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Apogeo e crisi del bipolarismo

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Apogeo e crisi del bipolarismo


Il tempo del riflusso

Le trasformazioni economiche degli anni ’70 si accomnarono a un mutamento profondo delle ideologie e della cultura politica

Negli anni ’60-’70 la cultura di sinistra era stata la cultura egemone (sia in quella riformista, sia in quella rivoluzionaria), tuttavia essa si basava sul presupposto di un’illimitata capacità espansiva del sistema economico e sulla possibilità di controllare i processi sociali attraverso la politica. Queste certezze però cominciarono a venir meno.



L’Unione Sovietica vide la sua immagine deteriorarsi progressivamente

Il modello del Welfare State cominciò a mostrare segni di difficoltà dalla fine degli anni ’70, con la conseguente salita al potere dei conservatori in Gran Bretagna, con Margareyt Thatcher, e la presidenza negli Stati Uniti del repubblicano Ronald Reagan

Esplosione del terrorismo politico, attuato da piccoli gruppi clandestini (Brigate Rosse in Italia; Raf, Frazione dell’Armata Rossa in Germania; Action directe in Francia), ispirati a una versione estremizzata del marxismo-leninismo. Questi gruppi furono sconfitti prima politicamente poi sul piano dell’azione repressiva

Il terrorismo come fenomeno internazionale non sve e tocco il culmine nel maggio 1981 con l’attentato a Papa Giovanni Paolo II.



La difficile unità dell’Europa occidentale

La crisi petrolifera del 1973 potò una serie di difficoltà economiche per i paesi dell’Europa occidentale (rincaro dei prezzi del petrolio, declino di alcuni settori industriali)

L’istituzione nel 1979 del Sistema monetario Europeo (Sme), cioè di un sistema di cambi fissi tra le valute dei vari paesi, non fu sufficiente a coordinare le politiche economiche dei paesi membri della Comunità Europea

La dipendenza militare dell’Europa dall’America si accentuò, fino a toccare il culmine alla fine degli anni ’70, quando la Nato decise l’istallazione di nuovi missili (euromissili) per rispondere allo spiegamento di armi analoghe da parte dell’Urss.


Gran Bretagna: il governo di Margaret Thatcher, fortemente liberista, lanciò un duro attacco contro il potere delle Trade Unions, mise in discussione i fondamenti del Welfare State. Il suo governo fu confermato per due volte, nell’83 e nell’87. Nel 1990 tuttavia la Thatcher lasciò il governo a un altro conservatore, John Major

Germania: l’era dei governi socialdemocratici, guidati da Willy Brandt e successivamente da Helmuth Schmindt, si concluse nel 1983 con la salita al governo del cristiano-democratico Helmuth Kohl.

Francia: l’unione delle sinistre si impose nell’81 portando alla presidenza il socialista François Mitterrand. Egli ottenne nell’88 il suo secondo mandato; il Partito socialista governò fino al marzo ’93.


Governi socialisti si affermarono nelle democrazie dell’Europa meridionale (Portogallo; Grecia; Sna)

Portogallo: i militari realizzarono nel ’74 un colpo di Stato; il potere fu assunto inizialmente dall’ala moderata delle forze armate poi da alcuni ufficiali di sinistra. Nell’autunno del ’75 il paese fu restituito a un governo parlamentare e pluripartitico , che vide alternarsi i socialisti di Mario Soares con i gruppi di centro-destra

Grecia: i militari nel 1967 avevano rovesciato il regime liberale; a porre fine alla dittatura dei colonnelli fu nel 1974 l’esito disastroso di un colpo di mano mirante ad ottenere l’annessione dell’isola di Cipro, a cui la Turchia reagì occupando parte dell’isola. I militari dovettero lasciare il potere ai partiti democratici: la “Nuova democrazia” di Costantin Karamanlis e il Partito socialista di Andrei Papandreu. Nel 1974 un referendum sancì la fine della monarchia.

Sna: il re Juan Carlos di Borbone, insediato nel 1975, pilotò il passaggio alla democrazia. Il re chiamò alla guida del governo Adolfo Suarez che fece approvare attraverso referendum nel ’78 una costituzione democratica. Nel ’82 ci fu un cambio di potere, che portò al governo Felipe Gonzales.

Tutti e tre i paesi aderirono alla Comunità Europea: la Grecia nell’81, la Sna e il Portogallo nell’86.



Gli Stati Uniti da Nixon a Bush

Gli anni ’70 rappresentarono un periodo difficile per gli Stati Uniti:

o Prima crisi del dollaro nel 1971

o Sconfitta politico-militare in Vietman

o Crisi interna, il cosiddetto caso Watergate, che nel 1974 costrinse Nixon alle dimissioni

Il democratico Jimmy sectiuner, succeduto nel ’76 al repubblicano Gerald Ford, sostituì la Realpolitik di Nixon con una linea di tipo “wilsoniano”

Nell’80, ci fu la sconfitta di sectiuner e l’affermazione di Ronald Reagan, esponente dell’ala destra del Partito repubblicano, che presentò un programma liberista in campo economico e una linea più dura in politica estera. La sua presidenza fu confermata nelle elezioni dell’84. sotto la sua presidenza si assistette ad un boom dell’economia americana.

Caratteristiche della presidenza di Reagan furono il mantenimento di un alto livello di armamenti e l’appoggio all’iniziativa di difesa strategica (progetto mirante alla creazione di uno scudo elettronico spaziale capace di neutralizzare qualsiasi minaccia missilistica)

La presenza americana nel mondo si concretizzò nel sostegno ai guerriglieri afgani, negli aiuti militari forniti ai contras del Nicaragua e nella sfida lanciata ai regimi integralisti del Medio Oriente, la Libia di Gheddafi e l’Iran di Khomeini



Nel marzo del ’36 l’aviazione statunitense bombardò il quartiere generale di Gheddafi, a Tripoli

Nell’estate dell’87 una squadra navale fu inviata nel Golfo Persico per proteggere le rotte petrolifere minacciate dallo scontro fra Iran e Iraq

Nell’88, Reagan concluse il suo mandato con molta popolarità, grazie anche ai suoi incontri con Gorbacev

Nell’88 salì alla presidenza degli Stati Uniti Gorge Bush, esponente dell’ala moderata del suo partito. Egli si assunse la responsabilità degli interventi militari successivi alla guerra in Vietman: quello effettuato a Panama nell’89 per deporre e arrestare il dittatore Manuel Noriega, quello del ’90-91 contro l’Iran di Saddam Hussein.

Tra il 1991 e il 1992, Bush sancì la definitiva vittoria degli Stati Uniti nel confronto con l’Urss e ad assistere alla sua dissoluzione.



L’Urss da Breznev a Gorbacev

L’Urss approfittò della relativa debolezza degli anni 70 degli Stati Uniti per estendere la sua influenza in tutti i continenti: Nicaragua, Etiopia, Angola, Mozambico, Medio Oriente

Nel 79 i sovietici inviarono in Afghanistan un forte contingente di truppe che si scontrò contro la resistenza dei guerriglieri islamici. Il costo in vite umane fu altissimo

Si inasprì la repressione nei confronti degli intellettuali

Nel 1975, l’Urss partecipò alla conferenza di Helsinki sulla sicurezza e cooperazione in Europa, ne sottoscrisse gli accordi che tuttavia non rispettò

Nel 1985, dopo la morte di Breznev, la segreteria del Pcus fu assunta da Michail Gorbacev, che propose una serie di riforme e novità

Nel 1988 Gorbacev si fece promotore di una nuova costituzione

Nel maggio 1990, Gorbacev fu eletto presidente dell’Urss

Allarmante era l’emergere di movimenti automatismi o indipendentisti; i primi sorsero nelle tre repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania), successivamente sorsero nelle repubbliche caucasiche (Armenia, Georgia, Azerbaigian).


Nel 1990 la stessa repubblica russa rivendicò la propria autonomia, ed elesse alla propria presidenza Boris Eltsin

Fu avviato un processo di liberalizzazione interna condotto all’insegna della libertà di espressione (glasnost). Conseguente fu il rilancio del dialogo con l’occidente

Gorbacev e Reagan si incontrarono in tre occasioni: Ginevra nell’85 e Reykjavik nell’86 in cui non si raggiunsero risultati conclusivi, e a Washington nell’87 in cui si sancì un accordo sulla riduzione degli armamenti

Nell’88 l’Urss si impegnò a ritirare le truppe dell’Afghanistan

In due successivi incontri tra Gorbacev e Bush, avvenuti a Malta nell’89 e a Washington nel 90, si giunse ad ulteriori accordi sulla riduzione degli armamenti

Nel 1990 a Parigi durante la Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa i paesi della Nato e del Patto di Varsavia firmarono un trattato di non aggressione.



La crisi dell’Europa comunista, la caduta del muro di Berlino e la riunificazione tedesca

La crisi del comunismo portò al crollo dei regimi comunisti imposti all’Europa dell’Est

I mutamenti si ripercossero soprattutto in Peonia e Ungheria

In Polonia, tra l’80 e l’81, era sorto un sindacato indipendente chiamato Solidarnosc (solidarietà) guidato da Lech Walesa. Questo movimento, inizialmente tollerato, fu messo fuori legge nel 1981 dal generale Jaruzelski, che aveva attuato un vero e proprio colpo di Stato. Negli accordi di Danzica (1988) egli si impegnò a una riforma costituzionale, che permise le prime elezioni libere in un paese del blocco comunista e la formazione di un governo di coalizione. Questo fu il prodotto di una grande influenza da parte del clero cattolico, reso forte dell’ascesa al soglio pontificio di Karol Wojtyla nel ‘78

L’Ungheria fu il primo paese a seguire la Polonia. Nell’89 fu deposto il vecchio Kadar e i nuovi dirigenti comunisti legalizzarono i partiti e indissero nuove elezioni. I dirigenti inoltre decisero di rimuovere i controlli polizieschi e le barriere di filo spinato al confine con l’Austria (apertura della cortina di ferro)

Il 9 novembre 1989 furono aperti i confini fra le due Germanie con l’apertura di passaggi attraverso il muro di Berlino



In Cecoslovacchia manifestazioni popolari determinarono la caduta del gruppo dirigente comunista e l’apertura di un processo di democratizazione

In Romania il mutamento di regime incontrò l’opposizione del dittatore Ceausescu, che fu abbattuta da un’insurrezione popolare nell’89

Nell’89 anche in Bulgaria e Albania ci fu un processo di liberalizzazione

Le elezioni del 1990:

o In Ungheria segnarono l’affermazione del partito di centro-destra

o In Cecoslovacchia si affermò una formazione di centro-sinistra

o In Polonia ci fu la divisione del movimento di Solidarnosc e la salita alla guida dello Stato da parte del leader Walesa

o In Bulgaria e in Albania i partiti comunisti mantennero il potere nella fase di transizione ma furono sconfitti nelle successive consultazioni politiche

o In Jugoslavia era in atto una crisi economica; in Slovenia si affermarono i partiti autonomisti, in Serbia prevaleva il neocomunismo nazionalista di Milosevic

o In Germania dell’Est la vittoria andò ai cristiani-democratici; Kohl preparò l’assorbimento della Germania orientale nella Repubblica federale tedesca. Il 3 ottobre 1990 la Germania tornò a essere uno Stato unitario (in seguito al trattato per l’unificazione economica e monetaria).



Dittature e democrazie in America Latina

In America Latina gli anni tra la crisi petrolifera (1973) e il crollo del muro di Berlino (1989) segnarono la massima espansione e la successiva caduta delle dittature militari (fu il caso dell’Uruguay e del Cile)

Nel Cile, il socialista Salvador Allende, che aveva assunto la presidenza nel 1970, fu rovesciato da un colpo di Stato militare nel 1973. il potere fu assunto dal generale Augusto Pinochet

In Argentina nel 1972 il regime militare che aveva assunto il potere si accordò con l’ex dittatore Peron. Egli, eletto alla presidenza, fallì il suo compito di riportare ordine nel paese. La situazione peggiorò quando, dopo la sua morte, la presidenza passò alla sua seconda moglie Isabelita (1974). Nel ’76 i militari decisero di deporre la presidentessa e riprendere in mano il potere, risanando la situazione economica. Nel 1982 il governo argentino occupò le isole Malvine (o Falkland), governate dalla Gran Bretagna. Il governo inglese cacciò gli argentini. I generali furono costretti a convocare libere elezioni che, nel 1983, videro la vittoria del radicale Raul Alfonsin.

Negli altri paesi sudamericani si assistette al ritorno a una vita democratica:

o In Brasile le prime elezioni libere presidenziali si tennero nel 1985

o Nel 1984-85 si ebbero consultazioni libere in Perù, Uruguay e Bolivia

o Nel 1988 in Cile il regime di Pinochet fu sconfitto in un referendum indotto dal dittatore stesso

o Nel 1989 fu rovesciata la dittatura in Paraguay

La democrazia trovava tuttavia ostacoli di tipo economico, politico e sociale:

o In Argentina le conseguenze di una grave inflazione determinarono la caduta di Alfonsin e, nelle elezioni del 1989, l’affermazione del candidato peronista Menem

o In Brasile un’inflazione inarrestabile causò una serie di crisi istituzionali, che colpirono anche il presidente Fernando Collor de Mello

o In Perù, dove era attivo un movimento di guerriglia di ispirazione maoista (Sendero luminoso), il presidente Fujimori nel ’92 sospese la costituzione

o In Colombia la minaccia maggiore era costituita dai narcotrafficanti

o Nei piccoli stati dell’Amorica centrale inoltre, i regimi liberal-democratici erano soggetti al rischio di scivolare nella dittatura militare

Negli anni ’80 nel Nicaragua il movimento rivoluzionario sandinista prese il potere rovesciando la dittatura di Somoza (appoggiata dagli Stati Uniti). Gli Stati Uniti appoggiarono i movimenti antisandinisti (contras). Nel 1989 si giunse ad una tregua, nelle elezioni che si tennero nel ’90 si affermò il fronte dell’opposizione antisandinista. Questo accentuò l’isolamento del regime di Fidel Castro a Cuba.



Israele e i paesi arabi

Il presidente egiziano Sadat si convinse della necessità di trovare una soluzione al conflitto:

Nel 1974-75 espulse i tecnici sovietici dall’Egitto, congelò i rapporti con l’Urss



Nel 1977 formulò personalmente in un discorso al Parlamento Israeliano la sua offerta di pace

Si giunse, grazie alla mediazione del presidente americano sectiuner, agli accordi di Camp David nel 1978. L’Egitto ottenne la restituzione del Sinai e stipulò con Israele un trattato di pace, che sopravvisse anche all’uccisione da parte di integralisti islamici nell’81.

Gli accordi di Camp David prevedevano negoziati per la soluzione del problema palestinese,che però non vennero attuati.

Negli anni ’80 gli Stati arabi moderati e l’Olp si dissero disposti a trattare con Israele e a riconoscerne l’esistenza in cambio del suo ritiro dai territori occupati (Cisgiordania e striscia di Gaza). I dirigenti dello Stato ebraico rifiutarono la trattativa con l’Olp di Arafat.

I Palestinesi dei territori occupati diedero vita a una rivolta (intifada) contro gli occupanti

In Libano, dove l’Olp aveva trasferito le sue basi, le organizzazioni di guerriglia federo saltare il fragile equilibrio su cui si reggeva la convivenza fra le diverse tribù libanesi. Il Libano dal 1975 entrò in una fase di guerra civile. Nel 1982 l’esercito israeliano invase il paese per cacciare le basi dell’Olp. Solo grazie all’invio da parte di Stati Uniti, Francia, Italia e Gran Bretagna di una forza multinazionale di pace fu possibile l’evacuazione dei combattenti dell’Olp.



Il mondo islamico e la rivoluzione iraniana

Un altro scontro esteso a tutta l’area dei paesi musulmani è quello che contrappone le correnti laiche (diffuse in Turchia)a quelle integraliste (diffuse in tutti i paesi musulmani)

L’Iran dal ’53 era stato governato dallo scià (imperatore) Rheza Palhavi, che aveva avviato una politica di modernizzazione.

Questa politica provocò un vasto movimento di protesta popolare (guidato dai gruppi di sinistra e dal clero islamico tradizionalista). Nel ’79 lo scià dovette lasciare il paese. In Iran si instaurò una Repubblica islamica di stampo teocratico, ispirata ai dettami del Corano e guidata dall’ayatollah Khomeini. Il nuovo regime entrò in contrasto fin dall’inizio con gli Stati Uniti.

Il personale dell’ambasciata americana a Teheran fu tenuto prigioniero per oltre un anno (1979-l981) e liberato solo in seguito a una lunga trattativa.

Nell’80 l’Iran fu attaccato dall’Iraq, la guerra terminò solamente nel 1988 grazie all’intervento dell’Onu, a cui seguì la morte dell’ayatollah Khomeini.



I conflitti nell’Asia comunista

Negli anni successivi alla vittoria dei comunisti in Vietnam (1975) e alla morte di Mao Tse-tung in Cina (1976) l’Asia comunista attraversò una fase di trasformazioni:

I nordvietnamiti attuarono una politica di assorbimento del Sud nel Nord: la collettivizzazione dell’economia fu condotta con molta durezza

In Cambogia i Khmer rossi sotto la guida di Pol

Pot misero in atto tra il 1976 e il 1978 uno dei più sanguinari esperimenti di rivoluzione

Nel dicembre 1978, 200.000 soldati vietnamiti invasero la Cambogia e vi instaurarono un governo “amico” rovesciando quello dei Khmer rossi. I Cinesi, sostenitori dei Khmer rossi,effettuarono una “spedizione punitiva” nel Vietnam del Nord.

Solo nell’88 grazie ad un intervento delll’Onu le forze Vietnamite si ritirarono dalla Cambogia; nel 91 si giunse a un accordo di pacificazione fra tutte le fazioni in lotta.

Nel ’93 si tennero le elezioni, segnate dal successo dei sostenitori dell’ex sovrano Sihanouk.



La Cina dopo Mao

In Cina, si verificò un processo di demaoizzazione, il cui artefice principale fu Deng Xiaoping.

Egli promosse una serie di riforme economiche  (introduzione delle differenze salariali; importazione di tecnologie; furono introdotti elementi di economia di mercato).

Tuttavia il contrastofra la modernizzazione dell’economia e il mantenimento della struttura burocratico-autoritaria del potere originò nel 1989 un fenomeno di protesta, i cui protagonisti furono gli studenti dell’università di Pechino. Il gruppo dirigente comunista, guidato da Xiaoping e dal primo ministro Li Peng rispose con una brutale repressione militare, che toccò il culmine con l’intervento dell’esercito nella piazza Tienanmen.

Le relazioni economiche furono in seguito ristabilite e nel decennio ’80-90 si verificò un vero e proprio boom economico.



Il miracolo giapponese

Il Giappone, povero di materie prime e con una densità di abitanti altissima, nonostante fosse uscito dalla guerra mondiale in condizioni disastrose, già negli anni ’60 era diventato la terza potenza economica mondiale.Le cause erano numerose e dipendevano da:

Fattori culturali, quali l’abitudine all’organizzazione e alla disciplina, forte coesione nazionale, spirito di gruppo

Fattori politici (grande stabilità politica)

L’elevato livello di industrializzazione, di istruzione tecnica

La crisi petrolifera del ’73 fu superata abbastanza rapidamente; il paese tuttavia, inserito nella sfera in influenza degli Usa, era privo di una adeguata forse militare propria.






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