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LA PARABOLA DELL'ARCHITETTURA SOVIETICA



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LA PARABOLA  DELL'ARCHITETTURA SOVIETICA


Nel paese nato a seguito della Rivoluzione d’Ottobre ci si pone la questione del rinnovamento anche in merito al problema dell’arte e, quindi, dell’architettura, la quale doveva, anch’essa, rappresentare il nuovo potere politico.

Anche se apparve, comunemente, ben presto chiaro che il movimento moderno non avrebbe avuto vita facile in Unione Sovietica. Nel 1919 Georgi Kamenev scriveva con evidente disprezzo: “il governo dei lavoratori deve decisamente por fine al credito che è stato dato finora ad ogni sorta di futuristi, cubisti, immaginasti ed altri simili contorsionisti. Essi non sono artisti proletari e la loro arte non è la nostra. Sono prodotti della corruzione e della degenerazione borghese.

Riferibili al clima di cui si erano alimentate le cosiddette avanguardie artistiche dell’Europa prebellica sono i progetti elaborati dagli architetti che fanno parte di quel movimento cui è stato dato il nome di Costruttivismo. Tra le opere nate nell’ambito di questo movimento (prevalentemente macchinose e complesse nella loro ricerca di proporsi, come prodotti funzionali e simbolici) possiamo ricordare il progetto di Vladimir Tatlin per il Monumento alla Terza internazionale del 1919. anche se non realizzato esso è divenuto l’esempio più significativo dell’architettura sovietica di quel periodo.




E’ opportuno, poi, ricordare almeno altri due protagonisti di quella stagione dell’architettura sovietica, e cioè Konstantin Melnikov e Jlyce Aleksandrovic Golosov, le cui architetture appaiono assai nettamente risentire dei caratteri della concezione progettuale che stava caratterizzando il rinnovamento in Germania e in Francia. 

Con la svolta staliniana, intorno all’inizio degli anni trenta l’architettura sovietica tende ad allontanarsi decisamente dall’esperienza che era stata portata avanti fino ad allora. E va detto che alla tendenza costruttivista e a quella funzionalista (la quale ultima appariva ormai aver preso il sopravvento) subentra una concezione progettuale che torna a collegarsi, in vari modi, alla mentalità storicista ed eclettica. E sarà il risultato definitivo del concorso internazionale indetto per la realizzazione del palazzo del Soviet a palesare inequivocabilmente l’avvenuto mutamento.








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