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MAGRITTE

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MAGRITTE


È il precursore dell’arte concettuale, la sua ricerca verte sul non senso delle cose e sul rapporto fra linguaggio e visione, ma a lui interessano i momenti di veglia, infatti i suoi tratti e i colori sono nitidi e precisi.

Alcuni dei suoi lavori:

“L’uso della parola I”: lo stile è iper-realistico per cui si capice benissimo che è una pipa, ma sotto c’è la scritta “questa non è una pipa”, ciò crea un effetto di piazzamento, l’autore vuole coinvolgere l’osservatore, farlo ragionare su concetti filosofici, infatti quella non è una pipa ma solo la sua rappresentazione;

“La bella prigioniera”: spiazza perché il quadro rappresentato non è un quadro, la tromba brucia e non ci sono collegamenti logici fra gli oggetti rappresentati;

“L’impero della luce”: spiazza perché è una casa con la facciata scura e le finestre illuminate come se fosse notte ma sopra il cielo è un cielo di giorno;

“Battaglia delle Aragonne”: sono rappresentate una nuvola e una pietra sopra una città, solitamente la nuvola viene associata alla leggerezza mentre la pietra alla pesantezza, mettendo anche la pietra in cielo si perde questa associazione ma poi pensiamo che può cadere ma nulla ce lo assicura;

“Le grazie naturali”: sono uccelli che non possono volare, che sono ancorati al suolo, ci chiediamo se sono gli uccelli a essere foglie o le foglie a essere uccelli.

Solitamente le donne rappresentate da Magritte hanno il volto ricoperto da un velo bianco perché la madre era morta suicida e lui aveva visto il cadavere con il volto coperto da un velo bianco.

L’arte non copia la natura né la ricrea, essa è un linguaggio convenzionale come la scrittura, mette in mostra il ragionamento, la pittura non ha nulla a che fare con la realtà, è solo legata al pensiero.








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