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TEMA: L’INFLUSSO DELLA SPIRITUALITA’ FRANCECANA NELL’ARTE ITALIANA FRA ‘200 E ‘ 300

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TEMA: L’INFLUSSO DELLA SPIRITUALITA’ FRANCECANA NELL’ARTE ITALIANA FRA ‘200 E ‘ 300


Nella prima metà del XIII sec. la Toscana diventa teatro di culture diverse che producono un nuovo modo di espressione artistica. Una personalità d’eccezione è rappresentata da Nicola Pisano, proveniente dal Meridione, probabilmente dalla Puglia, la cui fama è legata soprattutto alla sua opera di scultura, ma è bene ricordare che fu anche architetto ed opero’ principalmente a Pisa, Firenze, Lucca e Siena. Il capolavoro di Nicola Pisano è il PULPITO del Battistero di Pisa datato 1260 : la novità di questo pulpito sta nella sua forma esagonale, il cui parapetto è ornato, su cinque lati, da rilievi cristologici (la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Crocifissione, il Giudizio Universale) il sesto lato è aperto, per permettere l’accesso del predicatore. La scelta degli episodi cristologici coincide con la predilezione francescana per i temi commoventi dell’infanzia e della passione di Gesù.

Nella seconda metà del ‘300 si assiste a delle fondamentali innovazioni: la scultura entra in una fase involutiva e la pittura diventa l’arte guida. I pittori rinnovano i loro modelli e il loro linguaggio, sino a giungere con Giotto, a rappresentare in modo credibile le ure, i loro gesti e atteggiamenti in uno “spazio” nuovo, rendendo le “storie” rappresentate sempre più coinvolgenti. La pittura inoltre si presenta più economica e di più rapida esecuzione rispetto alla scultura con la possibilità di rafurare paesaggi naturali o urbani più affascinanti per l’apporto del colore.



Il fenomeno più appariscente di questa arte pittorica è la diffusione delle tavole dipinte grazie all’appoggio dei Francescani. Infatti dopo la morte di S. Francesco si erano divisi in Conventuali e Spirituali: i primi erano portati ad ammirare nelle loro chiese fastose decorazioni anche pittoriche; i secondi invece , rigorosamente fedeli al precetto di S.Francesco, prediligevano la rinuncia alle decorazioni. Una soluzione di compromesso venne perciò offerto dalle tavole dipinte. Esse rappresentavano un fastoso ornamento per gli altari e le navate, ma potevano essere facilmente rimosse e trasportate anche per le vie delle città nel corso delle processioni. Il soggetto prevalente e più caro ai Francescani risultò il Crocifisso, appeso al termine della navata, destinato a suscitare nei fedeli una commossa meditazione sui dolori del Golgota, sulla Redenzione e sul mistero dell’ Incarnazione; la Madonna con il Bambino ,come matafora dell’Ecclesia ,ma nel contempo legata da un tenero rapporto con il lio ;l’immagine di San Francesco che promuove il culto popolare del santo. Di Berlinghieri ricordiamo il dossale dell’altare con San Francesco e le storie della sua vita ,infatti vi sono 6 vivaci scenette e sono rafurati anche degli “attributi “ per accomnare le ure, per richiamare la ura di San Francesco.

L’innovazione iconografica è favorita dai Francescani .

Questa novità viene proposta da Giunta Pisano in una croce dipinta per la Basilica di Assisi. In questa opera grande rilievo assume l’influsso Francescano nel particolare ritratto del Generale dell’ordine, padre Elia, dipinto ai piedi del Cristus Patiens. Successive croci si ispiravano alle novità di Giunta anche se si preferisce rappresentare ai piedi del Cristo S.Francesco. Un altro carattere dell’influsso Francescano è quello del rapporto umanizzato tra la Madonna e il Bambino del Coppo di Marcovaldo .Il bambino è rivolto verso la madre in un atteggiamento intenerito che simboleggia il trepidare della Divinità per la Chiesa .Ma colui che mette a punto il naturalismo necessario per suscitare il coinvolgimento emotivo del fedele nella Croce è Cimabue che usa il colore per conseguire un’inedito naturalismo: il pittore modella il rilievo in accordo con una fonte di luce , i panneggi fluiscono morbidamente modulati dal chiaro scuro e il viso del Cristo risulta più emaciato e inarcato.



Le innovazioni del Cimabue trovano l’alimento nei programmi autocelebrativi dell’ordine francescano quando viene chiamato per eseguire gli affreschi nella Basilica superiore .

In alcuni di questi affreschi è leggibile un’immagine potentemente drammatica influenzata dalle tensioni patetiche suscitate dai Francescani intorno al tema della Croce .

Ad affrescare la Basilica vengono chiamate varie maestranze tra cui emerge Giotto

Ad Assisi Giotto potè entrare in contatto con il pensiero antiscolastico francescano ,cioè con un pensiero profondamente innovatore , quasi sovvertitore rispetto all’autorità costituita della Chiesa e con il forte senso della realtà di Dio . Egli sentì nelle ure e nelle cose ,il valore delle masse, la ura domina le sue composizioni ,i panni ricadono pesanti, avvolgenti e concorrono con la rigida stesura ad accentuare il senso di solidità e di immobilità delle immagini . Sotto l’influsso francescano ha dipinto LE STORIE DI SAN FRANCESCO che mettono in risalto la posizione innovatrice di Giotto rispetto al passato .Nei dipinti l’influsso francescano viene dato anche dal sorprendente studio anatomico seminudo di San Francesco che rappresenta la povertà . Giotto rappresenta San Francesco come una persona reale che ispira la religiosità. Anche Giotto affronta il tema della Crocifissione seguendo il modello di Nicola Pisano e rafura anche la Maestà che viene identificata simbolicamente con l’Ecclesia .

La potenza miracolosa di San Francesco non è espressa sotto forme impressionanti ,ma il Santo che fu in vita tanto vicino all’uomo e alle cose create da Dio, viene dal pittore esaltato nella sua umanità, infatti non ha come sfondo l’oro del Paradiso ma la terra con i monti e le case.







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