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Il primo quattrocento fiorentino, Masaccio e Donatello

Il primo quattrocento fiorentino, Masaccio e Donatello


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Il primo quattrocento fiorentino, Masaccio e Donatello


MASACCIO:


Vita cortissima, muore appena ventisettenne.


Innovazione: cerca di trasporre nella pittura quello che Brunelleschi aveva inserito dell’architettura, ovvero i nuovi ideali umanistici di laicismo, classicismo e razionalismo.


Studio del realismo, concepimento nella pittura dell’uomo con passioni terrene, sentimenti e dolori fisici.


Studio dal vero e chiaroscuro curato, non idealizzato.


Allievo di Masolino da Panicale, originario come Masaccio dal Valdarno, lavora con esso come artista di pari esperienza, seppur notevolmente più giovane e di impronta stilistica diversa da Masolino (che seguiva il filone del gotico internazionale).


Masolino e Masaccio: Sant’Anna con la madonna

Trinità

Trittico con madonna in trono e santi


Nel Polittico di Pisa:

Madonna in trono con il bambino e quattro angeli

Crocefissione


DONATELLO:


Donatello non può essere racchiuso entro una definizione, in quanto egli sperimenta, nel corso della sua carriera, numerose forme artistiche contrastanti.


Non c’è in percorso lineare, solo scarti continui e mutazioni, mirate a cercare una soluzione finale che però non viene mai confermata.


Perciò, a differenza di Brunelleschi e Masaccio, Donatello non traspone nell’arte la razionalità e l’austerità classica o matematica, ma attraverso varie fasi egli prova il pensiero umanistico, antiumanistico, classico e anticlassico.


L’arte di Donatello racchiude in sé anche la psicologia dell’artista, votata alla sperimentazione e alla ricerca.


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