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CONVERSAZIONE IN SICILIA - Vita, Riassunto del romanzo, Idee-guida, Tecniche narrative, tempo e spazio, Il rapporto con Togliatti

CONVERSAZIONE IN SICILIA - Vita, Riassunto del romanzo, Idee-guida, Tecniche narrative, tempo e spazio, Il rapporto con Togliatti


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CONVERSAZIONE IN SICILIA


Vita

Elio Vittorini, nato a Siracusa nel 1908 da famiglia modesta, non ebbe la formazione letteraria tradizionale per il letterato italiano ma da autodidatta si creò una cultura attraverso rapporti intensi con il mondo letterario del tempo. Nel 1930 lasciò la Sicilia e si trasferì a Firenze legandosi al gruppo della rivista Solaria e risentendo della sua apertura culturale europea. In questi anni giovanili era sulle posizioni del cosiddetto fascismo di sinistra che vedeva nel fascismo una forza rivoluzionaria, eversiva nei confronti del conservatorismo borghese, che doveva trarre alimento dalle genuine forze popolari. La guerra di Sna gli aprì gli occhi sulla vera realtà del regime, determinando in lui una crisi ed una maturazione ideologica e spingendolo ad impegnarsi in un’attività clandestina di opposizione al regime. Trasferitosi a Milano nel 1939, si dedicò all’attività di traduttore, contribuendo alla diffusione della cultura americana. Durante l’occupazione tedesca entrato nel partito comunista, partecipò alla Resistenza. Dopo la liberazione assunse il ruolo di leader della letteratura dell’impegno, dando vita alla rivista Il Politecnico il cui obiettivo non era una cultura che si limitasse a consolare dalle sofferenze ma contribuisse attivamente ad eliminarle. Vittorini rifiutava però una totale subordinazione della cultura alla politica: nacque perciò cosi la polemica con il PCI e con Togliatti, che nel 1947 segnò la fine del Politecnico e determinò successivamente il distacco dello scrittore dal partito. Nel 1951 fondò e diresse presso Einaudi la collana Gettoni, che pubblicava le opere prime di molti autori destinati poi a diventare poi protagonisti della scena letteraria. Viva era anche la sua curiosità per i problemi attuali, non solo le correnti culturali come lo strutturalismo e la neo- avanguardia, ma anche i rapporti tra la cultura e la nuova realtà industriale e tecnologica. A questi problemi dedicò la rivista Il Menabò, da lui fondata nel 1959. Morì nel 1966.




Riassunto del romanzo

Dalla crisi determinata dalla guerra di Sna nasce il suo capolavoro Conversazione in Sicilia: è la storia di un viaggio iniziatico. Il giovane protagonista Silvestro ritorna nella natia Sicilia a ritrovare la madre. Ripercorre la propria infanzia, accomna la madre nel suo giro quotidiano per il paese e scopre la realtà della miseria, della sofferenza e della morte. Si propone così il motivo del “mondo offeso”, dell’attentato portato all’essenza stessa dell’uomo, ribadito ancora nell’incontro con un arrotino, un sellaio e un venditore di panni, che soffrono anch’essi dello stesso dolore dell’umanità ed esprimono la loro generosa protesta. In un’atmosfera arcana e surreale, Silvestro ha un dialogo notturno con il fratello morto in Sna. Nella parte finale tutti i personaggi si riuniscono intorno al protagonista e viene riproposto il messaggio centrale del libro:

il “mondo offeso”.

Idee-guida


Conversazione in Sicilia, nonostante sia breve, è il romanzo che più definisce l’ideologia di Vittorini:

infatti, analizzando il romanzo in rapporto al contesto storico contemporaneo, si trovano molti punti di contatto tra gli avvenimenti attuali e l’intreccio dell’opera. Vittorini fonde il mito e la storia, il realismo e il lirismo in questo romanzo che rappresenta la sua crisi ideologica. Ripropone l’archetipo del viaggio per simboleggiare un ritorno alle origini da parte del protagonista, Silvestro che, preso da un senso di vuoto, decide di tornare nella terra natia , dalla madre. Con la mente preda di “astratti furori” (gli astratti furori sono per Vittorini e per altri letterati a lui contemporanei un dolore per il genere umano ed un forte senso di impotenza), Silvestro torna in Sicilia e scopre un mondo di miseria e povertà: emerge l’interesse e la simpatia di Vittorini per gli ambienti e le situazioni del mondo operaio coerentemente con le sue nuove posizioni politiche. Nell’incontro con un arrotino, un sellaio e un venditore di panni nasce una discussione sul “mondo offeso”: il mondo è offeso dalle ingiustizie e dalle violenze che umiliano ed offendono l’uomo (anche in altri suoi lavori precedenti emerge questa teoria che nel romanzo successivo Uomini o no sarà la base portante dell’opera). Gli esseri umani sono divisi in prevaricatori e prevaricati ed è logico definire “più uomini” i prevaricati e “meno uomini” i prevaricatori. Vittorini elabora questa teoria in rapporto ai due avvenimenti che hanno segnato la sua vita: la guerra di Sna e il regime fascista. Infatti, se in un primo momento aveva trovato nel fascismo una soluzione al conformismo borghese di sinistra, ora si rende conto dell’errore commesso ed entra in una crisi ideologica fatta di astratti furori a cui non riesce ad affidare un riscontro pratico. Nella definizione di “mondo offeso” rientra quindi il suo impegno politico e morale. Sia in Conversazione in Sicilia che nella rivista Menabò Vittorini elabora per la cultura un ruolo attivo di sostegno alla vita reale e non una semplice consolazione delle difficoltà quotidiane. Solo dopo l’esperienza caratterizzante nel mondo popolare Silvestro è in grado di ripartire e di tradurre in realtà gli “astratti furori” di cui era preda. Per il resto nel romanzo la storia è filtrata dal mito: attraverso le allegorie che percorrono il libro dall’inizio alla fine, la struttura circolare del romanzo e i personaggi privi di una ben definita fisionomia, Vittorini manifesta la sua ostilità al regime. L’esempio più rilevante è il ritorno in Sicilia, che simboleggia la

ricerca di un mondo puro, un locus amoenus lontano dal male che attanagliava l’Europa in quegli anni. Attraverso il ritrovamento della pace interiore l’intellettuale può affrontare gli ostacoli enormi che gli si pongono davanti, al di là della loro semplice provenienza politica.




Tecniche narrative, tempo e spazio

Questo romanzo si distacca dalla tradizione romantica di fine Ottocento ma allo stesso tempo anche dai canoni naturalistici e veristi che erano sorti in antitesi con il Romanticismo: infatti è tra i primi che abbandona un’analisi oggettiva e realistica del quotidiano per trasmettere attraverso simbologie e allegorie il pensiero dello scrittore. Questo cambiamento tocca anche la sfera del linguaggio, fondato ora su allusioni e affermazioni cifrate e determina uno stile sobrio e asciutto, fatto di brevi periodi e di discorsi indiretti semplici caratterizzati da una costante ripetitività. Inoltre in tutto il romanzo predomina il racconto in prima persona, che isola il luogo delle narrazioni da coordinate geografiche e storiche precise. Infatti a livello temporale e solo un breve accenno ai “massacri sui giornali” e a livello spaziale trova spazio una descrizione generica degli ambienti siciliani attraversati per raggiungere il proprio paese, descrizione che si assottiglia sempre più fino a sire all’interno del villaggio: soltanto gli interni delle case sono analizzati con lo scopo di testimoniare la miseria, la povertà e la morte che incombono sugli elementi più deboli della società.


Il rapporto con Togliatti


Nell’immediato dopoguerra la situazione politica italiana vedeva al potere la sinistra, il cui partito di spicco era il PCI che si basava sulle recente URRS, nata dopo la rivoluzione di Ottobre. La maggior parte della cultura italiana si schierò a sinistra negli anni che seguirono la vittoria alleata e questo diede inizio all’acceso dibattito che si scateno fra politici e letterati. Se da una parte i dirigenti di partito delimitavano la cultura alla marginale posizione di strumento dello Stato, rifacendosi allo zdanovismo bolscevico, dall’altra un folto gruppo di artisti capeggiati da Vittorini chiedevano che la cultura muovesse le fila della politica: sulla rivista il Politecnico vi fu tra 1946 e il 1947 un botta e risposta tra Vittorini e Togliatti, l’attuale segretario di Partito. Per primo l’autore di Conversazione in Sicilia mostra sì un interesse per il Realismo ottocentesco, tanto decantato dalla sinistra come modello culturale a cui ispirarsi, ma allo stesso tempo non può non ignorare i nuovi movimenti d’avanguardia o guardare con ammirazione al Decadentismo francese. Il linguaggio ottocentesco è ormai superato, nonostante la sua fondamentale importanza nel processo di formazione della cultura italiana, ed è quindi giunto il momenti di guardare con occhio critico agli autori americani che portano una ventata di nuovo nel campo letterario (Hemingway).Togliatti portabandiera della sinistra in un intervento sul Politecnico nell’anno successivo ribatte affermando l’impossibilità di un asservimento della politica ai letterati. Togliatti probabilmente teme che l’ondata di nuovi Baudelaire e Rimbaud riproponga la nascita di movimenti simili a quelli del primo Novecento che hanno dimostrato il loro misero fallimento nelle due guerre mondiali. Vittorini ribatte in un nuovo intervento con la precisazione di non volere la politica schiava dell’arte ma l’arte libera da qualsiasi impedimento che non le permetta di compiere il suo lavoro di ricerca. Rigetta infine gli interventi intimidatori del politico che vuole adattare la letteratura alle finalità di partito.


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