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La dissonanza cognitiva - memorizzazione e la rievocazione

La dissonanza cognitiva - memorizzazione e la rievocazione
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La dissonanza cognitiva.

Molti psicologi sono convinti che ogni persona sia animata dalla necessità di coerenza tra le proprie idee.

E se questo non dovesse avvenire producendo incoerenza si sarebbe mossi dall'esigenza di un ripristino della coerenza stessa Festinger si è occupato di questo problema, che nel caso d'incoerenza viene denominato dissonanza cognitiva. Festinger rileva che tanto più c'è dissonanza tra la rappresentazioni che si hanno nel mondo, tanto più è forte il disagio per l'incoerenza che necessita di una risoluzione, e lo è maggiormente all'aumentare dell'importanza delle rappresentazioni medesime. La risoluzione della dissonanza può avvenire attraverso una modifica del proprio comportamento, o attraverso la modifica della rappresentazione. Per fare un esempio semplice, se si disprezza chi ruba, e si sta per comprare una autoradio presumibilmente rubata, si può decidere, nei termini della risoluzione della dissonanza, di non comprare più l'autoradio o si cambia la propria opinione su chi ruba, giustificandolo come uno stato di bisogno. Tutto ciò dimostra, come il bisogno di coerenza cognitiva può influenzare il cambiamento negli atteggiamenti, infatti ad una coerenza logica si associa una coerenza di atteggiamenti.

La riduzione della dissonanza implica quindi un cambiamento negli atteggiamenti avendo determinato una modifica del comportamento. Questi effetti, del comportamento sugli atteggiamenti, sono studiati attraverso i role-playing, ovvero l'interpretazione di un ruolo. Quanto più l'interpretazione di un ruolo è dissonante con i propri atteggiamenti, tanto più l'interpretarlo, adottando un certo comportamento, può influenzare il cambiamento degli atteggiamenti, mentre se non produce alcuna dissonanza, allora, non si avrà alcun cambiamento. Festinger, afferma anche che quanto maggiore è la pressione di qualcuno che ci vuol fare un'azione indesiderata, tanto minore sarà la dissonanza prodotta. Questa posizione non è stata validata da prove sufficienti e, quindi, è stata variamente criticata.

Infatti, molti autori affermano che se nella pressione è implicita una qualche punizione o, anche, una ricompensa, comunque, il fatto di eseguire un'azione a forza, non implicherebbe nessuna attrazione verso l'azione, e quindi nessuna diminuzione della dissonanza. Altri autori, invece, ritengono che la ricompensa può attenuare la dissonanza, come in quell'esperimento dove la ricompensa in denaro, per il fatto di mentire ad altre persone sulla qualità interessante di alcune prove motorie, in realtà, molto noiose, potesse non creare dissonanza (caso della retribuzione soddisfacente), o far cambiare l'atteggiamento (caso della ricompensa non soddisfacente e quindi di alta dissonanza). In generale, il peso della retribuzione sulla riduzione della dissonanza, dipende dalle circostanze. Klapper, inoltre, osservò come, al fine dell'evitamento della dissonanza, si 'scelgono' le cose da vedere e da sentire, per esempio, evitando di vedere o di ascoltare alla televisione o alla radio, fatti non congruenti con le proprie opinioni, e addirittura, a tal fine, ne viene alterata

la memorizzazione e la rievocazione.







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