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Ferdinand de Saussure, Louis Trolle Hjelmslev, Noam Chomsky



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Ferdinand de Saussure

Louis Trolle Hjelmslev

Noam Chomsky







Ferdinand de Saussure nel suo "Corso", edito postumo, introduce elementi nuovi che porteranno alla nascita di una linguistica strutturalista, distinta da quella ativa e da quella dei neogrammatici.

I concetti fondamentali sono langue e parole, significato e significante, diacronia e sincronia, paradigmatico e sintagmatico.



Analizziamoli:

la langue è il sistema lingua in tutta la sua interezza e complessità; per studiarla bisogna risalire alla sua storia e alla sua struttura;

la parole è ogni atto linguistico individuale che comprende anche la fonazione.

Parole e langue sono legati in quanto la parole spiega il funzionamento e la struttura della langue.

Saussure introduce il concetto (centrale nella sua analisi) di segno linguistico, inteso come unione di concetto e immagine acustica. Successivamente chiama significato il concetto (l'idea di albero ad esempio) e significante l'immagine acustica (la parola "albero"). Il rapporto tra significante e significato è arbitrario, quindi lo stesso segno linguistico è arbitrario.

Altra idea innovativa del linguista ginevrino è il concetto sincronia-diacronia.

Le entità della ricerca linguistica si collocano su due assi rispetto :

all'asse della sincronia (o simultaneità), per capire la funzione, in una data lingua, di un elemento linguistico in rapporto con altri;

all'asse della diacronia (o successione), per capire da cosa viene e cosa diventerà un elemento linguistico.

Pertanto, Saussure individua due discipline nettamente separate. 1) una linguistica sincronica che analizza lo stato della lingua nel suo organizzarsi sistematico e simultaneo; 2) una linguistica diacronica che studia l'evoluzione della lingua e ne rileva sostituzioni e differenze avvenute nel tempo.

L'analisi linguistica viene condotta, inoltre, dal punto di vista pancronico (o delle leggi universali) che cerca di farci vedere le relazioni tra un elemento linguistico e la natura universale del linguaggio.

I rapporti e le differenze tra i segni linguistici si articolano rispetto a due assi : 1) asse sintagmatico, secondo il quale il valore di ogni singolo segno è stabilito dalla relazione con il segno che lo precede e/o lo segue; 2) asse paradigmatico, secondo il quale i suoni che possono ire in uno stesso contesto intrattengono tra loro rapporti di tipo associativo, ma sono rapporti "in absentia" : se ne realizziamo uno escludiamo tutti gli altri. Esempio "il, questo" hanno rapporti associativi ma non possiamo dire "il, questo fiore".

Saussure, nel complesso, ha in mente una scienza generale dei segni che chiama semiologia. Essa studia non solo i diversi modi in cui si esprime una cultura, ma anche le diverse forme di cultura in quanto strumenti di comunicazione. Per cui la semiologia considera il linguaggio umano come uno fra i tanti sistemi di segno possibili.  




Louis Trolle Hjelmslev, per quanto riguarda il segno linguistico, elabora un modello teorico a quattro livelli

FORMA

DELL'ESPRESSIONE

SOSTANZA



FORMA



DEL CONTENUTO

SOSTANZA




L'espressione corrisponde al significante e il contenuto al significato;

La novità introdotta dallo studioso danese è la divisione di entrambi i piani dell'espressione e del contenuto in forma e sostanza. Hjelmslev parte dall'osservazione che le lingue danno forma diversa alla stessa potenziale sostanza segnica, sonora o concettuale, e chiama i piani dell'espressione e del contenuto funtivi del segno (cioè che creano il segno). Ciò vuol dire che anche il rapporto forma-sostanza, sia dell'espressione, sia del contenuto, è arbitrario.

E' arbitrario il rapporto tra forma e sostanza dell'espressione (significante).

Ogni lingua, fra tutti i suoni possibili, ne sceglierà solo alcuni per formare le proprie parole.

Esempio. A livello vocalico, il salentino usa cinque vocali toniche, mentre il toscano (italiano) ne usa sette.

E' arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del contenuto (significato).

Ogni lingua ritaglia, in un modo che le è proprio, un certo spazio di significato dando, quindi, a una data forma una data sostanza.

Esempio. I don't know, Je ne sais pas

In queste due frasi la sostanza, il senso, è uguale. Ciò che cambia è la forma.




Noam Chomsky

La nuova teoria linguistica generativa-trasformazionale prende l'avvio da una critica fatta dallo studioso allo strutturalismo. Egli sosteneva, infatti, che allo strutturalismo era sfuggito un problema fondamentale che era quello della creatività del linguaggio. Lo strutturalismo, secondo Chomsky, non sa rispondere alla domanda "com'è che un bambino impara a parlare?".

Chomsky muove dall'ipotesi che i principi della grammatica sono condivisi da tutte le lingue e sono innati per tutti gli esseri umani. Dal suo punto di vista, la capacità di sviluppare e acquisire il linguaggio è innata e questa capacità è sa grazie alla formazione di un organo specifico (contenuto nel cervello). Tale organo conterrebbe tutte le regole della Grammatica Universale.

Rispetto a Leonard Bloomfield (il quale elabora la sua teoria partendo dalla Lingua Esterna), Chomsky mette a punto una teoria che si occupa di Lingua Interna (di seguito chiamata Lingua I), cioè di ciò che una parlante sa sulla lingua e della fonte di tale conoscenza.

La Lingua I tratta il linguaggio come una proprietà interna alla mente umana e non come qualcosa di esterno. Il linguaggio è un sistema rappresentato nella mente dell'individuo.

L'obiettivo delle teorie di Chomsky è esplorare la mente; pertanto la linguistica è lo studio della Lingua I ed è la base a partire dalla quale si raggiunge la conoscenza del linguaggio.

Relativamente alla lingua, Chomsky introduce due nozioni: competenza ed esecuzione.

La competenza è la conoscenza implicita che il parlante ha della propria lingua, mentre l'esecuzione è l'uso reale della lingua in situazioni concrete. La competenza corrisponde alla langue di Saussure e al sistema di Hjelmslev, mentre l'esecuzione corrisponde alla parole e all'uso.

L'uomo, grazie alla competenza, riesce a riconoscere enunciati grammaticali e agrammaticali. Questi due termini non vanno intesi nel senso della grammatica normativa, cioè come sinonimi, rispettivamente, di "corretto" e "sbagliato", bensì in senso descrittivo, come termini equivalenti alle espressioni "ben formato" o "non ben formato".

Il parlante si accorge che le relazioni sintattiche esistono ma non è in grado di spiegarne il motivo. Questo è il compito del linguista.







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