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DISPOTISMO ILLUMINATO

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DISPOTISMO ILLUMINATO = binomio che pare contraddittorio: la prima parola fa pensare ad un governo nemico della libertà, la seconda a tutto il contrario.


Esso è un tipo di governo che introduce riforme ispirate ai principi illuministici, però calate dall’alto per iniziativa diretta del sovrano. Ha la massima diffusione fra il 1763 e il 1789, fino alla Rivoluzione francese.


L’Illuminismo è un movimento culturale del ‘700 che si diffonde, anche se in modi diversi, in tutta Europa, partendo dalla Francia – anche se paradossalmente fallirà proprio lì!

La caratteristica principale dell’Illuminismo è l’esaltazione del potere della ragione, vista come una luce che deve spazzare via le tenebre dell’ignoranza, della superstizione, dell’oscurantismo. La ragione è uno strumento che coinvolge ogni ambito umano, quindi anche la politica à deve essere utilizzata dai principi per governare.


C’è anche una certa avversione verso la Chiesa, in quanto gode di troppi privilegi, ha strapotere in molti settori, è dominata dalla corruzione. Si sviluppa così il giurisdizionalismo, movimento che tende a combattere ciò; questo tramite l’avocazione (l’attribuire funzioni precedentemente della Chiesa allo Stato), limitando il monopolio ecclesiastico nell’ambito dell’istruzione, abolendo addirittura alcuni ordini (i Gesuiti furono destituiti dal Papa per le pressioni dei sovrani; essi avevano il controllo delle coscienze dei potenti, in quanto erano confessori dei principali regnanti).



Vengono aboliti altri diritti, come:

la manomorta e il fedecommesso (impossibilità di smembrare e vendere le proprietà ecclesiastiche);

il diritto d’asilo (un malvivente poteva rifugiarsi in una chiesa e non essere processato!);

il foro ecclesiastico (possibilità da parte dei sacerdoti di essere giudicati da un tribunale composto da soli sacerdoti o comunque “approvato”).


Questi diritti “non reggono al tribunale della ragione”!

Viene, fra l’altro, fondato “The Spectators”, fra i primi giornali inglesi.


Non bisogna, però, credere che i sovrani aderiscano all’Illuminismo per puro spirito idealistico, non c’è alcun alone di idealismo. Sì, erano convinti delle idee illuministiche e per questo fanno le riforme . ma solo per rafforzare ancor di più il potere centrale: ad esempio, i Gesuiti vennero cacciati e i loro possedimenti vennero confiscati.

C’era un vantaggio reciproco per il re e l’artista (vedi Federico II di Prussia e Voltaire): il primo si vantava di avere un intellettuale a corte, il secondo di essere invitato a corte!


Da chi fu “applicato” il dispotismo illuminato?

In EUROPA:

o       Caterina II di Russia;

o       Federico II di Prussia;

o       Maria Teresa d’Austria + Giuseppe II (il primogenito);

o       Luigi XV di Francia + Luigi XVI (il primogenito) è fallimento;

In ITALIA:

o       Milano = Lombardia à dominio austriaco;

o       Firenze = Toscana à dominio austriaco (era andata, dopo la Guerra di successione polacca, a Francesco di Lorena, marito di Maria Teresa d’Austria; viene poi controllata dal lio Pietro Leopoldo);



o       Napoli à dominio dei Borbone (Carlo di Borbone, lio del Re di Sna, che alla morte del padre gli succede come Carlo III).


In Toscana, Pietro Leopoldo promulgò anche il famoso Codice Leopoldino, il primo che abolisce la tortura e la pena di morte; anche Cesare Beccaria, intellettuale di Milano, si batté per questo nel suo “Dei delitti e delle pene”, analisi razionale della tortura in cui si conclude che, applicandola, ha vantaggi solo il colpevole più coriaceo. Il “meno illuminato” fu Carlo III di Napoli, un po’ troppo blando: non riesce a fare tutte le riforme in quanto clero e nobiltà, i ceti privilegiati, si oppongono e talvolta lo impediscono.

In Piemonte, sotto i Savoia, invece, Vittorio Amedeo II non è un sovrano illuminato. Il Regno era già abbastanza grande, si era spinto fino a Voghera e Tortona, fino al Ticino, insomma, senza raggiungere Milano. Era buono il livello delle università e della burocrazia, ma lo stato era ancora clericaleggiante (non c’era avversità contro la Chiesa). Genova e Venezia, poi, rimasero chiuse nelle loro oligarchie, gelose della propria autonomia. Si assiste, per la seconda, ad un tramonto dorato à al decadimento della politica si affianca un alto livello della cultura, con gente come il Goldoni, il Cataletto ecc. Le élite al governo delle repubbliche non vogliono riconoscere diritti e/o fare riforme.


Maria Teresa d’Austria aveva istituito il primo catasto e con la riforma del fisco riuscì a razionalizzare la riscossione dei tributi.


In Francia il dispotismo illuminato, come già detto, fallisce miseramente. Nel 1715, alla morte del Re Sole, dovrebbe succedergli il pronipote Luigi XV, che però ha soli 5 anni; ci deve essere un reggente, che è poi Filippo d’Orléans. C’è però un vincolo: bisogna che il parlamento affianchi il reggente. Naturalmente Filippo non è d’accordo e va dal parlamento di Parigi per dargli il diritto di rimostranza (consistente nel bloccare l’attuazione di decisioni del Re; sostanzialmente, un diritto di veto rispetto a certe ordinanza), abrogato da Luigi XIV, in cambio della cancellazione del vincolo; ciò viene accettato.

Ci sono anche dei problemi di bilancio e pure una congiunzione economica negativa . comunque viene seguita una direzione antitetica rispetto a quella intrapresa da Luigi XIV. Nella società le acque si muovono, ci sono tensioni che la monarchia non riesce a governare; essa non è proprio assoluta. Ci sono contrasti anche interni alla nobiltà, fra nobiltà di toga e di spada, fra quella di corte e di camna ecc.

Interessante fu, relativamente all’economia, l’esperienza di John Law. Egli era uno scozzese e fondò la Banca Generale; inondò ben presto di banconote convenzionali, che furono da tutti accolti per il valore che su di essi il torchio aveva impresso, con cui poi finanzia imprese economiche; ma per la forza ferrea delle leggi economiche il valore corrente di questi non tardò a rovinare a precipizio portando a dissesti e rovine; il Law morì poverissimo.







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