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LEONARDO DA VINCI - Vita, LA VITA E L'OPERA, IL PERIODO FIORENTINO (1452-1482), IL PERIODO MILANESE (1482-1499), GLI ANNI DELLA MATURITA'(1500-1519),



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Leonardo da Vinci



Vita


La vita di Leonardo da Vinci e' nota, soprattutto a partire dall'anno 1500, grazie a varie fonti fiorentine e lombarde.

La sua infanzia fu felice: nato a Vinci, piccola borgata della bassa Valdarno, lio naturale di un notaio e di una contadina, crebbe nella casa paterna affidato alle cure della matrigna, ricevendo un'accurata istruzione.

Entrato intorno al 1469 nella bottega di Andrea del Verrocchio, ove si praticavano tutte le arti, a vent'anni, venne iscritto alla corporazione di S.Luca. Iniziato alla scultura, sembra che Leonardo venisse incaricato di lavori, probabilmente restauri di opere antiche, al casino del giardino di S.Marco; nessun elemento permette, tuttavia, di stabilire che egli sia stato in stretti rapporti con Lorenzo de' Medici e con l'ambiente degli umanisti. Verso la fine del 1482 venne inviato a Milano presso Ludovico il Moro, presentandosi in qualita' di ingegnere tecnico, deciso a far carriera alla corte lombarda. Ed e' quanto, in effetti, avvenne: dal 1483 al 1499 egli sara' non soltanto pittore ('La Vergine delle rocce', 'L'ultima cena', per il convento di S.Maria delle Grazie) e scultore (elaborazione del gigantesco modello in argilla del cavallo per il monumento equestre di Francesco Sforza), ma altresi' decoratore (sala delle Asse e altre sale del milanese Castello Sforzesco), consigliere - architetto per il tiburio del Duomo di Milano e i progetti della cattedrale di Pavia, regista teatrale, disegnatore di costumi e organizzatore di feste a corte. Al tempo stesso le sue ambizioni intellettuali avevano assunto una fisionomia piu' precisa: progetto numerosi trattati, ebbe con vari matematici incontri e colloqui, che confermavano l'orientamento scientifico del suo pensiero.



La conquista francese del ducato di Milano e il crollo di Ludovico il Moro (1499) segnarono l'inizio di un periodo di instabilita'.

Leonardo compi' brevi soggiorni a Venezia, a Mantova alla corte d'Isabella d'Este. E infine a Firenze, ove presento' il cartone della 'Sant'Anna' (1501); ricevette pertanto l'incarico (1504) di dipingere un affresco ispirato alla 'Battaglia di Anghiari' nella sala del Gran Consiglio, lavoro che lo pose in rivalita' con Michelangelo: ne' l'uno ne' l'altro progetto, pero', andranno a compimento. Frattanto egli svolgeva missioni quale ingegnere militare presso Cesare Borgia (1502), il principe di Piombino (1504), la repubblica di Firenze in guerra contro Pisa. Infine, venne chiamato a Milano (1505) dove Luigi XII, re di Francia lo nomino' suo 'pittore ed ingegnere stabile'. Nel frattempo Leonardo ando', tuttavia, consacrandosi sempre piu' a lavori personali. L’abbandono della Lombardia da parte dei francesi, dopo il 1512, e l’assunzione di Leone X al soglio pontificio (1512) lo portarono a Roma, ove fu al servizio di Giuliano de’ Medici, fratello del pontefice. La nuova esperienza fu negativa: Leonardo non incontro' lo stesso favore di cui godettero Raffaello e Michelangelo.

Alla morte di Giuliano egli lascio' l’Italia per la Francia (fine del 1516), dove il giovane re Francesco I gli offri' come residenza il palazzo di Cloux. Qui la sua attivita' si limito' al progetto di qualche edificio.

Mori' due anni piu' tardi, il 2 Maggio 1519, senza avere avuto il tempo di riordinare le raccolte di appunti e di disegni, che affido' per legato al suo amico e allievo Francesco Medici.

Leonardo mostro' di avere una grande varieta' d’interessi ed una grande capacita' d’interpretare la natura, inoltre tento' di affiancare all’anatomia umana quella delle macchine e della Terra.

Per quanto concerne la pittura, scrisse il 'Trattato della pittura ', trattato in cui egli sostiene la predominanza di quest’arte sulle altre per le sue maggiori capacita' poetiche; pittorici, in tal senso, sono specialmente i suoi disegni, in quanto sono vere e propri documenti che rivelano un’immediatezza d’espressione fondamentale per la conoscenza di opere di ogni genere (artistiche e scientifiche) da lui progettate e mai portate a termine, o smarrite.

Il sottile chiaroscuro (' lo sfumato') e la capacita' di cogliere effetti umani sono alla base del suo NATURALISMO PITTORICO


LA VITA E L'OPERA

L'epoca in cui vive Leonardo e' sicuramente tra le piu' stimolanti, tra le piu' ricche di fermenti innovativi e creativi. Dopo il fiorire della cultura umanistica e la rinascita delle arti, l'uomo, ormai al centro del mondo, allarga enormemente l'ambito delle sue conoscenze: l'invenzione della stampa, la scoperta di nuovi mondi, di nuove civilta', sono alcune tappe di quell'irripetibile periodo della storia dell'umanita' in cui vanno intese e inquadrate la vita e l'opera di Leonardo da Vinci. La sua personalita' e' diventata l'emblema della straordinaria sete di conoscenza, della sconfinata curiosita' dell'uomo verso tutti gli aspetti di una realta' da sempre in profondo e inarrestabile mutamento. La sua mente poliedrica ha spaziato in ogni settore della scienza, della tecnica e dell'arte, ricercando in ogni campo i comuni meccanismi, le leggi fondamentali che governano, regolano e danno vita ai fenomeni della natura.


IL PERIODO FIORENTINO (1452-l482)

lio naturale del notaio Pietro d'Antonio e di una certa Caterina, Leonardo nasce nei pressi di Vinci, il 15 Aprile 1452. Grazie al trasferimento a Firenze del padre, Leonardo, diciassettenne, entra nella bottega del Verrocchio. Assimilando velocemente le conquiste del Rinascimento fiorentino elabora una concezione artistica che si opporra' agli schematismi intellettuali, alla linearita' e all'asprezza di forme, caratteristiche di certa pittura fiorentina della seconda meta' del secolo. Il piu' antico lavoro datato di Leonardo e' un disegno rappresentante un 'Paesaggio con la valle dell'Arno'. Il primo saggio pittorico di Leonardo risale ad una tavola del Verrocchio 'Battesimo di Cristo'. Il viso dell'angelo, realizzato da Leonardo, e' modellato con estrema delicatezza di sfumature cromatiche: i lineamenti sembrano stemperarsi per effetto di una luce che ne ammorbidisce i contorni. Il paesaggio, sullo sfondo e' analogamente avvolto in uno spazio atmosferico che sembra voler fondere i diversi elementi della natura in una sintesi cosmica. Nel 1476, ancora vincolato agli insegnamenti di Andrea Verrocchio realizza l''Annunciazione'. I lavori successivi evidenziano in misura via via piu' marcata, il progressivo costituirsi nella mente dell'artista di una concezione della pittura come espressione ideale delle proprie conoscenze scientifiche. La 'Madonna Benois', dipinta attorno al 1478, evidenzia la completa maturazione artistica del maestro. La naturale compenetrazione dei corpi della Madonna e del Bambino, l'effetto sfumato dei morbidi contorni delle ure, che sembrano palpitare , muoversi nella densita' del mezzo atmosferico conferiscono al'immagine sacra un sentimento affettivo tutt'altro che aulico e dogmatico. L'opera che tuttavia attesta gli estremi progressi ottenuti dall'artista e' 'L'adorazione dei magi'. Leonardo interpreta il soggetto tradizionale in modo rivoluzionario:attorno al gruppo della Madonna e del Bambino si raccoglie l'umanita' sconvolta dall'evento. La concitazione dei movimenti sembra trasmettersi da una forma all'altra, sullo sfondo, le grandiose architetture in rovina e le lotte dei guerrieri simboleggiano la parte di umanita' ancora all'oscuro della promessa di salvezza.




IL PERIODO MILANESE (1482-l499)

Giunto a Milano nel 1482 incomincia subito ad applicare il suo genio ai diversi campi dell'arte, della scienza, e della tecnica. Primo saggio milanese puo' considerarsi la cosiddetta 'Vergine delle rocce'. La tavola esprime una nuova visione della natura e dello spazio, concepito non piu' secondo i principi della prospettiva, ma creato naturalmente per effetto dell'atmosfera. Anche le ure sono generate dall'effetto naturale della luce e dall'impercettibile graduarsi dell'ombra sui corpi. Questi stessi elementi sono facilmente orchestrati nella 'Dama con l'ermellino'. Il busto della giovinetta, capolavoro di grazia ed eleganza, ruota sinuosamente nello spazio secondo un andamento spiraliforme.



Il capolavoro dell'attivita' milanese e' una delle opere capitali di tutto il rinascimento: 'L'Ultima cena'.


GLI ANNI DELLA MATURITA'(1500-l519)

In seguito al brusco capovolgimento delle sorti politiche della Signoria sforzesca, il maestro si allontana dal ducato. Dopo vari pellegrinaggi riapproda a Firenze. Una composizione con Sant'Anna, la Madonna, il Bambino e San Giovannino sembra catalizzare l'attenzione di Leonardo. Prima del dipinto vero e proprio realizza un cartone . L'opera ultimata manifesta il miracoloso equilibrio tra arte e natura. I personaggi esprimono in modo compiuto la poetica dei fiati: le vibrazioni che sembrano emanare le rocce in primo piano, la sapiente orchestrazione delle ure che si compenetrano spontaneamente sono il risultato di una composizione geometrica che e' significato dell'assoluta armonia dell'universo, della natura e dell'arte. Opera esemplare del periodo in questione e' la 'Gioconda'. Con quest'affresco Leonardo da' il via ad un nuovo modo di intendere il ritratto che i suoi successori porterranno avanti. L'apparente semplicita' della ura si fonda su di un impianto compositivo molto complesso che dona all'opera un non so che di vivo come quello sguardo che sembra mutare davanti allo spettatore . Anche il paesaggio e' in perpetua trasformazione sconvolto dai moti degli agenti naturali. Chiudera' l'ultimo ciclo fiorentino 'La battaglia di Anghiari'. In questa scena tremenda e allo stesso tempo meravigliosa muore il razionalismo empirico del rinascimento. Nasce la maniera, questo nuovo modo di intendere l'arte che si caratterizzera' per la formazione di un'elite che gioca con i significati piu' profondi e simbolici del soggetto da rafurare. Nel 1517 Leonardo ritorna in Francia dove morira' ricoperto di onori il 2 maggio 1519.




















La Gioconda




Sono stati scritti libri interi su questo piccolo dipinto di Leonardo e la gentil donna che ne è il soggetto è stata utilizzata come un simbolo estetico, filosofico e pubblicitario entrando persino nelle irriverenti parodie degli artisti surrealisti e dada.

Nonostante la storia del dipinto sia stata molto discussa, ci rimane ancora in parte sconosciuta.

Secondo Vasari, il soggetto è una giovane donna fiorentina, Monna Lisa, che nel 1945 sposò il famoso FRANCESCO DEL GIOCONDO, e perciò è conosciuta come “LA GIOCONDA”.

Questo lavoro può essere probabilmente datato durante il secondo periodo fiorentino di Leonardo, collocabile tra il 1503 e 1505.

Leonardo stesso amò il dipinto così tanto che lo portò sempre con sé, finché fu venduto in Francia a Francesco I da Leonardo.

Sin dall’inizio l’opera fu grandemente ammirata e massivamente imitata, e iniziò ad essere considerata il prototipo del ritratto rinascimentale. L’opera iniziò a diventare ancora più famosa nel 1911 quando fu rubata dal salone Carré al Louvre, venendo ritrovata poi 2 anni dopo in Hotel di Firenze.

E’ difficile discutere un lavoro così complesso a causa degli articolati motivi stilistici che ne sono parte.

Nel trattato “Sulla perfetta bellezza della donna”., dello scrittore cinquecentesco Firenzuola,, apprendiamo che la lieve apertura delle labbra all’angolo della bocca era considerato in quel periodo un segno di eleganza. Perciò Monna Lisa ha quel sorriso delicato che entra nella gentile e delicata atmosfera che pervade l’intero dipinto.

Per rendere quest’effetto Leonardo utilizza la tecnica dello sfumato, un sottilissimo graduarsi del colore che diviene l’elemento generatore dell’immagine e che dissolve le forme stesse con una continua interazione tra luce e ombra.



C’è un altro lavoro di Leonardo che probabilmente è ancora più famoso de “L’ultima cena”.

È il ritratto di una donna fiorentina il cui nome era Lisa, Monna Lisa.

Nonostante l’aggraziata immagine di questa gentil donna si presenti spesso dinanzi ai nostri occhi: nei manifesti pubblicitari, nei francobolli e talvolta sotto forma di stampa come quadro appeso alle pareti, ogni volta che la guardiamo ci sembra la prima e scopriamo sempre qualcosa di nuovo.

Il primo aspetto dell’opera che ci colpisce è lo stupefacente livello con cui Lisa reale. Sembra davvero guardarci e avere un proprio pensiero, come se fosse viva, sembra cambiare davanti ai nostri occhi e diventare leggermente diversa ogni volta che torniamo a guardarla. Persino nelle fotografie di questo dipinto sperimentiamo questo strano effetto, ma poter stare davanti all’originale del Louvre è davvero una cosa unica.



Talvolta sembra ridere, e un attimo dopo ci appare qualcosa di nuovamente triste nel suo sorriso. Questo effetto non è di certo casuale, e Leonardo, da grandissimo osservatore della natura quale era, conosceva meglio di chiunque altro come esprimere con gli occhi il sentimento che sentiva. Egli ha chiaramente visto un problema che la conquista della natura ha posto agli artisti – un problema di certo non meno intricato di combinare i colori al fine di ottenere una composizione armonica. I grandiosi lavori dei maestri del Quattrocento italiano che seguirono l’esempio di Masaccio hanno una cosa in comune: le loro ure sono dure, solide e quasi legnose. La cosa strana è che ciò non è dovuto a una mancanza di pazienza o/e esperienza. Nessuno poteva essere più paziente in questo lavoro di imitare la natura di Van Eyck; nessun altro meglio di Mantegna conosceva le tecniche pittoriche e prospettiche. Ciò non ostante, per la grandezza e solennità delle loro rappresentazioni naturali, le loro ure sembrano più delle statue che cose viventi. La ragione può essere che più copiamo un’immagine linea per linea, dettaglio per dettaglio più perdiamo il senso complessivo della sua vita interiore. È come se il pittore avesse improvvisamente bloccato per sempre l’immagine, come le persone nella “Bella addormentata”. Gli artisti hanno cercato in vari modi di uscire da questo immobilismo. Botticelli, per esempio, ha cercato di enfatizzare i capelli mossi e le vesti fluttuanti delle sue ure, per farle sembrare meno rigide. Ma solo Leonardo ha trovato la vera soluzione al problema. Il pittore deve lasciare all’osservatore qualcosa da immaginare, supporre.

Se le linee non fossero così marcate, se la forma fosse lasciata più indeterminata, come se sparisse nell’ombra, quest’impressione di rigidità e immobilità sarebbe evitata. Questa è la famosa invenzione di Leonardo che chiamiamo sfumato – l’offuscata linea e i colori tenui che permettono a una forma di emergere su un’altra e che lascia sempre qualcosa alla nostra immaginazione.


Se adesso torniamo alla Monna Lisa, possiamo capire qualcosa del suo effetto misterioso. Notiamo infatti che Leonardo ha usato deliberatamente e in larga misura lo sfumato. Chiunque abbia mai provato a disegnare un volto, sa che ciò che chiamiamo espressione, risiede in 2 aspetti principalmente: i lati della bocca e degli occhi. Ora, se notiamo, sono proprio quelle le parti che Leonardo ha lasciato deliberatamente indistinte, immergendole in una soffice ombra. È questo il vero motivo per cui non siamo mai sicuri dell’espressione con cui ci appare Monna Lisa. La sua espressione sembra sempre eluderci. Non è solo la vaghezza, ovviamente, che produce quest’effetto. C’è molto di più dietro a questo.

Se guardiamo attentamente alla ura notiamo che i due lati non coincidono. Questo è ancora più ovvio nel fantastico paesaggio di sogno che scorgiamo nello sfondo. L’orizzonte sul lato sinistro sembra giacere in un posto più basso di quello sulla destra. Conseguentemente, quando concentriamo l'attenzione sul lato sinistro della ura, la donna ci appare più alta e eretta che non se contempliamo il lato destro dell’immagine. E il suo volto sembra ancor più cambiare con questo cambio di posizione, proprio perché i due lati non combaciano. Ma con tutte queste sofisticate illusioni Leonardo dovrebbe aver creato più un intelligente gioiello che non un’eccezionale opera d’arte.

Leonardo conosceva le parole che avrebbero infuso la vita nei colori del suo magico pennello.


















Caratteristiche pittoriche:


- Fu allievo del Verrocchio
- Sezionò più di trenta cadaveri per poter condurre i suoi studi pittorici del corpo umano su basi scientifiche
- Fu un genio in qualsiasi campo da lui intrapreso, ma, purtroppo, i suoi lavori completi ci sono arrivati in cattivo stato
- Ci sono giunti soprattutto lavori non finiti poiché spesso non portava a termine le commissioni affidategli e insisteva sul fatto che fosse lui a decidere se un lavoro dovesse considerarsi finito oppure no
- Tutte le sue rappresentazioni sono dotate di una forte carica drammatica
- Inoltre i suoi quadri, pur non essendo rigidi nella disposizione delle ure, sono strutturati in modo fortemente geometrico
- Particolarmente importante in pittura fu la tecnica del così detto 'sfumato leonardesco' che consiste nello sfumare i contorni del viso, del corpo e di alcuni particolari del viso come gli occhi e le labbra in modo da non rendere esplicita l’espressione del soggetto allo spettatore ( l’espressione 'misteriosa' della Gioconda è dovuta all’uso di questa tecnica). Il volto del soggetto acquista così un’espressione fortemente umana

La Gioconda 1503-l504 e 1510-l515 circa
Olio su tavola; cm 77 x 53
Parigi, Musée du Louvre


 







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