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ART NOUVEAU



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ART NOUVEAU


Il termine art nouveau viene usato nel significato più largo possibile, includendovi tutti i movimenti d’avanguardia europei che sono indicati con un termine analogo (Jugendstil, modern style, liberty).

Tutti gli storici sono d’accordo nel constatare che il movimento europeo per il rinnovamento delle arti applicate nasce in Belgio prima che altrove, fra il 1892 e il ’94, e nasce con la casa Tassel di Victor Horta a Bruxelles, con l’arredamento di Van de Velde per la sua casa di Uccle e i primi mobili di Serrurier – Bovy progettati con criteri originali.

Sulle fonti indirette si sono fatte varie ipotesi. Giedion descrive l’ambiente libero e spregiudicato della cultura d’avanguardia in Belgio. Due ricchi avvocati amanti delle arti, O. Maus ed E. Picard, fondano nel 1881 la rivista “L’Art moderne” raccogliendo attorno ad essa i migliori artisti del tempo. Tre anni dopo si costituisce il gruppo detto Les XX che dura fino al 1893.



L’influenza dell’Inghilterra è riconosciuta concordemente dai teorici dell’art nouveau e sono stati indicati come possibili precursori Burne – Jones, Morris e perfino William Brake.

I rapporti tra l’Inghilterra e il Belgio sono numerosi e documentati e nel 1891 compaiono a Bruxelles per la prima volta, nella vetrina della Comnie Japonaise di rue Royale, oggetti di arredamento inglesi della ditta Liberty e verso la stessa epoca Finch, che è d’origine britannica, acquista alcuni arredi inglesi che fanno molta impressione sugli artisti suoi amici.

Nel ’92 i XX creano una section d’art artisanal dove viene esposto uno dei primi lavori di Van de Velde, un modello per ricamo.

I maestri del movimento belga furono Victor Horta e Paul Hangar per l’architettura, Henry Van de Velde e Gustave Serrurier-Bovy per l’arredamento e le arti applicate. Come scrive Van de Velde:

“l’opera di tutti e quattro fu messa assieme, giudicata e descritta attraverso la sola qualità ovviamente comune a tutti: la novità; così ebbe origine il termine art nouveau.

Horta e il temperamento più forte e nello stesso tempo il meno preoccupato di questioni teoriche. Frequenta l’Accademia di Gand, sua città natale, poi si reca a Parigi e conclude gli studi all’Accademia di Bruxelles nel 1881; comincia a lavorare nello studio di Alphonse Balat e costruisce le sue prime opere, due monumenti funebri e tre case d’abitazione.

Dal ’92 al ’93 costruisce la casa per l’ingegnere Tassel in rue de Turin a Bruxelles, che subito lo rende celebre e suscita vivaci discussioni. Si nota facilmente che l’opera è un saggio meditato profondamente d’una nuova architettura, libera da qualsiasi riferimento retrospettivo eppure perfettamente controllata in ogni particolare, sicura e convincente.

La casa Tassel ripete un tipo tradizionale di Bruxelles, un fabbricato incassato fra gli altri, su un’area stretta, provvista solo di due brevi fronti sulla strada e sul giardino. La facciata principale non si distacca molto da quella circostante, e occorre fare attenzione, percorrendo la strada, per individuare l’opera di Horta; ma la mano dell’architetto si riconosce esaminando da vicino la tessitura muraria. Il consueto bow-window è ricavato piegando a doppia S tutta la superficie. All’interno, varcata una porta a vetri colorati, si sale nell’atrio dominato dalla celebre scala a giorno; i gradini sono in legno naturale, sostenuti da una struttura metallica in vista.



Dopo questa casa, Horta costruisce a Bruxelles numerose altre abitazioni, negozi, magazzini, la Maison du Peuple costruita nel 1897 per ospitare gli uffici del Sindacato dei lavori socialisti è considerata il suo capolavoro. Anche qui l’organismo è vincolato in partenza dalla forma del terreno, ritagliato fra strette strade e una piazza rotonda.

La struttura è in acciaio dentro una cassa muraria discontinua, come in molti edifici francesi dell’epoca, ma qui si rivela chiaramente all’esterno, intelaiando le ampie pareti in vetro dai serramenti in legno naturale.

L’architettura di Horta invecchia bene, si ambienta senza sforzo nel tessuto edilizio della Bruxelles ottocentesca; questo artista così personale e ambizioso è dotato anche di una rara discrezione; non intende infliggere agli inquilini dimore scomode o troppo impegnative per soddisfare i suoi ideali artistici e desidera convincere l’osservatore con la coerenza della sua architettura, non sbalordirlo con la sua stranezza. E qui sta, d’altra parte anche il limite di Horta: egli ha creduto il problema dell’architettura fosse più semplice del vero, e si potesse realmente ridurre ad uno stile.

C’è in lui il desiderio di creare delle opere che siano in accordo con il pubblico, con l’ambiente urbano del suo tempo, senza lasciare margini per uno svolgimento ulteriore. Perciò Horta, è il più raffinato artista dell’art nouveau, ma anche in un certo senso il più antiquato, il più simile ad un architetto del passato. La debolezza della sua posizione diviene evidente nel dopoguerra, quando egli perde contatto dai successivi sviluppi; non c’è esempio forse nella storia di un artista che abbia dato in gioventù un contributo tanto importante, e poi decada così presto.








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