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GRECIA CLASSICA: LA DONNA

GRECIA CLASSICA: LA DONNA
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GRECIA CLASSICA: LA DONNA

Il problema della storia della donna, della sua funzione anzi della sua stessa natura, non è nato oggi, è un problema antichissimo, che affiora qua e là in tutte le epoche, anche e vorremmo dire, soprattutto nei periodi più antifemministi.

Ne la società, né la religione, né l'uomo stesso si sarebbero tanto affannati a reprimere e sopprimere la donna se essa non fosse stata ben presente e chiaramente recalcitrante o perlomeno ostile a farsi sopprimere.

Per secoli, anzi per millenni la donna non parla. Parlano per lei le leggi, gli editti, le proibizioni degli uomini, le lapidi che la ricordano.

Il quadro della situazione della donna nella Grecia classica, era particolare e caratteristico dell'epoca: delle due grandi repubbliche di Sparta ed Atene, Sparta era quella che, secondo la mitica legislazione di Licurgo, offriva alle donne libere una situazione più rigida ma meglio definita.

Esse dovevano seguire una dieta di cereali: mangiavano il meno possibile di altro cibo, quanto al vino ne erano totalmente private.



Il ruolo essenziale della donna era l'avere li, solo per questo Licurgo prescrisse esercizi fisici anche per le donne ed esse potevano gareggiare l'una contro l'altra.

Lo sport femminile nel mondo greco, rigorosamente limitato ad Olimpia e Sparta, non aveva grande antichità e neppure molta originalità ma soprattutto era completamente sprovvisto di qualunque funzione, diversa o uguale a quella del maschio. L'attività ginnica delle ragazze spartane globalmente esaltata forse dai socratici era anche oggetto di critiche scandalistiche per la tenuta sportiva della atlete e per la promiscuità con i maschi nelle occasioni di gara.

A dire di Senofonte una certa agonistica spartana nacque con Licurgo convinto che per le donne libere la città più importante era generare li e perciò per prima città ordinò alle femmine di esercitare il corpo non meno di quel che fa il maschio; quindi istituì questi agoni di corsa e di forza come per gli uomini, così anche per le donne, ritenendo che da due forti nascerebbero li più forti.

La prescrizione di Licurgo comprende anche la fase di allenamento ginnico, quanto quella di gara (corsa, lotta, lancio del disco e del giavellotto). La parità tra l'uomo e la donna sul piano della ginnastica e dell'agonistica non dovette essere tuttavia sinonimo di un'emarginazione generalizzata, in quanto sembra più parità di un dovere che di un qualche diritto.

Inoltre questo nuovo impiego aveva anche la funzione di irrobustire il fisico delle future madri, tenuto conto che il parto, specialmente nell'antichità, poteva presentare seri problemi. Nello stile della sua riforma sembrava esservi un altro particolare assai importante che dà alla ginnastica femminile spartana anche una sfumatura 'erotica': come lo sfilare delle ragazze nude, una processione che si svolgeva 'sotto gli occhi dei giovani' spingendoli così al matrimonio.

A Sparta vigeva il culto della forza e della volontà quindi la pratica sportiva della corsa aveva il compito di insegnare alle giovani donne la sofferenza per cui era essenziale la forza fisica. Invece secondo Platone la legislazione spartana aveva il difetti di lasciare le donne troppo libere.

Ad Atene, invece, la vita era meno rigida ma le categorie erano più chiaramente definite. Secondo Demostene le amanti erano tenute per il piacere, le concubine perché servissero quotidianamente, le mogli perché procreassero li ed accudissero fedelmente la casa.

Questa castità della donna obbligata a farsi vedere il meno possibile oppure costretta dalla povertà a diventare balia o vendemmiatrice contrastava molto con l'immagine delle prostitute tenute in grandissimo onore. I Cristiani danno un giudizio ben preciso riguardo la prostituzione greca: le prostitute appartengono, anche se non esclusivamente, alla sfera cittadina ma vengono spesso da fuori e cambiano luogo di residenza. Com'è naturale vengono attratte anzitutto dai grandi centri commerciali in Grecia in primo luogo Atene e Corinto (spesso le ragazze vengono dall'Oriente). Da un punto di vista estraneo si può dire che una prostituzione organizzata si è sviluppata all'interno dei santuari di Afrodite dove le ragazze come proprietà della dea si offrivano ai visitatori a vantaggio del tempio ed indirettamente della città.

La carriera dell'impudicizia cominciava talora assai presto, spesso le ragazze cambiavano il loro vero nome. In genere le prostitute erano reclutate tra i ceti sociali più bassi. L'immagine consueta delle prostitute prevede che esse percepiscano una ricompensa.





Anzitutto la bellezza, il tratto che appartiene all'immagine idealizzata della cortigiana mentre per la sposa la bellezza non è un dato importante. ½ sono naturalmente prostitute brutte e volgari che non eccitano i sensi neppure della marmaglia. Le prostitute dovevano esibirsi in spettacoli musicali e di danza, le eteree di rango facevano molta attenzione alle buone maniere, in particolare durante i banchetti.

Era una situazione caratteristica della Grecia classica che le donne stessero in casa mentre le attività degli uomini si svolgevano fuori da essa. Se le donne uscivano di casa lo facevano di solito in gruppo, ma la metamorfosi di idee in donne anziane non può essere separata dalla libertà di movimento di quella categoria di donne. Questa venne mantenuta in epoca classica anche se lo sviluppo deldemocrazia - Le elezioni - I gruppi parlamentari - Il governo - La Corte Costituzionale" class="text">la democrazia coincise con il peggioramento della posizione delle donne e, nelle classi elevate della società ateniese le donne che non erano ancora entrate in menopausa, furono quasi completamente recluse in casa.



Nella tradizione mitologica questa consuetudine, viene rispecchiata nella storia delle Graie, 'le donne anziane', che costituivano verosimilmente una parte importante dei proatori delle nuove religioni orientali. È chiaro che una divinità rispettabile come una donna rispettabile doveva stare in casa. La religione era un conforto per la solitudine delle donne anziane che impaurite dall'avvicinarsi della morte, si preoccupavano moltissimo della salvezza. Comunque sia le Graie potevano partecipare liberamente in pubblico ai riti di Sabazio e Cibele.

In epoca ellenistica, gli uomini vedevano ancora nella casa il posto ideale per la donna, anche se abbiamo molte notizie di attività svolte al di fuori di essa da parte di signore dell'alta società. Era persino ritenuto poco consigliabile che le donne ricevessero visite da altre donne. È un dato di fatto però che, ogni qualvolta, vengono menzionate amicizie tra donne, si sente parlare di vicine; per questo motivo le donne anziane devono essere state delle visitatrici assidue, qualunque fosse l'opinione degli uomini a loro riguardo.

Per quanto riguarda la libertà di movimento, l'avvento del Cristianesimo non produsse nessun cambiamento per la donna greca. Fu sempre un privilegio delle classi agiate quello di tenere le donne in casa, le mogli dei poveri, al contrario, dovevano di solito lasciare la casa per aiutare i mariti, la perdita del marito poteva anche costringere la donna ad impegnarsi in un impiego retribuito, città generalmente disprezzata. Uno dei lati più irriguardosi della misoginia classica fu la derisione e l'umiliazione della donna anziana. I poeti menzionavano anche con compiacimento i segni del decadimento femminile: capelli bianchi, denti marci, occhi strabici, viso rugoso, genitali puzzolenti.

Non è facile scoprire le ragioni della popolarità di questo genere: esse sono connesse con la concezione 'funzionalista' della donna nell'antichità. Questa esisteva per servire gli uomini, per procurare loro piaceri sessuali, o per lo scopo più importante di generare l'erede. Una donna anziana era come un oggetto che aveva esaurito la sua utilità e che ora poteva essere scartato. Per quanto riguarda i riti funebri, il ruolo della donna era di grande importanza come dimostrato dalle testimonianze archeologiche, dalla iconografia dei vasi, dai rilievi scultorei e dalla letteratura.

Era essenziale sia che il morto venisse sepolto in patria, sia che ricevesse i consueti riti di sepoltura, ma era ugualmente importante che li ricevesse dalle mani giuste, quindi era compito delle donne anziane della famiglia preparare il corpo che veniva lavato, unto, vestito ed adornato di fiori e gioielli. Avvolgevano il corpo in un sudario con la testa sollevata da alcuni cuscini. Lo scopo di tenere il morto per un giorno in casa era di offrire una opportunità per l'esecuzione del lamento tradizionale delle donne che piangevano strappandosi i capelli e percuotendosi la testa ed il petto.

Dopo tre giorni il morto veniva sepolto.

La pittura della ceramica mostra il corpo completamente coperto ad eccezione del capo, che viene portato dai necrofori o tirato da un carro. La partecipazione delle donne era subordinata all'età ed alla relazione di parentela.

La fine del lutto era contrassegnata da un ulteriore cerimonia, quindi non segnava la fine della responsabilità della famiglia nei confronti del defunto, erano infatti molto importanti i riti commemorativi annuali. Uno dei casi spesso connessi ai riti di nozze e morte era la cosiddetta 'lautrophoros'.

Il periodo dell'arte greca va dalla metà del V sec. Alla morte di Alessandro Magno, ed ebbe il suo inizio, nonché il suo massimo splendore, nell'età di Pericle.


L'Acropoli di Atene accolse i monumenti più significativi dell'arte classica, ed anche tutti i più importanti santuari del mondo greco si arricchirono di templi, tesori e monumenti votivi. Mentre l'ispirazione dell'arte micenea si isterilisce nella ceramica, forme e decorazioni, si sviluppa ora in Grecia un'arte libera, per quanto oscurata e sopraffatta dagli splendori della nuova civiltà.



La scultura classica prende da Policleto nobiltà ideale nei corpi dei suoi atleti ed un nuovo canone di proporzioni della ura umana, concepita come una costruzione architettonica. Invece da Fidia vennero impostate nuove concezioni artistiche nella grandiosità di composizione delle scene. Gli scultori del IV sec., reagendo alla idealizzazione Fidiaca, diedero maggiore importanza all'uomo ed ai suoi sentimenti. Famosi furono Prassitene (370), Scopas (194) e Lisippo che fa muovere le sue ure nello spazio introducendo l'arte ellenistica.

Come nella scultura, così nella pittura si inizia nell' VIII sec. Una nuova vita. Scosso il giogo della linea retta e dello schema geometrico, schiude ai greci le nuove vie un'ondata di influssi orientali, che si manifesta soprattutto nella serie di animali reali o fantastici che costituiscono uno dei temi prediletti della decorazione dei vasi.

Quindi anche la ura umana, soprattutto la donna, prende a poco a poco il predominio che le rappresentazioni animalesche sembrano volerle togliere.

I nomi e le caratteristiche di numerosi pittori del periodo classico sono noti dalle fonti antiche e indirettamente dalla ceramografa contemporanea o da pitture e mosaici di età posteriore. Nomi famosissimi sono quelli di Zeusi e di Parassio, che operano ad Atene alla fine del V sec.

Nel periodo classico la consapevolezza dell'effetto psicologico dell'arte dà ai suoi messaggi un contenuto propositivo oltre che estetico. I segni dell'arte indicavano che il comportamento eroico atteneva senza dubbio in prima istanza al sesso maschile. La sua preminenza nelle arti urative si pone come indizio sicuro dell'orientamento maschile che caratterizzava la società greca. Quando le donne assumevano l'indipendenza ed il coraggio degli uomini, venivano considerate contro natura. Pur non essendo per nulla escluse dall'arte monumentale esse appaiono in generale nel ruolo di aiutanti o assistenti. Una donna tuttavia, la dea Athena era celebrata in misura straordinaria nelle arti visive, sia ad Atene che in tutto il mondo greco; nessun'altra dea, nella composizione dei frontoni rimasti, occupa un tale rilievo si trova così spesso al centro del frontone. La rappresentazione abituale di Athena la mostra nei panni di una dea -guerriera armata. Simili modelli del ruolo possono invece essere stati rafurati nelle Korai che adornavano i santuari. Sebbene siano di incredibile bellezza esse suggeriscono un comportamento timido, sono queste 'fanciulle' immagini di offerenti alla divinità di Athena, rappresentate in posizioni leziose, vestite del sottile chitone di lino ed ammantate nel Himation di cui quasi invariabilmente una mano solleva un lembo in modo da creare un vivace giuoco di piegoline, una brillante complessità di superfici sotto la quale la struttura del corpo è dissimulata, le proporzioni delle membra neglette. Nel rendimento del volto l'antica austerità attica è sostituita dalla accarezzata modellatura di superfici, il cranio è eccessivamente allungato sotto la molle massa delle chiome, gli occhi sfuggenti sono impostati obliquamente, la bocca presenta l'estremità arcuate di quello che è stato denominato il 'sorriso arcaico'.

Questa apparente semplicità di modellatura ci si presenta non come un ripudio delle sottigliezze dell'arte arcaica matura ma come un superamento, un raffinamento.

Fino alla meta del IV sec. Erano rare nell'arte greca le rafurazioni di nudi femminile, mentre fin dall'inizio il nudo maschile prevaleva in tutte le forme artistiche. Motivo in più per capire che nella Grecia del periodo classico l'uomo disponeva di uno status e di una libertà sociali non accordati alla donna. Va però ricordato che, a differenza del mondo maschile che riguarda tanto il dio quanto l'atleta. L'eroe o l'uomo comune, ci vorrà ancora molto tempo perché il nudo femminile non si limiti alle dee.


Bibliografia


1) Essere donna: Il Problema M. Raffaelli Casa Ed. G. D'Anna.

2) Voce di donna

3) Le donne in Grecia


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