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Salvador Felipe y Jacinto Dalì

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Salvador Felipe y Jacinto Dalì


Salvador Dalì nasce l'11 maggio 1904 a ueras nella provincia catalana di Gerona. Il padre Salvador Dalì y Cusì, è notaio. Uomo severo, colto, possiede una ricca biblioteca dove Salvador fa le sue prime scoperte letterarie e filosofiche. La madre Felipa Demenech, che occupa il centro dell'universo amoroso daliniano morrà presto, nel febbraio del 1921. Dalì che trascorre le estati a Cadaques fin da piccolo fantastica, popolando la sua vita di ure immaginarie, di segni avvertiti come predestinazioni alla gloria. E' bravo nel disegno, ha talento per la pittura. Se ne accorgono i Pichot, una famiglia di artisti presso la cui residenza i Dalì soggiornano spesso, e il pittore tedesco Siegfried Burmann: è lui che nel 1914 regala a Salvador la sua prima tavolozza. Questi intanto frequenta la scuola elementare dei frati cristiani, quindi la scuola superiore nel collegio dei Maristi di ueras. Nel 1917 segue i corso di juan Nunez alla Escuela Municipal de Gradabo e nel maggio dell'anno seguente espone alcuni quadri al Teatro Municipale di ueras. ure e paesaggi punteggiati di tocchi e luci impressionisti, che vengono recensiti favorevolmente dai critici Costa e Pujades. Nel 1919 fonda, con altri, la rivista 'Studium',dove scrive fra gennaio e giugno, articoli molto acuti dedicati ai grandi maestri della pittura, Goja, El Greco, Leonardo, Michelangelo, Velazquez. E' come una costellazione che ora stabilisce per lui una rotta. Sull'ultimo numero della Rivista pubblica una poesia e subito dopo, il 15 agosto, scrive un pezzo per il primo numero del Giornale Umoristico 'El Senior Pancraci'. La sua adolescenza, dirà egli stesso, fu caratterizzata dal raddoppiarsi dei miti, delle manie, dei tratti di genio e di violenza della prima infanzia. Nell'ottobre del 1921 viene ammesso all'accademia S: Fernando a Madrid. Soggiorna alla Residencia de Estudiantes, luogo d'incontro della cultura snola ed internazionale. Conosce Federico Garcia Lorca-e ne rimane sedotto affascinato- e anche Louis Bunuel, Rafael Alberti, Manuel de Falla e molti altri. Si appassiona al cubismo, al futurismo, al purismo.Conosce le opere di Moranti, De Chirico, Severini, Picasso, Gris, Le Corbusier, Matisse: ne replica i parecchi quadri, i modi, lo stile. Inizialmente isolato, finisce in breve col condividere gli entusiasmi e le peripezie dell'avanguardia madrilena. Scontroso, timido, il giovane Dalì si veste e si pettina in modo eccentrico. Le sue bizzarrie, e così i suoi quadri, sono noti a tutti. Nel febbraio 1922 partecipa alle collettive organizzate alla galleria Dalmau di Barcellona. Espulso dall'accademia per un anno, e rientrato a ueras, trascorre il maggio 1924 in galera, arrestato non si sa bene se per disordini anarchici o per oscuri motivi politici legati all'attività del padre. In settembre si iscrive temporaneamente all'Accademia Libre di Julio Moises e comincia a dipingere nei modi di un realismo lucido, freddo. Trascorre l'estate del 1925 a Cadaques con il padre, la sorella Ana Maria e Lorca. La sua prima personale è a Barcellona, ancora alla galleria Dalmau dal 14 al 27 novembre. Espone 'paesaggio di Cadaques', del 1917, due nature morte cubiste del 1924 e 14 opere del 1925, fra le quali il Ritratto di mio padre e Venere e un marinaio. Quest'ultimo dipinto con ura alla finestra, è presente anche alla mostra di Arte Catalana moderna organizzata dal 16 al 31 gennaio del 1926 a Madrid dal giornale 'Heraldo'. Un importane articolo viene dedicato a Dalì dalla 'Gaceta de les arts'. Dall'11 al 28 aprile parte per Parigi e Bruxelles. Lo accomnano Ana Maria e un a zia. Scopre la pittura fiamminga, i grandi luoghi della cultura francese, i musei. Incontra Ricasso. Quando rientra a Madrid, rifiuta di essere giudicato dalla giurua dell'Academia e, in Ottobre, ne viene espulso per sempre.Fra il 31 dicembre e il 14 gennaio dell'anno seguente, espone 20 quadri - fra i quali Penja- Segats - alla sua seconda personale presso la galleria Dalmao. Il 24 giugno al teatro Goja di Barcellona, è rappresentata Mariana Pineda di Lorca; le scene e i costumi sono di Dalì. In luglio e agosto escono sulla rivista 'L'Amic de les arts' i primi veri saggi daliniani, San Sebastiano e Riflessione,quindi, in dicembre, sulla 'Faceta Literaria', viene pubblicato un articolo dedicato al cinema, film - arte , filo antiartistico. Stilisticamente, i quadri adesso già echeggiano il surrealismo. Nel 1928 Dalì firma con Montanaya e Gash il Manifesto giallo. In autunno è di nuovo a Parigi, questa volta con Joan Mirò; conosce Tristan Tzara, i surrealisti, Paul e Luard e sua moglie Gala.. Nel 1929 gira con Bunuelle un chienne andalou , film del quale ha curato insieme all'amico regista la sceneggiatura, e che uscirà con clamore qualche mese dopo. Invia a 'La Publicitat', una rivista di Barcellona, alcune cronachette intitolate Documntaire-Paris. In marzo pubblica su 'L'amic de Les Arts' sette articoli nei quali esalta le novità esplosive del surrealismo. Invitati da Dalì, in estate arrivano a Cadaques Manritte, Paul e Gala Eluard: inizia la relazione di Salvador con Gala. Da questo momento, e per tutta la vita, saranno inseparabili.









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