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GLI INIZIATORI DEL RINASCIMENTO - Filippo Brunelleschi

GLI INIZIATORI DEL RINASCIMENTO - Filippo Brunelleschi
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GLI INIZIATORI DEL RINASCIMENTO

Filippo Brunelleschi


Filippo Brunelleschi nacque a Firenze nel 1377 (1377-l446), all'età di 24 anni, nel 1401, partecipò al concorso per la seconda porta bronzea del Battistero di Firenze, già da qualche anno però lavorava in modo autonomo, senza fare studi di bottega. Più avanti, non si conosce la data precisa, scolpì in legno, il Crocifisso di Santa Maria Novella. Il risultato fu notevole, le forme risultavano luminose e distese, le proporzioni armoniche, perciò anche se anatomicamente la rappresentazione era naturalistica, riuscì a superare la pura realtà.

Fra il 1410 e il 1418-l9 trascorse un periodo di calma, anni di studio, durante i quali si trovava a Roma assieme a Donatello, analizzando, misurando e studiando, le opere antiche. A questo periodo si fa risalire, con l'invenzione del metodo prospettico, la realizzazione di due tavolette dipinte, che ritraggono: la prima una veduta di Piazza della Signoria con il Palazzo vecchio e la Loggia, la seconda una veduta del Battistero osservato dall'interno della porta centrale del Duomo. Su questa aveva fatto un foro, coincidente col punto di fuga, che era più stretto davanti e più largo dietro, al fine di potervi guardare attraverso dal retro, e osservare la prospettiva riflessa in uno specchio messo davanti. Questo perchè Brunelleschi sentiva il bisogno di un punto di vista unico monoculare, per avere una visione prospettica lineare, geometrica, perfetta, senza la veduta laterale che si percepisce con la coda dell'occhio e che con la vista binoculare ci da un campo visivo più ampio ma meno certo.



Quando nel 1418, partecipò al primo concorso per la costruzione della cupola del Duomo di Firenze, e nel 1420 al secondo, aveva già raggiunto una buona maturità artistica e una chiara rappresentazione prospettica. Da anni gli operai non riuscivano a trovare soluzione su come costruire la cupola, e dove appoggiare le enormi céntine di legno, le armature che avrebbero dovuto reggere la cupola sino alla chiusura con la chiave di volta. Brunelleschi, piuttosto che affidarsi al metodo romano della costruzione a calotta, o a quello medievale delle centine, decise di non fare armature, si basò su dei calcoli, sistema che in seguito, usò anche Michelangelo. Equilibrò la cupola con due calotte fra loro  collegate, autoportanti, con struttura di elementi verticali e orizzontali (quelli angolari sono visibili all'esterno), e con l'utilizzo di mattoni messi “a spina di pesce”. La cupola è di forma gotica in quanto archiacuta, probabilmente era così per necessità tecniche, ma anche per mantenere il giusto rapporto col resto del Duomo, che è gotico. Ciò nonostante era rinascimentale, per via del volume ben preciso occupato nello spazio, occupato cioè razionalmente. Ciò che conta e che si vede anche maggiormente, è la struttura in costoloni di marmo bianco che coincidono con gli spigoli





Brunelleschi e Donatello hanno entrambi realizzato il cristo a distanza di pochi anni, Brunelleschi tende a idealizzare la morte del Cristo, invece Donatello la rappresenta in modo realistico, il Cristo è rappresentato così com'è al momento dell'ultimo respiro, con l'addome contratto per il dolore e le palpebre abbassate, bocca semiaperta, viso allungato dalla sofferenza, nelle opera del Brunelleschi non rimane traccia di questo dolore.

Brunelleschi si avvia allo studio della prospettiva, (profondità) facendo confluire una serie di linee parallele (immaginarie) fra loro, nel Battistero di Pisa, ha idealizzato il processo visivo, così come quando ha idealizzato il Cristo morto, quando disegna  la prospettiva, idealizza semplifica il processo visiso, rappresenta la profondità come se fosse una convenzione. Circa 20 anni più tardi, il pittore conosciuto come Paolo Uccello, fece ritorno a Firenze per partecipare agli affreschi della chiesa di Santa Maria , e poiché si rifaceva alla prospettiva di tipo medievale, contestò il metodo del Brunelleschi, perchè monoculare. Il Brunelleschi idealizza tutto ciò che fa, ad esempio, quando va a costruire la cupola di Santa Maria del fiore, non presenta il progetto ma presenta delle soluzioni, la prima come riuscire a costruire questa cupola così alta e ingombrante? Lui trovò la soluzione. Sino al 1.600 i disegni di Brunelleschi erano conservati a Firenze, disegni che non riguardavano la cupola, ma i macchinari da costruire per poter portare in alto i materiali.

Le soluzioni tecniche adottate dal Brunelleschi sono: il palco, la cupola a doppia calotta, con la calotta interna emisferica e quella esterna ogivara, nell'intercapedine tra l'una e l'altra c'è una scala che va tutto intorno e nel mentre che si costruiva l'una la sosteneva l'altra, perchè fra loro concatenate, col sistema dei costoloni. Aveva recuperato dall'arte romana il sistema della cupola leggera, e da quella gotica il sistema di costoloni. Pensa però che la cupola non si integra bene con la Chiesa perchè troppo alta, perciò decide di sistemare tra le cupole di un arside e l'altra, delle tribune, che hanno la funzione di raccordare lo spazio grande della cupola con le mezze cupole delle arsidi. La tribunetta e le tegole rosse servono a dare l'idea che la cupola grande sia ancora più grande. Nel 28 partecipa e vince il concorso per la realizzazione della lanterna, importante per illuminare la chiesa, ma soprattutto perchè raccorda tutte le 8 nervature che ci sono nella cupola, che diventano colonne.  L'opera era commissionata dalla Chiesa ma anche dal comune di Firenze per il proprio lustro. Dal punto di vista ideologico lui costruisce questa cupola così tanto grande da poter accogliere sotto la sua ombra tutti i popoli della Toscana, questa esagerazione, mette in risalto la motivazione politica, che voleva Firenze egemone per tutta quanta la Toscana. Dal punto di vista visivo il monumento, visibile anche da 70 km da Firenze sull'autostrada del sole, sia per le tegole rosse sia per le dimensioni notevoli, dava lustro alla città. Dal punto di vista politico la costruzione è monumentale e imponente perchè diventa status simbolo della stessa Firenze. L'altra soluzione trovata dal Brunelleschi è riferita all'innesto di una cupola rinascimentale in un contesto gotico: la chiesa esternamente è gotica, la cupola costruita 100 anni dopo è rinascimentale ma esternamente mantiene un aspetto di tipo gotico, perciò non cancella lo stile precedente ma lo conserva.



Il comune di Firenze lo incarica di costruire uno Spedale per gli innocenti, che avrebbe ospitato i bambini abbandonati. Questa volta si propone non soltanto di costruire lo spazio con le varie soluzioni tecniche, ma considera anche che la costruzione deve integrarsi nello spazio urbano, e deve avere una funzionalità precisa, per i tanti bambini che al tempo venivano rifiutati dalle famiglie di origine. Per riuscire a risolvere il problema Firenze volle costruire l'orfanatrofio. È costruito su 3 piani, uno sottopiano dove ci sono gli opifizi, il piano centrale dove c'erano le mense e le aule per le lezioni e nell'ultimo piano le camere per dormire. Lo scopo era di crescere gli innocenti e di insegnargli un mestiere. Nel sottopiano c'era il necessario per imparare una professione così che questi bambini potessero in futuro avere un mestiere. Questa struttura si affaciava nella piazza vuota con davanti la chiesa di Santa Annunziata, perciò crea un porticato, spazio intermedio tra lo spazio vuoto della piazza e l'edificio. Studia un problema di tipo urbanistico, legato al rapporto armonico tra il fabbricato e lo spazio urbano. Dal punto di vista tecnico, nove sono i gradini, nove le arcate e nove le finestre, questo fa capire che prima di realizzarlo ha cercato un equilibrio costituito da numeri. Le arcate sono costruite rispettando sia il numero che il modulo, infatti se guardiamo l'altezza della colonna e la rapportiamo alla coda dell'arco, troviamo che la dimensione è la stessa. Se misuriamo lo spazio tra la colonna e il muro troviamo ancora una volta la stessa dimensione. Brunelleschi usava il braccio fiorentino che misura 95 cm e qualcosa, sono comunque tutte misure uguali, con questo ha realizzato un punto vuoto. Tra un'arcata e l'altra inserisce dei loculi con all'interno delle terracotte invetriate con all'interno bambini in fasce. Le terracotte realizzate da Luca della Robbia che dopo averle smaltate e cotte passava in terza cottura con la vetrina, questa tecnica era una sua invenzione e veniva chiamata invetriatura.


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