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Spazio greco – spazio romano : se ne delineino le principali differenze alla luce delle architetture studiate

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Spazio greco – spazio romano : se ne delineino le principali differenze alla luce delle architetture studiate

L’architettura greca e quella romana presentano delle sostanziali differenze , in relazione anche con la società del tempo , sebbene abbiano molte analogie in quanto l’architettura romana trae molti elementi da quella greca. Per quanto riguarda altri generi architettonici va sottolineata l’idea dell’arte greca e romana confrontata alla visione che essi avevano della loro popolazione e della politica.

Le poleis greche erano chiuse in sé stesse , non avevano rapporti col mondo esterno e si potrebbero paragonare ad una linea , che ha un inizio ed una fine. Al contrario a Roma abbiamo una politica espansionistica , in quanto l’impero cerca di estendersi sempre di più. Si pensi cosi’ alla ura del cerchio ,che non ha né un inizio né una fine.

L’architettura greca è cosi’ rettilinea mentre quella romana è curvilinea , usando molto l’arco e la volta per costruire gli edifici in altezza scaricando cosi’ il peso equamente , su tutta la struttura.



Ricordiamo che l’architettura romana mira ,più che all’eleganza, all’utilità di un’opera e infatti tra le tante opere architettoniche romane abbiamo molte opere di utilità pubblica quali acquedotti e fognature.

L’ architettura greca invece si è sempre proposta di raggiungere nelle sue opere l’eleganza , la bellezza e le proporzioni , che furono i principali obiettivi degli architetti e , in generale , di tutti gli artisti di quel tempo.


L’architettura greca , ha vari periodi , dalla fase di formazione a quella di massimo splendore , per arrivare poi al periodo di decadenza.

Ricordiamo che la civiltà ellenica nacque dalla fusione di varie popolazioni, e tra le prime ricordiamo i Dori , che impressero ai loro edifici caratteri di forza e possenza , e gli Ioni che ebbero una tendenza a rendere più ricchi e decorati i vari elementi compositivi con raffinata eleganza.

I tre stili fondamentali dell’arte greca sono lo stile dorico , lo stile ionico e lo stile corinzio che , tuttavia, non possono mai essere considerati nettamente distinti in quanto molte opere possono avere elementi sia dell’uno che dell’altro. Questi stili vennero in seguito usati anche dai Romani.


ORDINI ARCHITETTONICI GRECI E ROMANI


ORDINE DORICO (greco)

Nell’ordine dorico le colonne , forti e possenti , sono la base ; la trabeazione    sorregge un tetto a doppio spiovente , che sostituisce le coperture piane adottate dalle architetture precedenti.

Soltanto nel periodo classico l’ordine architettonico si giova di una vera e propria scienza , A mano a mano che l’ordine dorico si forma , i rapporti più sottilmente calcolati servono a togliere al sistema architettonico ogni asprezza . La pratica manifestazione dell’ordine è visibile interamente nei templi , nei quali la grandiosità architettonica è pari alla ricchezza decorativa.

Sulle profonde fondazioni si eleva lo stilobate formato da tre gradoni ; questi hanno un’altezza multipla di 15cm , che serve a ricavare in essi i gradini d’accesso.

Sullo stilobate si innalza il colonnato , formato da blocci tronco-conici di pietra detti tamburi; i giunti appaiono tanto perfetti da essere impercettibili . Questi tamburi venivano collegati con perni di legno duro , come nell’ Eretteo, o di bronzo, come nel Partenone .

Le colonne , senza base , pare che sorgano come fusti d’alberi dalle fondazioni . Sono scanalate con solchi (da sedici a venti) , formati ad archi circolari intersecantisi a spigolo vivo.

Queste scanalature venivano eseguite sul posto per evitare che nella posa in opera gli spigoli si guastassero.

La rastremazione , da un terzo di diametro , diminuì a poco a poco , sino ad un sesto, quando le colonne raggiunsero cinque o sei metri d’altezza.

Nelle colonne dei templi arcaici troviamo pure l’entasi: ossia verso un terzo dell’altezza i fusti presentano un rigonfiamento prodotto da un rallentamento della rastremazione : rigonfiamento escogitato per ottenere un effetto di maggior stabilità e un senso quasi di elasticità .

Sull’ultimo tamburo appoggia il capitello , separato da un solco (ipotrachelio) . dopo il quale continua la scannellatura fino agli anuli. Gli anuli , simili alle antiche legature delle colonne lignee , sembrano racchiudere come un legamento le scannellature prima della svasatura dell’echino. Questo è a sua volta sormontato da un abaco quadrato , posto a più equilibrato sostegno dell’architrave.

L’echino ha una rientranza sotto l’abaco che produce un efficace effetto di chiaroscuro e fa parere più elastica la sua funzione.

Dalla forma dell’echino più convessa o più tesa si differenziano le costruzioni più pesanti o più leggere , dal periodo più arcaico a quello aureo , sì che il maggiore o minore peso della costruzione soprastante è trasmesso a questra membratura architettonica che ha la funzione di scaricarlo ai sostegni verticali.

Nell’ordine classico la trabeazione è composta dall’architrave , elemento rigido in pietra , elastico se in legno o ferro , che viene disposto a blocchi che si congiungono sull’asse delle colonne . In molti esempi , lo troviamo composto da due o più lastre , avvicinate in modo da raggiungere con lo spessore complessivo la misura voluta.

Sull’architrave appoggia il fregio , circa della stessa altezza , caratteristico nell’ ordine dorico per la presenza dei triglifi , che presentano due o tre scanalature formate da piani inclinati a 45° e due mezze alle estremità , ed hanno sotto il listello sporgente dell’architrave , un’appendice sostenente le gocciole formate da piccoli tronchi di cono.

Al di sopra di ogni triglifo   e sull’asse di ogni metopa , sotto il piano inclinato del gocciolatoio , è posta una tavoletta con tre file di sei gocce che viene denominata mutulo. Le metope (spazi un tempo aperti , risultanti dai triglifi ) sono destinate ad una decorazione plastica , generalmente urata.

I triglifi , tranne gli angolari che coincidono con gli spigoli esterni , corrispondono sempre agli assi delle colonne e alla metà degli intercolonni. Le metope risultano ugualmente quadrate , perché gli intercolonni esterni sono minori degli altri , oppure perché aumenta il diametro delle colonne angolari.



La cornice, composta generalmente di un gocciolatoio e di una modanatura , sostiene la gronda , la quale a volte è interrotta da teste di leoni in funzione di docce.

Il sistema greco di copertura dimostra un grande progresso rispetto a quello egizio in quanto al posto di una vera selva di colonne sostenenti i blocchi orizzontali , caratteristica del sistema egizio , i muri laterali portando il tetto a falde , permisero interni liberi e spaziosi.

Il frontone , prodotto dall’inclinazione delle due falde del tetto , è limitato dalla cornice della trabeazione , che si ripete sui due lati inclinati . Il piano di fondo è detto timpano , usualmente decorato da gruppi statuari . Alle sommità dei lati inclinati sono collocate delle ure umane o animali chiamate acroteri.


ORDINE DORICO (romano)

I Romani usarono quest’ordine , per la maggior parte dei casi , nelle strutture sovrapposte , e perciò necessariamente lo modificarono negli elementi costitutivi.

Il nuovo stile , che in Etruria fu detto tuscanico , presenta a Roma differenze notevoli , non solo per le proporzioni , ma anche per gli elementi , i quali non hanno più il senso ligneo etrusco ma nemmeno l’austerità greca.

La trabeazione più complessa nei confronti del classico dorico-greco , conserva nel fregio i tradizionali triglifi , i quali sono corrispondenti degli assi delle colonne e degli intercolonni. Le metope rimangono tuttavia quadrate. Rosoni e bucrani sostituiscono , nelle metope, i bassorilievi urati.

La cornice , più ricca, ha sovente in corrispondenza dei triglifi , i modiglioni , in sostituzione dei mutuli. La base della colonna acquista un plinto con uno o più tori sovrapposti ; il fusto è indifferentemente scanalato o meno .


ORDINE IONICO (greco)

La colonna , a differenza di quella dorica che posa direttamente sullo stilobate , ha una propria base come avevano già le colonne assire e persiane.

Nel ionico greco la base è attica e composta da due tori separati da una scozia molto profonda. Il plinto può essere anche omesso o , come nell’Eretteo , il primo toro può essere scannellato in senso orizzontale . Questo uso , oltre a conferire maggiore ricchezza, mette anche in evidenza il contrasto tra la linea orizzontale portante della base e la snellezza della colonna. La base attica , usata anche in altri ordini , è quella rimasta più comune sino ad oggi. Lo stilobate è spesso formato da un muretto verticale , che gira tutto attorno alla costruzione e raggiunge qualche volta proporzioni grandiose come nel Mausoleo di Alicarnasso.

La colonna ionica è slanciata , la sua altezza è di nove diametri e l’intercolonnio varia da due a tre diametri, il fusto è meno rastremato che nell’ordine dorico ed è sempre scannellato con la differenza che le scanellature , invece d’incontrarsi a spigolo acuto , sono separate fra di loro , variano da 20 a 24 e sono limitate alla estremità da un quarto di sfera. Le colonne piccole erano monolitiche , quelle grandi a tamburi non dissimili , in questo , dalle doriche.

Il capitello che forma la parte più caratteristica dell’ordine , deriva dalle volute di egiziani e assiri . Sotto il basso abaco , le volute sembrano molleggiare come balestre a sostegno del peso della trabeazione soprastante, e gli conferiscono più eleganza. A complemento del capitello talvolta vi è pure un collarino posto ad una certa distanza dall’astragalo, che permette una decorazione a fregio nella zona risultante, come si può vedere in quello dell’Eretteo.

Il capitello ionico , che si presenta con le facce frontali su una linea continua , non consente però che esso sia impiegato negli angoli di un porticato. Per rimediare all’inconveniente , dove si doveva adottare il capitello angolare , le volute delle due facce frontali contigue vennero inclinate rispetto ad un asse diagonale , spostandole dal loro piano originale.

La trabeazione ionica misura un quarto nell’altezza della colonna. L’architrave è diviso in tre zone a risalto . Il fregio può essere liscio o ornato . La cornice è composta dalla gronda , separata dall’ovulo.

Il timpano è raramente decorato con ure .


ORDINE IONICO (Romano)

L’ordine ionico delle costruzioni romane fu scarsamente usato da solo : lo troviamo quasi sempre unito ad altri ordini in edifici pubblici a piani sovrapposti : teatri ed anfiteatri.

L’ordine ionico romano si differenzia dal greco per i particolari. Esso non ha più l’eleganza dell’Eretteo e nemmeno la nobile semplicità delle parti ioniche dei Propilei ateniesi , ma varia nelle forme decorative con un senso chiaroscurale di originale interpretazione e offre singolari effetti ottici.

Nei monumenti di piccole dimensioni , la colonna, alta nove diametri , ha il fusto scannellato , in quelli più grandiosi manca la scannellatura , che diminuirebbe il senso volumetrico della colonna stessa. La base conserva il carattere antico .



Nei monumenti isolati , le volute dei capitelli si presentano disposte su una medesima linea , alla maniera graca , oppure il capitello assume quattro facce uguali con le volute combacianti degli angoli. E’ conservato l’alto stilobate.


ORDINE CORINZIO (greco

L’elemento più caratteristico è il capitello . La sua decorazione permette la varia applicazione del motivo vegetale , formato , in massima parte, dalle foglie d’acanto . Le foglie hanno frastagli semplici o complessi , a seconda del gusto dell’autore. Esse sono divise in cinque lobi , con occhielli triangolari assai vicini all’estremità . Da ogni punta si inizia una profonda nervatura che va sino alla base , producendo un buon effetto di chiaroscuro.

Strutturalmente , il capitello è costituito da una campana rovesciata sulla quale è disposta armonicamente la decorazione scultorea.

La base della colonna è attica, il fusto ha una maggiore snellezza .


ORDINE CORINZIO (Romano)

L’ordine corinzio fu preferito dai Romani . Quando esso era accomnato da archi intercolonnari , manteneva una certa sobrietà , isolato negli atri o nei pronai, permetteva larghe possibilità alla fantasia creatrice dei decoratori marmorari.

La scultura che orna la trabeazione nel fregio ha un senso di continuità : festoni e bucrani , come nella Tomba di Cecilia Metella , festoni e candelabri , come nel Pantheon , fregi decorativi , ecc

Le cornici non hanno più la geometrica stilizzazione di quelle greche ; infatti volute , scozie e tondelli sono rivestiti di foglie d’alloro e di quercia.

I fusti hanno scannellature semicircolari, talvolta riempite per un terzo dalla colonna da un cannello , che dà alla colonna stessa il nome di rudentata. Quando le scannellature mancano il fusto è costituito da un monolite, di pregio.

Il capitello non ha più la secchezza greca , e le foglie pseudo-acantee si staccano con senso di volume dalla campana del capitello stesso. I capitelli corinzio-romani assumono una grande varietà di forme.

Le basi hanno acquistato una ricchezza che alleggerisce , in alcuni casi , il senso volumetrico con l’abbondanza degli intagli. Le colonne sono munite di piedistalli che sono talvolta congiunti gli uni agli altri in un unico elemento.




TEMPLI GRECI E ROMANI:

In Grecia il tempio deriva dal mégaron miceneo con l'aggiunta della peristasi, cioè del colonnato che lo circonda, e viene formandosi architettonicamente nel sec. VII a. C. assumendo forme canoniche nel VI e nel VIsec santuari più antichi sono costituiti da una sala rettangolare preceduta da un portico a due colonne e divisa talora in due navate da due o più colonne assiali per facilitarne la copertura; il colonnato

centrale è presente ancora nella 'basilica' di Paestum, con fronte enneastila, della metà del sec. VI o posteriore. La peristasi esterna (già l'antico mégaron di Termo è incluso, nel sec. VIII a. C., in un colonnato semiellissoidale) si sviluppa nella prima metà del sec. VII a. C.: l'Hekatonpedon II di Samo (660-650 a. C. ca.), con peristilio di 6´18 colonne, contiene già le premesse del successivo sviluppo architettonico del tempio greco, nella forma allungata della cella propria dei templi più antichi

(in seguito sarà divisa in pronao, che precede la cella, in naos, cella vera e propria, e opistodomo, ambiente posteriore) e nella mancanza del suo colonnato centrale, mentre la copertura poggia su pilastri addossati alle pareti, primo accenno alla divisione in 3 navate (quella centrale maggiore con il simulacro della divinità) frequente in seguito. Tra il sec. VII a. C. e l'inizio del VI si attuano il passaggio dalla struttura lignea a quella lapidea e la formazione degli ordini dorico e ionico. Templi. dorici sono diffusi soprattutto in Grecia (tra i più antichi quelli di Era ad Argo e ad Olimpia e quello di Corfù, del 585 a. C. ca., il primo tutto in pietra) e nell'Occidente greco, dove sono anzi più numerosi e spesso più grandi (Paestum, Siracusa, Agrigento, Selinunte) e con ricca decorazione scultorea in pietra (in precedenza i templi erano ornati soprattutto da terrecotte dipinte). Grandi templi ionici, con peristasi a più file di colonne, si hanno invece a Efeso e Samo. Regolarizzato nella pianta, studiato nelle proporzioni anche per quanto riguarda le deviazioni ottiche, ornato di sculture marmoree nelle metope e nei frontoni, il tempio dorico raggiunge la sua maggior perfezione nella prima metà del sec. V a. C. (Egina, Olimpia) per culminare nel Partenone, iniziato nel 447 a. C. L'ordine ionico, usato nella seconda metà del sec. V anche ad Atene per templi di forme particolari (tempietto anfiprostilo di Atena Nike; Eretteo), troverà invece realizzazioni imponenti

nel sec. IV a. C. nel tempio di Atena Poliade a Priene e nelle colossali ricostruzioni ellenistiche dei templi di Efeso, Samo, Mileto. In età ellenistica il tempio greco non è però più il monumento principale della

città, anche se gli architetti cercano di trovare varianti alle soluzioni canoniche (v. Ermogene) e si estende l'uso di templi a pianta circolare e dell'ordine corinzio.



Tempio di Era – Paestum-



In Roma i templi più antichi sono di tipo etrusco (Tempio modulino), ma dal sec. III o II a. C. assumono, sotto l'influenza ellenistica, forme esterne greche

(l'ordine di gran lunga preferito è quello corinzio), pur conservando l'alto podio, il pronao largamente aperto, la prevalenza della facciata (il tempio romano è spesso addossato contro uno sfondo). Numerosi sono anche i templi circolari, dedicati a particolari divinità come Vesta. In età imperiale i templi

romani presentano forme monumentali variate e particolarmente complesse, soprattutto nelle province orientali (Baalbek, Palmira).




Come gli edifici , anche le strutture urbanistiche delle città greche e romane e sono differenti :

la struttura della città greca era fondata sulla divisione del territorio in una parte alta , detta acropoli e da una parte bassa detta asty , che rispettivamente ospitavano gli edifici pubblici e i templi , e le città vera e propria. Le case erano disposte a scacchiera secondo un modello che veniva chiamato “ippodameo” dal nome di Ippodamo di Mileto che ne diede il definitivo assetto.

In epoca più tarda , poi , gli edifici si disporranno su vaste terrazze e ampie gradinate . Un esempio è costituito da Pergamo.

La struttura della città romana invece era costituita da due assi viari principali : uno da N a S , l’altro da E a O ; il luogo dove questi due assi si incrociavano era il foro , la piazza , un importante punto d’incontro.

Ricordiamo anche il celebre Vitruvio che compone un trattato detto “ De architectura” in cui affronta tutti i problemi dell’edilizia aggiungendovi anche il decoro.

Nell’architettura romana altri esempi sono rappresentati dalle opere che commemoravano le imprese degli imperatori , come gli archi di trionfo e la celebre colonna traiana.



Il teatro greco e romano

Tra i modelli architettonici più importanti ricordiamo il teatro. Le differenze tra quello greco e romano sono molte, è quelle più salienti riguardano la funzione che nel teatro greco era religiosa, e in quello romano è d’ intrattenimento : ricordiamo che begli anfiteatri romani si svolgevano lotte, vari spettacoli , e perfino giochi acquatici.


Il teatro greco si delinea definitivamente nel VI secolo a.C. e il suo scopo è la visualizzazione simbolica del significato dei riti religiosi. Infatti nel teatro troviamo anche l’ara (altare) che si trovava in mezzo all’orchestra, nel luogo destinato al coro. Il pubblico siede su una gradinata semicircolare chiamata koilon , addossata ad un rilievo naturale del terreno . Le persone più importanti , come le varie autorità , sedevano su poltrone di pietra . Il semicerchio che risultava in basso sotto la gradinata era occupato dal coro e lungo il diametro era posta la scena dove recitavano gli attori. Fra i più antichi teatri abbiamo quello di Dioniso ad Atene , e quello di Siracusa.

I ROMANI : I circhi , i teatri , gli anfiteatri.

Il popolo romano , che manifestò il suo spirito bellicoso anche nei divertimenti , ebbe , oltre al grande teatro tragico o comico di derivazione greca , lo spettacolo inteso nel modo più crudo e realistico.

Scene di guerra , talvolta anche navale , giochi di gladiatori , combattimenti di tori , corse di carri , servirono a divertire i Romani , specie nel periodo della decadenza.

I circhi .

Queste costruzioni non avevano imponenza architettonica , perché costituite semplicemente da una gradinata poco elevata sul suolo e da un’arena per lo spettacolo piuttosto oblunga , il cui piano rettangolare era suddiviso da un muro basso e largo , chiamato spina , decorato da obelischi e monumenti onorari . Fra i più antichi ricordiamo il Circo Massimo.

I teatri

La disposizione del teatro era simile alla greca , anche perché greca era l’arte teatrale diffusa a Roma .

Alla cavea erano di sostegno potenti sostruzioni , resem necessarie dall’orizzontalità del terreno. I vani ricavati in queste sottostrutture servivano per usi vari e per riparo dalle intemperie.

La scena era costituita normalmente a tre piani , decorativamente disposti a ordini sovrapposti , con accorgimenti prospettici naturalmente scenografici.

Essa era elevata su di un podio , che la separava dal semicerchio antistante, detto orchestra. Tutt’attorno erano disposte le gradinate suddivise in settori . ½ erano speciali tribune corrispondenti agli attuali palchi di proscenio , e i posti destinati a seconda delle classi sociali , erano divisi in ripiani.

Sin dalle prime costruzioni del genere si cercava di ricavare un rendimento acustico e un’ottima visibilità .

I primi teatri costruiti erano in legno , ma non rozzi . L’esempio che tuttora ci dà in Roma un’esatta idea della monumentalità raggiunta da questo genere di edifici , è il Teatro di Marcello .

Gli anfiteatri

I Romani sopperirono la necessità di un organismo più adatto agli spettacoli di vasto movimento, con un nuovo tipo di edificio molto simile al teatro : l’anfiteatro. Esso ha la cavea ellittica , circondata dalle gradinate .

La prima di queste costruzioni fu l’anfiteatro di Statilio Tauro , innalzato a Roma al Campo Marzio nel 30 aC. Ma l’esempio più perfetto di anfiteatro è il Colosseo , che unisce alla monumentalità architettonica tutti i più caratteristici elementi di questi edifici.









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