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Leonardo – L’Ultima Cena

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Leonardo – L’Ultima Cena


L’Ultima Cena, commissionata da Ludovico il Moro, è stata realizzata nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano e sembra voler rappresentare l’ideale proseguimento dello spazio dell’antica mensa dei domenicani. L’episodio coglie l’attimo in cui Cristo annuncia ai suoi discepoli che uno di loro li tradirà. Mi ha colpito molto l’eloquenza delle reazioni dei commensali, sottolineata da una serie di gesti molto espressivi: infatti, nei presenti, ognuno dei quali reagisce in maniera diversa, non si nota uno stato di riflessione sulle parole del “maestro”, ma bensì uno stato di agitazione e sconcerto. Giovanni, seduto alla destra di Gesù, viene interpellato da Pietro che, impugnando un coltello, sembra deciso a un gesto di giustizia sommaria. A completare il terzetto, si trova Giuda che è rappresentato parzialmente in ombra e turbato perché colpevole, mentre tiene in mano la sacca dei denari e ritira la mano sinistra dal piatto nel quale aveva attinto anche Cristo. L’unica ura che non sembra essere influenzata da questo clima concitato e di incredulità è proprio Gesù che, con le braccia allargate in segno di dedizione, isolato rispetto ai discepoli, si comporta con la consapevolezza di chi sa che sarà abbandonato e al tempo stesso con la serenità di chi ha accettato e portato a termine la “missione” affidatagli.

I dodici apostoli, allineati per la prima volta insieme dietro una grande tavolata, vengono radunati a nuclei di tre ure, ognuno dei quali ha una struttura vagamente piramidale, come Cristo. I gesti concentrano l’attenzione sulla ura del Redentore, verso il quale confluisce anche il punto di fuga dell’intera struttura prospettica.

Tre ampie aperture sullo sfondo che immettono verso un paesaggio montuoso premettono a Leonardo di accrescere l’effetto della lontananza, secondo la tecnica della prospettiva aerea, diminuendo la definizione dei particolari attraverso il contrasto con gli elementi in primo piano, molto dettagliati. Ho scelto questo dipinto anche per i colori e le sfumature utilizzate dal pittore: dal fondo infatti proviene un “controluce“ che attribuisce morbidezza alle ure e le scandisce sfumandole.

Di grande impatto quindi risultano l’espressività e l’eloquenza delle ure che rispecchiano perfettamente l’atmosfera di smarrimento e turbamento che caratterizza questa scena.







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