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MANET

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MANET


VITA

Nasce a Parigi nel 1832 e fin da giovane si dimostra molto attratto dal disegno e dalla pittura, per dissuaderlo dal diventare un artista il padre lo fa imbarcare su un vapore in partenza per Rio de Janeiro, con la speranza di avviarlo alla carriera di comandante navale di lungo corso. Il viaggio si rivela estremamente stimolante per la maturazione artistica di Manet che non dimostra interesse per la vita da ufficiale e viene bocciato all’esame, alla famiglia non resta che assecondare le sue passioni. La sua formazione artistica inizia presso il mediocre pittore accademico Couture che ben presto susciterà l’insofferenza dell’allievo fino all’abbandono da parte di Manet del suo atelier. Il giovane tenta più volte di presentare qualche sua opera ai Salons ma queste vengono sistematicamente rifiutate, conosce Degas e con lui stringerà una forte amicizia. Fra viaggi di studio e attività febbrile Manet deve sempre lottare con le giurie dei Salons, soffre di frequenti crisi depressive e a partire dal 1878 iniziano i sintomi dell’atassia (progressiva paralisi degli arti inferiori) dovuta all’evoluzione maligna della sifilide contratta a Rio. Manet continua a dipingere senza posa finoalla morte avvenuta nel 1883, al funerale il gruppo degli impressionisti si ricompose forse per l’ultima volta.




OPERE

Colazione sull’erba (.25.18 p.617)

La Parigi benpensante rimase indignata al crudo realismo con il quale l’artista aveva rappresentato il nudo femminile e i critici lo accusarono di volgarità e malizia. Le critiche furono suscitate non dal nudo in sé ma dal fatto che quel nudo rappresentava una ragazza dell’epoca, così come anche i due uomini sono vestiti alla moda borghese del tempo. In altre parole si accusava Manet di aver abbandonato il linguaggio accademico della mitologia e delle allegorie e di aver sfacciatamente rappresentato “una comune prostituta, completamente nuda, fra quelli che sembrano due studenti in vacanza, che si comportano male per far vedere che sono uomini”. I motivi di critica non si limitarono al soggetto ma lo si accusò anche di non aver saputo utilizzare né la prospettiva né il chiaroscuro. Osservando il dipinto notiamo come personaggi e sfondo siano trattati in modo diverso, quasi che i primi fossero ritagliati e incollati sul secondo, come se si trattasse di ure prive di un volume e di una consistenza propri. La donna no è idealizzata, ma vista per ciò che è, inoltre sembra sbatterci in faccia il falso perbenismo di quei borghesi che vedono la donna come puro oggetto sessuale.Il senso della profondità prospettica è dato dai piano successivi degli alberi e delle fronde. I colori sono stesi con pennellate veloci, giustapponendo toni caldi (frutta) e freddi (vestito) in modo da creare quel contrasto simultaneo che li rende più vivaci e brillanti. L’atmosfera del dipinto è pertanto fresca e luminosa e con esso Manet si proclama dunque pittore di sensazioni.


Olympia (.25.21 p.618)

Il dipinto rappresenta con crudo realismo una donna nuda semisdraiata su un letto disfatto; ai suoi piedi vi è un gatto nero, mentre una domestica di colore sopraggiunge dal retro reggendo un variopinto mazzo di fiori (dono di un qualche ammiratore). In primo luogo si criticò la scelta del soggetto, volgare e sconveniente in quanto si trattava di una prostituta sul “posto di lavoro”. In secondo luogo si tornò ad attaccare la tecnica pittorica di Manet, accusandolo di non saper modellare i corpi con il chiaroscuro e di usare i colori in modo primitivo e pasticciato. Il corpo acerbo e sgraziato della ragazza è percorso da un realismo quotidiano, quasi casalingo e perciò squallido in quanto ritenuto non degno di una rappresentazione artistica. La cruda nudità della ragazza viene ulteriormente sottolineata dal malizioso nastrino di raso al collo, mentre lo sguardo è beffardo, quasi di sfida e la posa volutamene sprezzante ricorda alcune immagini pornografiche del tempo.



Il nome stesso di Olympia, diffusissimo come nome d’arte di prostitute dell’epoca, costituiva un ultimo schiaffo alla morale borghese. I colori giocano su forti contrasti, sulla pienezza delle forme e il nitido risalto dei contorni. ½ sono ricorrenti giustapposizioni di colori caldi e colori freddi, realizzati con lo scopo di rafforzarli a vicenda. Nel mazzo di fiori Manet è già del tutto impressionista, quelle che osservate da vicino parrebbero delle macchie disordinate di colore acquistano, in lontananza, uno straordinario effetto di realismo.


Bar delle Folies-Bergères (.25.24 p.619)

Fu accettato al Salon nel 1882 e costituisce il testamento spirituale dell’artista, in esso sono infatti ripresi tutti gli elementi caratterizzanti della sua pittura:dall’amore realistico per il quotidiano (la cameriera) al gusto per la natura morta (bottiglie, fruttiera e rose); dall’uso di colori piatti e senza chiaroscuro alla suggestione delle luci riflesse nel grande specchio dietro il bancone. È proprio attraverso quello specchio che Manet riesce a mostrarci il vasto salone; i rapidi tocchi di colore osservati alla giusta distanza ricostruiscono non solo la descrizione della sala ma anche la sua atmosfera. L’immediatezza della visione, la chiarezza della luce, la semplicità disincantata del soggetto costituiscono altrettanti punti caratterizzanti dell’arte di Manet.








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