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Cos'è la Tobin tax?



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Cos'è la Tobin tax?


La globalizzazione economica e finanziaria è stata indubbiamente uno dei tratti più caratteristici dell'ultimo decennio, e l'esplosione del fenomeno Internet si inserisce in pieno in questa dinamica, che tuttavia prese piede gia negli anni Settanta. Risale al 1978 la proposta di James Tobin, professore a Yale e premio Nobel per l'economia, di un imposta minima compresa tra lo 0.1 e lo 0.5% su tutte le transazioni valutarie.

Ultimamente, di fronte a quello che sembra essere lo strapotere dei mercati, si è rinnovato l'interesse per la Tobin tax come antidoto alla speculazione finanziaria internazionale, che è spesso stata causa di brusche fluttuazioni del tasso di cambio e di gravi danni alle economie reali degli stati.

Lo scenario è molto cambiato da vent'anni a questa parte, e i detrattori della proposta non mancano di sottolinearlo. E' però proprio la spaventosa crescita del mercato valutario, i cui scambi ammontano ormai a qualcosa come 1800 miliardi di dollari al giorno, a  preoccupare governi e organizzazioni indipendenti, e la stessa opinione pubblica, a causa del corrispondente aumento dell'instabilità monetaria e delle crisi finanziarie che questo comporta. O, meglio, a causa delle serie conseguenze sociali che queste crisi rischiano di provocare.



La proposta mira a un duplice obiettivo:da un lato stabilizzare i mercati monetari, neutralizzando parte dei rischi che gravano sulle economie reali (e dunque in ultima istanza sui singoli cittadini e lavoratori), dall'altro permettere la raccolta di somme molto sostanziose da destinare al finanziamento degli investimenti produttivi e in generale dello sviluppo, nonché delle istituzioni di Bretton Woods come il Fondo monetario internazionale.

Gli stessi promotori della Tobin tax sono perfettamente consapevoli sia della difficoltà di applicazione di una imposta, seppur minima, sui movimenti di capitale, sia del fatto che tale imposta riuscirebbe solo parzialmente a ridurre l'instabilità sistemica dei mercati valutari se non accomnata da altre misure correttive. Del resto i capitali speculativi sono solo in parte i responsabili della crisi finanziarie degli anni '90, e la speculazione valutaria a sua volta rappresenta solo una parte del problema dei capitali fluttuanti. Il fatto che la Tobin tax non sia la panacea di tutti i mali non significa tuttavia che i mali non esistano.

Il dibattito sulla Tobin tax si inserisce nel più ampio e complesso problema della globalizzazione, parola di cui ormai si comincia ad abusare, ma che in questo caso ben descrive il processo di integrazione economica e finanziaria che tende a fare del globo un'entità unica. Ciò che finora è mancato è una parallela integrazione politica e sociale che permetta di governare e correggere gli scompensi, e in alcuni casi i veri e propri disastri, di un mercato globale fuori da ogni controllo.



Come dimostrano gli studi della stessa Banca mondiale o del Fmi, l'allargamento progressivo dei mercati non è di per sé garanzia di sviluppo. Anche quando il libero scambio crea ricchezza, il mercato non ne garantisce affatto una equa distribuzione. Sia sul piano fiscale che giuridico le multinazionali e ancor di più i grandi capitali speculativi (manovrati non solo dai grandi fondi di investimento americani, ma anche,va ricordato, dalla criminalità organizzata internazionale) scavalcano regole e barriere nazionali.

In questo senso la Tobin tax ha assunto un significato simbolico che va al di là del suo puro significato tecnico: l'idea di una tassazione e di un sistema di regole globali ha un futuro, e la Tobin tax è un passo in questa direzione. Piccolo, ma che tocca la speculazione finanziaria, cioè il vero motore della globalizzazione.

Su SoldiOnline torneremo ancora (con approfondimenti, articoli, interviste) sul tema della globalizzazione in generale, e in particolare su quello della globalizzazione finanziaria, e della Tobin tax. Un tema che è destinato a farsi spazio e che ai nostri lettori, nella doppia veste di cittadini e di investitori, dovrebbe particolarmente interessare.









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