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IL LAVORO PER RAGGIUNGERE UN RUOLO SOCIALE VALORIZZATO


In questo modulo desidero trattare in particolar modo l'importanza del lavoro per la valorizzazione del ruolo sociale di una persona con andicap, le difficoltà del suo percorso verso il mondo del lavoro (e degli adulti) e alcuni termini chiave fondamentali di tutta la ricerca, come ad esempio il ruolo, le competenze e i tre saperi.



1 Valorizzazione e svalorizzazione del ruolo sociale


Ogni essere umano, grazie ai suoi sensi, può avere delle percezioni positive o negative; si tratta di processi valutativi che non consentono la percezione 'neutrale' o 'priva di valore'.



Siccome le persone si percepiscono fra loro, si valuteranno positivamente o negativamente, in caso di valutazione negativa parleremo di svalorizzazione sociale.

La svalorizzazione di una persona si verifica quando altri esseri umani le attribuiscono un basso valore e la trattano di conseguenza. Tutti vorranno stare lontani da questa persona, così essa sarà respinta, separata ed esclusa.

La svalorizzazione sociale si manifesta ad un doppio livello: individuale e collettivo. Se a livello individuale i danni rimangono limitati, al contrario a quello collettivo sono particolarmente dannosi e rovinosi. Intere classi di persone (ad esempio gli andicappati) possono essere svalorizzate dalla società, oppure svalorizzarsi fra loro (ricchi – poveri, ciechi – ritardati mentali).

I settori della società che svalorizzano una classe particolare di persone, sono quelli che non possiedono la caratteristica per cui quella classe è svalorizzata.

«Sono le persone che incarnano l'opposto di ciò che la società stima che saranno gettate nello status svalorizzato[1]».

La svalorizzazione è sempre stata presente in tutte le epoche e una delle principali cause è l'imperfezione del genere umano.

Siccome nella nostra società elementi come la ricchezza, l'intelligenza, la salute, la novità sono tenuti in gran considerazione; tutto ciò che non vi corrisponde (povertà, ritardo mentale, malattia, vecchiaia) sarà svalorizzato.

Grande importanza nei processi di valorizzazione e svalorizzazione sociale è attribuita al concetto di ruolo[2], Wolfensberger (1991) ne cita alcuni che la società attribuisce a quelle persone che non ne soddisfano l'aspettativa. I più comuni sono:

La persona svalorizzata intesa come l'altro, come non umano, come minaccia, come oggetto di ludibrio o di pietà, come peso della carità, come bambino, come organismo malato, come morta o morente.

In altre parole queste identità di ruolo confermano e giustificano il fatto che la società attribuisce un basso valore a tali persone. Solitamente i ruoli rivestiti dalle persone comportano diritti e doveri, ad esempio una persona malata ha il diritto di essere curata ed esentata dal lavoro, ma nello stesso tempo deve cercare di ristabilirsi velocemente e accettare le cure.

In un piccolo lasso di tempo una persona può assumere diversi ruoli: l'operaio, il cliente, il marito, il papà, ecc Il suo comportamento cambierà in base all'ambiente in cui si troverà e alle persone che incontrerà, ma soprattutto all'aspettativa di ruolo che queste avranno nei suoi confronti.

Se le aspettative di ruolo degli altri saranno positive, la persona sarà portata ad agire positivamente, al contrario se saranno negative, la persona si comporterà di conseguenza e interiorizzerà un ruolo negativo.

I ruoli sociali possono essere scelti ma anche imposti, solitamente s'impone quello di studente ai bambini mentre può essere scelto dai giovani adulti.

La svalorizzazione sociale è un'operazione prodotta da chi formula un giudizio su una particolare persona e quello che ci si aspetta da lei. Tale giudizio può essere influenzato dalle nostre passate esperienze con un certo tipo di persona, così come l'insegnamento ricevuto, specialmente da parte della nostra famiglia.

Ad ogni modo, le persone hanno così tanti stereotipi e percezioni rispetto a tutti i tipi d'individui e classi, che è molto raro che il loro giudizio sia prodotto effettivamente da passate esperienze con tali individui o classi.

«I ruoli sono così potenti che definiscono in larga misura chi siamo, cosa facciamo, come e con chi agiamo e addirittura quello che indossiamo[3]».

I ruoli valorizzati possono addirittura neutralizzare la presenza di un'afflizione in una persona: la carrozzina e la spasticità non impediscono a Stephen Hawkind di essere uno dei più grandi cosmologi contemporanei al mondo, così come l'infermità non ha impedito a Karol Woytila di ricoprire il ruolo di papa fino alla morte.

Il ruolo effettivamente ricoperto da una persona quindi, svolge una funzione molto più potente di qualsiasi afflizione o menomazione nella mente di chi percepisce. Questo ci fa capire che non è la menomazione a far sì che un individuo sia escluso o isolato, bensì l'atteggiamento negativo delle persone verso la menomazione stessa.

Il fattore decisivo quindi, è ciò che succede nella testa delle persone di fronte alla menomazione. Se una persona ricopre un ruolo valorizzato, al di là delle sue menomazioni può condurre una vita integrata, produttiva e piena.

La valorizzazione sociale può essere definita come segue: «permettere, stabilire, migliorare, mantenere e/o difendere i ruoli sociali valorizzati delle persone (particolarmente di quelle a rischio) utilizzando, per quanto possibile, dei mezzi valorizzanti dal punto di vista culturale[4]».

Per coloro che sono già ben inseriti nel tessuto sociale la valorizzazione del ruolo sociale non significa molto, ha invece senso per le persone già svalorizzate dalla società o che corrono il rischio di diventarlo.

Per chi è già svalorizzato è opportuno trovare o creare ruoli valorizzati e salvaguardarli, mentre per chi è a rischio di svalorizzazione è opportuno difendere i ruoli valorizzati che ancora sussistono e possibilmente aggiungerne altri.

Se per esempio prendiamo il caso di un lavoratore che si appresta al pensionamento, potrebbe essere utile compensare la perdita del ruolo lavorativo con un’occupazione volontaria (assistenza anziani, autista, custode, ecc). In questo modo si dovrebbe evitare che il neopensionato si senta improvvisamente inutile e di conseguenza perda la stima di se.

Per difendere e/o aggiungere ruoli valorizzati in una persona è necessario prendere in considerazione due elementi: l'immagine e la competenza. Con il miglioramento dell'immagine (curando i vestiti, i capelli, ecc) potremo fare in modo che la persona sia meglio percepita dagli altri e che quest'ultimi gli accordino con più facilità dei ruoli valorizzati e delle opportunità positive che, a loro volta, possono promuovere delle competenze e consentire l'accesso alle cose belle della vita. Evidentemente affinché tutto ciò non si limiti ad una semplice operazione di marketing, deve essere sostenuta anche da un miglioramento delle competenze.

La persona sarà così maggiormente in grado di assumersi e svolgere dei ruoli valorizzati che potranno esserle accordati con più facilità.

L'immagine e le competenze dunque, sono gli elementi principali che contribuiscono ad assegnare dei ruoli ad una persona. Il discorso delle competenze merita comunque un ulteriore approfondimento[5].



2 Il ruolo lavorativo


Un ruolo sociale può essere definito come uno schema di comportamenti, responsabilità, aspettative e privilegi che ci si aspetta dal punto di vista della società. Nel mondo del lavoro il ruolo sociale è la posizione che si occupa all’interno di un'organizzazione, è l'insieme degli elementi che caratterizzano la specifica attività lavorativa e che interagiscono con tutte le altre componenti della struttura organizzativa.

Solitamente, per un giovane normodotato lo svolgimento di un lavoro remunerato (che può iniziare con l'apprendistato) sancisce probabilmente il primo grande passo nel mondo degli adulti. Per i giovani andicappati che non hanno potuto seguire il normale percorso scolastico, questo passaggio si rivela ovviamente più difficile.

Avere delle facoltà intellettuali limitate non significa essere incapaci di sviluppare delle competenze o di adattare le proprie a nuove situazioni. Purtroppo ancora oggi molte persone considerano gli andicappati come esseri incapaci di sviluppare conoscenze, interessi e competenze.

Tuttavia il lavoro remunerato è l'obiettivo più alto cui una persona che ha frequentato la scuola speciale deve ambire, poiché questi gli fornisce un ruolo e quindi un posto nella società.



«Nel mondo degli adulti il ruolo è ciò che lega il singolo individuo alla complessità sociale e regola ogni rapporto tra le persone all'interno della società stessa. Non c'è, quindi, per il giovane andicappato, speranza d'integrazione senza assegnazione di ruolo[6]».

Possiamo dire a questo punto che il 'veicolo' principale per l'integrazione degli andicappati (ovviamente quelli in grado di essere produttivi) nella società è il lavoro, schematicamente si potrebbe quindi affermare che:


LAVORO → RUOLO → INTEGRAZIONE


All'istituto Canisio nella proposta pedagogica della scuola speciale esiste un momento dedicato all'attività manuale.

Questi spazi non servono tanto ad apprendere una professione, ciò sarebbe troppo precoce, quanto ad introdurre gradualmente l'utente di scuola speciale a una mentalità di lavoratore.

Imparare una professione è completamente diverso dall'imparare a lavorare. Nel primo caso si tratta di acquisire determinate capacità operative, indipendentemente dalla motivazione e dagli obiettivi per cui si fanno le cose; nel secondo caso si tratta di maturare una mentalità, un'attitudine, una modalità di intendere il mondo (specialmente quello del lavoro).

Il percorso dei giovani andicappati verso un ruolo lavorativo, oltre alle difficoltà personali causate dal (o dai) deficit, è costellato da numerosi altri problemi.

I mutamenti del mondo del lavoro che diventa sempre più complesso, selettivo e alla ricerca di flessibilità da parte dei lavoratori, unito alla fragilità psicologica dei giovani provenienti dalla scuola speciale, rendono sempre più difficile il loro inserimento nel sistema produttivo incrementandone gli insuccessi.

Ovviamente dopo le scuole speciali non per tutti i giovani esiste la possibilità di un inserimento nel mondo del lavoro (solitamente attraverso una formazione empirica). Per coloro che non possiedono le competenze necessarie solitamente esistono due possibilità:


  • I laboratori protetti

Negli ultimi anni le caratteristiche dei laboratori protetti sul suolo cantonale hanno subito importanti modifiche. In particolare essi non si limitano più ad accogliere persone andicappate bisognose di un luogo di lavoro con un certo grado di protezione, bensì accolgono anche persone senza andicap che però necessitano di aiuto per essere ricollocate nel mondo del lavoro. I laboratori protetti devono essere in parte in grado di auto – finanziarsi, in quanto i sussidi del Dipartimento sanità e socialità (DSS) non sono sufficienti a garantirne la sopravvivenza. Per questa ragione alle persone che vi lavorano è richiesta una certa produttività, in modo di garantire delle entrate finanziarie significative. Solitamente, le persone che lavorano in un laboratorio protetto percepiscono una rendita dall'Assicurazione Invalidità (AI).


  • I centri diurni

Nei centri diurni, che possono essere compresi in strutture che offrono anche l'internato (OTAF, Canisio, OSC, ), si accolgono persone che a causa di deficit (mentali o fisici) piuttosto severi, non sono in grado di svolgere un'attività produttiva con una certa regolarità. Questo non significa che nei centri diurni non si eseguono lavori per conto terzi, solamente si tratterà di operazioni perlopiù molto semplici e ripetitive come imbustamenti o simili. In questi luoghi si cerca di dare importanza anche ad attività creative come la pittura, la cucina o lavori di bricolage; in modo da coinvolgere il più possibile gli utenti in qualcosa di interessante e utile.


Solitamente però, l'obiettivo principale cui si mira alla fine della scolarità obbligatoria (nel nostro caso la scuola speciale) è sempre l'inserimento nel mondo del lavoro.

«L'unica cosa certa è che se il nostro giovane vuole 'andare verso' un futuro da persona integrata nella società, deve salire sull'unico vagone che può portarlo in questa direzione: il vagone del 'Ruolo Lavorativo'[7]».

Oltre al difficile cammino verso il mondo degli adulti attraverso il raggiungimento di un ruolo lavorativo, il giovane andicappato è confrontato anche ai problemi legati alla società, alla cultura e alla famiglia.

Generalmente esiste un ostinato divieto sociale e culturale che purtroppo si manifesta (inconsciamente) verso tutti gli andicappati mentali, impedendo loro di andare verso il mondo dei grandi.

È come se la società da qualche parte si sentisse in colpa verso queste persone e quindi corresse ai ripari in modo sbagliato, perché impedendo loro di diventare uomini semplici li trattiene in un'infanzia perenne.

Troppe volte si concedono delle deroghe al rispetto delle norme sociali perché 'tanto sono andicappati'.

Da parte della famiglia, «spesso i genitori vivono le prospettive di crescita come una minaccia di separazione e di conseguenza tendono ad accentuare gli atteggiamenti iperprotettivi e a rinforzare, inconsciamente, la dipendenza del lio andicappato nei loro confronti[8]».

Come si può notare, il difficile percorso di un giovane andicappato verso il mondo degli adulti e del lavoro non si riduce solamente ai suoi deficit personali.

Oltre a questi, le persone che lo circondano (a partire dal nucleo famigliare), pensando di aiutarlo gli impediscono inconsciamente di crescere.

A mio modo di vedere la regola principale è trattare l'andicappato (ovviamente tenendo conto delle sue potenzialità e dei deficit) come faremmo con qualsiasi altra persona e non come un eterno bambino (Montobbio usa spesso l’esempio di “Peter Pan”, ura che simboleggia il rifiuto di diventare adulto). Così facendo potremo aiutarlo a confrontarsi con la realtà circostante (fatta di gioie e dolori) e non lo terremo sempre in un mondo protetto, quindi non del tutto corrispondente al reale.



3 Le capacità e le competenze


Come già accennato, se il nostro giovane proveniente da una scolarizzazione speciale vuole affrontare il mondo del lavoro, deve disporre di determinate capacità e competenze. Vedremo allora qui di seguito di chiarire bene questi due termini.

«Le capacità sono delle potenzialità dell’essere umano a fare, pensare e agire in un certo modo. Riguardano ciò che una persona può fare, senza per questo avere già trasformato questa sua possibilità (poter essere) in una sua realtà (essere); non sono mai statiche, sono unitarie e integrate (plasticità e complessità della persona)[9]».

Se a scuola il giovane andicappato usufruisce di un accomnamento nelle varie attività che è chiamato a svolgere, nel mondo del lavoro questo può diminuire drasticamente, per non dire sparire del tutto.

In effetti, i vari settori citati in precedenza (preformazione, pretirocinio, ) adibiti alla preparazione degli utenti all'inserimento nel mondo del lavoro, cessano il loro mandato ad inserimento avvenuto (per es. con la firma di un contratto di formazione empirica) e non forniscono più nessun tipo di sostegno al giovane in formazione.

È quindi di fondamentale importanza che la persona al momento della firma di un contratto di formazione empirica sia il più possibile preparata e competente. Di conseguenza, il percorso che essa svolge nella scuola speciale sarà di gran peso per il suo futuro perché serve a trasformare le sue potenziali capacità in competenze.

Le competenze sono l’insieme delle capacità potenziali di ciascuno, portate effettivamente al miglior compimento nelle particolari situazioni date. Indicano quello che siamo effettivamente in grado di fare, pensare e agire, adesso, nell’unità della nostra persona, dinanzi all’unità complessa dei problemi e delle situazioni che siamo chiamati ad affrontare e risolvere in un determinato ambiente



Purtroppo, spesso l'essere competenti non significa automaticamente garantirsi il mantenimento del posto di lavoro. L'evoluzione del mondo del lavoro richiede attualmente al lavoratore una buona solidità psicologica e capacità d'adattamento, aspetti difficilmente insegnabili a scuola ma che piuttosto devono già far parte della personalità dell'individuo.

Nelle scuole speciali cantonali, la preparazione (e l'inserimento) dei giovani che hanno le capacità per affrontare il mondo del lavoro avviene nell'ultimo anno di frequenza attraverso il 'Ciclo d'orientamento professionale' (COP)[11].

Nelle istituzioni sociali con scuole speciali esistono appositi settori[12] paragonabili al COP, ma che con altre modalità si occupano di preparare e inserire i giovani con le adeguate capacità nel mondo del lavoro.

In sostanza questi settori si occupano di trasformare le capacità degli utenti maggiormente dotati in competenze per affrontare il mondo del lavoro.

«Le capacità personali diventano competenze personali grazie all’insieme degli interventi educativi promossi da tutte le istituzioni educative formali e non formali. Nella scuola, le capacità personali degli alunni, grazie alla mediazione delle conoscenze e delle abilità riunite negli obiettivi specifici d'apprendimento, diventano loro competenze personali attraverso strategie didattiche che possono essere genericamente classificabili in insegnamento, esempi ed esercizi. “Com - petente” è non solo chi si muove insieme a, con altri in un ambiente (collaborazione – cooperazione), ma anche chi mette insieme tante dimensioni nell’affrontare un compito, il competente attiva le stesse conoscenze e abilità anche in situazioni differenti

Per comprendere meglio come le capacità di un utente di scuola speciale possono trasformarsi in competenze, cito nuovamente l'esempio della preformazione professionale dell'istituto Canisio[14].

Quando un giovane proveniente dalla scuola speciale entra in preformazione (solitamente verso i 15 anni), si nota subito un primo cambiamento: si tratta della suddivisione della giornata in due momenti, uno dedicato alla scuola e uno al lavoro.

Se prima il giovane frequentava per due mezze giornate il laboratorio della scuola speciale dell'istituto, ora lo fa ogni giorno. Quindi, tramite una riduzione del tempo scolastico e un aumento di quello trascorso in laboratorio, grande importanza è data all’'imparare a lavorare', proprio in vista di un futuro inserimento.

Il giovane ha quindi la possibilità di trasformare le sue capacità in competenze grazie al laboratorio pluriattrezzato della preformazione (insegnamento, esempi ed esercizi). In seguito, grazie agli stages che effettuerà nel mondo del lavoro, potrà manifestare interesse verso una professione specifica e quindi 'imparare un lavoro'.

Nelle scuole speciali, ancor prima di frequentare il COP o una preformazione, per tutti i giovani andicappati esiste un momento dedicato alle attività manuali. Questo può svolgersi nella classe attraverso il normale programma didattico, oppure in un laboratorio attrezzato come quello in cui lavoro io all'istituto Canisio di Riva San Vitale.

Il laboratorio è il luogo in cui si realizza una situazione d'apprendimento che coniuga conoscenze e abilità specifiche su compiti unitari. Può essere definito come un’occasione per scoprire l’unità e la complessità del reale, un luogo di creatività e un possibile spazio compensativo di squilibri e di disarmonie.

In un laboratorio l'utente è per la prima volta confrontato con alcuni aspetti caratteristici del mondo lavorativo artigianale come ad esempio la fatica, la sporcizia, gli attrezzi e i macchinari.

Questo è il primo luogo dove il giovane andicappato ha la possibilità di apprendere a lavorare e quindi iniziare il percorso d'avvicinamento al mondo del lavoro, strada facendo potrà anche iniziare a maturare un interesse per una professione specifica.



3.1 Sapere, saper fare, saper essere


Parlando di competenze, non si può fare a meno di chiamare in causa tre aree fondamentali come il sapere, il saper fare e il saper essere.

Queste sono sicuramente tre suddivisioni molto importanti delle competenze di una persona integrata nella società e che lavora.

Secondo la professione svolta, le dimensioni del sapere, del saper fare e del saper essere possono cambiare di priorità, cooperando tuttavia nella maggioranza dei casi sempre insieme.




In particolare la dimensione del sapere attiene al bagaglio di conoscenze dell'individuo, il saper fare fa parte delle sue abilità pratiche, mentre il saper essere riguarda l'atteggiamento, la positura.

Nel mondo del lavoro, le professioni richiedono tutte competenze specifiche e diverse che dipendono da quanto si è chiamati a svolgere con la propria occupazione.

Per esempio se prendiamo il ramo della vendita, il saper essere è sicuramente la dimensione più importante, al venditore si richiederanno più che altro buone capacità relazionali perché è sempre in contatto con la clientela.

Attività artigianali quali il falegname o il tappezziere richiederanno principalmente un saper fare piuttosto fine (abilità manuali), rispetto al muratore o all'asfaltatore cui si richiederà un saper fare prodotto dalla forza fisica.

Infine nelle professioni del sapere come lo scienziato o il maestro di scuola, è ovvio che il grado di sapere è molto diverso, ma di primaria importanza rispetto al saper fare o al saper essere che in ogni caso devono essere presenti. Infatti, come già dicevo prima, nelle tre aree di competenze c'è un ordine di priorità che dipende dalla professione svolta, tuttavia possono esserci mestieri in cui più di un'area è ugualmente importante. Prendiamo il caso di un professore universitario, é preferibile che oltre al sapere sappia anche essere, affinché con il suo carisma sia in grado di mantenere alto l'interesse degli studenti e far passare con più facilità le informazioni della sua materia.

Se prendiamo il caso di persone che intraprendono una formazione empirica, sicuramente le professioni che andranno a svolgere riguarderanno principalmente l'area del saper fare, visto che l'area del sapere sarà ridotta dal fatto che la maggior parte di queste persone ha svolto la scuola speciale.

L'area del saper essere, come per le persone che hanno seguito una scuola normale, può variare molto da soggetto a soggetto. Esistono persone con formazione empirica (non molte) che grazie al loro saper essere svolgono con successo una professione nel ramo della vendita.

Oggigiorno le richieste di competenze nelle varie professioni sono molto aumentate, questo ha già contribuito a complicare i tirocini federali e ad escludere la possibilità di un tirocinio empirico per alcuni mestieri, come ad esempio il meccanico d'automobili.

Oltre alle accresciute richieste del mondo del lavoro, non bisogna dimenticare la situazione economica che può favorire o sfavorire un inserimento lavorativo, di conseguenza per il momento la previsione futura per chi intraprende una formazione empirica non è ottimistica.



4 Il processo di mediazione fra allievo di scuola speciale e mondo del lavoro


Il mondo del lavoro è, insieme all’allievo proveniente dalla scuola speciale, l'attore principale della mediazione che il docente (di pretirocinio o preformazione) deve svolgere per effettuare un inserimento attraverso la formazione empirica.

È quindi molto importante che i docenti che si occupano di collocare l’allievo alla fine della scuola speciale, abbiano una buona conoscenza del mondo del lavoro e di come funziona un'organizzazione produttiva.

Le organizzazioni produttive che stanno sul libero mercato agiscono sempre in funzione dei loro obiettivi e devono sempre essere il più possibile efficaci ed efficienti.

L'efficacia è data dal rapporto esistente fra obiettivi e risultati ottenuti, mentre quello fra risorse impegnate e obiettivi raggiunti rappresenta l'efficienza.



Bisogna tenere presente che l'ingresso di una persona che ha difficoltà in un'organizzazione produttiva, è molto spesso vissuto da quest'ultima come una possibile minaccia al suo equilibrio interno.

Il processo di mediazione fra questa persona e l'organizzazione produttiva è quindi affare molto delicato per il docente che se n’occupa. Quest'ultimo deve in particolare verificare le disponibilità aziendali e poi trovare la persona giusta per quell'azienda.

Solitamente nel processo d'adattamento che nasce fra l’organizzazione e la persona che ha difficoltà, è a quest'ultima cui si richiede il maggior sforzo.

Ovviamente fra tutti i punti da tenere in considerazione durante il processo d'inserimento, urano anche i desideri della persona da inserire. Questi solitamente si delineano al momento in cui l’allievo ha svolto degli stages e quindi in base all'esperienza accumulata può decidere meglio quale professione gli piacerebbe imparare.

È molto importante offrire alla persona da inserire la possibilità di sperimentare in base ai suoi interessi specifici le proprie competenze a confronto con delle situazioni, delle persone e delle esigenze nuove.

Nonostante l'impegno di tutte le parti in causa, quando si effettua un inserimento nel mondo del lavoro attraverso la formazione empirica, non si avrà mai la certezza che questo andrà a buon fine. La persona proveniente dalla scuola speciale dovrà integrarsi nell'organizzazione produttiva e il successo è in buona parte anche dettato dal ruolo che sarà chiamata a svolgere.

«Gli effetti positivi collegati con il ruolo lavorativo sono, infatti, tanto più significativi quanto il ruolo affidato è percepito dal disabile come vero, reale, utile, intercambiabile con gli altri lavoratori e quindi non costruito ad hoc per lui[15]».



5 Considerazioni personali


Come abbiamo visto in questo modulo, i fattori che concorrono affinché un giovane proveniente dalla scuola speciale possa accedere al mondo del lavoro sono veramente molti.

A mio modo di vedere, aldilà dei deficit che ognuno di questi giovani possiede, grande importanza nel loro percorso evolutivo l'avrà la famiglia.

Quest'ultima, se è in grado di farlo, ha il potere di offrire un sostegno al proprio lio negli anni della scuola, così importanti per il suo futuro.

Purtroppo, molti di coloro che seguono la scuola speciale hanno anche problemi famigliari e questo non li aiuta certo ad affrontare con la dovuta serenità il futuro. Come già si diceva, per avere possibilità di successo nel mondo del lavoro, il giovane deve arrivare a quel punto con una certa mentalità, solido (psicologicamente) e competente.

La mentalità dovrebbe essere da lavoratore, in altre parole di una persona che ha 'imparato a lavorare' e che ora si appresta a 'imparare un lavoro'.

La solidità psicologica è necessaria perché le insidie per il giovane in formazione empirica sul posto di lavoro possono essere molte e di vario genere. Inoltre nella maggioranza dei casi l'aiuto dei docenti termina all’inizio del tirocinio e rimane solo (se è presente in modo costruttivo) la famiglia a dargli supporto.

Le competenze si formano oltre che con l'istruzione anche con l'esperienza, gli ultimi anni di scuola speciale (COP, pretirocinio, preformazione) dovrebbero servire in tal senso.

Nel laboratorio di scuola speciale dove opero, spesso noto utenti che dispongono di buone capacità pratiche e cognitive ma che purtroppo sono molto fragili psicologicamente. È molto difficile aiutarli anche perché dinanzi alle prime difficoltà molti si scoraggiano e si arrendono.

La riflessione che faccio più spesso quando osservo gli utenti lavorare è cosa faranno una volta cresciuti. Spesso ricordo quando io stesso ero apprendista tappezziere e di come il passaggio dal mondo scolastico a quello del lavoro mi sia costato grande fatica.

Come abbiamo già detto, negli ultimi anni le richieste del mondo del lavoro in generale e più specificatamente delle formazioni federali ed empiriche si sono molto elevate, rendendo così molto impegnativi buona parte degli apprendistati disponibili sul mercato. Inoltre diventa sempre più difficile trovare un posto di tirocinio nella professione desiderata.

In conclusione desidero nuovamente mettere l'accento sull'aspetto più importante trattato in questo modulo: il lavoro come strumento per fornire un ruolo socialmente apprezzato.

Se per i giovani che hanno terminato le scuole dell'obbligo normali l'entrata nel mondo del lavoro è importante (sempre che non proseguano gli studi), ancora di più lo è per coloro che hanno seguito la scuola speciale.

Questo perché le persone andicappate sono maggiormente (rispetto ad altre) a rischio d'essere svalorizzate. Il lavoro, come ampiamente dimostrato, è un potente strumento di valorizzazione, inoltre fornisce un ruolo con i vari benefici che questo comporta. Per citarne alcuni: migliora l'autostima, favorisce l'integrazione sociale e l'indipendenza economica.




Wolfensberger W., La valorizzazione del ruolo sociale, Editions des Deux Continents, Genève, 1991, p. 17.

Cfr. . 19 “Il ruolo lavorativo”.

Wolfensberger W., op. cit., p. 37.

Wolfensberger W., op. cit., p. 53.

Cfr. . 22 “Le capacità e le competenze”.

Montobbio E., Il viaggio del Signor Down nel mondo dei grandi, Edizioni del Cerro, Pisa, 1994, p. 4

Montobbio E., op. cit., p. 43.

Montobbio E., op. cit., p. 31.

Collini S., Il glossario pedagogico, 2004, p.

Collini S., op. cit., p. 5.

Cfr. . 7 “Il ciclo di orientamento professionale delle scuole speciali del cantone Ticino”.

Cfr. . 7 “La preformazione professionale dell’istituto Canisio a Riva San Vitale”.

Collini S., op. cit., p. 6, 7.

Cfr. . 7, 8.

Lepri C. & Montobbio E., Lavoro e fasce deboli, Franco Angeli Ed., Milano, 1999, p. 128.








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