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Analisi sulla pubblicità e sullo spot delle caramelle Morositas in particolare



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Analisi sulla pubblicità

e sullo spot delle caramelle Morositas in particolare.



Nonostante la mia buona volonta’, non sono riuscito a vedere lo spot in questione, ma, da come me lo hanno descritto i miei comni piu’ ”fortunati”, sembrerebbe una vera e propria assurdita’. Seviziare della povera ed indifesa frutta con un rasoio da barbiere non appare, a prima vista, il modo piu’ idoneo per aumentare le vendite di caramelle.

Eppure, se ci soffermiamo un po’ e lo analizziamo in modo critico, questa pubblicità apparentemente assurda puo’ portarci a fare molte considerazioni interessanti.

Innanzitutto possiamo osservare l’alto contrasto dei toni cromatici, che esalta la vivacità dei colori della frutta contrapposti agli sfondi molto cupi, grigi. E’ certamente un espediente per catturare l’attenzione dello spettatore.



Lo svolgersi della vicenda appare molto banale di primo acchito, ma invece rivela un sapiente uso , per dirla con l’esperto di computer, dei “bug” del nostro cervello. È nota la stretta associazione tra memoria ed emozioni, per cui la nostra mente ci permette di ricordare meglio e per piu lungo tempo un fatto che ci ha particolarmente colpiti. Tutto il concetto di base dello spot si fonda su questa caratteristica, cioè sul generare una forte emozione, sul “”far colpo, in modo da rievocare in noi lo spot e indurci a comperare le Morositas ogni qualvolta ci capiti di “passare davanti al tabaccaio.

Il gironzolare dell’uomo misterioso con il rasoio in mano, la scelta della ambiente, con i pavimenti verdognoli, come all’obitorio, i ganci da macellaio con appese delle povere fragole . . tutto questo serve per creare suspance, per far restare incollato lo spettatore al video fino alla mossa decisiva del “torturatore”. Poi quest’ultimo si ferma e adocchia una povera fragolona tutta rossa, bagnata fradicia per il sudore che le gronda dalla fronte. L’uomo la prende, la costringe a sedere, le mette del nastro isolante sulla bocca e poi . un urlo. Un pacchetto di caramelle sul pavimento da cui esce un liquido rosso. La frase: “Torturiamo la frutta per voi”. STOP. Il messaggio e’ arrivato a destinazione.

Ciò mi fa riflettere non solo sul cortometraggio in esame, ma anche sulla pubblicità in generale.

Come in tutti i campi della comunicazione, anche e soprattutto nella televisione si è assistito a un’esplosione dei messaggi pubblicitari, che poi si è trasformata in un uso smodato degli stessi. Basti pensare agli 83 minuti di pubblicità trasmessa quotidianamente dalla principale rete italiana, la Rai, per non parlare delle reti private, che basano i loro bilanci sulle entrate pubblicitarie.

Dato l’affollamento degli spot, che oramai sta diventando cosa insopportabile, una ditta per destare nell’occhio e quindi per “vendere”, deve ricorrere a messaggi veramente penetranti. E quello analizzato mi sembra proprio un esempio perfetto.

Dietro a ogni spot si nasconde il sapiente lavoro di studiosi del mercato, registi, grafici, designer e psicologi della comunicazione. Dopo accurati studi, questii esperti del settore sono arrivati alla conclusione che una pubblicità per essere efficace deve essere molto incisiva, con immagini forti e molto suggestive, con colori in contrasto fra loro in modo da catturare l’attenzione. Inoltre non deve essere eccessivamente lunga, non solo per problemi di costi, ma anche perche’ altrimenti si corre il rischio che il messaggio sia troppo diluito e che il ricevente non lo afferri pienamente o che faccia un po’ di zapping.



Questi maestri della persuasione hanno oramai escogitato numerose tecniche per indurre i potenziali acquirenti a comprare non un prodotto analogo qualsiasi, bensì il loro prodotto. Infatti gli spot hanno vari tipi di struttura : basta accendere il televisore per rendersene subito conto.

Ci sono quelli piu’ semplici, in cui si descrivono le ottime qualità del prodotto reclamizzato ; e’ il caso ad esempio, di molti detersivi. Ci sono poi quelli in cui il prodotto viene associato a un qualcosa di collegato o raggiungibile solo con il suo acquisto e a questo proposito mi vengono in mente i Ferrero Rocher. Quelli in cui lo si pone come priorità assoluta, ad esempio il gelato Magnum. Poi ancora, soprattutto con le automobili, e’ di moda esibire degli “slide show” di immagini affascinanti e suggestive, ma che con un’automobile non centrano proprio nulla e, ahimè, della vettura si intravedono solo i lineamenti. Serve per invogliare il possibile acquirente a recarsi presso una concessionaria e toccare con mano la bontà del veicolo? Molto abusata e’ la ura femminile , associata a qualsiasi genere di prodotto, in sequenze non sempre pudiche e di buon gusto.


Lo spot pubblicitario delle Morositas appartiene al filone che ora va per la maggiore e che ha avuto grande impulso con l’avvento della Computer Graphic, in cui non si bada tanto a reclamizzare il prodotto mettendone in risalto le caratteristiche o associandolo a ure o situazioni positive, ma a catturare con forza l’attenzione dello spettatore creando subito una stretta associazione mentale, grazie all’impatto emotivo. E dai commenti che ho raccolto presso i miei comni, direi che lo scopo e’ stato raggiunto.
















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