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HENRY VAN DE VELDE



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HENRY VAN DE VELDE


Il motivo che spinge Horta, è in definitiva il desiderio di provare l’eccitazione e il prestigio d’inaugurare un rinascimento ; la mancanza di un adeguato controllo razionale ha forse facilitato la loro ricerca e reso più spedita la definizione del loro repertorio, ma ha bloccato presto la loro attività sulle posizioni acquisite, è quando è svanito il prestigio della novità li ha indotti a ripiegare in un nuovo eclettismo ampliato.

Il caso di Van de Velde è diverso. Fin dall’inizio egli si propone di mettere in chiaro i fondamenti del movimento, di formulare le sue esperienze di modo che siano trasmissibili e mettano capo a un rinnovamento generale dei metodi di progettazione. Mentre i suoi contemporanei accettano dall’Inghilterra soprattutto suggerimenti formali, egli coglie per la prima volta in Europa, il principio morale dell’insegnamento di Morris, e lo svolge con straordinaria acutezza nei suoi arredi.

La prima occasione che ha Van de Velde di cimentarsi nell’arredamento è la sistemazione della sua casa ad Uccle, presso Bruxelles, nel 1894; d’accordo con i suoi principi egli si propone di cercare per ogni elemento formale una giustificazione oggettiva, di ordine funzionale finché è possibile, utilizzando le contemporanee teorie dell’Einfuhlung; l’andamento delle linee, delle sagome, i disegni decorativi, sono posti in relazione con le esigenze di lavoro e di riposo, di tensione e di rilassamento.

Contemporaneamente comincia l’attività di Van de Velde come teorico e proandista; la sua prima conferenza è tenuta a Bruxelles nel 1894. pur riconoscendo la priorità del movimento inglese, Van de Velde ritiene che le esperienze di Morris e dei suoi continuatori siano troppo aristocratiche e distaccate dalla realtà, e afferma che il rinnovamento delle arti sorgerà dall’accettazione fiduciosa delle macchine e della produzione in serie.




Nel ’98, come Morris, allestisce a Uccle un proprio laboratorio di arti applicate, Arts d’industrie, de construction et d’ornamentation Van de Velde & C., e nel 1900 si trasferisce ad Hagen, dove riordina il museo Folkwang. Nel 1902 è chiamato a dirigere il Weimar kunstgewerblicher institut che diventerà nel dopoguerra il Bauhaus di Gropius.

Questa sua fiducia prevalentemente nell’industria lo porta ad una dichiarazione alla riunione del Werkbund, nel 1914 contro gli artisti, affermando che quest’ultimi non sono altro che individualisti appassionati, dei creatori spontanei che si oppongono a qualsiasi canone fisso e standardizzato.

Van de Velde è senza dubbio, fra i maestri della sua generazione, quello che ha le idee più chiare.

Dopo aver contribuito tra i primi ad avviare il movimento dell’art nouveau, egli è l’unico a percepire chiaramente la provvisorietà delle posizioni in cui si è formato. Perciò la sua ura appartiene solo in parte all’avanguardia; se come progettista resta chiuso in quell’ambito, come maestro opera più in là ed entra nel movimento moderno; aderendo senza prevenzioni ai successivi sviluppi.








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