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LEZIONI DEL CORSO DI PSICODIAGNOSTICA - DETERMINANTI FORMALI

LEZIONI DEL CORSO DI PSICODIAGNOSTICA - DETERMINANTI FORMALI


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LEZIONI DEL CORSO

DI

PSICODIAGNOSTICA






Prof. F. Freilone













ANNO ACCADEMICO 1999/2000



DETERMINANTI FORMALI.




F= riguarda la RAZIONALITA’, intervento della ragione rispetto la realtà.


F+ = buona forma

F- = trascuratezza, mancanza di rigore e controllo, anche deficit intellettivo ( da valutare ).

F = risposte mediocri.


F+% = S F+ + F

Tot F


F+ = 1         F


Serve per l’ESAME DI REALTA’, per valutare la capacità di giudizio critico.


< F+%< F+% < 70 = funzionamento cognitivo.


F+% basso = ci sono problemi = funzionamento psicotico.

F+ = 100% :

Ipercontrollo

Dist depressivi

Personalità ossessive.


K = riguarda la CAPACITA’ INTELLETTIVA, la fluidità dell’intelligenza, la CREATIVITA’, capacità di MENTALIZZARE, attitudine a riflettere, prevedere le conseguenze.


Ideale 3 – 4 K in un protocollo.

ASSENZA K ( o solo K tecnica in TAV. 3 ) = depressione grave. = F+ = 100%.




31/9/99 giovedì h.9-l1 Lezione 1.


PSICODIAGNOSTICA


Prof. Freilone




Test che studieremo: Rorschach, WAIS (per la situazione psichica del paziente), MMPI 2 (utilizza un approccio diverso dal Rorschach), T.A.T ( Test di appercezione tematica).

Questi sono test che si utilizzano nell’età adulta e nell’adolescenza; non ci occuperemo dell’infanzia se non con qualche test grafico: vedremo la triade TEST URA UMANA, TEST ALBERO E TEST FAMIGLIA. Per i test grafici è importante metterne insieme più di uno.

E.P.G.= quest’anno saranno sganciate dal corso. Per fiscalizzarle occorrerà un lavoro individualizzato che si terrà durante il corso delle E.P.G. stesse.

TESTI= 4 fondamentali, 2 monografici*.

LA PRATICA DEL RORSCHACH. Nina Ransch De Tranbenberg.

Testo non facilissimo ma facilitato dalle lezioni. E’ molto bello ma forse mancano gli aspetti più moderni e la situazione italiana. Tuttavia, si può integrare qualche parte col testo di PASSI TOGNAZZO.

ELEMENTI DI PSICOPATOLOGIA CLINICA E PSICODIAGNOSTICA. Valente Torre, Freilone.Impostazione di base della psicopatologia per avere un’ossatura pensata ai fini dell’esame di Stato. C’è una parte farmacologica che non verrà chiesta all’esame in modo particolare.

PERCORSI IN PSICODIAGNOSTICA. Freilone, Valente Torre.

Sono vari articoli: importante quello sul WAIS. Su questo può essere utile approfondire l’altro testo di consultazione.

PSICOLOGIA CLINICA. Lis= Cap. 5, 6, 7 (par. 1 e 9), 8, 9.

E’ un po’ bruttino ma in Italia non c’è altro sugli strumenti psicodiagnostici dei test. Questo libro non è da fare tutto (i moduli verranno comunicati). Magari negli eventuali seminari verrà approfondito qualche test di questo libro.


*IMPORTANTE! CHI SEGUE LE LEZIONI PUO’ PORTARE SOLO UN LIBRO DI APPROFONDIMENTO.


ESAME= scritto e orale sono sugli stessi testi. Lo scritto non verte però sui testi 1e 4.




DIAGNOSI



DIAGNOSI è un termine che ha suscitato notevoli dibattiti.

1° ASPETTO= è da considerarsi un MOMENTO FONDAMENTALE dell’INCONTRO COL PAZIENTE.                    

2° ASPETTO= è a livello ETICO: il paziente si reca dallo psicologo clinico per qualche sofferenza; l’aspettativa del paziente è di essere aiutato nel superare la propria sofferenza. La d. è uno STRUMENTO PER CAPIRE COSA HA IL PAZIENTE e per potergli prospettare la POSSIBILITA’ di ALLEVIARE LA PROPRIA SOFFERENZA, secondo la nostra coscienza e il nostro sapere.

3° ASPETTO= RICOPRE UNA VALENZA TERAPEUTICA: non la si deve pensare come una reificazione del paziente ma come un primo momento in cui c’è un incontro e già in qualche modo facciamo un primo intervento terapeutico.


La somministrazione dei test è un momento del processo diagnostico: la diagnosi testologica, quindi è una parte di quella psicologica

Vedremo le problematiche della somministrazione di test da parte di un solo psicologo che fa tutto e da parte di chi parcellizza e assegna i test a un collaboratore specialista.


DIAGNOSI è un termine che viene dal greco (dia-gnos) e significa conoscenza del mondo, nel nostro caso, della vita interiore del paziente.

E’ un termine preso dalla medicina. Ci sono tante definizioni:

RACCOLTA DI ELEMENTI E DI INFORMAZIONI CHE RICONDUCONO UN FENOMENO CLINICO ALL’INTERNO DI UN CONTESTO TEORICO DANDO UN’INDICAZIONE PER UNA STRATEGIA TERAPEUTICA E FORNISCONO L’INQUADRAMENTO PROGNOSTICO. (PROGNOSI= come si evolverà la malattia con o senza le cure adeguate).


Non bisogna negare una TEORIA DI RIFERIMENTO (consapevole o inconsapevole) anche per evitare grossolani errori o interventi non etici.

Es. la depressione è in aumento sia come problema psicologico che a livello di diffusione comunicativa. Ma la depressione comprende tante e tali momenti interni, che vanno riconosciuti ed identificati.


Il senso della diagnosi è quello di costruire una terapia, la più ideale possibile, rispetto alla sofferenza che il paziente porta.

La strategia terapeutica ( nel modello medico) porta alla guarigione, cioè all’eliminazione dei sintomi. Nelle situazioni psicologiche, però, non è sempre possibile e il trattamento non sempre porterà a guarigione, cioè all’eliminazione dei sintomi. Nelle situazioni psicologiche, però, non è sempre possibile e il trattamento non sempre porterà a guarigione; ciò non toglie che una parte della terapia non riguardi il prendersi cura del paziente anche se ciò non porterà alla ssa dei sintomi.

Un terapeuta consapevole di questo non avrà troppe delusioni.

Jung in un suo libro racconta di un plotone militare disperso che andrà sicuramente incontro a disfatta, ciononostante i singoli elementi si sostengono anche andando verso la sconfitta.

STARE INSIEME, PRENDERSI CURA= non solo curare i sintomi.


E’ però sempre necessario sapere che esistono , per es. quadri depressivi che reagiscono ottimamente alla terapia farmacologica e saperlo proporre al paziente.

Bisogna cercare di dare un senso (non necessariamente il nostro senso) a quello che accade al paziente per poter andare avanti.

Il CONOSCERE ATTRAVERSO I TEST è come conoscere attraverso una goccia d’ambra: l’ambra è durissima ma può mantenere al suo interno ciò che lì viveva (es. insetti); noi possiamo vedere ciò che c’è dentro l’ambra anche se non possiamo scolpirlo. E’ importante avere visione di ciò che c’è e poter rimandare l’immagine al paziente.

I LIVELLI DI DIAGNOSI possono essere molto diversi:

LIVELLO DESCRITTIVO. Il testo di riferimento mondiale è il DSM IV. La DIAGNOSI DESCRITTIVA si fa mettendo insieme i sintomi che appaiono e che abbiano una certa durata nel tempo per poter effettuare una diagnosi. La psicologia che si occupa di test dovrà avere in mente la diagnosi descrittiva ma deve andare oltre per stabilire la struttura, l’assestment dei sintomi in senso descrittivo. In questo modo ci si avvicinerà di più al livello diagnostico dinamico.

LIVELLO DINAMICO= livello in cui si va al di là dei sintomi manifesti e si cerca di capire cosa sta sotto questi conflitti. Il modello classico è quello FREUDIANO.

In un testo di GABBARD c’è un’immagine: l’approccio descrittivo è la descrizione di una caverna ostruita, della montagna e di quello che c’è intorno, mentre con la descrizione dinamica si va a vedere quello che c’è all’interno della caverna, senza limitarsi all’ingresso. E’ comunque sempre importante capire in cosa consiste l’ostruzione della caverna.

LIVELLO FENOMENOLOGICO= E’ un livello intermedio tra i due precedenti. Esso presuppone un coinvolgimento emotivo col paziente e la possibilità di risuonare empaticamente con questo. E’ il livello diagnostico che ha una dignità essenziale con la nascita della psicopatologia fenomenologica.

A seconda di come noi ci sentiamo rispetto a ciò che il paziente ci porta, possiamo già intuire una diagnosi.

APPROCCIO CONTROTRANSFERALE= reazioni emotive che il paziente ci suscita. Quello che noi viviamo emotivamente di fronte ad una persona, ci rimanda a qualcosa del funzionamento intrapsichico del paziente. Es. 1° colloquio: dopo un po’ mi annoio, mi sento infastidito, domanda: cosa succede? Perché sono infastidita? Cosa accade al paziente perché io mi sento così?


I test costituiscono un momento dell’individuazione psicologica e non sempre vanno soddisfatti o non vanno somministrati in ogni occasione. Bisogna valutare se le nostre capacità facilitano l’approccio con la persona.

Il Rorschach funge da OGGETTO TRANSIZIONALE per il paziente.

L’utilità dei test proiettivi è per quei pazienti laconici, che hanno difficoltà a farci partecipare alla loro vita interiore, emotiva.

Ci può essere un utilizzo anche per una maggiore quantità di informazione in un tempo relativamente breve.


Il TEST DI RORSCHACH è concentrato sulla visione della struttura di personalità della persona: quello che ricaviamo è l’organizzazione profonda della personalità.

Si tratta di una serie di tavole con delle macchie (nei fil si vedono spesso, come si vede spesso il lettino: sono cose che hanno a che hanno colpito l’immaginario collettivo.In fondo la cinematografia percorre delle aree archetipiche). Queste tavole riproducono situazioni in cui c’è uno stimolo che ha caratteristiche di ambiguità e che possono suscitare una serie di risposte da parte del soggetto.

Quando si presentano le tavole accade:

RICOSTRUZIONE PERCETTIVA DELLO STIMOLO AMBIGUO: ognuno di noi le ristrutturerà dal punto di vista percettivo così da avere una risposta da qualcosa che proviene dall’esterno, da una situazione ambigua a cui cerchiamo di dare un senso.

PROCESSO PROIETTIVO implica un processo di proiezione del nostro mondo interno e quindi le nostre capacità di fronteggiare ciò che proviene dal nostro mondo interno.


Due fatti, quindi: RISTRUTTURAZIONE DELL’ESTERNO

PROIEZIONE DELL’INTERNO.


Emerge la necessità di fronteggiare ciò che abbiamo all’interno (es. pulsioni).

Lo scopo è quello di integrare il percetto e il nostro mondo fantasmatico. In questo processo vengono assolti due risultati:

Soddisfare le esigenze della realtà esterna, e contemporaneamente.

Soddisfare le esigenze della nostra realtà interna, per il fatto che c’è qualcosa di proiettivo.


Il Rorschach fa da focus integrativo degli stimoli della realtà e di ciò che proviene dal mondo interno.

Permette, attraverso le risposte, di esaminare tutte le opportunità di integrare gli stimoli oggettivi della realtà col nostro tipo di reazioni.

I DATI che otteniamo ci danno INFORMAZIONI SULLA VITA INTRAPSICHICA DEL PAZIENTE e di quello che ACCADE NEI RAPPORTI INTERPERSONALI, cioè delle immagini di sé del soggetto e delle immagini che il soggetto ha degli oggetti.

Altri aspetti sono le CAPACITA’ RELAZIONALI delle persone in questione, l’ORGANIZZAZIONE e il FUNZIONAMENTO DEL PENSIERO, l’ESAME DI REALTA’ (che è un caposaldo della psicologia clinica), i LIVELLI DELL’ANGOSCIA e dell’ AFFETTIVITA’, i MECCANISMI DI DIFESA, tutte le caratteristiche che riguardano il FUNZIONAMENTO DELL’IO.

E’ una lente d’ingrandimento degli aspetti adattivi ed integrativi del funzionamento dell’ Io.




venerdì h 9-l1 lezione 2



RORSCHACH





Bisogna fare attenzione quando non si può prendere in carico un paziente e lo si invia ad un collega e quando si prende in carico un paziente inviatoci da qualcuno. Soprattutto per i test, bisogna fornire sempre al paziente delle motivazioni chiare e adeguate, anche per evitare di far insorgere nel paziente vissuti di scaricamento o di gravità.


La RESTITUZIONE della diagnosi psicologica è molto delicata: non stiamo dicendo al paziente una cosa che “ha” (vedi diagnosi medica), ma una cosa che lui E’.


Il test di RORSCHACH che oggi viene usato, è lo stesso dal 1921 (come tavole); per la sua lettura si sono sviluppati due metodi:

EUROPEO

Metodo EXNER= è molto complesso; cerca il rigore scientifico attraverso l’utilizzo massiccio e preponderante della statistica. E’ molto diffuso negli USA.


Rorschach era svizzero. Il primo gruppo sul quale costruì il test, era composto pe rla metà da pazienti schizofrenici.

Ora il test è composto da 10 tavole, ma inizialmente il numero era ben maggiore: i risultati più significativi, infine, hanno determinato la scelta e la riduzione del numero.


Tutte le tavole venivano costruite nello stesso modo, con la tecnica della macchia e foglio piegato. La ura è simmetrica e speculare rispetto ad un asse (la piega).


I colori usati sono diversi a seconda delle tavole:

NERO

GRIGIO

ROSSO – NERO

COLORATE (pastello)= 8, 9, 10


La TAVOLA II è nettamente composta da due ure, come la VII.

La TAVOLA III ancora di più.


A.     Tutto quello che il paziente dice e fa (es. prende la tavola in mano, la gira, la lascia sul tavolo) va scritto.

Per guardare e scrivere è più comodo mettersi ad un tavolo accanto al paziente. Bisogna segnare anche l’ora d’inizio e di termine.

B.     La CONSEGNA= Rorschach diceva: “ Che cosa potrebbe essere questo?” Glielo si dice, poi lo si lascia pensare un po’.


Una batteria classica per uno studio diagnostico completo ad una persona adulta è composto da:

Test di RORSCHACH

WAIS

T.A.T.


CHABERT (psicoanalista francese) chiede: “Ora le mostrerò dieci tavole (dice quanto sono): mi dica tutto ciò che le fanno pensare” (libere associazioni).


B’.   Quando sembra opportuno, per mettere il paziente maggiormente a suo agio, si può dire anche che non ci sono risposte “giuste”, o qualcosa di questo genere rassicurante.


C.     Dopo aver terminato di mostrare tutte le dieci tavole, c’è la prova della SCELTA: il paziente deve dire quale tavola gli è più piaciuta e quale gli è piaciuta meno.

D.     Infine c’è l’inchiesta (la vedremo poi).


Questo è ciò che riguarda la somministrazione. Dopo che il paziente se ne è andato si riesamina tutto il materiale raccolto.

Ogni risposta va SIGLATA: per questo bisogna considerare:

LOCALIZZAZIONE= quale area della tavola è stata interpretata?

DETERMINANTE= qual è stato il fattore principale nel determinare la risposta (forma, ecc.)?

CONTENUTO= umano, animale, oggetto, ecc.

BANALITA’= le risposte banali sono quelle date da almeno un terzo delle persone normali.






2/10/99 sabato h. 10-l2 lezione 3



TEMI DELLE TAVOLE DI RORSCHACH



TAVOLA I= tavola di “presentazione” del nostro interlocutore che ci aiuta a rispondere alla domanda: “Chi sei tu che ho

davanti ?”. Alcuni autori ci vedono dei riferimenti alla URA MATERNA O PATERNA.


TAVOLA II= c’è la presenza del “MOSSO”= tema dell’ AGGRESSIVITA’.


TAVOLA III= è la tavola RELAZIONALE per eccellenza. Ci dà informazioni su: il rapporto con sé e il rapporto con gli altri.


TAVOLA IV= tavola legata alla URA PATERNA. A livello psicodinamico è definibile come una “tavola ad istanza

SUPEREGOICA”. Può evocare paura e/o angoscia.


TAVOLA V= tavola della REALTA’ perché l’immagine è molto chiara. Il 90% dei soggetti vede farfalle o pipistrelli.



TAVOLA VI= tavola SESSUALE: è facile vederci elementi sessuali femminili. Se nella risposta non ci sono riferimenti

sessuali possiamo pensare ad una buona integrazione e difese efficaci; se vengono date risposte sessuali crude,

possiamo pensare a pulsioni non ben controllate dalle difese.


TAVOLA VII= tavola MATERNA.


TAVOLA VIII= è la prima tavola colorata. Ci dà informazioni sull’ADATTAMENTO AFFETTIVO: è raro che ci siano

Espressioni di paura, in caso contrario l’indice è indice di difficoltà nei confronti della propria vita affettiva.

E’ anche la tavola della REALTA’ perché sono evidenti i due quadrupedi rossi (visti dall’80% dei soggetti).


TAVOLA IX= è la tavola più DIFFICILE da interpretare: è l’unica che non fornisce risposte banali e i rifiuti sono frequenti.

Ha connotazioni MATERNE.


TAVOLA X= tavola caratterizzata dalla dispersione dei contenuti: ci dà informazioni sulla CAPACITA’ ORGANIZZATIVA

DEL PENSIERO rispetto all’ AFFETTIVITA’ (perché è colorata).





PSICOPATOLOGIA



Da oggi parliamo di DISTURBI DELL’UMORE.

La DEMORALIZZAZIONE è diversa dalla DEPRESSIONE.

La DEMORALIZZAZIONE è legata ad eventi, ha un senso, non tocca gli strati più profondi: si può ripartire ed andare avanti.


Nella DEPRESSIONE la sofferenza è priva di senso, si perde la carica vitale: il corpo è avvertito come pesante, faticoso.







7/10/99 giovedì                                                                                      lezione 4



SIGLATURA RORSCHACH




TIPI DI APPERCEZIONE .


G= quando ad essere interpretata è la macchia nella sua interezza si sigla con G. Quando viene fornita una risposta, ci chiediamo

se interessa tutta la tavola o solo una sua parte. Se non si sa dove applicare la risposta si possono commettere errori.

la risposta può essere semplice quando lo stimolo implica una risposta di superficie (es. pipistrello), oppure organizzata o

combinatoria. Quando si mettono insieme vari elementi di una tavola (es. due angoli che sollevano una donna con le braccia

alzate).


D= (dettaglio) quando è interpretata una sola parte, e non il tutto, e questa parte è abbastanza grande.

Come facciamo ad individuarla? Esistono convenzionalmente degli elenchi di risposte (es. TAV. 2= due gnomi col

cappuccio che ballano = G; due orsi con un cane = D. Se le due macchie rosse vengono interpretate come macchie di

sangue = D). Un dubbio è, per es., se vengono interpretati i due neri e il rosso in basso = verrà comunque siglato con D.


Dbl = (dettaglio bianco) è una risposta che si riferisce al solo dettaglio bianco (es. una lampada, un razzo = Dbl).

Es. un buco nella roccia, oppure (TAV 1) una “maschera per gli occhi” può essere G=Dbl oppure Dbl + D.


Dd = (dettaglio nel dettaglio) riguarda parti della tavola che vengono interpretate molto raramente.

Es. moscerini, costiera= Dd, moscerini che volano su una zolla di terra= Dd=G.


A volte ci sono risposte che poi vengono specificate: sono specificazioni che vanno siglate come G.


Solitamente, in un protocollo, ci si aspetta risposte D e G nella proporzione di: RISPOSTE D= due terzi RISPOSTE G= un terzo.


Do= (dettaglio oligofrenico). OLIGOFRENICO= che ha poca intelligenza; in passato era sinonimo di insufficienza mentale.

Inizialmente Rorschach individua risposte del genere negli insufficienti mentali (in questi la “lampadina” non si è mai

accesa, nei dementi invece, si è accesa e poi si è spenta).

Ora Do si riferisce a risposte di una piccola parte che, generalmente, si interprete con un tutto.

Es. TAV. 3: due teste o due gambe = Do. Il soggetto vede, ad es., le teste riesce ad integrarle col tutto. Questo si interpreta

come inibizione del pensiero. E’ preoccupante, presente in gravi depressioni.

TAV. 5 ali = Do. Noi ci aspettiamo un tutto, mentre la risposta fornitaci è sola una parte che non si riesce ad espandere. Il

Soggetto vede solo, per es., ali, mentre ci aspettiamo un essere alato (pipistrello, farfalla).

TAV. 4= piedi = Do stivali = Do, per alcuni D. C’è un atto cognitivo limitato.


Talvolta può esserci un blocco solo su una certa tavola e non con le altre.

A livello d’inchiesta, si può chiedere alla persona se non vede qualcos’altro, per verificare un eventuale recupero. NON SI SIGLA L’INCHIESTA. Il numero della risposte sono quelle della somministrazione del protocollo, tuttavia, se nell’inchiesta al posto delle teste ( per es.) c’è una risposta più globale, l’interpretazione sarà più benevola.

Si può addirittura suggerire (“ma non vede due persone?”) nell’inchiesta (INCHIESTA PROVA DEI LIMITI) per scoprire definitivamente se le vede o no. Si usa quando nelle TAV. 3, 5, 8  non viene data neanche una risposta banale o addirittura nessuna risposta (RIFIUTO DELLA TAVOLA). Il test dei limiti va utilizzato con cautela perché, avendo suggerito una risposta, nel caso che il test venga risomministrato, il soggetto avrà in mente il suggerimento.


TAV. 3. Se si vedono solo due persone = G anche se non è globale.







PSICOPATOLOGIA




DEPRESSIONE.



L’elemento di partenza è che dietro questo termine possono nascondersi aspetti di malattie molto diverse.

Le DEPRESSIONI GRAVI, O ENDOGENE, sono contrapposte ad un altro grande gruppo, quelle PSICOGENE, nelle quali si può vedere una derivabilità rispetto la struttura di personalità e rispetto agli eventi. Nell’uso clinico, la differenza tra ENDOGENA e PSICOGENA, sono utilizzate come maggiore o minore gravità del disturbo.


DEPRESSIONI ENDOGENE


Si presentano senza eventi significativi che ne determinano l’emergenza; il decorso è episodico, cioè si presentano più volte nella vita del paziente: esordiscono, raggiungono l’acume, si riducono, scompaiono ma poi si ripresentano. Sono devastanti dal punto di vista dell’annichilimento, dello svuotamento doloroso dell’esistenza, col grave rischio di suicidio.

Suicidio e depressione grave vanno di pari passo.


A volte le depressioni sono PSICOTICHE. Ci sono diverse modalità oltre* la depressione si manifestano ALLUCINAZIONI e/o DELIRI (disturbi del pensiero irriducibili ai dati della realtà e rappresentano una specie di falso riconoscimento).

Nelle depressioni gravi esiste una triade delirante:

DELIRIO DI COLPA

DELIRIO DI ROVINA O PERDITA ECONOMICA

DELIRIO IPOCONDRIACO O CORPOREO.

La trasformazione delirante dell’esistenza depressiva è qualcosa di grave. La persona depressa ha dei sentimenti di COLPA per non riuscire a portare avanti il normale lavoro dell’esistenza, oppure perché mancano i sentimenti = SENTIMENTI DI MANCANZA DEL SENTIMENTO: quelli che erano i sentimenti che normalmente si provavano, non si provano più; di questo il paziente si rende conto e si sente in colpa: è una colpa derivabile. A volte c’è una colpa ontologica: sono in colpa per la mia esistenza.

C’è anche uno STRAVOLGIMENTO DEPRESSIVO DEI RICORDI ( es. dell’uomo che ricorda un episodio di quarant’anni prima su un treno: aveva appoggiato la sua gamba a quella di una ragazza e ora si sente in colpa per quel gesto e per le “tremende” conseguenze che implicava). Questi ricordi vengono ripresi, rielaborati alla luce di questi deliri di colpa.

Non è un delirio il rendersi conto di qualcosa: nel delirio non c’è consapevolezza (es. macchie di inchiostro che sembrano sangue e scatenano tensione, ma la persona sa che è inchiostro = non è un delirio).

Nel sentimento di colpa ( è qualcosa di comprensibile, di derivabile dagli eventi, mentre nei deliri di colpa c’è incomprensione, non derivabilità.


Altro elemento sono i deliri di ROVINA. Il paziente è convinto di non avere più risorse economiche, né lui, né i suoi familiari. C’è uno stravolgimento che implica perdite di risorse: non si vedono più possibilità per sé e per i familiari. Il SUICIDIO sembra una conseguenza logica per il soggetto. Spesso i suicidi allargati sono effettuati per “ togliere ai familiari il dolore”.


Nel delirio IPOCONDRIACO il paziente pensa di avere una malattia cronica incurabile (cancro, AIDS) e non c’è esame o considerazione che possa spiegargli il contrario. Nel delirio ipocondriaco la convinzione è IRRIDUCIBILE.


Quando siamo in presenza di questi deliri siamo di fronte a una depressione psicotica.


* un altro elemento riguardo il fatto che il paziente NON HA CONSAPEVOLEZZA della MODIFICAZIONE del suo STATO D’ANIMO: il paziente si vive cambiato, malato nella sua incapacità e inadeguatezza. Egli si sente incapace di affrontare la vita ma non riesce a collegare il suo stato d’animo con la depressione: “io sono così, non sono capace, sono diventato così”: non c’è coscienza della depressione, non collega il suo stato d’animo con la depressione.


Questo avviene nelle depressioni psicotiche, ma la depressione grave non è necessariamente psicotica.


Nel caso della ricadute, all’inizio la consapevolezza di cadere in depressione esiste, ma, poi, lo stravolgimento è tale che la consapevolezza se di nuovo.






venerdì lezione 5




LE DETERMINANTI.




DETERMINANTI FORMALI ( F ).



F FORMA. F+ se c’è una buona forma.

F-     se c’è una forma non buona.

F è di difficile interpretazione, riservata alla siglatura di un enigramma non ben definito, o quando

l’esaminatore non è in grado di determinare se la forma è buona o cattiva.


F+ 1. Criterio condivisibilità del pensiero: rispettano una sorta di condivisibilità del disegno ( es. 2 animali, pipistrello, ecc. ).

2. criterio dato da una frequenza statistica elevata di una popolazione normale ( F+ statistica ): considerabilità statistica.

( es. TAV. 1 = BACINO. Generalmente le risposte anatomiche sono di cattiva forma ( F- ), ma in questo caso, data

l’alta frequenza di risposte simili, la si considera F+. Esistono elenchi per le forme buone e cattive ).


Nelle forme interviene l’aspetto percettivo legato alla RAZIONALITA’, il fattore formativo è un fattore razionale. E’ rispettata un’esigenza della realtà, un adattamento che avviene in conformità ad un processo di pensiero razionale. C’è un intervento della ragione rispetto la realtà.

Dobbiamo, però definire se le forme sono di qualità buona ( F+ ) o cattiva ( F- ).


Noi, però, non ci accontenteremo di F, ma raggrupperemo le risposte formali e faremo un resoconto numerico di tutte le risposte F (+, -, ) per poi calcolare l’ F% (= percentuale delle risposte forma su tutte le risposte del protocollo ).


Le risposte riguardano tutto quanto è siglabile in quanto a localizzazione, determinazione e contenuto.


Il valore di F% ci dà un valore interpretativo ai fini del protocollo noi ci aspettiamo che l’ F% sia fra 50-80%: in tal caso il processo di pensiero è adeguato.


La forma asseconda il pensiero logico. Se c’è questa capacità razionale, dobbiamo vedere se è buona ( F+ ).



F+% = S ( F+ ) + F F+ = 1

Tot F F Calcoliamo tutte le risposte F+ rispetto al totale delle risposte F.

F- = 0



F+% è fondamentale: è il primo elemento cui fare riferimento per valutare l’esame di realtà nel Rorschach.

Bisogna capire se c’è un esame di realtà buono, debole o deficitare.


F+% è il cuore dell’organizzazione del pensiero e della validità dei processi associati, quindi della capacità di giudizio critico.

Ci si informa sul funzionamento del processo secondario che associa una logica causale.


Ci si aspetta che 70% < F+% <

Se F+% < 70 è un dato preoccupante del funzionamento cognitivo: indica un pensiero poco efficiente, dispersivo. Non è necessariamente indice di scarsa intelligenza; nel funzionamento psicotico F+% < perdita dell’esame di realtà.   





DETERMINANTI CHINESTESICHE ( K ).      




Nelle interpretazioni della macchia viene rilevato un movimento.

E’ un atto percettivo più complesso.

Es. TAV. 1 “pipistrello” = aderiscono alla realtà; “pipistrello che vola” = dà una percezione maggiore.

E’ un tirar fuori qualcosa che è all’interno e viene visto all’esterno.

Sono importanti soprattutto i movimenti che riguardano ure umane.

K = nella macchia è rappresentata qualcosa di UMANO IN MOVIMENTO.

FK ( kan ) = c’è un movimento esplicitato che riguarda un ANIMALE ( siglatura francese ).

R ( Rob ) = sono chinestesie di OGGETTO.


La ura umana non in movimento dovrebbe essere siglata con F+ perché in genere è buona.


K riguarda anche risposte con contenuto umano in cui si individua lo spostamento di una parte del corpo rispetto al resto: quando rileviamo uno spostamento del corpo lo registreremo con K.

Es. mago con le braccia alzate = K;

uomo seduto su un trono = K.

TAV. 3 = K tecnico a ure umane o umanoidi anche se non vengono esplicitate posture o movimenti, perché implicitamente è rilevato un atteggiamento ( es. “due persone che si guardano” = K ).


Le K sono sempre delle F+ ma a livello migliore ( però non si collocano nell’ F+% ).


TAV. 7 = K tecnico ( a volte ) quando si vedono due volti rivolti l’uno verso l’altro, perché c’è un’intenzionalità, una postura, es. “due bambini che si guardano”.


Quando si vedono animali antropomorfi si sigla con K, es. TAV. 3 “scimmie”, o sempre coi personaggi Walt Disney, però “scimmie che saltano sui rami di un albero” = FK. TAV. 2 “due orsi che ballano” non FK ma K, perché si comportano come uomini.


Kp = piccole chinestesie = per frammenti di corpo umano in movimento l’esito è molto negativo, es. viso “contratto in una

smorfia”. Può rilevare una percezione autistica, una proiezione limitata, timore, ansia per il mondo circostante. Può essere

tipico dei SOGGETTI PARANOIDI.





RISPOSTE COLORE.




Il COLORE è un dato oggettivo dello stimolo.


FC = il colore è integrato in una buona forma.

CF = predominanza del colore in una forma non molto buona.

C = è il colore che determina la forma senza aspetti formali.


Il colore è presente nella TAV. 2, 3 e nelle cosidette TAVOLE PASTELLO 8, 9, 10.


TAV. 3 = se vi dice “sangue” riferendosi alle macchie rosse = C perché c’è colore ma non aspetto formale.

“macchie di sangue” = CF perché c’è un aspetto formale.

“una farfalla tropicale” = FC perché c’è una buona forma e si rileva anche il colore.


Quando si interpretano i COLORI ACROMATICI ( bianco, nero, grigio ) avremo la gamma di risposte C’ = FC’, C’F, C’ è una suddivisione molto discussa.


Bisogna sempre assicurarsi su quanto il colore sia stato importante per la risposta.

Il colore, a volte, può essere implicito; es. “due indigeni” = il colore è implicito, ma bisogna vedere se l’impatto è stato dovuto al colore o alla testa dalla tipica forma nigeriana ( TAV. 3 ).



Riassunto determinante = lezione 7.

Kinestesie minori = lezione 8 ( risposte colore ).






lezione 6





Rp= non rappresenta solo il movimento di parti del corpo umano ma anche esseri umani nella loro interezza visti in movimento quando vengono percepiti in una piccola parte della tavola ( Dd ).






MOVIMENTO ANIMALE



FK= è sempre esplicitato un movimento. La percezione di una POSTURA ANIMALE non si sigla col movimento.




DENOMINAZIONE DEL COLORE



Es. TAV. 9 = “qui c’è del verde”. Non avremo una vera e propria siglatura, ma rileveremo questo fatto come NOMINAZIONE

O DENOMINAZIONE DI COLORE = NC.


E’ un fenomeno atteso al Rorschach, perché comunque ci aspettiamo un atto interpretativo.

Può essere un indici patologico, da correlare però con altri dati di un processo PSICOTICO in atto come una psicosi schizofrenica o una demenza organica.

Bisogna però ricordare che un singolo dato, per preoccupante che sia non va MAI valutato da solo.


La NC è una specie di rifiuto Es. TAV. 2 = “Ah! Qui c’è del rosso” = la situazione è percepita e registrata senza un tentativo di interpretare la realtà.


TAV.9 = “è un’immagine informale” all’inchiesta vediamo se è legata al colore.


G          C contenuto ASTRAZIONE.


Se all’inchiesta il soggetto specifica, scriviamo “specificazioni”.

Es. “qui vedo una fiamma, mi fa venire in mente l’inferno”. Siglata DG    C astrazione fuoco.

Es. “è un’immagine infernale”. Inchiesta “ però qui ho visto fiamme”. Non registriamo DG né doppio contenuto.


F = qualcosa che richiama un contorno, per quanto indefinito.






ALTRE DETERMINANTI




Modalità sensoriali legate al percepire le SFUMATURE CHIARO – SCURO.



RISPOSTE CHIARO – SCURO DETTAGLIATO O RISPOSTE ESTOMPAGE = E.


Viene colta una SFUMATURA all’interno della tavola.

Alcune tavole si prestano particolarmente a questa interpretazione, es. TAV. 7 e 6 ( tav. compatta ma con un grigio che varia di gradazione ).


Bisogna vedere se c’è un elemento formativo.


FE = c’è un’integrazione con una buona forma.

EF = contorno formale secondario alla sfumatura.

E = si percepisce solo la sfumatura.


La sensibilità alla sfumatura ha un significato complessivo di ANSIA. FONDO ANSIOSO.

Per alcuni autori c’è un affettività timida che cerca, un po’ ansiosamente di adattarsi al mondo.


C’è un cogliere la gradazione dei TONI TAVOLA.


Questo fondo ansia sarà tanto più accentuato quanto più l’E è pura. Sarà più controllato ed equilibrato se c’è un’integrazione con una buona forma.


Le risposte estame possono essere ripartite concettualmente in tre grandi gruppi.


ESTOMPAGE DI STRUTTURA O DI SUPERFICIE


Viene evocata una sorta di sensibilità tattile, qualcosa che rimanda all’essere soffice, peloso. E’ registrata a livello quasi sensoriale.

Es. ”una pelliccia di animale” = FE. E’ diverso dalla risposta “una pelle d’animale” = F+.

Queste risposte sono molto indicative di aspetti tendenzialmente regressivi: c’è bisogno, ricerca di un CONTATTO CON GLI ALTRI, ma è un bisogno un po’ infantile. C’è una ricerca dell’altro ponendosi nei suoi confronti come un bambino.

Quindi c’è una difficoltà a percepirsi come un adulto che si relaziona con altri adulti.

I rapporti sono esperiti con un filo d’ansia, come se un bambino si trovasse con altri adulti.

Una E di superficie può pensare a una ricerca dell’adattamento un po’ ansioso, come quella di un bambino nei confronti di un adulto.


ESTOMPAGE DI DIFFUSIONE


Quando nelle risposte vengono riprodotte delle immagini che hanno dei CONTORNI FLUIDI, che rimandano alla diffusione.

Es. TAV. 8. “nuvole”; c’è un rimando a qualcosa di diffuso, di inconsistente ( le nuvole sono impalpabili ). EF = c’è un contorno instabile, ma c’è.


INTERPRETAZIONE= fondo instabile latente e una certa FRAGILITA’.


TAV. . “nuvole con la forma di due bambini che si guardano”. Una localizzazione, due determinanti, due contenuti. Lo interpretiamo come una ricerca di contatto ( c’è l’elemento umano ) ma ansioso, filtrato mediante le nuvole.



ESTOMPAGE DI PROSPETTIVA O TRIDIMENSIONALE.


La sfumatura fa si che venga colta nella tavola qualcosa di TRIDIMENSIONALE, qualcosa che viene percepito nello spazio su piani diversi.

Es. TAV. 6. “un canale” ( parte centrale ).


Quando c’è il velato, il volo lo registriamo come estome.

Non si hanno mai risposte estome nella TAV. 5 perché molto compatta, scura.



RISPOSTE CHIARO – SCURO DIFFUSO O RISPOSTE CLOB.



Implicano che ci sia una componente esplicita di PAURA, DISAGIO, MINACCIA o di ANGOSCIA MANIFESTA di fronte all’aspetto scuro delle tavole. Di solito avviene di fronte a tavole compatte e scure, come la TAV. 4.

C’è una sensazione di paura e fastidio di fronte a tavole scure e compatte.


Le risposte Clob sono date a:

Grossi dettagli

Risposte globali

Non a Dd ne a piccoli dettagli.


Es. “un mare in tempesta” = Clob.

TAV. 1 “una tempesta minacciosa” = Clob.

“nuvole minacciose” = Clob F.

TAV. 4 “un mostro orrendo” = ( mostro = umanoide ) F Clob.

“un mostro orrendo seduto” = K e F Clob.


Clob sono anche le risposte in cui viene rilevato il GROSSO. La tavola ha impressionato visibilmente la persona. Es. “un gigante grosso” = Clob.


Risposte Clob:

Sempre a tavole scure e compatte ( 1, 4, 5, 6 ).

Mai a tavole colorate ad eccezione della TAV. 9 dove, raramente ci sono risposte in cui è evocato il Clob.


Nella TAV. 9 il Clob può rappresentare qualcosa di rovinato. Es. “un castello in rovina”.


INTERPRETAZIONE = ci danno l’idea che sia un paziente facile all’ANGOSCIA e un angoscia MANIFESTA, PERCEPIBILE.


Se si nota un disagio nell’atteggiamento, lo si registra; ma non lo si può siglare Clob.

Es. “un pipistrello, che grosso!” = F Clob. Oppure “un pipistrello, che brutto! Che paura” = F Clob.


Clob indica qualcosa di esplicitamente minaccioso, grosso, rovinato.



DISTURBI DELL’UMORE



DEPRESSIONI GRAVI.



Nelle depressioni gravi c’è una frattura del continuum esistenziale del paziente:

Tristezza vitale

Sentimento di mancanza del sentimento

Alterazione del tempo vissuto

Corpo vissuto.


In alcuni casi queste depressioni gravi si alternano con episodi caratterizzati da eccitazione ed esaltazione del tono dell’umore.

Questi sono EPISODI MANIACALI O IPOMANIACALI.

Il disturbo un tempo era chiamato PSICOSI MANIACO – DEPRESSIVA mentre oggi è definito DISTURBO BIPOLARE.

Il succedersi degli episodi può essere molto irregolare: sono possibili tutte le successioni.

I disturbi più gravi hanno cicli RAPIDI quindi c’è un successivo passare in un anno da un episodio depressivo a uno maniacale.

Generalmente, però, il disturbo bipolare presenta, tra gli episodi, degli INTERVALLI LIBERI, in cui non c’è malattia.



EPISODIO IPOMANIACALE ( O MANIACALE ).



Esaltazione affettiva con un sentimento che, secondo alcuni, è di GAIEZZA, secondo altri, è di ECCITAZIONE.

C’è gioia, felicità ad oltranza: qualunque cosa è percepita favorevolmente.

Tuttavia, questa modificazione euforica, implica che il paziente si senta senza limiti, capace di fare qualunque cosa. Quando incontra degli ostacoli, alla gaiezza subentra un umore tra l’IRRITATO e l’ECCITATO, fino ad arrivare a una vera e propria AGGRESSIVITA'. Questo è uno degli elementi psicopatologici; l’incapacità di cogliere limiti nella realtà e nel rapporto con gli altri. La sintomatologia può aggravarsi con sintomi psicotici fino ai deliri.

La sintomatologia può aggravarsi con sintomi psicotici fino ai deliri.


Si parlerà sempre di disturbo bipolare anche quando c’è stato un solo episodio maniacale nella storia del paziente, e uno o più episodi depressivi.



DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE RICORRENTE.



E’ un disturbo depressivo che decorre senza MAI episodi maniacali. C’è una episodicità sempre dello stesso segno.



Si pensa che quando e un episodio depressivo particolarmente inibito, con blocco delle funzioni, si potrà verificare un episodio di tipo maniacale.

Che senso ha fare un Rorschach durante una depressione? Grazie al Rorschach possiamo verificare la qualità della depressione e la struttura della personalità che viene ad essere toccata.


RORSCHACH in fase depressiva 10 risposte, in fase maniacale 30 risposte.


Almeno inizialmente negli episodi maniacali ( o ipomaniacali ) l’euforia del paziente ha carattere ludico, gioioso.

Ad esempio il paziente è portato a SPENDERE: non c’è pensiero: vede una cosa che gli piace e la compra, poi magari si chiede “mi basterà?” e così ne compra 10. Questo può portare a gravi disastri economici.

Ci sono, poi, pazienti che vanno a ledere gli SPAZI degli altri: non c’è limite e se gli viene imposto un limite, egli diventa disforico, collerico. Il DRAMMA è quando l’episodio finisce e la persona si trova a fare i conti con quello che ha combinato o distrutto in fase maniacale ( tracolli economici, perdita del lavoro, tradimenti ).

Dal punto di vista psicoanalitico c’è un’aggressione ORALE: es.: telefonano moltissimo, anche di notte.

VIRAGGIO in euforia.



















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