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PROGRAMMA “APOLLO”



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PROGRAMMA “APOLLO”


Programma spaziale statunitense. Ebbe origine dagli studi della NASA, che nel luglio 1960 avevano portato alla formulazione di un programma di missioni orbitali circumterrestri e circumlunari, da eseguirsi impiegando capsule spaziali triposto, poste in orbita dal razzo vettore “Saturno I”, da circa 680 t di spinta. Questo programma venne radicalmente rielaborato nella primavera successiva, quando gli Stati Uniti decisero di far giungere un astronauta americano sulla Luna entro il decennio in corso, dando così inizio ai lavori che avrebbero portato al veicolo spaziale o capsula “Apollo”.

L'intero programma subì però una tragica battuta d'arresto a causa dell'incendio, provocato da un corto circuito, che il 27 gennaio 1967 distrusse una capsula Apollo durante una prova a terra, a Cape Kennedy. Il fuoco divampò violentissimo nell'atmosfera di ossigeno puro della capsula e causò la morte dei tre astronauti, Roger B. Chaffee, Virgil I. Grissom ed Edward H. White. Si approfondirono gli studi per ottenere maggiori doti di sicurezza, mentre già precedentemente il vettore Saturno aveva superato felicemente i primi collaudi, ponendo in orbita un modulo di comando Apollo, privo di equigio. Il veicolo spaziale Apollo, lungo in tutto 25 m, è costituito da un complesso di diversi elementi: il modulo di comando, il modulo di servizio, il modulo lunare, il dispositivo di salvataggio e lo schermo che protegge il modulo lunare e collega il veicolo Apollo al razzo vettore. Questo è il tristadio Saturno V, che all'istante del lancio è in grado di fornire una spinta di circa 3.500 t. Il modulo di comando è una capsula grosso modo conica, in cui i tre astronauti, che costituiscono l'equigio del veicolo spaziale, sono alloggiati nel volo dalla Terra alla Luna e durante il ritorno, ed è l'unica parte dell'Apollo a ridiscendere sulla Terra al termine della missione. Il modulo di comando è alto circa 3,5 m e ha un diametro poco inferiore ai 4 m. Il suo peso, giunto a circa 5.800 kg all'inizio delle ultime missioni Apollo, si riduce a poco più di 5.300 kg al ritorno sulla Terra. La sua struttura è principalmente in acciaio inossidabile e in lega leggera, e la sua base è rivestita da uno strato di resina fenolica ed epossidica, che funge da scudo termico nella fase di rientro. Il modulo di servizio ha forma cilindrica, è lungo circa 7,5 m, e il suo peso nelle ultime missioni Apollo superò di poco le 25 t. Esso, che sostanzialmente costituisce il propulsore a razzo del veicolo spaziale, utilizzato per abbandonare l'orbita circumlunare e per inserirsi nella traiettoria di ritorno verso la Terra, viene abbandonato dalla capsula Apollo prima del rientro nell'atmosfera. Nelle ultime missioni Apollo il modulo di servizio ha alloggiato diverse apparecchiature scientifiche.



Il modulo lunare è un veicolo spaziale bistadio, impiegato per consentire sia la discesa di due astronauti dal modulo di comando orbitante attorno alla Luna sino alla superficie del nostro satellite, sia la loro successiva risalita dalla Luna sino al modulo di comando. Lo stadio di discesa, i cui quattro piedi ammortizzati sono destinati a posarsi sulla superficie lunare, è munito di un motore a razzo con ugello orientabile, e capace di fornire una spinta modulabile tra 4.491 e 580 kg, che consente di decelerare il modulo inserito in orbita circumlunare, e quindi di assicurarne la discesa morbida sulla Luna. Il soprastante stadio di ascesa, munito di cabina biposto per i due astronauti, è dotato di un motore a razzo che fornisce una spinta di 1.588 kg, e che può essere acceso e spento diverse volte. Esso utilizza lo stadio di discesa come rampa di lancio, e consente ai due astronauti di lasciare la superficie lunare e di ricollegarsi al modulo di comando che li attende in orbita. Il collegamento viene eseguito utilizzando i ganci automatici che bloccano l'apice del modulo di comando in corrispondenza della botola d'accesso, disposta sulla parte superiore dello stadio di ascesa del modulo lunare. Quest'ultimo, racchiuso nello schermo che collega il veicolo Apollo al terzo stadio del vettore Saturno, ne viene estratto dal complesso modulo di comando- modulo di servizio quando il veicolo Apollo è in orbita circumterrestre, prima d'iniziare il balzo verso la Luna, nel corso della prima manovra d'aggancio prevista nella missione. Il successivo aggancio viene eseguito, come si è visto, in orbita circumlunare tra modulo di comando e modulo di servizio e lo stadio di ascesa del modulo lunare, e a esso segue il trasferimento nel modulo di comando dei due astronauti ritornati dalla superficie lunare.

Il dispositivo di salvataggio è costituito da un razzo a propellente solido, capace di una spinta di oltre 65 t, vincolato da un'apposita incastellatura superiormente al modulo di comando. L'accensione del razzo, nel caso si verifichi una condizione di emergenza durante il conto alla rovescia o nei primi istanti della missione, consente di portare il veicolo Apollo a circa 2,5 km di distanza dalla rampa di lancio, e la sua successiva discesa a mezzo paracadute.

A partire dalla missione Apollo 15, nello stadio di discesa del modulo lunare è stato installato un veicolo quadriruota a propulsione elettrica, denominato “Lunar Rover”, che ha consentito di accrescere considerevolmente la mobilità degli astronauti, facilitando in ragguardevole misura l'esecuzione di esperimenti scientifici e la raccolta di campioni di minerali.



Al successo del programma Apollo ha contribuito la dovizia dei mezzi impiegati, e soprattutto l'eccellente lavoro di coordinamento svolto dalla NASA. Elemento determinante è stata poi l'ottima prova fornita dai razzi vettori Saturno, la cui messa a punto presentò eccezionalmente poche difficoltà.

L'episodio di maggior rilievo del programma Apollo è stato indubbiamente rappresentato dalla prima discesa dell'uomo sulla superficie lunare. Alle 22 e 17´ (ora italiana) del 20 luglio 1969 il modulo lunare “Aquila” si posava sulla Luna, nel Mare della Tranquillità, quasi 103 ore dopo la partenza dell'Apollo 11 dalla rampa 39 di Cape Kennedy, e alle 4 e 17´ del 21 luglio Neil Armstrong posava piede sulla superficie lunare, raggiunto dopo 59 min da Edwin Aldrin. L'“Aquila” lasciava la superficie lunare alle 19 e 54´ del 21 luglio, agganciandosi al modulo di comando “Columbia”, rimasto in attesa in orbita circumlunare (pilotato da Michael Collins), alle 23 e 35´. La capsula Apollo si immetteva alle 6 e 56´ del 22 luglio nella traiettoria di ritorno verso la Terra, scendendo, appesa ai paracadute, nelle acque del Pacifico alle 18 e 49´ del 24 luglio.

Il programma Apollo, così come inizialmente era stato concepito, avrebbe dovuto articolarsi su 19 missioni complessive. Gli eccellenti risultati ottenuti dalle varie missioni sul piano scientifico, le decurtazioni dei fondi assegnati alla NASA per le imprese spaziali e il declino dei moventi politici e di prestigio della corsa allo spazio hanno però concorso tutti a limitare il programma Apollo, che si è concluso con la missione Apollo 17, iniziata il 7 dicembre 1972. Nel corso della missione sono stati sviluppati programmi di ricerca astronomica riguardanti un rilevamento sistematico di sorgenti di radiazioni ultraviolette e di radiazioni X “molli”. Sono state osservate diverse classi di oggetti (Giove, stelle vicine, pulsar, ecc.). È stata messa in evidenza l'esistenza di una forte sorgente di radiazioni ultraviolette nella costellazione della Chioma di Berenice, dove era stata già osservata da satellite e da razzo una sorgente di raggi X.








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