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SENECA SALUTA PAOLO

SENECA SALUTA PAOLO


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SENECA SALUTA PAOLO[1]

Paolo, credo[2] che ti sia stato riferito che ieri abbiamo trattato con il nostro Lucilio di cose arcane e altri argomenti. Infatti erano con me alcuni seguaci della tua dottrina. Infatti c’eravamo appartati negli orti sallustiani , dove coloro dei quali ti ho prima parlato, capitati da noi mentre andavano da un’altra parte, si unirono a noi dopo averci visti. Certamente voglio che tu sappia che noi abbiamo desiderato la tua presenza e che , letto il tuo epistolario , cioè alcune lettere attorno a varie questioni che tu hai inviato a qualche comunità o a qualche capoluogo di provincia che trattavano di principi di vita morale accomnate da una grande esortazione, ci siamo completamente sentiti apati. E questi pensieri non ritengo siano stati pronunciati da te, ma attraverso di te. Infatti tanto grande è la solennità di quegli argomenti e risplendono di tanta generosità che io credo che a stento basteranno i secoli degli uomini perché noi possiamo essere istruiti e perfezionati da loro. Spero che tu stia bene fratello.



Le inscriptiones a Lucilio sono leggermente diverse “Seneca Lucilio suo Salutem”. In età imperiale anche nelle riposte si lascia il primo posto al personaggio più importante. Dunque la risposta di Paolo è titolata “ Senecae Pauolus satulem”

Da Seneca in poi, dunque a maggior ragione ora, nel IV secolo, credo non ha più solo significato di affidare fiducia ma anche di ritenere vero razionalmente.

Il latino tardo usa le dichiarative in luogo delle oggettive

E’ importante quest notazione temporale per rendere l’idea di come in fretta Seneca abbia scritto a Paolo

“Apocrifis” indica cose arcane, misteriose, dunque anche profonde, religiose.

Il quidam lascia aperto il problema se Seneca conoscesse o meno questi seguaci.



Comites è il termine con cui si indicavano i cristiani tra di loro

Il falsario dice “disciplinarum tuarum”; dunque ciò presupporrebbe che Seneca non segua quella dottrina.

E’ strano che il falsario pensi che all’epoca di Seneca gli orti sallustiani fossero aperti a tutti. D’altra parte è anche difficile pensare che fossero aperti nella sua epoca. Probabilmente è stata scelta tale ambientazione in consonanza con l’abitudine ciceroniana di ambientare i proprio dialoghi in ville.

Nella tarda antichità si usa anche il genitivo dei possessivi. L’autore usa in effetti molti genitivi.

Questo periodo in latino è costruito con un relativo preolettico.

Praesentia è un termine molto forte, evoca subito il termine da cui è nato come calco, cioè absentia, e dunque si pone nella mente del lettore come suo forte opposto. Qui il topos del lamentarsi per la assenza del destinatario è sfumato in questo modo.

Non so se il quod si riferisca sia al relativo precedente che a questa altra frase.

Libellus è solitamente la lettera.


Consecutiva.

Falsa rlativa con valore finale.


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