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La Fabbrica di San Pietro

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La Fabbrica di San Pietro


Al ritorno dei papi da Avignone la basilica di San Pietro era già fatiscente. Già sotto il pontificato di Niccolò V era iniziata una graduale ristrutturazione ed un parziale ampliamento della chiesa, ma fu Giulio II ad ordinare la ricostruzione inaugurando la nuova fabbrica il 18 Aprile 1506.

Gli architetti dediti alla progettazione erano Giuliano da Sangallo e Bramante il progetto prevalse sugli altri. Alla morte del papa e dell’artista erano già stati innalzati i quattro enormi pilastri e i rispettivi archi che sarebbero andati a sorreggere la cupola di 40 m di diametro al centro della croce greca preferita a quella latina dal Bramante.

Nei successivi trent’anni la supervisione dei lavori passa da un architetto all’altro, tra i quali Raffaello, con modifiche e controversie tra gli uomini di rilievo incaricati della progettazione. Una delle discussioni più accese fu quella tra il Peruzzi e Antonio da Sangallo parente di Giuliano: il primo sosteneva il progetto bramantesco, mentre il secondo appoggiava quello di Raffaello, ovvero a pianta longitudinale con la cupola al centro del transetto.

La questiona sembra risolta quando l’incarico venne affidato a Michelangelo il 1° Gennaio 1547. i più grossi problemi che dovette affrontare l’artista furono quelli della progettazione e dell’organizzazione del cantiere. Rivide gli studi del Sangallo giudicandoli insoddisfacenti e ripartì dal progetto del Bramante affermando polemicamente che allontanarsi dall’idea bramantesca significherebbe allontanarsi dalla <verità>. Sostituisce la croce latina con la greca accentuando la maestosità dell’opera e il vigore delle ure definendo le mura col ritmo serrato dei giganteschi pilastri a ordine unico e del cornicione sovrastante. Studiando nuove soluzioni per la cupola, il cui valore simbolico è fondamentale visto che deve sovrastare la tomba di San Pietro, si rifà al progetto del Brunelleschi per la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze. Nei suoi disegni possiamo vedere che conservò gli oculi nel tamburo e riprese la struttura a doppia calotta: all’interno semisferica, mentre all’esterno a estradosso rialzato che slancia la struttura verso l’alto.

Purtroppo l’artista muore prima di vedere innalzata la cupola e riesce soltanto a supervisionare la costruzione del tamburo. Questa verrà completata da Giacomo della Porta, ma sarà con G. Fontana e C. Madera che inizierà la fase conclusiva della storia dell’edificio.






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