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TERREMOTI - CATASTROFI IN ITALIA



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TERREMOTI


Il terremoto si può definire un movimento vibratorio del terreno determinato dalla proazione di onde elastiche (onde sismiche) prodotte per rottura dell'equilibrio di tensioni meccaniche agenti nel sottosuolo.


Che cos’è un terremoto:

Il punto o meglio l'area di perturbazione in cui hanno origine le onde sismiche si chiama ipocentro del terremoto, o fuoco sismico, la cui profondità, variabile da pochi km a un massimo di 700 km, viene ottenuta calcolando il ritardo tra l'arrivo al ricevitore sismico dell'onda diretta e quello di un'onda che ha subito una riflessione verso l'alto. Il punto o la corrispondente area posta in superficie sulla verticale dell'ipocentro è detto epicentro. Le onde sismiche, che si proano nel terreno secondo le leggi del moto vibratorio in un mezzo eterogeneo, si avvertono in superficie come scosse che vengono definite sussultorie od ondulatorie, secondo che prevalga nel moto oscillatorio la componente verticale o quella orizzontale. La durata di ogni scossa è di solito di pochi secondi, eccezionalmente raggiunge 30 secondi; raramente però un terremoti è dato da una sola scossa, di norma, infatti, le scosse si succedono a intervalli irregolari per diversi giorni e talvolta per mesi. Si chiama periodo sismico il tempo durante il quale si registrano le scosse; la sua durata è in relazione con le cause che hanno prodotto il terremoti e con l'entità dell'energia in gioco. Nella loro proazione all'interno della Terra, le onde sismiche seguono le leggi di rifrazione e riflessione, per cui vengono deviate o respinte quando attraversano mezzi con differente densità. L'interno della Terra è disomogeneo, caratterizzato da una serie di involucri di materia con diverse densità e diverso stato fisico. I modelli della struttura interna del pianeta sono dovuti proprio allo studio delle rifrazioni e riflessioni subite dalle onde sismiche, come si può vedere dalla ura.




in dodici gradi da vari studiosi, per meglio adeguarla alle caratteristiche costruttive degli ed Attualmente viene usata la scala Mercalli-Cancani-Sieberg (abbreviata in scala MCS). Tale metodo di valutazione dell'intensità dei sismi non è però molto soddisfacente e probante sia perché gli effetti dei terremoti, a parità di energia liberata, decrescono al crescere della profondità dell'ipocentro, sia perché gli effetti possono essere attenuati o aumentati dalla geomorfologia dell'area epicentrale, dalla natura dei materiali e dalle caratteristiche tecniche degli edifici colpiti. Per questi motivi, accanto alla scala Mercalli s'impiega la scala Richter, basata sul concetto di magnitudo, che permette di valutare l'energia sismica del terremoto. È considerato di magnitudo zero un terremoto di energia inferiore o pari a 1012 erg; i terremoti di maggiore intensità finora registrati hanno raggiunto una magnitudo 8,6, pari a un'energia di ca. 1025 erg, paragonabile all'energia sviluppata nelle più grandi esplosioni termonucleari. La magnitudo M, calcolata sull'ampiezza di onde superficiali di un terremoti di profondità normale, la magnitudo unificata m, l'intensità I secondo la scala Mercalli modificata, l'accelerazione a e l'energia totale. Unendo i punti per i quali è stata calcolata uguale intensità sismica si ottengono linee dette isosiste; omosiste sono dette, invece, le linee che uniscono i punti nei quali la scossa è stata registrata nel medesimo istante: isosiste e omosiste sono curve concentriche che delimitano l'epicentro del terremoti e l'area pleistosismica, cioè l'area in cui si sono avuti gli effetti più distruttivi. I terremoti sono in genere classificati in base alla loro origine in tre grandi categorie: terremoti tettonici, terremoti vulcanici e terremoti di crollo. I terremoti tettonici sono i più frequenti (ca. il 90%) e quelli più estesi e di maggiore intensità. Sono dovuti alla brusca liberazione dell'energia meccanica accumulata gradualmente all'interno della crosta terrestre e nella parte superiore del mantello durante fenomeni di piegamento e dislocazione di masse rocciose per superamento del limite di rottura del materiale. I terremoti vulcanici (ca. il 7%) precedono e accomnano le eruzioni vulcaniche e solo raramente sono in relazione con i precedenti; hanno carattere locale e in genere minore intensità. I terremoti di crollo sono i meno frequenti (3%) e quelli più locali e superficiali; sono tipici di terreni carsici e dovuti al crollo delle volte di cavità sotterranee. Una quarta categoria comprende tutti quei terremoti di debole intensità (microsismi), avvertibili solo con strumenti sensibili, dovuti a cause sia naturali (frane, mareggiate, tempeste, ecc.) sia artificiali (traffico pesante, percussioni, ecc.). Cause artificiali possono produrre anche macrosismi: sono tali i terremoti prodotti da esplosioni effettuate con esplosivi sia convenzionali sia nucleari. In base alla profondità dell'ipocentro i terremoti sono poi distinti in poco profondi, con profondità dell'ipocentro <60 km, intermedi, tra 60 e 300 km, e profondi, tra 300 e 700 km. Oltre tale profondità, non sono mai stati localizzati ipocentri e ciò sembra dovuto alle caratteristiche del materiale terrestre che al di sotto dei 70km dalla crosta terrestre non è sufficientemente rigido per accumulare energia senza scorrere (v. mantello). I terremoti più frequenti sono quelli poco profondi; sotto i 60 km sono nettamente più rari. I terremoti non avvengono in misura uniforme sulla superficie terrestre, ma appaiono localizzati in aree geografiche (aree sismiche) abbastanza strette e ben definite. L'esame statistico della maggior parte degli ipocentri di terremoti del passato e recenti ha permesso di identificare tre aree principali di sismicità, corrispondenti, a grandi linee, con le zone di recenti dislocazioni e di maggiore instabilità e coincidenti con i bordi delle grandi zolle litosferiche in movimento (v. tettonica delle placche). Esse sono: la cintura circumpacifica, con numerose diramazioni; l'area mediterranea e transasiatica, corrispondente al sistema delle Alpidi; le fasce lungo il percorso della dorsale atlantica e indiana.

Altre zone sismicamente attive sono le regioni fagliate e fratturate dell'Africa orientale e alcune zone marginali alle masse continentali; a scala più ridotta devono essere considerate pericolose tutte le aree con faglie ancora in movimento. Annualmente la superficie terrestre è interessata in media da un numero di terremoti dell'ordine di un milione, ma solo pochi hanno effetti disastrosi. Le gravi distruzioni e l'ingente numero di vittime causati dai più disastrosi t. hanno posto in primo piano il problema se tali eventi naturali possono essere previsti con margine di tempo almeno sufficiente a porre in salvo le popolazioni e a limitare i danni materiali. Le conoscenze attuali sulle cause e la dinamica dei terremoti non sono però sufficienti per dare a tale quesito una risposta positiva. Se, infatti, è possibile con considerazioni di ordine statistico e con indagini geotettoniche riconoscere e delimitare le zone in cui il rischio sismico è più alto, non sembra ancora possibile prevedere né il momento in cui il terremoto si scatena né la sua localizzazione esatta, né la sua intensità. Tuttavia, anche in questo settore la sismologia ha compiuto qualche progresso. È stato osservato che i grandi terremoti sono quasi sempre preceduti per qualche tempo da numerosissimi microsismi avvertibili con strumenti molto sensibili. Lo studio delle caratteristiche di questi microsismi, possibile solo con una fitta rete di osservatori e di stazioni, sembra molto promettente per fornire elementi utili a una previsione attendibile dei terremoti. Non trascurabile sembra l'osservazione accurata e sistematica di alcuni semplici segni naturali premonitori che spesso precedono i sismi (rumori sotterranei, ssa di sorgenti, intorbidamento delle acque di pozzi, ecc.). Sono stati fatti anche tentativi di impedire l'insorgere del fenomeno sismico nelle aree più instabili intervenendo nel sottosuolo per scaricare gradualmente le tensioni ivi accumulate, mediante iniezione di sostanze fluide lubrificanti o con esplosioni nucleari di piccola potenza. I risultati ottenuti sono difficilmente valutabili. Maggiori progressi sono stati invece realizzati dall'ingegneria antisismica, in grado ora di progettare edifici capaci di resistere alle scosse sismiche di maggiore intensità. L'indagine sismica condotta dalle navicelle spaziali che sono atterrate sulla superficie della Luna e di Marte ha evidenziato, anche in quei pianeti, il manifestarsi di terremoti. Sulla Luna sono stati rilevati da 600 a 3000 sismi all'anno, di magnitudo molto bassa. Su Marte la rilevazione dei terremoti non è stata altrettanto agevole a causa delle forti sollecitazioni a cui è sottoposto durante le fasi del viaggio e dell'atterraggio imodulospaziale, fattore che ha limitato molto la possibilità di inviare su Marte un sismografo sensibile. Le informazioni, piuttosto ridotte, indicano che anche su Marte hanno luogo dei microsismi, meno frequenti che sulla Luna e che le velocità di proazione sono sensibilmente diverse.





CATASTROFI IN ITALIA:


Sotto sono riportati dati recenti su disastri provocati da terremoti su alcune città italiane:


ROMA. Una forte scossa di terremoto del settimo grado della scala Mercalli ( e del 4.7 sulla scala Richter), della durata di 30 secondi, è stata avvertita il 16/11/'98 in tutta l'Italia centrale alle 9.27. L'epicentro è stato localizzato tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra, comuni gravemente colpiti da questo ennesimo sisma.

I morti sono un giovane e un uomo anziano e una decina i feriti. Ci sono stati crolli parziali di tetti, cornicioni e muri ,ma i danni maggiori li hanno riportati gli edifici di vecchia costruzione.


FOLIGNO. Sei persone colte dal malore si sono presentate al pronto soccorso per crisi di ansia o lievi contusioni. Tre incidenti stradali non gravi. Crollati i cornicioni di edifici già danneggiati. Le scuole sono rimaste chiuse per diversi giorni.


FABRIANO. Molta paura e gente corsa fuori dagli edifici. Molti genitori si sono precipitati a prendere i li a scuola. Quattro persone tutte giovani colte da malore.

Ingorghi e incidenti. Paura in tutto il maceratese. Gli operai della Merloni sono usciti dagli stabilimenti.



STORIA DELLO STUDIO DEI TERREMOTI

Fin dai tempi antichi la natura dei terremoti è stata oggetto di studi e di riflessioni: alcuni antichi filosofi greci attribuivano le scosse all'azione di venti sotterranei, mentre altri le mettevano in relazione a fuochi divampati nelle profondità della terra.



Intorno al 130d.C, il sapiente cinese Chang Heng, identificando correttamente le scosse come il passaggio di onde emesse dalla sorgente del terremoto, realizzò un elaborato vaso bronzeo per registrarne, pur se in modo qualitativo l'entità: otto sfere erano collocate in equilibrio instabile nelle fauci di otto dragoni sistemati attorno al vaso; il transito di un'onda sismica avrebbe causato la caduta di una o più sfere.

Una delle prime teorie scientifiche moderne sull'origine dei terremoti fu avanzata nel 1859 dall' ingeniere irlandese Robert Mallet. Forse basandosi sulla propria conoscenza del comportamento di materiali da costruzione sottoposti a tensione Mallet ipotizzò che i terremoti si verificassero o per improvviso rilascio di energia elastica da parte delle rocce, sotto sforzo meccanico o per improvvisa fatturazione.

Dopo il 1970 il geologo inglese Jhon Milne ideò un percursore del moderno sismografo; un semplice pendolo con ago sospeso su una lastra di vetro annerita fu il primo strumento usato in sismologia per consentire la discriminazione fra onde sismiche primarie e secondarie.

Il moderno sismografo fu inventato all'inizio del xx secolo dal sismologo russo Boris Golitzym. Il suo dispositivo che utilizzava un pendolo magnetico sospeso tra i poli di un elettromagnete, aprì l'era della moderna ricerca sismologica.

In Italia la catastrofe ci coglie sempre impreparati. Ma le altre comunità che convivono col terremoto sanno come attrezzarsi.

SISMA,L'IMPREVISTO

CHE NON DEVE SORPRENDERE


Dovevamo tenere in casa- sempre- un contenitore con 5 galloni di acqua purificata (15 litri) da rinnovare ogni anno, un estintore a schiuma, un'accetta, una torcia elettrica con batterie cariche e 4 coperte di amianto (una per ogni membro della famiglia).

Se non mi ero messo in regola, scattava una multa. Lo facciamo per lei e per la sua famiglia, capisce? Capisco.

E dovremmo tutti capire, anche senza abitare in Giappone, terra tra le più 'ballerine' del mondo, che con il terremoto è possibile, anzi è doveroso, imparare a vivere. Non soltanto a reagire, quando arriva, tra pianti, polemiche e nobili gesti di volontariato. Nessuno, neppure i puntigliosi giapponesi o i californiani che pure vivono costantemente sotto la spada del sisma, riesce ancora a prevedere con ragionevole e utile certezza quando la terra tremerà. I californiani sanno di vivere sopra una immensa faglia sismica, la crepa di Sant'Andrea, e da San Diego e San Francisco, passando per Los Angeles, i terremoti sono accadimenti comuni. Ma non c'è ancora laboratorio o scienziato che

possa dire: fra una settimana, due mesi, o domani, arriverà la botta. E' invece possibile lavorare per mininizzare la conseguenza del sisma, quando arriva. La responsabilità della preparazione spetta naturalmente alle autorità di governo, in primo luogo. Depositi di materiali di emergenza, piani di intervento, mazzi pesanti con il proprio carburante, sono predisposti sia dalla' Fema', l'ente americano per le emergenze e le catastrofi e dal governo nipponico. Ma neppure nelle nazioni meglio organizzate, stati, governi, enti e agenzie possono arrivare dappertutto e subito, quando la catastrofe arriva.E' quella 'cultura del terremoto' che nell'Italia pur tanto esposta ai sismi, manca. Sono le accette, le coperte, le istruzioni per evacuare e per raggiungere i campi profughi che dovevo tenere a casa mia a Tokyo, sotto pena di

contravvenzione. Giappone e California dimostrano che è possibile 'vivere con il terremoto'









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