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Andrea Sacchi

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Andrea Sacchi

Una rigida divisione verticale dell’opera è evidenziata dalla dicotomia di tonalità cromatiche impiegata nei due personaggi, ma anche dalle linee prevalenti nelle due ure.

La candida purezza e sfacciataggine di Icaro è evidenziata da un colorito molto chiaro, ulteriormente rischiarato da una luce direttamente puntata sul suo petto.

Inoltre l’esile ura del giovane è costruita mediante il ricorso a numerose linee curve che rendono il suo corpo ancora più delicato, quasi femmineo ad osservare il volto.

Al contrario Dedalo, esposto per anni al sole di Creta, ha un colorito abbronzato e si avvicina al lio con una tensione smascherata dai muscoli tesi e scattanti, modellati su linee ben evidenziate tra le fasce muscolari.

Un morbido drappo si adagia sulla spalla sinistra di Icaro, con funzione più ornamentale che per coprire le nudità del giovane, che, anzi sembra volersi mostrare in tutta la sua bellezza ancora attraversata da una vena infantile.



Andrea Sacchi nacque a Nettuno nel 1599, ma sin da giovanissimo andò a vivere a Roma, dove divenne uno degli artisti di spicco del suo tempo. Fu un allievo dell’Albani, ma trasse ispirazione principalmente da Raffaello, ed assieme agli scultori Algardi e Duquesnoy diventò il massimo esponente dello stile chiamato “Classicismo altobarocco”.

In difesa dei principi classici di ordine e moderazione, Sacchi ingaggiò una controversia nell’accademia di San Luca con Pietro da Cortona soprattutto sulla questione se I dipinti a carattere storico dovessero rappresentare poche ure (come riteneva Sacchi) o molte.

Le idee di Sacchi ebbero molta più presa nell’immediato ma il suo imponente affresco del “Giudizio universale” sul soffitto a Palazzo Barberini è completamente eclissato dal soffitto dipinto da Cortona nel Grand Salone dello stesso edificio.

Sacchi, difatti, era a suo agio su scala molto più piccola, come in pale d’altare, per esempio la solenne e profonda “Visione di San Romualdo” (Vaticano, 1631) e nei ritratti.

Sacchi lavorò anche come architetto, progettando per esempio la Cappella di Santa Caterina da Siena (1637-39) nella sagrestia della chiesa di Santa Maria sopra Minerva, un lavoro di pura bellezza classica.

Morì a Roma, la città che l’aveva accolto, nel 1661








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