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IMPRESSIONISMO, EDOUARD MANET



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IMPRESSIONISMO


Nasce nel 1874. Si sviluppa in modo diverso rispetto a tutti i movimenti precedenti e non è organizzato e si costituisce per aggregazione spontanea senza manifesti o teorie che ne spieghino tematiche o finalità.

All’inizio alcuni giovani artisti con una grande voglia di fare e insofferenti per la pittura del tempo si ritrovavano in un locale parigino. Questi artisti che non avevano una base sociale e culturale omogenea si rendono conto che tutto ciò che percepiamo attraverso gli occhi continua al di là del nostro campo visivo. Ciò che conta è la rappresentazione dell’impressione che un determinato soggetto suscita nell’artista partendo della sue sensazioni, che coglie solo la sostanza della situazione.

Vi è quindi l’abolizione della prospettiva geometrica, l’abolizione delle linee di contorno e per quanto riguarda il colore si tende ad abbandonare l’effetto chiaroscurale e a diffondere i colori con giustapposizioni di colori puri. E’ la luce, in base alla sua luminosità a determinare le tonalità di colore. Le pennellate non sono fluide e lungamente studiate ma veloci, sono tocchi virgolati, trattini, macchi e picchiatore. ½ è l’esclusione del nero e del bianco che effettivamente sono non colori.

L’artiste non rappresenta più la realtà ma le sensazioni che essa gli suscita e per questo doveva essere veloce. Gli artisti dipingono in particolare all’aperto (en plein air) e non nei più comodi ateliers




EDOUARD MANET

Nasce a Parigi nel 1832. Si dimostra fin da giovane poco devoto agli studi e dopo alcune bocciature come comandante navale il padre gli lascia campo libero convinto che sarebbe stato comunque un fallito. Dopo una breve parentesi presso l’officina di Couture viaggia tra Olanda, Germania, Italia ed Austria apprezzando i coloristi del passato come Tiziano e Tintoretto. Le sue opere però vengono sistematicamente rifiutate al Salon di Parigi ma con il passare degli anni la sua fama a Parigi e nei giardini di Tuileries cresce. Alla fine della sua vita è afflitto da profonde crisi di depressione e dalla sifilide.

Il primo dipinte che portò allo scandalo fu “Colazione sull’erba” esposto al Salon des Refuses. Lo scandalo era dovuto non al nudo della donna in primo piano ma al fatto che questo nudo rappresentava una ragazza del tempo e non più una dea antica o un personaggio mitologico. Inoltre anche gli uomini al suo fianco indossavano comuni abiti tipici francesi.

Nella realizzazione del dipinto Manet prende esempio da alcuni classici come Raffaello e Giorgione



Vi era anche una critica pittorica: non utilizzò ne la prospettiva ne il chiaroscuro. I colori sono stesi con pennellate veloci giustapponendo colori caldi a colori freddi come nella frutta in primo piano e con il vestito azzurro in modo da creare un contrasto simultaneo che li rende più vivaci e squillanti.

Al Salon presenta “Olympia” che si consacra come un dipinto antiaccademista. Esso trae aspirazione dalla “Venere di Urbino” di Tiziano e rappresenta con un crudo realismo una donna nuda sdraiata su un letto disfatto, con un gatto nero ai piedi del letto e una domestica di colore che porta dei fiori. Lo scandalo fu anche in questo caso duplice: primo per il soggetto della prostituta rappresentata sul proprio posto di lavoro e poi sempre per il non utilizzo del chiaroscuro e per l’utilizzo in modo pasticciato dei colori. E’ una rappresentazione squallida della realtà che non è degna di essere rappresentata Anche la nudità viene sottolineata maggiormente con il nastrino al collo e il nome e lo sguardo della ragazza fungevano da schiaffo alla morale borghese del tempo. Anche qui c’è l’utilizzo della tecnica della giustapposizione (come veste della serva con sfondo cupo o marrone scuro del paravento con lenzuola e cuscino)






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