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Sandro Botticelli e il neoplatonismo, La Primavera, Nascita di Venere



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Sandro Botticelli e il neoplatonismo 



Sandro Botticelli è il pittore più vicino agli ideali neoplatonici promossi dal circolo di intellettuali e filosofi che prese vita nel quattrocento a Firenze presso la corte di Lorenzo de’Medici per opera di Marsilio Ficino.

I pensatori che facevano parte di questo circolo, infatti, avevano trovato che la filosofia antica, in particolar modo quella platonica, ere stata caratterizzata da una profonda e sviluppata componente religiosa. L’idea del neoplatonismo fiorentino non è infatti l’archetipo platonico, non è ben definita, ma un vago essere al di là rispetto alla natura e alla storia. L’idea è al di là del tempo, il Cristianesimo preesisteva, come idea, alla venuta storica di Cristo, e quindi c'era, in qualche modo, anche nell'antichità greca e romana. I temi mitologici classici furono quindi interpretati alla luce della rivelazione di Dio, in chiave cristiana, e alla stessa filosofia platonica, appunto, fu attribuita grande religiosità. Partendo da questi presupposti si ha quindi la saldatura tra religione e filosofia.



Secondo il neoplatonismo fiorentino poi, l’universo è dominato da due estremi, Dio e la materia, all’anima dell’uomo è quindi affidata una funzione mediatrice: ad essa spetta avvicinare l’uomo a Dio e per compiere questo cammino deve essere guidata dalla forza naturale dell’amore.

Anche la bellezza assieme all’amore però svolge funzione mediatrice tra l’uomo e Dio: l’uomo studia la natura nella sua bellezza, nella sua armonia, e da essa ricava canoni, misure , proporzioni, che gli servono per la rappresentazione della bellezza. Ma dal momento che la natura è volere e prodotto do Dio, l’osservazione e la rappresentazione della natura sono osservazione e rappresentazione della bellezza di Dio, la rappresentazione di ciò che è trascendente quindi, dell’idea in definitiva.

Per questi motivi in Botticelli, che rappresenta ciò che va al di là della realtà, la bellezza ideale e perfetta, essenziale ed importantissimo è il disegno, la linea di contorno, in quanto è nel disegno che meglio si definisce l’idea, il disegno è materializzazione dell’idea, e quindi ciò che è più prossimo al puro pensiero. Per gli stessi motivi la prospettiva tanto analizzata e utilizzata dagli artisti quattrocenteschi precedenti viene quasi a sire lasciando spazio ad una sublimazione della realtà.



La Primavera



Le ure mitologiche della Primavera sono state ormai identificate con certezza: a destra Zefiro, il vento della Primavera afferra Flora, che dopo aver invano tentato di sfuggirgli diventa sua sposa. Dalla loro unione nasce la Primavera, che dispensa fiori. Al centro, incorniciata da una nicchia, sta Venere, sopra la quale c’è Cupido nell’atto di lanciare una delle sue frecce verso le tre Grazie, che danzano sulla sinistra dell’opera. Chiude la composizione Mercurio che con il suo caduceo tocca le nuvole, forse tentando di allontanarle. L’interpretazione del quadro risulta tuttavia difficile: forse esso è una celebrazione di Venere, che essendo nel dipinto rappresentata casta e completamente vestita rappresenterebbe l’amore spirituale, o forse si può leggere il dipinto come il percorso dall’amore passionale ed irrazionale, identificato con Zefiro, all’amore spirituale, divino, impersonificato dalla ura di Mercurio, attraverso l’amore umano delle tre Grazie, percorso reso possibile dalla dea Venere.



Le ure quindi, sono ure ideali, e sono rappresentanti di una bellezza ideale. Non sono quindi dipinte ricercandola massa, il volume, la concretezza del corpo, ma sono determinate da linee flessuose ed eleganti. Anche il colore delle ure, quasi eburneo, sta a ricercare una bellezza ideale e non contingente. La prospettiva poi, è quasi completamente eliminata con l’allinearsi dei tronchi paralleli, con il ricamo di foglie sullo sfondo, con i fiori di cui è cosparso il praticello, elemento di imitazione degli arazzi fiamminghi. I personaggi, infine, appaiono isolati nello spazio da soli o a gruppi, ma in realtà sono legati tra di loro da un moto a forma di onda che ha nella ura di Venere il suo centro.



Nascita di Venere



Venere appena nata, nuda su una conchiglia, viene sospinta dai venti verso riva, dove Flora la accoglie con un drappo fiorito. L’episodio e l’impostazione della sua rappresentazione ricordano immediatamente l’episodio sacro del Battesimo di Cristo: lo scopo del Botticelli è infatti quello di dare forma all’idea di Bellezza della filosofia neoplatonica fiorentina, idea che vedeva la Dea Venere come il tramite tra Dio e l’uomo, sull’amore infatti si sosteneva il cammino dell’uomo verso Dio. L’amore che Botticelli presenta non è pertanto amore terreno, fisico, ma amore spirituale, la nudità di venere è purezza, semplicità, non sensualità. La pittura diventa con La Primavera allegorica, completamente astratta, e di conseguenza le forme si appiattiscono, il chiaroscuro quasi se, la prospettiva non esiste. Lo sfondo infatti è ridotto all’essenziale: il mare è caratterizzato soltanto da pochi segni grafici indicanti le onde, la costa è una linea. Le ure sono descritte quasi solo dalle linee di contorno, e anche in loro bisogna ricercare qualcosa che va al di là: neanche le proporzioni dei corpi sono infatti sempre rispettate ( il collo di Venere è esageratamente lungo e sottile, le spalle troppo spioventi, il suo braccio destro impossibile, le gambe dei venti in una posizione innaturale ).






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