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TURNER

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TURNER


Turner aveva dieci anni quando, nei pressi di Brentford, aggiunse all’esperienza della città quella della camna; ne aveva quattordici quando a Margate, un povero villaggio di pescatori, gli apparve per la prima volta il mare, di cui doveva divenire il maggiore poeta tra gli artisti moderni.

Non a caso si è detto “poeta”, perché la personalità di Turner, l'intera sua espressione artistica, non si spiegano se non attraverso valori di poesia. Se non si ammettono questi valori di lirismo, l’opera fantastica di Turner risulta fuori dalla sua vera luce: si presenta tutt’al più come espressione di un esasperato romanticismo.

Un artista istintivo quale fu Turner più che dai maestri doveva trovare la sua via nella propria sensibilità. La sua grandezza riposa unicamente sulla sua produzione paesistica espressa attraverso l’olio, l’acquerello e il disegno. La ura non fu quasi mai trattata da lui se non come complemento al paesaggio. Infinite sono invece le serie di disegni che egli eseguì sia per illustrazioni di libri, sia per quelle raccolte di vedute che sui primordi dell'Ottocento il romanticismo, specie in Inghilterra e in Francia, era tornato a mettere alla moda. A questa operosità d’illustratore Turner nella sua lunga attività non rinunciò mai, sia perché era per lui fonte di lauti guadagni, sia perché di necessità lo portava a peregrinare attraverso regioni che gli si presentavano con tutto il fascino dell’ignoto. Per assolvere a questo compito illustrativo visitò palmo a palmo il Galles e lo Yorkshire, poi la Francia, le rive del Reno, la Svizzera e a più riprese l'Italia dove, arrivato per la prima volta, aveva forse assimilato il classicismo che gli offrì lo spunto per alcune notevoli composizioni ispirate al mito o alla storia ma il cui vero soggetto è la luce: l’“Imbarco di Enea a Cartagine”, “Ulisse che deride Polifemo”, “Regolo”.



Quando Turner torna in Italia nel 30, meta del suo viaggio è Venezia dove resta completamente assorbito dal problema luministico, e sarà questa una ricerca e una passione che lo accomnerà per la vita. Anche quando più tardi si fermerà a rendere le nebbie della Scozia. i grigiori del Mare del Nord, gli aspetti vari della vecchia Inghilterra Venezia gli sarà presente con la sua atmosfera vibratile sulle acque della laguna, coi suoi riflessi d’oro che danno un fascino di sogno ai marmi dei suoi palazzi. “Sole di Venezia”, l'acquerello della “Salut”, “Pioggia vapore velocità” sono opere che documentano con molte altre la visione squisitamente lirica di Turner negli anni della sua maturità.

Visione lirica, si è detto: visione che è indissolubilmente legata alla sua intima passione. La realtà di Turner è quella che egli immagina, che intravede in un suggestivo insieme di colore e di luce. Il quadro “Pioggia vapore velocità” è tutto un programma di realizzazioni avveniristiche: Wihstler, Monet, il nostro Boccioni non hanno fatto nulla di più audace. Tutti i moduli del paesaggio tradizionale sono infranti: alla composizione, alla forma, alla linea, subentra l'indeterminato, l'irreale, il fantastico; e anche il colore sembra aver perduto i suoi consueti effetti, si rompe in vibranti riflessi, si fa fluido, cangiante, fino a identificarsi con la luce. “Sono delle dorate visioni - affermò Constable a proposito degli ultimi dipinti di Turner - ma tuttavia ci sarebbe gradito vivere e morire in mezzo ad esse”. E Ruskin, opponendosi alla generale incomprensione che in questo periodo circondava l'artista, così precisa: “Turner è l'unica personalità che abbia raggiunto una realizzazione completa di tutto il sistema della natura, e da questo punto di vista è il solo paesista perfetto che il mondo abbia mai avuto”. Paesista completo e perfetto nel senso che nell’opera sua la terra, il cielo, l'acqua e la luce si fondono in un tutto che non sarebbe possibile di scindere, proprio come avviene nella natura. E se egli nell'ultima sua produzione più non dà la forma, non di meno sempre mirabilmente la suggerisce in quelle sue fantastiche visioni ove il sentimento romantico si è tramutato in un’allucinante estasi d’infinito.



L'opera matura di Turner può essere divisa in tre punti. Al primo (1800-l820) appartengono scene storiche e mitologiche con colori smorzati, contorni e particolari marcati. In queste opere si nota l’influenza del paesaggista francese del seicento Claude Lorrain, in particolare nella riproduzione degli effetti atmosferici e nel trattamento delle architetture, come “Regolo”. Il dipinto rappresenta un paesaggio di genere storico fantastico. Sulla destra della tela compaiono alcuni palazzi della città prospicienti il mare, solcato da navigli e barche; in primo piano la popolazione si accalca sulla riva. A sinistra sono dipinte varie imbarcazioni e, sullo sfondo, i torrioni che chiudono l'imboccatura del porto. Gli elementi architettonici e le navi fingono da quinte, abilmente tagliate lungo il bordo del quadro, disposte in diagonale, secondo direttrici parallele intersecanti la fascia luminosa centrale. È in questo caso che Turner adotta lo stesso schema compositivo dei porti dipinti da C. Lorrain. Il confronto con “Porto con l'imbarco della regina di Saba”, conferma tali analogie compositive ma, nel contempo, indica due interpretazioni del paesaggio diametralmente opposte. Nell’opera di Lorrain le citazioni classiche riecheggiano, infatti, un passato evocato nostalgicamente attraverso le forme di un paesaggio arcadico, illuminato da una luce soffusa. Il senso di pace comunicato da Lorrain nella sua opera svanisce nell'inquietante “nebbia” luminosa che avvolge le architetture di Turner e offusca, la ricchezza dei particolari descritti. Nel 1847 il giornale “Spectator” pubblica il seguente commento: “Turner è esattamente il contrario di Lorrain; invece dell'armonia, della bellezza, della dolce serenità e della luce calda di una scena italiana qui tutto è luce abbagliante, agitazione e inquietitudine. Il solo modo per riconciliarsi con il dipinto è di guardarlo da una grande distanza . e allora non si vedrà altro che un’esplosione di luce solare. E’ una scenografia bellissima nel suo genere”. I dipinti del secondo periodo (1820-l835) sono caratterizzati da colori più brillanti e dalla diffusione della luce. La pittura di Turner cambiò nuovamente durante il terzo periodo (1835-l845), la cui opera più rappresentativa è “Pioggia vapore velocità”.







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