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IL GRIDO

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IL GRIDO


'Il grido', eseguito nel 1885,è il più celebre quadro di Munch ed uno dei più drammatici di tutta l'arte moderna. Il titolo è significativo: non indica qualcosa che sta accadendo, né un luogo, ma l’espressione interiore attraverso il grido; il grido è la reazione istintiva, l’”urlo originario” che esprime un complesso inestricabile di sentimenti, di paure, o meglio, l’insicurezza, lo smarrimento, l’angoscia. Angoscia è infatti cosa diversa da paura:questa è provocata da qualcosa di determinato, quella dal nulla; è angoscia esistenziale, paragonabile solo alla vertigine che si prova guardando nel baratro, simile a quella dell’uomo che guarda non fuori,ma nell’abisso di sé stesso. Il quadro presenta un uomo fisicamente stravolto nelle sembianze da un terrore cieco che lo sconvolge interiormente, ed esprime, attraverso chiari riferimenti simbolici, la solitudine individuale (la ura isolata in primo piano), la difficoltà di vivere e la paura del futuro (il ponte da attraversare), la vanità e la superficialità dei rapporti umani (le due ure sullo sfondo, amici incuranti che continuano a camminare), dilatando l'esperienza individuale fino a compenetrarla nel dramma collettivo dell'umanità e cosmico della natura. L'artista ferma sulla tela un suo momento disperato dipingendo 'Il grido' (o 'L'urlo'), del quale negli anni seguenti realizza altre versioni.
Con quel grido Munch vuol dare voce alla disperazione del suo animo e del suo tempo, rafurando con gelida spietatezza la condizione esistenziale del '900 in uno stile pittorico crudo e inquietante.
La rappresentazione pone in primo piano l’uomo che urla, l'artista stesso, un corpo lontano da ogni naturalismo, con la testa completamente calva come un teschio, gli occhi-orbite dallo sguardo allucinato e terrorizzato, il naso appena accennato nelle narici, la cavità della bocca aperta, vero centro compositivo dell'opera, dalla quale si dipartono le onde sonore del grido, una serie di pennellate sinuose che innestano in tutto il quadro un movimento concentrico, come cerchi nell'acqua, che contagia la natura circostante, il paesaggio, il cielo, trascinandoli in un gorgo di irresisitbile potenza dove tutto si annichilisce.
La spinta dinamica del movimento ad onda domina l'insieme, incombendo sulla ura, sulla natura, definendo con tratti concitati la tipica deformazione espressionista che, premendo sulla forma, vuol farne sgorgare e liberare l'angoscia interiore, fecendola esplodere con un grido liberatorio.
La ura in primo piano è tagliata in diagonale dalla linea del parapetto del ponte, di scorcio sulla sinistra, sul quale si allontanano le ure di sfondo, mentre sulla destra è rafurato un paesaggio irreale e desolato, un gorgo d'acqua sopra il quale un cielo innaturalmente striato di rosso riprende lo stesso andamento ondulato. I temi dominanti, il dolore, la sofferenza di vivere, l'angoscia di guardarsi dentro, la disperazione dell'uomo e della natura, sono aspetti che definiranno da lì a poco la poetica dell'Espressionismo tedesco ed austriaco ed anticipano anche ciò che essi mutueranno dal Simbolismo.




L'Urlo - una delle varie versioni dipinte da Munch, che visse dal 1863 al 1944 - e la Madonna - una ura femminile dai lineamenti deformati dal dolore a petto nudo e avvolta da lunghi capelli neri - furono rubati il 22 agosto 2004 dal Museo Munch di Oslo da due uomini armati, che fecero irruzione in pieno giorno nelle sale e sottrassero i due capolavori, armi spianate, davanti al pubblico di visitatori. I due rapinatori con i quadri fecero quindi perdere le loro tracce fuggendo su un'auto rubata guidata da un complice. La polizia norvegese ha ritrovato il celeberrimo quadro ed Insieme ad esso è stato recuperato anche il secondo dipinto di Munch rubato, la cosiddetta 'Madonna'.




PUBERTA’


Il soggetto è quello di un'adolescente nuda, seduta di traverso su un letto appena rifatto, simbolo di una verginità ancora intatta. Il corpo della fanciulla appare ancora sessualmente acerbo: ai fianchi che sono già di donna, infatti, fanno stridente riscontro le spalle ancora infantili e i seni appena abbozzati. lo sguardo è fisso, quasi sbigottito, e le braccia si incrociano pudicamente sul pube in un gesto istintivo di vergogna. In quegli occhi che scrutano con sospettoso smarrimento c'è il rimpianto per la fanciullezza perduta alla quale non ci si sente ancora preparati. Tale opprimente senso di angoscia, lo stesso che ogni adolescente ha sempre provato, è quindi evidenziato e quasi materializzato dalla cupa ombra proiettata sul muro. Un'ombra informa e inquietante, quasi indipendente dal personaggio che la genera. E' l'ombra delle incognite future e delle sofferenze a cui l'amore e la sessualità, oggi appena fioriti, inevitabilmente condurranno. In prospettiva è l'ombra stessa della morte, quella che ha accomnato l'artista per tutta la sua tormentata esistenza. Il contrasto tra il contesto, apparentemente familiare, e l'atteggiamento del personaggio, confuso e imbarazzato, è l'aspetto più evidente dell'opera; anche il colore, livido, accentua il sentimento di inquietudine che già pervade l'osservatore. Esiste quindi una induzione dell'artista che 'invita' l'osservatore a identificarsi con le problematiche tipiche dell'età.

La pubertà, con i cambiamenti fisici che implica, non sempre viene avvertita in modo positivo. Munch ci mostra questo momento in cui un nuovo corpo sconosciuto inizia a formarsi, un nuovo corpo in cui non ci si riconosce. È in questo delicato periodo che sorgono fissazioni e perplessità sul proprio aspetto e sulla propria personalità: si noti lo sguardo perso della fanciulla e la sua postura che denota imbarazzo e disagio.

lo sguardo smarrito non denota solo disagio, ma anche la ricerca di certezze e di conferme che possono venire solo dal mondo 'degli adulti'.

L'ombra nera dietro la ura ha sicuramente un valore simbolico. Può rappresentare infatti il 'doppio' di sé, che raccoglie le forze oscure e che, indefinito nella forma, rafforza il messaggio  di 'non conoscenza'  di se stessi.





IL BACIO



l dipinto fa parte di un gruppo di opere sul tema del ciclo della vita, della morte e dell’amore. Questo gruppo di opere chiamato “Il fregio della vita” comprende dipinti realizzati dal 1893 al 1918. All’interno di questo tema “Il bacio” esprime una tematica più volte trattata da Munch, quella del rapporto tra uomo e donna. La coppia misteriosa ritratta in questo dipinto non mostra tenerezza e complicità. I volti sono nascosti nell’ombra di un abbraccio sensuale ma non gioioso. I corpi, indistinguibili l’uno dall’altro, sono avvinghiati in quella che appare più una lotta che un abbraccio amoroso. Le due ure sono nettamente decentrate contro ogni canone compositivo tradizionale, spinte verso il margine destro del quadro; esse accentuano un senso di furtività sottolineato anche dal locale modesto e disadorno, quasi che l’incontro sia casuale o segreto. Le tonalità fredde del dipinto rimandano alle atmosfere nordiche. Le due ure abbracciate, impossibili da distinguere separatamente, rappresentano la perdita di identità. Il rapporto tra uomo e donna si conura come tensione tra desiderio di amare e paura di amare. Il rapporto ambiguo è espresso dalla fusione fisica delle due ure che si abbracciano nel tentativo di annullarsi o assimilarsi. In ciò Munch trasferisce quel doloroso senso di solitudine legate al suo vissuto personale. Il dipinto rappresenta due ure umane che si baciano all’interno di un locale, vicine ad una finestra da cui si intravede una via con vetrine illuminate e pochi passanti. A destra del quadro vediamo le due ure avvinte. L’uomo è rappresentato di profilo con il braccio destro proteso in avanti in un abbraccio; delle gambe si individua la parte superiore; l’uomo indossa un abito blu dalla cui giacca si evidenzia una parte del colletto bianco di una camicia; del volto sono individuabili l’orecchio destro e pochi tratti relativamente al mento, al naso , all’occhio destro e alla fronte; i capelli sono corti di colore nero. La donna è rappresentata in posizione frontale ma con il busto lateralmente tutto proteso verso il corpo dell’uomo; si distingue solo una parte del collo lasciato scoperto da un abito nero che presenta una profonda scollatura, non è individuabile il volto. Nella parte superiore a destra vediamo una parete del locale che è disadorna. La coppia è posto accanto ad una finestra che ha una tenda dai colori che vanno dal bianco all’azzurro, raccolta in basso a destra. Dai vetri della finestra si vede una via con quattro vetrine illuminate inserite nel contesto di edifici con finestre buie e una gialla. Si distinguono quattro passanti e un grande cipresso la cui altezza è rapportabile a quella degli edifici vicini. I vetri sono collocati in modo tale da dividere la finestra in quattro sezioni. In basso a sinistra è collocata la firma del pittore. I colori di tutta la composizione sono scuri, azzurri, blu e neri e le tonalità sono fredde.








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