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L’INTERPRETAZIONE DANTESCA DELLA FIGURA DI CATONE NEL I CANTO DEL PURGATORIO SUGGERISCE CONSIDERAZIONI CIRCA LA LIBERTA’ CON LA QUALE IL POETA SI PONE



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L’INTERPRETAZIONE DANTESCA DELLA URA DI CATONE NEL I CANTO DEL PURGATORIO SUGGERISCE CONSIDERAZIONI CIRCA LA LIBERTA’ CON LA QUALE IL POETA SI PONE DI FRONTE ALLA CLASSICITA’ E LA RAPPORTA ALL’ETICA CRISTIANA MEDIEVALE.


Ancora una volta la lettura della Divina Commedia ci pone di fronte al rapporto di Dante con l’antichità, ma questa volta l’Umanesimo dantesco non basta per spiegare l’esaltazione di un personaggio ano suicida, portato ad essere custode del Purgatorio.

Siamo appena entrati nel nuovo regno, avvolto da un’atmosfera diversa, un paesaggio che simboleggia il passaggio dalle tenebre infernali alla luce, e subito Dante, che qui più che mai si identifica con i penitenti, ci presenta la ura di Catone, che fin da subito ci appare un personaggio straordinario.

Catone è “veglio solo, degno di tanta reverenza in vista”, ma ciò che più colpisce l’attenzione di dante sono le quattro stelle che illuminano il suo viso; queste simboleggiano le quattro virtù cardinali, perse dopo il peccato originale, cioè prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Catone quindi è moralmente integro, come erano gli uomini al momento della creazione.

Ma perché un uomo ano si trova qui? Egli non dovrebbe forse stare fra gli Spiriti Magni del Limbo, o fra i suicidi del VII cerchio infernale?

Vissuto fra il 96 e il 45 a.C., Catone scelse il suicidio ad Utica piuttosto che rinunciare alla libertà politica che ormai Cesare aveva di fatto sottratto, in particolare a chi, come lui, era Pompeiano.

Libertà: è questa la parola chiave che ci aiuta a capire perché Catone si trovi qui, nel Purgatorio, dove le anime si purificano e trovano alla fine la libertà dal peccato. Catone è morto per difendere la propria libertà ed ora, nonostante il suicidio, si trova qui come simbolo della libertà dal peccato che le anime dei penitenti cercano.




Inoltre in Catone Dante trova una parziale autoidentificazione come uomo esule, alla ricerca della libertà politica di cui era stato privato ingiustamente.

Inoltre, a ribadire ancora una volta il grande rispetto che Dante ha nei confronti di tutta l’antichità, il poeta sceglie di salvare Catone per i positivi giudizi espressi da grandi autori come Cicerone, che lo definisce eccezionale, o Virgilio, che lo pone custode dei Campi Elisi. Ma ancora più influenza ebbe probabilmente il giudizio di Lucano che lo definisce “deo plenus” e racconta che era tanto irreprensibile da rifiutarsi di consultare l’oracolo di Delfi. Dante salva quindi Catone per le sue qualità morali che, nell’interpretazione allegorica tipicamente medievale ed evidentissima in tutta la Commedia, gli avrebbero fatto credere in “Cristo venturo”.

Ovviamente, dobbiamo aggiungere a questi motivi il grande rispetto che Dante ha per tutta la classicità, cioè quello che viene definito Umanesimo Dantesco. Ci troviamo quindi di fronte ad un altro dei grandi personaggi della classicità che Dante, attraverso l’allegoria, rilegge in chiave medievale.

Così, un personaggio come Catone, che potrebbe semplicemente finire tra i dannati dell’Inferno, diventa il simbolo positivo di tutta una Cantica, e la sua scelta di libertà è un esempio per tutte le anime che seguono il duro cammino della purificazione.








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