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Considerazione su San Francesco d'Assisi



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Considerazione su San Francesco d'Assisi.


La predicazione di S. Francesco si svolge in un periodo nel quale si hanno diversi movimenti religiosi che però spesso finiscono con l'assumere posizioni condannate dalla Chiesa come eretiche: es. il movimento dei valdesi, i catari, i patarini. Al di là dei motivi dottrinali a cui

si richiamano, in polemica con la dottrina ufficiale della Chiesa, concordano nell'opposizione all'alta gerarchia ecclesiastica, accusata, tra l'altro, di aver abbandonato la povertà evangelica, di avere legato i propri interessi a quelli dei potenti, escludendo i poveri.

L'attacco viene portato avanti con violenza, sovente con toni apocalittici, nella minaccia di una imminente rovina che travolgerà tutti, in primo luogo i prelati diventati servi del demonio. Unica salvezza: la 'renovatio Ecclesiae', cioè una riforma della chiesa che la riconduca alla purezza originaria, alla pratica dei precetti evangelici dell'uguaglianza e della povertà. Sono pertanto movimenti pauperistici ed escatologici.



La predicazione di Francesco ha, per certi aspetti, punti di contatto con questi movimenti: anche Francesco predica la povertà, la penitenza, prende il Vangelo come testo-guida del cristiano, anche il suo cristianesimo è ispirato alla purezza originaria. Però non esprime un atteggiamento negativo, di rifiuto, come quello che esprimono i movimenti ereticali, specie il movimento dei catari. La sua azione (e la sua predicazione) muove invece da un impulso positivo, dalla volontà di offrire l'esempio di una vita vissuta cristianamente, nel significato più pieno, più completo della parola, una vita vissuta come l' ha vissuta Cristo, in altre parole riproporre l'esperienza di Cristo, documentata dal Vangelo.

Dai contemporanei fu considerato un alter Christus e Dante, nel Paradiso, lo celebra come 'ura' di Cristo (adopero il termine 'ura' nel significato con cui lo usa Auerbach. Veramente 'ura' è un evento o un personaggio che anticipa, preura, un evento o un personaggio venuti dopo; prima di Cristo e dopo Cristo. Francesco invece ripete o meglio rinnova un'esperienza che già si è avuta: è 'ura post Christum').

Cristo è vissuto nella povertà e si è sacrificato per amore degli uomini. Povertà e amore so

no i due valori fondamentali predicati dal santo, la povertà, anzi, è stata per lui una scelta di vita.

lio di un ricco mercante, rinuncia a tutti beni, indossa il rozzo saio dei contadini e vive mendicando. Anche questa scelta della povertà ha per lui un significato positivo: non è fatta contro la società, per rifiutarla o contestarla, è la scelta di una condizione che lo accomuna

a coloro che non hanno nulla, che sono disprezzati dai potenti e dai ricchi, ma appunto per

ciò sono i prediletti di Cristo.



Vero peraltro che anche se non c'è in Francesco una volontà di contestazione, con questa scelta e con il contenuto della sua predicazione egli viene ad offrire l'esempio di un modo di essere e di vivere che è antitetico a quello della società del tempo, fondata sul denaro e sul lavoro (non dimentichiamo che si sta affermando il ceto mercantile).

Nella Regola che Francesco dettò per l'ordine da lui fondato, c'è l' assoluto divieto di possedere denaro o di chiederlo per le proprie necessità. I frati devono vivere di elemosina, c'è una sola eccezione per la richiesta di denaro: questa è consentita solo per curare i lebbrosi.

Francesco ha avuto un'esperienza diretta della vita con i lebbrosi: ce ne parla nel Testamento e la indica come l'esperienza che ha determinato la sua conversione: dice che, quando era ancora nel peccato, gli sembravano doloroso e amaro vedere i lebbrosi. Il Signore però lo condusse in mezzo a loro e quando si allontanò, ciò che prima gli sembrava amaro, gli si mutò in dolcezza. Dopo poco 'uscì dal mondo' per iniziare una nuova vita, di penitenza e di dedizione a Dio. Con quest'interpretazione del contatto con i lebbrosi, Francesco ribalta, capovolge il modo di pensare, i criteri di giudizio della società e della cultura del tempo.

Società e cultura consideravano la malattia in genere come una colpa o un castigo divino, specialmente quando produceva deformazioni fisiche, cosa, questa, che giustificava l' allontanamento, l'emarginazione dei malati. L'emarginazione era particolarmente rigida e spietata nei confronti dei lebbrosi, costretti a portare un campanello per avvertire della loro presenza, rinchiusi nei lebbrosari e abbandonati a se stessi.

Per Francesco l'incontro con i lebbrosi non è l'incontro con il peccato, con il male, anzi, è l'esperienza che gli fa incontrare Dio, che gli dà la possibilità di iniziare una nuova vita: di

ce precisamente che tra i lebbrosi ha provato la 'dolcezza di vivere'.







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