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Paestum

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Paestum

I Greci, spinti dalla ristrettezza del suolo e dalle alterne vicende delle lotte politiche, fondarono colonie in tutti i paesi del Mediterraneo. Le colonie più fiorenti e di maggiore importanza furono quelle fondate sulle coste dell’Asia Minore (l’odierna Turchia) e nella Magna Grecia. Il termine <<Magna Grecia>> designa il complesso delle città fondate dai greci lungo le coste dell’Italia meridionale e della Sicilia, come Cuma, Napoli, Taranto, Sibari, Agrigento, Selinunte, Paestum e Velia.



Non è passibile, sulla base delle poche notizie tramandateci, alcune delle quali incerte o incomplete, indicare con certezza la data e le circostanze che favoriscono il sorgere di Paestum. Strabone, geografo greco vissuto tra il 60 a.C. e il 20 d.C., c'informa che i Greci di Sibari avevano creato un insediamento fortificato nei pressi della foce del Sele e avevano esteso la loro influenza nei territori vicini. Solino, scrittore romano del 3° sec. d.C. ci tramanda che i Dori di Sibari, (città greca sul Mar Ionio), scacciati dagli Achei fondarono Poseidonia (che più tardi i Romani chiameranno Paestum). Tuttavia con le poche notizie di fonte letteraria, e grazie alle scoperte archeologiche di questi ultimi tempi, si può concludere che i Sibariti, per estendere la loro influenza politica e commerciale, avevano fondato alcuni insediamenti anche sul versante Tirrenico dell’Italia meridionale, e tra questi insediamenti quello alle foci del fiume Sele, con un Santuario dedicato alla Dea Hera (Giunone).  Col tempo da quest'insediamento nella piana del Sele ebbe origine la colonia, il cui sviluppo fu favorito dalla facile ubicazione geografica, al centro cioè dell’incrocio delle vie di commercio tra le regioni del bacino ionico e quelle italiche (fine del VII o il principio del VI sec. a.C.). La colonia fu chiamata Poseidonia in onore del dio del mare (Poseidone, il Nettuno dei Romani), mare che i fondatori avevano solcato con la sua divina protezione e che era fonte della loro prosperità.

Intanto l’influenza Etrusca nei territori del Sele e vicini, con centro principale forse Amina, era di molto diminuita, e Poseidonia colse l’occasione per imporvi la sua supremazia. Quasi contemporaneamente consolidò ed estese la sua influenza dopo la distruzione di Syris (città greca sul mare Ionio) ad opera delle alleate Sibari, Crotone e Metaponto, ma fu solo più tardi, quando nel 510 a.C. anche Sibari fu rasa al suolo dai Crotonesi, che la città raggiunse, nonostante l’opposizione d'altre colonie, e un alto livello di potenza economica e politica : è da ritenere che una considerevole parte dei Sibariti fuggiti dalla loro città distrutta e ben accolti in Poseidonia, con le loro ricchezze, la loro esperienza, il loro spirito d'intraprendenza abbia dato nuovi impulsi alle attività economiche della colonia, importandovene

Anche di nuove, In questo florido periodo furono edificati i tre templi noti coi nomi di Basilica, Poseidone (Nettuno), e Cerere ; sono dello stesso tempo numerose opere d’arte, come la statua policroma di un Giove, e l’unico stupendo affresco di mano greca finora scoperto, quello della tomba del Tuffatore, del 480 a.C.

Nel V sec. a.C. i Lucani, popolo Italico, provenendo dalle loro antiche sedi del Medio Appennino, avevano già invaso l’odierna Lucania o Basilicata. I Lucani, bellicosi e intraprendenti, avevano già raggiunto un considerevole grado di civiltà, com'è confermato dai risultati di recenti scavi archeologici. Per le ininterrotte infiltrazioni nella città, il loro numero diveniva sempre più notevole, e con la loro attività nell’industria e nel commercio avevano conquistato una certa importanza, importanza che anche quando nel 400 a.C. divenne dominazione, non ebbe influenza negativa sulle attività economiche e culturali della colonia, com’è dimostrato dalla scoperta di numerose tombe con interessanti affreschi e oggetti di fine fattura ; queste pitture parietali, d'epoca Lucana ora esposte al museo di Paestum, sono assai interessanti per il vigore delle rappresentazioni di scena di ludi funerari, di cacce, di corse di brighe etc., nelle quali è un vivo riflesso dell’arte dei maestri greci del pennello: la più matura arte greca influì molto, evidentemente sulle ancora ingenue, ma sempre interessanti opere Lucane. Nelle molte botteghe d’arte furono creati mirabili vasi, come quelli dei maestri ceramisti Assteas e Phiton e del geniale anonimo autore dell’anfora rafurante la nascita di Afrodite (Venere). La moneta corrente è sempre di conio greco, e anche in questo periodo sorgono nuovo edifici.



Negli ultimi anni del IV sec. a.C. Poseidonia si trovò coinvolta nelle due guerre tra Greci d’Italia e gli Italici Lucani e Bruzi, lanciatisi alla conquista di nuovi territori verso il mare. Taranto chiamò in suo aiuto Alessandro il Molosso, re dell’Epiro (odierna Albania). Questo re sbarcò in Italia, respinse i nemici dalle città greche di Eraclea e Turi, occupò Cosenza, centro della federazione dei Bruzi, e nel 332 a.C. vince i Lucani non lontano dalle foci del Sele ; ma nel 331 a.C. Alessandro morì in battaglia presso Pandosia, Poseidonia ricadde sotto la dominazione Lucana. Aristosseno di Taranto, filosofo del IV sec. a.C. racconta che era perfino proibito parlare greco e che i Greci della città potevano solo una volta l'anno riunirsi fuori delle mura della colonia per parlare la loro lingua e lamentarsi per la libertà perduta. Ma, per vari motivi, gli studiosi ritengono Aristosseno un informatore poco attendibile.

Mentre i Greci d’Italia tentavano di respingere l’invasione degli Italici, i Romani per estendere la loro dominazione anche nella Magna Grecia avevano già soggiogato i Sanniti e costretto Pirro ad abbandonare l’Italia ; finalmente, nel 273 a.C., occuparono Poseidonia che divenne la fedele Paestum romana: i suoi abitanti come <<soci navales>> (cioè alleati che fornivano in caso di bisogno marinai e navi) dimostrarono la loro fedeltà anche nei momenti più drammatici della storia di Roma, come durante la lunga e perigliosa guerra contro Annibale. Per questa sua fedeltà Paestum conservò il diritto di coniare moneta propria di bronzo, almeno fino all’epoca dell’imperatore Tiberio (I sec. d.C.).

Durante il Periodo Romano vi fu una nuova fioritura nelle attività economiche e culturali della colonia. Sorsero nuovi edifici pubblici, come l’anfiteatro, il Foro il ginnasio : l’aspetto della civiltà in quel tempo, cioè nel terzo secolo a.C., doveva essere in generale quello che viene alla luce con il proseguire degli scavi.

Particolare importanza hanno le mura. Esse hanno un perimetro di 4750 m. erano alte circa 15 m., con uno spessore che varia dai 5 ai 7 metri, e sono state costruite sul bordo di un banco di calcare di origine sedimentaria, donde la forma di pentagono della stessa muraglia. Erano circondate all’esterno da un profondo fossato. La loro struttura e quella tipica a secco (<<opus quadratum>>). Allo stato attuale sono quelle della metà del IV sec. a.C., con rifacimenti del periodo Lucano, salvo quelle del lato ovest, molto probabilmente quelle del V ec. A.c., che si distinguono per la loro regolarità e simmetria nella sovrappopolazione dei blocchi, caratteristiche di analoghe costruzioni greche. Vi erano 24 torri, rotonde e quadrate, alcune incorporate nella muraglia, altre sporgenti ; quelle rotonde sono più antiche, poiché fondazioni di queste sono state trovate sotto quelle quadrate. Sul lato sud vi è la base di una torre pentangonale che serviva da spartiacque, dato che il fiume Salso bagnava a quel tempo le mura. In tutta la muraglia si aprivano numerose anguste porte, le postierle, che potevano servire anche per le sortite in caso di assedio. Le quattro porte principali erano orientate sui quattro punti cardinali : a nord la Porta Aurea, a sud la Porta della Giustizia, ad est la Porta della Sirena, ad ovest la Porta Marina. Particolare attenzione merita quest’ultima. All’origine essa aveva ai lati due torri rotonde del V sec. a.C. ; più tardi furono aggiunte le due quadrate per ridurre il varco e quindi facilitare la difesa. Questo lato delle mura offre un interessante esempio di costruzione militare difensiva di quel tempo, con caratteristiche che ricordano quelle di alcune porte di Troia : infatti, guardando la porta dall’esterno, si trova a destra un bastione terminante con un imponente torre quadrata, dal lato di questo saliente, in caso di assedio, i difensori potevano colpire facilmente i nemici che per assalire la porta (e penetrare nella città) erano costretti a scoprire il loro fianco destro non protetto dallo scudo. Alla base del bastione è chiaramente visibile parte del banco di calcare sedimentario sul cui bordo furono elevate le mura.



Varie furono le cause del tramonto di Paestum.

Strabone racconta che già alla sua epoca la piana di Paestum era insalubre per le paludi originate dallo straripamento del fiume Salso, scorrente lungo la mura, a sud della città. Comunque è certo che almeno due fattori determinano la fine della città : il disboscamento delle montagne per la costruzione di naviglio militare e mercantile, fatto che alterò pericolosamente il corso, oltre che del Salso, di altri fiumi della piana, e la realizzazione di nuove vie di commercio e militari, per collegare direttamente Roma all’oriente attraverso l’Adriatico, fatto che isolò Paestum dalle principali vie di commercio.

Col tempo Paestum si ridusse ad un piccolo villaggio intorno al così detto tempio di Cerere, più tardi trasformato in chiesa cristiana. Nel IX sec. dell’era Cristiana gli abitanti del villaggio, per sfuggire alla malaria e alle razzie dei pirati saraceni, si rifugiarono sui monti Aborigeni fondandovi Capaccio vecchio (da<<caput aquae>>, cioè<<sorgente del fiume>>). Così Poseidonia, una delle più importanti colonie della Magna Grecia, il cui nome indicava financo l’odierno Golfo di Salerno, per oltre un millennio fu appena ricordata da eruditi, artisti e poeti che, sulle orme di Virgilio, Ovidio, Properzio, celebravano specialmente le sue meravigliose rose, fiorenti due volte l’anno : le<<bifferi rosai Paesti>>. Nel 1752, allorché l’illustre Carlo III di Borbone promosse la costruzione della strada verso il sud, divenuta poi la Statale 18, attraversante la piana e la stessa città antica, cominciò Paestum ad interessare ancora il mondo, grazie alla grandiosità, alla bellezza e alla grazia dei suoi monumenti che appaiono si antichi, cioè classici, ma al tempo stesso sempre nuovi e come in fiore, tale è il fiotto di perpetua attualità e universalità che conferisce ad essi un aspetto non tocco dal tempo, quasi spirito sempre vivo ed anima immortale.









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