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Confronto tra Parmenide, Empedocle e Democrito

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Confronto tra Parmenide, Empedocle e Democrito

Parmenide

Ontologia dell'essere


INGENERATO E IMPERITURO: l'essere non può nascere dal non essere (nulla) e se non nasce non può neanche morire;



NON HA PASSATO, NON HA FUTURO, MA VIVE IN UN ETERNO PRESENTE: se fosso stato nel passato 'era', se esistesse nel futuro allora ancora non è, mentre l'essere è.

INTERO, CONTINUO E INDIVISIBILE: se fosse fratturato dovrebbe 'confinare' con il vuoto, cioè il non essere e sempre per questo motivo è privo di parti;

IMMOBILE: prima di muoversi non è ancora dove sarà dopo, dopo essersi mosso non sarà più dove era prima;

UNICO: se non fosse unico bisognerebbe ammettere l'esistenza del non essere.

Empedocle

Ontologia dell'essere


INGENERATO E IMPERITURO






NON HA PASSATO, NON HA FUTURO, MA VIVE IN UN ETERNO PRESENTE





INTERO, CONTINUO E INDIVISIBILE







MOBILE: tramite la mobilità dell'essere ci spieghiamo il divenire delle cose;


PLURALITA' DI ENTI: esistono quattro radici (rhizòmata) e dalle loro diverse combinazioni o separazioni si determinano la generazione o la corruzione di tutte le cose.

Democrito

Ontologia dell'essere (atomo)

INGENERATO E IMPERITURO








NON HA PASSATO, NON HA FUTURO, MA VIVE IN UN ETERNO PRESENTE





INTERO, CONTINUO E INDIVISIBILE







MOBILE: rispetto al non essere si compie il movimento;



UNICO E MOLTEPLICE: dalle sue combinazioni nasce la molteplicità.


Pensiero


Nell'opera 'Intorno alla natura' Parmenide espose la sua filosofia. L'opera era in versi ma ne restano 154 raggruppati in 19 frammenti, conservati grazie all'opera di Sesto Empirico e di Simplicio. Il poema consta di due parti, la prima dedicata all'esposizione della verità (alètheia) (fr. 2-8) e la seconda alle opinioni (doxai) degli uomini (fr. 8-9). La prima parte è ricostruibile in ampia maniera sulla base dei numerosi frammenti, mentre della seconda parte i frammenti tramandati sono brevi e spesso privi di una connessione organica. Queste due parti sono precedute dal proemio, che sarebbe il primo frammento. Questo costituisce la 'messa in scena' attraverso cui Parmenide condurrà il lettore al nucleo filosofico esposto. Nel poema il filosofo racconta di un viaggio compiuto in giovane età verso la dimora di Dike, la dea della giustizia che possiede le chiavi della verità, e che può insegnare al filosofo il metodo con cui arrivarvi. Parmenide intraprende un cammino progressivo che lo porta ad allontanarsi sempre più dal mondo degli uomini, fatto solo di ingannevoli apparenze, un cammino che lo porta ad apprendere un mondo l'esistenza di un altro mondo, il regno della verità e della necessità, cui solo il sapiente, guidato dagli dei, può accedere.

Il filosofo individua due vie di ricerca, due modi opposti di pensare che ritiene i soli logicamente possibili: uno 'l'essere è ed necessario che sia'; l'altro 'il non essere è e non è necessario che sia'. Queste due vie (quella del essere e quella del non essere) sono le sole pensabili, tuttavia la prima è la sola percorribile, perché è vera e conduce alla verità, l'altra è falsa e conduce unicamente all'errore. Infatti, quando noi parliamo o pensiamo, il nostro linguaggio e il nostro pensiero presuppongono di che ciò di cui essi si occupano sia, qualunque cosa per essere pensata deve essere, anche perché pensare il non essere è impossibile.

Alla contrapposizione tra essere e non essere, Parmenide, fa corrispondere quella tra pensiero e sensi, il pensiero segue una via diversa da quella dei sensi. Quest'ultimi, infatti, si fermano alla percezione di ciò che appare, ma l'apparenza mescola continuamente l'essere con il non essere. Il pensiero invece è in grado di cogliere l'essere in modo stabile e certo, noi possiamo pensare solo ciò che è, quindi parola e pensiero esprimo sempre ciò che è e non ciò che non è. Il pensiero supera le apparenze ed è in grado di rivelare la legge profonda che governa e sorregge il mondo sensibile; per Parmenide esiste un'identità tra essere e pensiero. C'è una legge profonda che collega il pensare il dire, perché con il pensiero cogliamo la verità e tramite il dire la possiamo esporre. Quindi sono tre i momenti fondamentali nella speculazione parmenidea:

quello ontologico: l'essere è e il non essere non è;

quello gnoseologico: l'essere è conoscibile attraverso il pensiero

quello linguistico: l'essere nel discorso trova la sua forma ed espressione adeguata.

Se si ragione in modo duplice (tramite le due vie) si giunge ad ammettere l'esistenza e la pensabilità anche di ciò che non è (terza via), questo conduce a uno sviamento di fronte al cammino retto.



Pensiero


Empedocle ammette l'esistenza della molteplicità, egli, infatti, concepisce ogni cosa come ente qualificato. Ad esempio, ciò che presenta caratteristiche diverse dal fuoco non è il non essere, ma semplicemente un essere differente diversamente qualificato, ma sempre un ente. Empedocle per risolvere il problema degli infiniti enti sollevato da Zenone sostiene che gli enti o radici sono quattro e sono distinti qualitativamente e si distinguono per le loro qualità. Nel caso di Empedocle fu probabilmente la teoria filosofica pitagorica a suggerirgli che gli elementi dovevano essere un numero finito molto piccolo. Poi per i pitagorici, il quattro aveva un o speciale significato, in quanto costituiva la tetrade a cui veniva attribuito un importante valore simbolico (4=giustizia). L'idea pitagorica dell'ordine cosmico fondata sulla proporzione venne ripresa da Empedocle; egli sosteneva che da una diversa combinazione degli enti si avevano differenti esseri, in una proporzione sono quattro i termini necessari. Empedocle distingue tra la dimensione qualitativa e quella quantitativa delle cose, egli ammette una molteplicità per la seconda, mentre la esclude per la prima. Le cose, infatti, sono composte da quantità diverse di enti che però hanno tutti la stessa qualità. Come fanno gli enti ad aggregarsi o a disgregarsi? Empedocle lo spiega grazie a due forze: l'amore e l'odio. La prima è un forza attrattiva e la seconda è una forza repulsiva. Queste due forze sono realtà corporee, eterne, mescolate con le radici, essi sono i principi universali che governano tutte le trasformazioni. Amore e odio tendono a sopraffarsi a vicenda e dal loro conflitto si determina la successione ciclica. I momenti del ciclo possono venire così riassunti:

Lo sfero: è il momento della massima unità dove regna l'amore;

L'età dell'odio: l'odio penetra nello sfero e separa progressivamente ciò che era unito, secondo alcuni esperti in questo momento si sarebbe formato il mondo, ma l'odio non genere nulla;

Il caos: l'odio ha disgregato non solo tutte le cose ma anche il cosmo. E' la fase della molteplicità assoluta ed è assente ogni principio unitario che dia forma, struttura e limite alle cose;

L'età dell'amore: l'amore ricostruisce progressivamente l'unità degli elementi, in questo processo nascerebbe per la seconda volta il cosmo e si ritorna allo sfero.

L'uomo, che ha una nascita del tutto naturale, è costituito dagli stessi elementi delle altre cose. L'uomo è una sorta di 'microcosmo' in cui si rispecchia la totalità del mondo. Empedocle, basandosi sull'affermazione che il simile conosce il simile, afferma che la conosce del mondo e delle regole che lo governano può avvenire tramite la comune origine naturale dell'uomo e della terra e su una conseguente sorta di compenetrazione 'simpatetica' tra uomo e natura. 

Pensiero


Per Democrito l'essere è in movimento, ma egli aveva intuito che per muoversi doveva esserci qualcos'altro rispetto al quale si compia il movimento (il non essere). Il non essere, però, è qualcosa: il vuoto. Dati due enti questi saranno distinti dal vuoto che li separa. Ogni grandezza fisica è un'aggregazione di più atomi, quindi è anche divisibile, ma non fino all'infinito. Democrito fece la distinzione tra divisibilità matematica e divisibilità fisica. Divisione fisica significa interporre tra due corpi il vuoto, mentre dividere matematicamente un corpo significa riportare ripetutamente la grandezza più piccola su quella più grande. Gli atomi hanno qualità di ordine geometrico e quantitativo: forma, grandezza e posizione. La forma, per Democrito, è fondamentale. L'atomo ha una forma geometrica visibile solo dall'intelligenza. La grandezza o il volume è una caratteristica geometrica d'ordine quantitativo. Gli atomi sono caratterizzati da diverse posizione relative (gli uni rispetto agli altri) e assolute (in relazione all'infinto spazio vuoto). Nel vuoto d'infinita grandezza sono contenuti tutti gli atomi. Democrito immagina il vuoto come omogeneo (ogni punto in esso è equivalente a se stesso) e isotropo (tutte le direzioni si equivalgono) e perciò è lo spazio 'astratto' della geometria. Il moto degli atomi tende a conservarsi indefinitamente e non ha nessuna finalità. Le particelle quando si urtano o rimbalzano o si uniscono, in questo caso provocano un moto vorticoso che attrae altri atomi in una massa rotante che cresce via via. Secondo Democrito così si originano i mondi che sono infiniti sia nello spazio che nel tempo. La visione del mondo di Democrito è rigidamente deteriministica, tutti gli eventi nel mondo sono ferreamente interconnessi. Le cose sono aggregazioni di atomi, che si formano quando gli atomi si uniscono o si separano. Le loro proprietà sono quelle degli elementi semplici che le compongono. Per Democrito esistono due tipi di caratteristiche: 'per natura' o 'per convenzione'. Le prime sono primarie e riguardano qualità intrinseche dei corpi, mentre le secondo sono secondarie e riguardano le impressioni prodotte in noi dall'azione delle forme atomiche sui nostri organi di senso, sono proprietà sensibili. Le cose sensibili subiscono molte trasformazioni, quantitative e qualitative, dovute al cambio di posizione nello spazio o al moto. Anche l'uomo è un aggregato di atomi e l'anima è composta da corpuscoli sferici e mobilissimi che pervadono tutto il corpo e gli conferiscono il movimento. L'anima riceve le sensazioni che provengono dal mondo esterno. Ogni azione è prodotta dall'urto degli atomi è così anche per le sensazioni. Per Democrito le sensazioni sono tutte vere, la conoscenza sensibile è una conoscenza che ci rende noto come le cose sono per noi, e non che cosa esse siano in sé e perché ci appaiono in un certo modo. Solo l'intelletto è soggetto di conoscenza genuina, ma non può prescindere dal sensibile.







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