioni comunali, conseguente anche all’eccessiva frammentazione del territorio italiano in una miriade di piccoli potentati, portò ad un primo processo di aggregazione con l’avvento delle Signorie regionali. Nel corso del Quattrocento, la situazione andò evolvendosi con la trasformazione delle Signorie più importanti in veri Principati, segnati dall’avvento al governo cittadino di alcune famiglie che consolidarono il loro potere locale (Visconti, Sforza, Medici). Tutta la storia di questo periodo ruotò intorno a cinque stati (Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli).Dopo un periodo di guerre, ne seguì uno relativamente pacifico, a cui contribuì notevolmente Firenze. Sotto Lorenzo il Magnifico, infatti, Firenze conquistò una posizione importante negli equilibri politici della penisola, diventando il centro culturale più importante e più ricco di letterati ed artisti. E’ in questo periodo che ormai il Signore si circonda di intellettuali, ai quali offre protezione e sicurezza economica in cambio di servigi politici e diplomatici. Il mecenatismo, nome che viene dato a questo “ processo “, incoraggiò e promosse la nuova cultura, offrendo anche gli strumenti necessari al suo sviluppo, quali biblioteche, raccolte di opere costose, occasioni di incontri e scambi culturali. A questo rapporto con il potere, però, sicuramente sono legati dei limiti, perché l’artista è in funzione di una politica di prestigio per il signore e della sua casata, ed offre quindi un’opera priva di impegno civile; inoltre il pubblico a cui è dedicata l’opera è sempre ristretto a coloro in grado di cogliere la raffinatezza dello stile dell’opera stessa. Oltre la corte, in questo periodo ci sono altri centri di sviluppo della cultura, come le scuole, le accademie e tutte le biblioteche che si formarono nel corso del secolo: erano finalmente un’istituzione pubblica, aperta al maggior numero di studiosi. E visto che il bisogno di mettere in circolazione un numero maggiore di libri per un pubblico che si faceva sempre più ampio, cominciarono a nascere delle vere e proprio botteghe per la produzione di numerose copie, nelle quali nasce la nuova ura del libraio. Ma la scoperta che fece veramente crollare il prezzo dei libri, fu la stampa, grazie alla quale aumenta il numero dei lettori, sia colto che popolare; il libro, inoltre, ormai diventa lo strumento più usato di insegnamento, e non è più soggetto a errori di copia. Così a partire dalla fine del ‘300 iniziò in Italia, con l’Umanesimo, una delle più grandi rivoluzioni culturali della storia. Il termine Umanesimo designa infatti questo vasto processo di rinnovamento culturale che dall’Italia si allargò in tutti i paesi dell’Europa occidentale e orientale. Alla base della formazione intellettuale “ umanistica” sta il predominio della cultura classica dell’antichità greca e romana. Anche nel Medioevo erano presenti alcune caratteristiche della cultura classica, ma di questa gli eruditi avevano preso solamente quello che si accordava alla visione cristiana del mondo. In questo periodo, invece, la cultura classica divenne un modello di vita, e il principio di imitazione divenne perciò il canone fondamentale della poetica umanistica. Per imitazione però non s’intende pura e semplice riproduzione e copia dello stile degli scrittori latini e greci, ma essa doveva portare alla somiglianza tra i due stili. Soprattutto l’opera di Cicerone divenne il modello cui guardarono gli umanisti, sia per la maturità della sua lingua e l’eccellenza del suo stile, sia per i caratteri e i contenuti dei suoi scritti, considerati esempi di quella fusione di eloquenza e sapienza che costituiva l’ideale degli umanisti. Ma contrapposti ai cosiddetti “ ciceroniani”, troviamo i “ modernisti “ che propongono un uso libero del latino, e non l’imitazione di un modella già esistente. Infatti, dalla convinzione che nelle opere dell’antichità fosse depositata una sapienza e una somma di conoscenze fondamentali per lo sviluppo delle capacità dell’uomo in tutti i campi delle sue attività, derivò il tipico interesse degli umanisti a recuperare e a mettere in circolazione un numero sempre maggiore di opere classiche. Un tale compito richiedeva un complesso lavoro: dalla trascrizione corretta dei testi, al confronto dei vari codici rinvenuti per la ricerca della versione più attendibile e della lettura migliore, alla traduzione delle opere greche, la cui conoscenza fu una delle acquisizioni fondamentali dell’Umanesimo. Questo fu il compito di quella disciplina tipicamente umanistica che fu la filologia. Questa caccia agli autori antichi fu la conseguenza della maturazione di una nuova sensibilità, cui già Petrarca aveva dato espressione nelle sue opere poetiche e nella prosa. Per il poeta era necessario un ritorno allo studio degli autori antichi, dai quali imparare non solo modelli di stile e eleganza, ma anche esempi di virtù morale. Nel mondo classico la ura dell’uomo sta al centro del mondo: egli, credendo fondamentale la vita terrena, và alla continua ricerca di gloria e fama, sperando di essere ricordato dai posteri per il proprio operato, e quindi in un certo senso sopravvivere. Infatti,già dai primi umanisti l’uomo è visto come protagonista della propria vita, autore del proprio destino.





COLUCCIO SALUTATI- scopritore di testi classici,come le Familiares di Cicerone, autore di numerosi trattati, Salutati va ricordato anche per la ricca produzione epistolare. Nella sua opera egli anticipa le tematiche dell’Umanesimo, ponendo la virtù al di sopra della fortuna, e la volontà umana come dominatrice del caso. Nelle sue lettere dà testimonianza dell’appassionata ricerca dei codici contenenti le opere dei classici.


POGGIO BRACCIOLINI – Produzione in latino. Privilegia il genere epistolare







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